Recensione Flash / Flash Review: Dead Heroes

Autore: Mike Buckley

Genere: sci-fi

Anno: 2017

Lunghezza: 5037

Dove trovarlo: numero 134 di Clarkesworld.


Il nostro protagonista senza nome vive in uno strano ambiente alieno. Raccoglie frutti a forma di faccia da una foresta e si occupa di suo padre, che si trova in uno stato semivegetativo da quando il “blank”, un vuoto di memoria, gli ha fatto dimenticare tutto. Suo padre non è il solo in quella situazione, e anche il protagonista e il suo migliore amico Tim hanno problemi di memoria. Tim e il protagonista parlano sempre dei loro soldati preferiti: è passato tanto tempo da quando i soldati sono spariti nella Foresta a combattere gli Abitanti, ma le statue meccanizzate di questi eroi vagano ancora. Adorano guardare le statue… ma un giorno succede qualcosa di particolare.

Per essere un racconto così breve c’è parecchio sense of wonder. Buckley riesce a creare una foresta molto più misteriosa e inquietante dell’Area X di Vandermeer in un paio di pennellate. Anche la perdita di memoria dei personaggi è gestita in maniera interessante, ed è bello vedere personaggi come il Bibliotecario, che fanno del loro meglio per ricordare a tutti cosa sia successo e quale sia la storia di quello strano luogo in cui vivono. Ve lo consiglio se volete leggere una storia particolare e, per certi aspetti, persino originale.


 

Author: Mike Buckley

Genre: sci-fi

Year: 2017

Lenght: 5037

Where to find it: on issue 134 of Clarkesworld


Our nameless main character lives in a strange alien setting. He collects face-shaped fruits from a nearby forest as nourishment, and takes care of his father, who is now in a semi-vegetative state since the Blank has taken all his memories. His father is not the only one in that situation, it seems the small community in which our MC lives is full of people who suffer of this kind of memory loss… our MC isn’t immune either. There’s much he forgets, and the same happens to his best friend Tim, a younger guy. Both love to talk about their favorite Soldiers. It has been a long time since the soldiers disappeared into the Forest to fight the Inhabitants, but their mechanized statues still roam the place. Tim and our MC love watching the statues… but  one day, something unique happens.

It’s incredible how much sense of wonder is packed in such a short story. Buckley manages to create a forest which is creepier than Vandermeer’s Southern Reach forest in just a few brush strokes.  Even the characters’ memory losing process is interesting, and the reader is genuinely interested by other characters like the Librarian, who do their best to remind everyone of what happened and what is the history of the strange place in which they are living… definitely recommended if you want some interesting and, I dare say, original ideas well developed in writing.

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Recensione: Pechino Pieghevole / Review: Folding Beijing

Autrice: Hao Jingfang

Genere: sci-fi

Anno: 2015

Note: tradotto in inglese da Ken Liu, vincitore dello Hugo nel 2016. In inglese è uscito su Uncanny (qui), in italiano è uscito sul numero 79 di Robot.


Lao Dao, un uomo che lavora in un impianto di lavorazione rifiuti a Pechino, sta cercando l’amico Peng Li in tutta fretta. Perché? Beh, perché Peng Li ha trovato un modo per raggiungere il Primo Spazio, e Lao Dao deve andarci per consegnare un messaggio. Sarà pericoloso, ma verrà pagato bene e ha bisogno di soldi per la retta dell’asilo della figlia…

Per risolvere il problema della disoccupazione e del poco spazio dove far abitare tante persone, Pechino è stata ricostruita per essere pieghevole. Quando è il turno di uno Spazio essere “sveglio” e spiegato, gli altri due lati dormono grazie a un gas soporifero e aspettano il loro turno. Lao Dao vive nel Terzo Spazio come la maggior parte delle persone, che è “sveglio” in piena notte: vediamo Lao Dao camminare in un mercato alimentare affollato alle 5 di mattina. Il Terzo Spazio è affollato da persone che cercano di arrivare a fine mese, ma le cose vanno un po’ meglio del Secondo Spazio, i cui abitanti possono ancora sperare di ottenere un lavoro nel Primo Spazio: quello abitato dall’elite, come potete intuire. Le avventure di Lao Dao lo portano nel Primo Spazio, ma non sarà un viaggio facile da fare…

La storia è molto semplice e, siamo onesti, Lao Dao è fortunato. Ma alla fine rimane la sensazione che anche se Lao Dao è a posto, è solo uno delle più di 50 milioni di persone che vivono nel Terzo Spazio, le cui vite potrebbero essere in pericolo… L’ambientazione sembra semplice, dato che ci mostra un mondo diviso tra la maggior parte della popolazione, la classe medio alta e il famigerato 1%. Sembra un’allegoria dell’attuale situazione mondiale, e non nego che lo sia, ma la faccenda è più complicata.

Che la divisione di Pechino non sia equa è facile capirlo: il Primo Spazio ha molte più ore di attività a disposizione, pur essendo abitato solo da 5 milioni di persone: robetta rispetto ai 25 milioni del Secondo Spazio e ai 50 milioni del Terzo Spazio. Sembra tutto molto reale, ed è interessante scoprire come vivono le persone nei vari spazi e come percepiscono la vita. Il mio dettaglio preferito è la parte in cui Lao Dao passa dall’altra parte…

Anche se la storia ha i suoi difetti, e ho avuto spesso l’impressione che la vicenda di Lao Dao fosse lì solo per mostrare l’ambientazione, consiglio comunque Pechino Pieghevole, perché si basa su una domanda che ci facciamo tutti di questi tempi: come affrontare l’aumento di popolazione, la necessità di risorse (spazio incluso) e la necessità di dare lavoro a tutte queste persone ora che la tecnologia sta imparando a lavorare benissimo senza aiuto umano.

Una storia interessante per tutti, appassionati di fantascienza o no. L’idea di una città pieghevole è esagerata, persino irrealistica, me ne rendo conto, ma a me quest’idea così audace è piaciuta tanto.


 

Author: Hao Jingfang

Genre: sci-fi

Year: 2015

Notes: translated by Ken Liu. Winner of the Hugo Award for Best Novelette in 2016, you can read it here.


Lao Dao, a man working at a waste processing station in Beijing, is desperately looking for his friend Peng Li. Why? Well, because Peng Li has found a way to reach First Space, and Lao Dao needs to go there to deliver a message. It’s risky, but he’ll be paid nicely and he needs the money for his daughter’s kindergarten tuition…

To solve the problem of lack of jobs and living space, Beijing has been rebuilt to, well, fold itself according to the time of the day. When it’s one side’s turn to be “awake” and unfolded, the two other sides sleep thanks to a soporific gas and wait for their turn. Lao Dao lives in Third Space like most people, where most of its activity is done at night: Lao Dao walks through a bustling food market at 5 am. If Third Space is crowded by people trying to make ends meet, things are slightly better in Second Space, where people can still dream to achieve a place in First Space: the one where only the elite lives, as you can guess. Lao Dao’s journey brings him to First Space, but it’s not an easy trip to make…

 

The story is quite simple and, let’s be fair, Lao Dao gets quite lucky. But in the end, you’re still left with the feeling that while Lao Dao may have solved his problem for now, he’s still one of the more than 50 million people who live in Third Space, and that a great danger looms over the others. The setting may seem deceptively simple: a place inhabited by the most people, one for the upper middle class and another for the 1%… just an allegory of everyday life. And while it definitely is the case, it’s still more complex than that.

The division of Beijing is obviously unfair in certain aspects, like the fact that First Space gets more hours of activity while being inhabited only by 5 million people: a mere village compared to the 25 millions of Second Space and the 50 millions of Third Space. And yet its reality is complex, and it’s definitely interesting to see how people live in the various spaces and how different they are. My favorite detail has to be the part in which Lao Dao actually gets to the other side…

 

While the story has it flaws and sometimes I felt it was just there to show off the setting, I still recommend Folding Beijing, because it starts from a question we all ask ourselves in our days: how to deal with the increase in population, the need of resources (like space) and the need to give jobs to all these people now that technology is becoming better and better at working without human input. To anyone who’s into sci-fi, this story is going to be food for thought. Is the idea of a folding city exaggerate, even unrealistic? Maybe so, but this doesn’t make it for a less interesting story, and in fact I appreciated the bold idea behind it.

Recensione Flash / Flash Review: Red Lights, and Rain

Autore: Gareth L. Powell

Genere: sci-fi

Anno: 2017

Lunghezza: 5453 parole

Dove trovarlo: numero 133 di Clarkesworld (solo in inglese)


Piove a catinelle in questa classica serata di Amsterdam. Paige si beve una birra e aspetta: è in piena caccia, ma è difficile dire se finirà con lei preda o predatrice. la sua preda, Josef, vede le cose in maniera diversa. Non sarà facile fermarlo, ma non ha scelta… è troppo pericoloso, e questa non è nemmeno la sua epoca…

Il racconto è breve, ma pieno di azione e ossa rotte. Carina l’esplorazione della relazione tra Paige e Josef, e scoprire cosa li rende speciali (soprattutto Josef). Paige rimedia l’aiuto di un terzo personaggio, cosa che ci aiuta a scoprire più dettagli sulla storia visto che, come noi, non sa niente di cosa sta succedendo. Una storiella interessante a base di amicizia, viaggi nel tempo e guerre futuristiche.


 

Author: Gareth L. Powell

Genre: sci-fi

Year: 2017

Length: 5453 words

Where to find it: Issue 133 of Clarkesworld


The rain is pouring on a typical Amsterdam night. Paige is having a beer and waiting: she’s on the hunt, but it’s hard to see if she’s going to end up as predator or prey. Her prey, Josef, sees things differently. It’s not going to be easy to stop him, but she has no choice. He’s too dangerous, and this isn’t even his timeline…

This story may be short, but it’s full of bone-cracking action. It’s interesting to explore the relationship between Paige and Josef, and to see what makes both of them – especially Josef – special. Paige gains an unexpected help in the shape of a third person, which helps us as there’s a good reason to explain them (and thus, we the readers) what the hell is happening.

An intriguing short story about friendship, time travel and futuristic warfare.

Recensione / Review: Hydrostasis

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Autore Mirko Dadich

Genere: fantascienza

Anno: 2017

Note: raccolta di racconti brevi. Mi è stato inviato per recensirlo, ma la cosa non influenza il mio giudizio.


Equipaggi di astronavi che lottano per sopravvivere. Mondi in rovina. Spietate civiltà intergalattiche. Esperimenti scientifici che richiedono vite intere. La paura di un mondo che è cambiato così tanto da non essere più umano. L’amore per qualcuno divorato dall’odio… e che aveva ragione ad esserlo. C’è molto di più in questi racconti, e c’è anche tanto non detto.

La raccolta è divisa in tre parti. La prima è formata da storie scritte tra il 2010 e il 2012 già pubblicate in precedenza. L’ambientazione di queste storie varia molto. Mi è piaciuta molto la premessa semplice e agghiacciante di “Rosso”, dove vediamo il capitano di un’astronave costretto a combattere da alieni che vengono eccitati dal colore rosso. Lo stile non è ancora maturo, ma il finale è soddisfacente. Migliora con Doposcuola, dove il protagonista va a scuola e si fa una passeggiata tra le rovine di quello che era un tempo il nostro mondo.

La seconda parte è la mia preferita, ed è composta dalla storia che fa da titolo alla raccolta. Di tutti i racconti è forse quello che mi è rimasto impresso di più. Pensate che ai personaggi del Risveglio degli Abissi di Wyndham andasse tutto troppo bene? Volete vedere umani e creature degli abissi interagire? Beh, questo è il racconto che state cercando.

Come molte delle sue storie anche questa è una distopia, ma è molto più lunga degli altri racconti e c’è spazio per sviluppare la storia del protagonista. La maggior parte dei suoi racconti sono brevi e spesso consistono di un personaggio buttato in una situazione estrema per vedere che succede, meccanismo ottimo per i racconti brevi ma meno efficace per le storie lunghe. “Idrostasi” inganna, perché si finisce per avere qualche speranza per il protagonista, che vediamo gravemente ferito mentre rivive alcuni episodi del passato.

Scopriamo che in questo universo l’umanità ha incontrato l’altra grande specie che vive sul nostro pianeta, una razza che viene dal profondo degli oceani e che viene soprannominata i Ricci. Umani e Ricci diventano ben presto dipendenti gli uni degli altri, perché ai Ricci servono gli umani per fare qualcosa che loro non sanno fare. Ma non tutti gli umani apprezzano i Ricci… e sto solo descrivendo la punta dell’iceberg: vediamo come è cresciuto il protagonista, a chi ha voluto bene, come il mondo intorno a lui funzionava… e quanto è delicata la relazione tra umani e Ricci. Una storia che vorrei veder tradotta in inglese.

La terza parte, “Dopo il Lampo”, contiene delle storie ambientate nello stesso universo ma in momenti diversi, o almeno questo è ciò che ho percepito. Arrivano degli alieni con un dono per gli umani, ma non tutti lo accettano. L’equipaggio di un sottomarino deve affrontare una catastrofe inaspettata. Una coppia di amanti progettano una rivoluzione. Sono storie ambientate sulla terra o molto lontano, e ad essere onesta non tutte sono al livello di Idrostasi, secondo me.

Nel complesso, anche se lo stile di Dadich necessita ancora di migliorie, l’esperienza di lettura rimane piacevole, resta l’impressione che sia sulla strada giusta.

Non ve lo nascondo, ci sono pessimismo e violenza in queste storie (motivata però). Non ci presenta un gran bel futuro, ma dopotutto Dadich è giovane (è nato nel 1985) e, come molti di noi, non vede un gran futuro all’orizzonte… e si sa che la fantascienza parla sempre del presente.


 

Author: Mirko Dadich

Genre: sci-fi

Year: 2017

Notes: collection of short stories. It was sent me for reviewing purposes, but as usual this will not influence my review. There is no english translation so far.


Spaceship crews fighting for their lives. Worlds in ruin. Merciless intergalactic civilizations. Scientific experiments which require literal lifetimes. The fear of a world that has changed so much it’s not even human anymore. The love for someone which is lost in hate – and was right all along. There is much in Dadich’s stories, and much else is left unsaid.

This collection is divided into three parts. The first one is made up of stories written between 2010 and 2012 and already published before. The setting of these stories varies a lot. I loved the simple yet terrifying premise behind the very short “Rosso” (“Red”), which tells us of a spaceship captain and his crew, forced to fight by aliens who find the color red exciting. The style isn’t definitely mature here, but the ending is perfect. It goes better with “Doposcuola”, (Afterschool) where our main character goes to school… and goes for a walk among the rubble of what used to be our world.

The second part is my favorite one, aka the one devoted to the story which gives the collection its title: Hydrostasis. Of all Dadich’s stories, this is the one which stuck in my brain the most. Do you think things were just too easy for the characters of Wyndham’s The Kraken Wakes? Do you want to see humans interact with creatures from the abyss? Hydrostasis is the story for you.

Like most of his stories it’s a dystopia, but it’s definitely longer than his other stories, so there is some room for development for the main character. Most of his stories do not have room for this, as they take a character and push them into an extreme situation to see what happens, which works only in short stories. “Idrostasi” almost deceives you, makes you hope for something. The main character, a severely wounded young man, revives certain episodes of his past. And we learn that in this universe humanity has met the other great species which inhabits our planet, a race which comes from the depth of the oceans and that the main character calls Sea Urchins. Soon, humans and Urchins become dependent on each other, as Urchins need humans for something they cannot do. But not all humans appreciate Urchins… I’m just scratching the surface, mind you: as this is the longest story there is room to see how the main character grew up, who his friends and lovers were, how the world worked around him… and how delicate the relationship between humans and Urchins is. I hope this story gets translated someday.

The third part  “Dopo il Lampo”, (“After the Flash”) contains some stories which are set in the same universe but in different times, but I’m not sure if all stories are set in this universe.

Aliens come with a gift for humans, but not everyone wants it. A submarine crew has to face an unexpected catastrophe. A couple of lovers plan for revolution. Many different things happen, sometimes in space, far from us in time and space, and sometimes on our dear everyday Earth. Not all the stories in this part are as good as Hydrostasis.

Overall, while Dadich’s style could use some improvements here and there, it’s nothing that damages your reading experience, and he’s definitely on the right track.

I’ll be honest, there is pessimism and violence in these stories (though most violence is there for a reason). It’s not a pretty future Dadich offers us. But Dadich is young (born in 1985) and like many of us, he doesn’t see a pretty future lining up on the horizon. And sci-fi is always about the present.

 

Recensioni Flash / Flash Reviews: The Rains on Mars

Autore: Natalia Theodoridou

Genere: sci-fi

Anno: 2017

Lunghezza: 4814 parole

Dove trovarlo: Numero 135 di Clarkesworld (solo in inglese).


Mac lavora per una compagnia mineraria su Marte. Lavora con una piccola squadra e risolve problemi, e anche se Marte per certi aspetti gli piace, il suo cuore non è un posto tranquillo.

Sarà anche fisicamente su Marte, ma la sua mente è rimasta con suo fratello, che sarebbe voluto morire sul pianeta rosso e invece è morto sulla Terra, ed è tutta colpa di Mac. L’unica cosa decente nella sua vita è Ray, un altro membro della squadra, che sembra volergli davvero bene. Ma in miniera a volte capitano brutti incidenti…

Peccato che lo stile non sia sempre adeguato (ci sono un paio di frasi inutili, e ha bisogno di più show don’t tell), perché è una storia molto commovente. Non è una storia di scoperte tecnologiche innovative, ma è la storia di una persona e dei suoi guai. La storia di per sè è molto breve, ma capiamo o intuiamo tantissimo sulla tragedia personale di Mac, e il fattore empatia è giocato molto bene. Un bel raccontino che vi farà piangere.


 

Author: Natalia Theodoridou

Genre: sci-fi

Year: 2017

Length: 4814 words

Where to find it: Clarkesworld issue 135

 

Mac is a miner on Mars. He operates with a small team, and while he seems to like the place, there’s much unrest in his heart. He doesn’t mind mining, even though he doesn’t always appreciate his team members. He may be on Mars, but his mind is with his dead brother, who wanted to die on the red planet and has died on Earth, and it’s all Mac’s fault. The only good thing in his life is Ray, another team member, the only one who seems to really care for him. But mining accidents are bound to happen…

 

It’s a pity that the style isn’t always flawless (there’s a couple of pointless sentences, and needs more show don’t tell), because this is a very moving story. This is not a story about groundbreaking new technologies, but about a human being and his troubles. The story itself is very short, but the insight we get on Mac’s personal tragedy is masterful, and the empathy factor is very well played. A good story that will make you cry.

Recensione / Review: All Systems Red

Autore: Martha Wells
Genere: space opera
Anno: 2017
Note: nominato per il premio Dick. Primo romanzo breve del ciclo Murderbot Diaries. Mi tocca usare pronomi maschili per Murderbot per via della lingua italiana, ma non ha un genere.


Murderbot è un’unità SecUnit, un costrutto parte organico e parte meccanico che ha hackerato il suo stesso modulo di controllo e si è soprannominato Murderbot (ha le sue buone ragioni). Il suo compito principale è di assistere e proteggere un team di scienziati impegnati nell’esplorazione di un pianeta: l’azienda proprietaria di Murderbot, che lui chiama solo “the Company”, gestisce le missioni sui pianeti e assegna agli scienziati l’equipaggiamento necessario, che di solito include almeno una SecUnit. Il compito di badare agli scienziati non ha per lui una gran attrattiva, e preferisce guardare i suoi telefilm preferiti facendo solo il minimo necessario. Ma ovviamente niente va come previsto, e dovrà proteggere i suoi umani da pericoli inaspettati…

Sono stata vaga perché essendo sulle 150 pagine, non c’è molto che possa rivelare senza svelare sorprese interessanti. Mi fa sempre curiosità l’idea di entrare nella testa di una IA, e Murderbot non fa eccezione. Si sente sempre a disagio in presenza degli umani, ed è bello che ci viene sempre ricordato come interagisce con loro, facendo tutto il possibile per tenere il volto coperto dal casco così che nessuno veda la sua faccia. Per quanto non ami essere a stretto contatto con gli umani, si sta affezionando a quel suo gruppetto di umani, anche se ammetterlo non è facile.

Avevo certe aspettative sul team di scienziati ma, a livello di caratterizzazione sono abbastanza intercambiabili e non mostrano particolari personalità, pur con un paio di eccezioni. Sospetto che sia dovuto a Murderbot stesso, magari per lui tutti gli umani sono uguali, a meno che non lo trattino in un modo particolarmente bello o brutto. Ragionevole dal suo punto di vista, ma non molto emozionante in fase di lettura.

La storia è raccontata in prima persona, cosa che di solito non mi fa impazzire, ma qui funziona considerando che dovrebbe essere una sorta di diario. Però con la scusa della prima persona vengono fornite parecchie informazioni al lettore che sfociano nell’infodump. Fortunatamente sta alla larga da infodump particolarmente lunghi ma, beh, ci sono lo stesso.

Avrei voluto anche sapere di più sul motivo per cui li vogliono morti: sì, viene detto, ed è davvero interessante, ma è poco più di un accenno, e a livello pratico avrei voluto sapere molto di più, avrebbe reso tutto più forte. Fortunatamente non è essenziale.
Non temete, però, è un’avventura interessante e adoro vedere la posta in gioco alzarsi sempre di più fino a quel classico momento in cui tutto sembra perduto.

Anche il finale mi ha messo curiosità e non nego che sono curiosa di sapere come finiranno le avventure di Murderbot.
Lettura interessante se cercate un’avventura spaziale divertente. E ammettiamolo, è molto facile provare empatia per un robot che preferirebbe guardare il Netflix del futuro e starsene in santa pace.


 

Author: Martha Wells
Genre: space opera
Year: 2017
Notes: Nominated for the Dick Award. First novella of the Murderbot Diaries series.


Murderbot is a SecUnit, a part organic part mechanic construct who has hacked its own governor module and gave itself the name Murderbot (for a good reason). Its main duty is to assist and ensure the safety of a team of scientists on a planet they’re exploring: its owners, the Company, are also those who approve of new missions and supply equipment. Every mission has at least one SecUnit, so Murderbot finds itself on a new planet where he has to babysit a bunch of scientists. It’d much rather watch its favorite series while doing the bare minimum. But alas, nothing goes as planned, and it will have to protect its humans from unexpected dangers…

 

I’ve been vague in the plot recap because, as it is a 150 page-ish novella, it’s rather short and I didn’t want to spoil anything about the plot.

It’s always interesting to get in the mind of an AI, and Murderbot is not an exception. It feels uncomfortable with humans, and it’s always interesting to be reminded of how it interacts with them, heavily preferring to keep its face covered by its helmet so no one sees its expressions. It balances its distaste for being with them with the fact that it’s growing attached to them and will not let anyone touch its humans.

I was kinda let down by the group of scientists, with a few exceptions they’re mostly interchangeable and do not show any specific personality. True, maybe this is due to Murderbot’s perceptions, and it could make sense: to it, humans are all alike except for those who treat it differently. It’s just a bit less engaging as a reader.

Also, the story is told through first person and while I’m not a fan, it works considering that it’s supposed to be a diary of some sort. Still, I get the impression that it is being used to deliver info that Murderbot needs to tell the reader but wouldn’t otherwise need to share, in an infodumping kind of way. It’s bearable most of the time, but it could be so much better!

I’m still unsure about the main twist, aka the reason why someone wants the team of scientists dead. On one hand, it’s incredibly interesting. On the other, it’s barely touched and I would have loved to know more, it would have made everything much more effective.

Plotwise it’s an interesting adventure, with the stakes that are constantly raised and that typical moment next to the end when everything seems to be going downhill.

I also appreciated the ending, and it left me quite curious to read how Murderbot’s adventures will continue.

Overall it’s an interesting read if you’re looking for a fun space adventure. And let’s be honest, it’s very easy to form a bond of empathy with a bot that would rather watch space Netflix and be left alone.

 

Recensione Flash / Flash Review: The Lighthouse Girl

Autore: Bao Shu (tradotto in inglese da Andy Dudak)

Genere: sci-fi

Anno: 2018 (pubblicato per la prima volta nel 2017)

Lunghezza: 8166 parole

Dove trovarlo: sul numero 136 di Clarkesword (Gennaio 2018) solo in inglese.


Ling Rourou ha ricevuto un piccolo computer per i suoi sette anni e comincia a tenere un diario. Parla soprattutto del tempo passato col padre, che lavora da casa nel campo della finanza.

La storia ci viene narrata tramite il diario (con una eccezione), e anche se la vediamo felice, che ha tutto ciò di cui ha bisogno e anche di più (a parte una madre, la sua è morta quando era piccola) vediamo che ci sono cose che non tornano. E se ne accorge anche Rourou. Sa suonare il pianoforte molto bene, e anche il suo inglese è quasi da madrelingua: in classe si presenta d’istinto con il nome Jessica. La sua insegnante d’inglese, Elle, è sorpresa dal notare a quanto assomigli a una sua amica d’infanzia, ma sono passati anni e Elle è cresciuta a New York, e qui siamo in Cina…

Ci sarebbe tanto da dire ma non lo farò, voglio che vi godiate la storia seguendo le scoperte che Rourou fa sulla sua famiglia e su sé stessa. Mi è piaciuto molto questo racconto: è stata una lettura accattivante e, proprio quando ero convinta di aver capito il segreto della famiglia di Rourou, è emerso un altro dettaglio, ed ecco che la vecchia teoria non funzionava più, e così via. prometto che il finale vi sorprenderà.

Parliamo anche dello stile: è carino vedere come le prime pagine del diario sono scritte nel modo in cui le potrebbe scrivere una bambina e, appena cresce, anche il suo modo di esprimersi cambia. Non ricordo di aver notato nessun spiegone/infodump, e ogni parola appare calibrata per svelarci man mano una storia nascosta sotto molti strati. Datele una possibilità, ne vale la pena.


 

Author: Bao Shu (english translation by Andy Dudak)

Genre: sci-fi

Year: 2018 (first published in 2017)

Lenght: 8166 words

Where to find it: on Clarkesword issue 136 (January 2018).


The seven year old Ling Rourou has received a mini laptop for her birthday, and happily begins recording her days with her father, who works at home trading stocks.

The story is all written through diary entries (with one exception), and while we can see she’s a happy kid who has everything she could need or want, except for her mom who died a long time ago, we notice how certain things are just weird. And so does Rourou. Apparently she already knows how to play the piano perfectly, and has no trouble speaking english perfectly: she even introduces herself as Jessica in class. Her new english teacher, Elle is surprised by how similar she is to a childhood friend, except that Elle grew up in New York and we’re in China now…

I’d love to say more but I’m not risking it, I want you to enjoy how the story develops with the discoveries Rourou makes about her family and herself. I enjoyed this story a lot: it was an engaging read and just when I thought I had understood the secret of Rourou’s family, another detail emerged and suddenly the old theory couldn’t work anymore… I promise you, the ending is going let you awestruck.

The style is also worth mentioning, it’s nice to see how her first diary entries are, in fact, written with the language a child may use and as soon as she grows up her language changes. It contains no infodumps, every word is carefully chosen to tell a story where the truth is hidden by many layers. Give it a chance, you will not regret it, this is a honest piece of really good sci-fi.

Recensione Flash / Flash Review: Say It Low, Then Loud

Autore: Osahon Ize-Iyamu

Genere: fantascienza, space opera

Anno: 2018

Lunghezza: 5209 parole

Dove trovarlo: sul numero 136 di Clarkesword (Gennaio 2018), solo in inglese.


Efosa è un giovane soldato in una guerra interstellare di conquista. La sua decisione di unirsi all’esercito lo ha reso una pecora nera per la famiglia, che lo considera un traditore per essersi unito a un’operazione di stampo coloniale. Gli anziani della famiglia rifiutano di incontrarlo, e le uniche conoscenze che contano, quelle trasmesse oralmente, gli sono vietate. La guerra gli sta anche dando problemi di stress post-traumatico. Un giorno vede un disegno fatto dal nipotino Ghare e gli viene un’idea…

O almeno, questo è quello che ho capito, è una storia molto complicata: l’ho dovuta leggere un paio di volte e ancora non sono sicura di aver capito tutto. Certe frasi mi sembrano strane (non necessariamente sbagliate, ma strane) e i concetti che espone sono alquanto oscuri. Immagino sarebbe molto più facile da capire se fossi nigeriana, come l’autore, o se ne conoscessi meglio la cultura. Ci sono anche molti riferimenti alla matematica, e non so se capisco di meno quelli o la cultura nigeriana. Anche se certi elementi della storia (il sistema di combattimento dei droni) sono davvero interessanti, c’è una cosa che proprio non mi spiego: perché Efosa si è unito all’esercito. Se paga un prezzo così alto, al punto che persino la madre lo disprezza, come lettore/lettrice mi serve un’ottima ragione perché lo faccia, e non sono riuscita a trovarla. Oh, è comunque una storia interessante, ma è anche palese che l’autore è giovane e può migliorare molto. Tempo qualche anno e secondo me scriverà qualcosa di davvero notevole.


Author: Osahon Ize-Iyamu

Genre: sci-fi, space opera,

Year: 2018

Lenght: 5209 words

Where to find it: on Clarkesword issue 136 (January 2018)


Efosa is a young soldier in a conquering war. His decision of joining the army made his family reject him, as he is considered a traitor for joining a colonizing operation. His elders have abandoned him and now the only knowledge that matters, the one transmitted orally, is forbidden to him. War is also giving him PTSD, but one day he sees a drawing by his nephew Ghare and he gets inspired…

Or at least, that’s what I understood. This is a complex story, I had to read it twice and yet I’m not sure I understood everything. Certain sentences just felt weird ( I can’t say they’re wrong) and the concepts that are exposed are not, well, exposed at all. I guess it would be much easier to understand if I were Nigerian, like the author, or if I were more familiar with his culture. There’s also lots of maths, and I don’t know what’s harder for me to understand, either maths or Nigerian culture references. While certain elements of the story are very interesting (the drone combat system), there is one thing that bugs me: I do not understand why Efosa went to war. If the price he pays is so hard in terms of family ties, to the point that even his mother despises him for it, as a reader I need a clear, good reason for it, and I couldn’t find it. It’s still an interesting story, but it’s very obvious that the author is still young and has room for improvement. But hey, give him a few years and I bet he’ll write something really cool.

Recensione: Il Cromosoma Calcutta / Review: The Calcutta Chromosome

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Autore: Amitav Ghosh

Genere: fantascienza

Anno: 1995

Note: vincitore del premio Clarke nel 1997. Ho letto l’ottima traduzione di Anna Nadotti.


In un futuro non troppo lontano un egiziano di nome Antar vive e lavora a New York. Passa la maggior parte del suo tempo nel suo appartamentino, dove aiuta l’intelligenza artificiale Ava a catalogare lunghe liste di oggetti rinvenuti negli edifici e nelle proprietà dell’azienda per cui lavora. Ava è molto brava a imparare e a strutturare questi inventari, ma a volte si trova ad avere a che fare con cose che non riconosce, e sta ad Antar aiutarla. Di solito si tratta di oggetti rinvenuti in uffici, come una palla di vetro con la neve. Niente di nuovo per Antar.

Ma un giorno Ava scopre qualcosa di diverso: il frammento di un tesserino d’identità di un’azienda per cui Antar stesso aveva lavorato in passato. Conosceva tutti lì, quindi chiede ad Ava dove è stato trovato l’oggetto e a chi apparteneva. Il tesserino è stato trovato a Calcutta, e apparteneva a L. Murugan, un uomo molto particolare che Antar aveva conosciuto in passato. Murugan aveva un’ossessione ben precisa: Ronald Ross, il medico che aveva scoperto come le zanzare trasmettono la malaria… ed era scomparso a Calcutta anni prima. Perché il suo tesserino è spuntato proprio adesso? Cosa gli è successo? Sono questi due dei misteri principali del romanzo. Ma è solo l’inizio, dato che la storia coinvolge molti personaggi e linee temporali, e tutto per un buon motivo…

Ah, che romanzo. Comincio subito col dire onestamente che mi è proprio piaciuto. Nel senso che non volevo mettere giù il libro, e l’ho finito nel giro di pochi giorni. Che in realtà è la cosa migliore da fare, se volete godervi Il Cromosoma non potete leggerne una decina di pagine prima di andare a letto. Ci sono molti personaggi, linee temporali e intrighi, e non è facile stare dietro a tutto. Vi assicuro però che queste complicazioni hanno tutte una funzione specifica all’interno del testo, anche se ovviamente non posso spoilerarvi il perché.

Mi è piaciuto molto il mistero legato alla trama. Più seguivo la linea temporale di Murugan e più mi facevo un’idea di chi potessero essere i suoi nemici, più ero terrorizzata all’idea di cosa ne sarebbe stato di lui. Mi sono affezionata subito ad altri personaggi come Urmila, la giovane giornalista, e Sonali, l’ex attrice diventata giornalista.

Si intuisce che un romanzo così abbia richiesto parecchia pianificazione, perciò è una lettura obbligata per chiunque ami storie con intrecci di linee temporali e personaggi, tutti collegati tra loro. Se poi pensate di scriverne una, è ancora più essenziale.
Certo, ci sono capitoli che sembrano più strani degli altri, quasi alla Lost (per chi ha già letto il romanzo, parlo della storia di Phulboni sulla stazione del treno), ma dovremmo ricordarci sempre che non tutti i narratori sono attendibili…

Alla fine è un romanzo interessante con fantascienza e mistero, e vi troverete a cercare di risolvere quel mistero con Murugan, Antar e soci, e dà parecchie soddisfazioni sotto questo punto di vita.
La fantascienza non sembra una presenza costante (non aspettatevi auto volanti), ma è il fulcro della trama. C’è mistero, fantascienza, persino horror, avventura… anche se nel finale non viene spiegato proprio tutto, le risposte alle domande principali vengono fornite. Non che la cosa vi impedirà di pensarci per giorni dopo la fine della lettura, visto che c’è parecchio materiale su cui riflettere.


 

Author: Amitav Ghosh

Genre: sci-fi

Year: 1995

Notes: Winner of the Clarke Award in 1997.


In a close future an Egyptian man named Antar lives and works in New York. He spends most of his days in his small apartment, where he has to help the artificial intelligence Ava cataloguing long list of items from his company’s buildings and properties. Ava is very good at learning and making these inventories, but sometimes it meets something it doesn’t recognize, and Antar steps in and helps it. It’s usually boring office materials, so Antar isn’t surprised that he has to help Ava identifying, say, a snow globe. But one day Ava finds something else: the fragments of a ID card for a company for which Antar himself had worked in the past. He used to know everyone there, so he asks Ava where the object was found and who did the card belong to. The card was found in Calcutta, and its owner was L. Murugan, a peculiar man Antar remembers meeting. Murugan had an unique obsession: Ronald Ross, the doctor who discovered how mosquitoes spread malaria… and he was last seen in Calcutta. Why did his ID card suddenly appear, and what happened to him are two of the main mysteries of the novel. But this is just the beginning, since many characters and many timelines are involved, and they’re all there for a reason…

 

So, this novel. I’m gonna be honest here, I really, really enjoyed it. Like, in a “I don’t want to put this book down” kind of way, and I finished it in a few days. Which is probably the best strategy: if you want to enjoy this novel you can’t just read ten pages before bed. It has a lot of characters, timelines and intrigues, and it can be really tricky to keep track of everything. Rest assured that these intricacies are there for a reason, which of course I can’t tell you now.

I really loved the mystery behind the plot. The more I followed Murugan’s timeline and the more I got an idea of who his enemies could be, the more I was terrified of finding out what had happened to him. I also got attached to other characters, especially Urmila, the young journalist, and Sonali, the ex-actress now turned journalist.

I’m fairly certain this novel required a lot of planning, and I’d say it’s a must for everyone who enjoys stories with many timelines and characters, all connected. It’s a double must if you think of writing such a story.

True, there are some chapters which will seem even weirder than the rest (for those who have read it: I’m thinking of Phulboni’s story about the train station), but I think we should always remember that not all narrators are reliable.

 

Deep down, it’s an interesting sci-fi mystery novel, and you’ll find yourself trying to solve the mystery together with Murugan or Antar, and it can be pretty satisfying in this sense. The sci-fi part may not seem constantly present (don’t expect flying cars) but it’s the main driving force behind the plot. So there’s mystery, sci-fi, horror (to some extent), adventure…

While not everything is explained in the end, you still get the answer to the most important questions. Not that this will stop you from thinking about it for days after your read, as other mysteries are left unsolved.

Flash Review/ Recensione Flash: Night’s Slow Poison

Autrice: Ann Leckie

Genere: fantascienza, space opera.

Anno: 2012

Lunghezza: 15 pagine

Dove trovarla: è stata ripubblica nel 2014 qui, su Tor.com.

Note: Ambientata nello stesso universo dei romanzi della serie di Ancillary Justice, non è ancora stata tradotta in italiano.


Inarakhat Kels è una guardia a bordo dell’astronave Jewel of Athat. Il suo compito è occuparsi della sicurezza della nave e dei passeggeri durante il viaggio di sei mesi verso Gahon, un mondo che ancora sfugge alle grinfie dell’impero Radchaai governato da Anaander Mianaai. La migliore difesa di Gahon è data da un settore dello spazio chiamato Crawl: ci vuole molto tempo ad attraversarlo, ma è un prezzo che vale la pena pagare considerando la minaccia Radchaai. Uno dei compiti di Kels è stanare possibili spie Radchaai prima che salgano a bordo…

Comincio subito dicendo che potrebbe non essere facile apprezzare la storia appieno se non avete letto almeno uno dei libri della serie di Ancillary: servono a darvi un’idea di come funzionano le cose in questo universo, e di quanto terribili possano essere gli emissari del Radch. Questo racconto ha alti e bassi, da un lato ho adorato leggere delle diverse culture planetarie che sembrano quasi create senza sforzo, ed è facile immedesimarsi in Kels. Dall’altro lato, però, è sempre un peccato vedere la linea narrativa principale interrotta per dare info su tradizioni di un certo mondo o storia di un certo personaggio per spiegare cose che il lettore deve sapere ma il protagonista già conosce bene. Momenti simili incrinano la magia della lettura. Però se avete apprezzato le altre sue opere probabilmente vi piacerà anche questa storia: il finale è decisamente soddisfacente.

 


 

Author: Ann Leckie

Genre: sci-fi, space opera

Year: 2012

Length: 15 pages

Where to find it: It was republished on Tor.com in 2014 here.

Notes: The story is set in the same universe of the Ancillary series.

Inarakhat Kels is a guard on the spaceship Jewel of Athat. His duty is to ensure safety of the ship and of the travellers during the six-month long travel period to Gahon, a world which has so far managed to escape the expanding Radchaai empire of Anaander Mianaai. Ghaon’s best defence is a sector of space called the Crawl: it takes a very long time to travel through it but it’s an affordable price, considering the Radchaai threat. One of Kels’ duties is to ensure no Radchaai spies board on the Jewel…

I’m going to start by saying that it may be hard to fully appreciate the story if you haven’t read the Ancillary books first. They give you a better idea of how things work in this universe, including how scary the Radchaai threat is. I’m not sure I fully appreciated this story, it has its ups and downs. On one hand I really love the different cultures portrayed in a seemingly effortless way, and it’s easy to sympathize with Kels. On the other, it’s always a bit disappointing when the main story’s narrative is interrupted to give info about the way things work in that world, or to explain the reader things the characters surely know but the reader doesn’t. It kinda breaks the magic of reading. If you liked her previous works, though, you are going to enjoy this story as well: the ending was very satisfying.