Recensione / Review: Binti

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Autrice: Nnedi Okorafor
Genere: fantascienza
Anno: 2015
Note: vincitore del premio Hugo come miglior romanzo breve nel 2016. Okorafor sta lavorando a un sequel.

É un giorno importante per Binti, una ragazzina Himba di sedici anni. Bravissima in matematica, è destinata a diventare una “master harmonizer”, una persona che è in grado di mettere armonia tra le cose grazie alle equazioni e alla matematica in genere. Binti ha ottenuto ottimi voti negli esami d’accesso all’università di Oomza, il centro culturale più importante della galassia, un’università situata su un pianeta lontano dove umani e membri di altre razze studiano assieme. Ma la sua gente non viaggia, sono fortemente attaccati alla loro terra e non approverebbero la partenza di Binti. In piena notte Binti se ne va: lascia la sua casa, i suoi genitori, i suoi fratelli e sorelle, la sua cultura per qualcosa di completamente nuovo. Tutti la guardano e fanno commenti su di lei e sui suoi capelli: Binti è coperta da capo a piedi di otjize, una miscela di terra e oli profumati che usa per restare pulita e per rimanere in contatto con la sua cultura. Senza otjize si sentirebbe nuda, così ne ha preparato un vaso da portare con sé. Ha anche il suo edan, un dispositivo antico che nessuno ha mai compreso o decifrato che lei considera il suo portafortuna.
Si imbarca sull’astronave e incontra altri futuri studenti dell’università di Oomza. Forma nuove amicizie e studia con loro, senza voler pensare alle conseguenze della sua fuga.

Un giorno un gruppo di Meduse (una razza aliena) attacca la nave e uccide tutti, tranne il pilota e Binti. Sembra interessante, no? Quasi inquietante. Il problema è che da qui in poi smette di essere interessante…
Magari è solo la mia opinione, ma per me una storia è interessante se succedono cose: voglio vedere come farà un personaggio quando il suo progetto va a rotoli, voglio vederlo progettare una soluzione e vederla fallire, e così via. Sono questi i fattori che rendono una narrazione emozionante: cosa sarebbe di The Martian se a Mark Watney non si guastasse mai niente su Marte? Però da quel punto in poi in Binti va tutto a gonfie vele. Non voglio rivelarvi tutto, è un romanzo breve quindi non impieghereste molto a leggerlo, ma vi dico solo questo: Binti riesce a fare tutto. Non solo ha una fortuna sfacciata per quanto riguarda l’edan e l’otjize, ma quando ci si aspetta che succeda qualcosa di problematico va tutto a buon fine, e in modo abbastanza ingenuo per giunta. Non ho niente contro le storie che finiscono bene, anzi, sono fantastiche se ben scritte, come tutte le storie. Ma qui va tutto bene e basta.
Beh, mi direte, muoiono delle persone, sono morti tutti a bordo della nave! Sì, e tutti se ne dimenticano subito. Sul serio, sembra che a nessuno importi della morte di tutte quelle persone, dopo un po’ nemmeno a Binti. Quando entrano in gioco le Meduse i morti finiscono nel dimenticatoio, anche da parte delle autorità di Oomza.

Poi c’è un altro fattore. Gli Himba, o almeno la famiglia di Binti, sono descritti come costruttori di astrolabi (un dispositivo moderno, non quello antico) e scienziati. Però si preoccupano che Binti possa avere difficoltà nel trovare marito se va a Oomza, e le Meduse sembrano non aver mai visto una persona di colore. Siamo in un futuro dove si viaggia nello spazio e ci sono varie razze aliene, e le persone di colore sembrano ancora qualcosa di strano?
L’impressione è quella di trovarsi di fronte a un worldbuilding pigro, anche se capisco il desiderio di inserire problemi odierni nella fantascienza: è così che è nato il genere dopotutto. Ma bisogna farlo con cautela o l’effetto rischia di essere strano. Okorafor sa scrivere, e non lo nego, tant’è che mi rimane la curiosità di leggere qualcos’altro (magari i suoi romanzi sono migliori). Sembra di leggere una brava scrittrice alle prese con una storia ingenua. Magari dico un’eresia, ma non capisco come questo romanzo breve abbia potuto vincere un premio…

Voto: 7

Author: Nnedi Okorafor
Genre: sci-fi
Year: 2015
Notes: winner of the Hugo Award as Best Novella in 2016. Okorafor is writing a longer novel as a sequel.

It is an important day for Binti, a sixteen year old girl of the Himba people. She is very skilled in maths and destined to be a “master harmonizer” – aka a person that can create harmony between things, usually with the help of equations and math. She got very high marks in the admission exam to the Oomza University, the most important cultural centre in the galaxy, an university set on another planet where humans and other alien races study together. But her people don’t travel, they are closely linked to their homeland and wouldn’t tolerate well for Binti to go. In the dead of night, she leaves her home, her parents, her brothers, her sisters, her culture for something completely new.

Everyone looks at her and makes strange comments about her plaited hair: her skin and hair are covered with otjize, a mix of clay and perfumed oils that keeps her clean and connected to her heritage. She would feel naked without it, so she has prepared a big jar of otjize to carry with her along with her edan, an ancient device that nobody knows what it does but she feels it will bring her good luck. She boards an organic spaceship and meets other people who will go to her same university: they talk, form friendships… she doesn’t want to think about having left home, and she’s eager to learn new things. One day a group of Medusas (an alien race) attack the ship and kill everyone on board except for her and the pilot. It seems interesting, right? Even scary. The truth is, it also stops being interesting from here.

Maybe this is a matter of personal choices, but I do consider a story interesting if things happen: I want to see how a character will deal when things don’t go as planned, I want to see them plan one thing and see it fail, then another and another. Otherwise it’s just not that exciting: how would The Martian be if Mark Watney faced no problems on Mars? And from this point onward, everything goes on nicely. I don’t want to spoil the whole story, it’s kinda short since it’s a novella, but let me tell you this: she manages to do everything she wants. Not only she is incredibly lucky when it comes to two things, mainly the role of the edan and of her otjize, but the points I was expecting to be more of a challenge for her simply go well, in a very naive way. I have nothing against stories that end well or that are optimistic, hell, they’re awesome when well written. But here everything goes well just because. Well, people die, right? Almost everyone on the ship dies! Yes, and is conveniently forgotten. No, seriously, nobody gives a damn anymore that dozens of people have been slaughtered, not even Binti. As soon as the Medusas start playing a bigger part in the story, everyone forgets about it, even the authorities at Oomza Uni.

Then there’s another issue I have with this story. The Himba people, or at least Binti’s family, are introduced to us as astrolabe builders (some sort of modern device, not the old timey one) and scientists. Yet everyone is worried that she might not find a husband if she leaves for uni, and apparently the Medusa have never seen a black person either. We are in a future with space travel and aliens of multiple races and somehow black people still look unusual? That sounds like lazy worldbuilding to me, even if I understand the desire to bring today’s issues to the light through fiction, a procedure as old as time. But it has to be done with care or the results will be weird. Okorafor can write and there’s no denying that, which is why I’ll probably read something else written by her in the future (maybe her longer novels are better). It felt like having a good writer putting her pen to a naive story. Maybe this is a heresy but I fail to see how this novella is prizeworthy?

Vote: 7

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