Short stories / Racconti brevi: Suite Royale (1)

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Continua in Suite Royale (2). / Continues in Suite Royale (2)

Il cameriere si avvicinò e versò il vino nel mio bicchiere. Bevvi un sorso e sentii i connettori innestati nel cervello attivarsi per trasmettere le mie sensazioni ai computer aziendali. Un buon vino rosso con un retrogusto fiorito. Al gusto non sembrava costoso, ma doveva per forza esserlo, considerando il tipo di ristorante. Premetti il dito dietro l’orecchio. Approvo il sapore ma consiglio di ordinarlo solo se non si desidera impressionare nessuno. Premetti il dito di nuovo e chiusi la connessione neurale.
Fissai l’impronta di rossetto che avevo lasciato su bicchiere, prendendo mentalmente nota di aggiungere nella recensione che lasciava segni nonostante la pubblicità promettesse il contrario.
Un altro cameriere si avvicinò e si inchinò.
“Speriamo che la cena le sia piaciuta e di avere presto notizie dal suo capo.”
“Certo, non ne dubito.” Me ne andai senza dire un’altra parola.
Il mio lavoro richiedeva di essere distaccata e distante, e alcuni committenti ‒ come il mio capo ‒  incoraggiavano addirittura la maleducazione. Non mi piaceva trattar male i camerieri, ma il mio lavoro era più importante.
Presi l’ascensore e mi diressi ai piani superiori. Suite principale, ultimo piano, ovviamente.
Controllai il palmare e rilessi la descrizione della stanza nell’email. Volevo essere sicura che tutto fosse perfetto.
La serratura era già regolata sul mio DNA, così mi passai una mano nei capelli e ne piazzai una ciocca davanti al lettore. La porta si aprì.
Le luci si accendevano registrando la mia presenza man mano che camminavo, rivelando una stanza d’albergo abbastanza grande da poterci ricavare un appartamento per una famiglia numerosa. Aveva persino due salotti, uno sui toni dell’oro e uno sui toni dell’argento. Tutto sembrava come promesso. Molto meglio della cena, pensai guardando il letto maestoso. Manca solo una cosa… non riuscii a finire il pensiero che lei entrò nel mio raggio visivo. Era sulla terrazza, e stava aspettando che io la raggiungessi. Indossava un semplice abito nero, molto elegante e aderente: abbastanza da mostrare il suo corpo perfetto, ma non troppo perché non aveva davvero bisogno di mostrare niente. Era Vivianne, e chiunque fosse attratto dalle donne si sentiva venir meno le ginocchia quando ricambiava uno sguardo.
Persino respirare la sua stessa aria era più costoso di quanto guadagnavo in un anno della mia vita precedente. Ma ora potevo permettermi il lusso di parlarle.
“Devi essere Mei.” la sua voce era perfetta, perché tutto in lei era perfetto.

 

The waiter approached and refilled my glass of wine. I took a sip and felt the connectors wired to my brain light up and transmit what I was feeling to the company computers. A nice red wine with a flowery aftertaste. It didn’t taste expensive, but it surely was considering the nature of the restaurant. I tapped my finger behind my ear. I approve of the taste but I recommend serving it only if you do not wish to impress anyone. I tapped my finger again, closing the connection.
I stared absentmindedly at the lipstick mark I had left on the glass and made note to add in the review that it did leave marks, despite what the ads boasted.
Another waiter came forward and bowed.
“We hope the dinner was satisfying and we look forward to hear from your employer.”
“Yes, of course you do.” I left without saying another word.
My job demanded me to be aloof and reserved, and some employers like mine actually encouraged being rude. I didn’t like to be mean to servers, but my job mattered more.
I took the elevator and headed upstairs. Last floor, main suite, of course. I checked on my datapad and re-read the description of the room in the email. I wanted to be sure everything was as planned.
The lock was already set to my DNA, so I run a hand through my hair and placed a few hair on the lock. It buzzed open.
 The lights went on as I walked in, revealing what could have passed as an apartment fit for a big family dolled up to be a fancy hotel room. It even had two lounges, a gold-tinted one and a silver-tinted one.
Everything seemed as promised. This is much better than the dinner, i thought looking at the huge bed. Now there’s only one thing missing… I could barely complete the thought as she came into view. She was waiting for me on the terrace, and waited for me to reach her on purpose. She was wearing a simple black dress, very elegant and tight enough to show her perfect body but not too tight because she didn’t need to show off. She was Vivianne, and everyone who was attracted to women felt their knees weak when she looked at them.
Even breathing the same air as her was more expensive than what I made in a year in my former life. But now I could afford the luxury of talking to her.
“You must be Mei.” her voice was perfect, because everything in her was perfect.

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