Recensione / Review: Pashazade

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Autore: J. C. Grimwood

Genere:  fantascienza,  un tocco di cyberpunk,

Anno: 2001 (2014 per l’edizione italiana)

Note: Entrato nella shortlist del Clarke Award, del BSFA e del Campbell Memorial Award. Primo romanzo della trilogia Arabesca. L’ho letto nell’edizione italiana pubblicata da Zona 42 e tradotta da Chiara Reali.

Pashazade è un’ucronia ambientata in un mondo in cui la Prima Guerra Mondiale è durata un anno, e la Seconda non è mai esistita: gli equilibri politici ed economici mondiali sono molto diversi. Ashraf, il nostro protagonista, arriva a El Iskandria (Alessandria d’Egitto) con una carta di credito di lusso e un passaporto speciale: è un pashazade, un figlio dell’emiro. Con quei dreadlock biondi e quella maglietta troppo larga non sembra un personaggio importante, ma dovrà adattarsi al suo nuovo ruolo.
Vive nella casa della Zia Nafisa, la quale ha già progettato un matrimonio per lui: loro non sono ricchi, ma Ashraf è un Bey, perciò sposerà Zara, figlia di uno degli uomini più ricchi della città. Il padre di Zara avrà il titolo che tanto desidera e la famiglia di Nafisa diventerà ricca.
Piccolo problema: nessuno dei due è interessato a sposare l’altra. La faccenda si complica quando Nafisa viene trovata morta: o si è suicidata, un grave crimine contro la religione e la morale, o è stata uccisa da qualcuno, e Ashraf è ovviamente sospettato dell’omicidio. Un nuovo parente appena arrivato in città e pochi giorni dopo Nafisa viene trovata morta? Tutti sono sospettosi. Intenzionato a proteggere la nipotina Hani e a scoprire la verità su Nafisa, Ashraf si farà nuovi amici e nuovi nemici…

Pashazade potrebbe essere considerato cyberpunk, perché presenta elementi caratteristici del genere: Ashraf ha del cyberware nel cervello e agli occhi, ci sono animali robot, hackers, personaggi dalla vita pericolosa e droghe. Senza dimenticarsi del passato misterioso di Ashraf, raccontato in capitoli inframmezzati alla narrazione del presente e che creano una nuova linea narrativa. Il passato di Ashraf andrebbe benissimo per un personaggio cyberpunk e ha delle scene davvero godibili, ma il presente non è come me lo aspettavo: nonostante la trama ben scritta e i personaggi secondari ben costruiti (soprattutto Hani e Felix), Pashazade non è cyberpunk quanto mi aspettavo. Mi spiego: forse è vero che un fan di Gibson apprezzerebbe questo romanzo, ma è un cyberpunk molto “leggero”. Le strade di El Iskandria sono molto diverse da quelle di Chiba City dell’inizio di Neuromante.
Mancano molti temi chiave del cyberpunk, come il concetto di “high tech low life” (alta tecnologia, bassa qualità della vita), non c’è molta cibernetica e il ruolo della tecnologia nella società non è messo in discussione o esplorato a sufficienza. Non è necessariamente un male, ma non aspettatevi cyberpunk classico.

Il cyberpunk ha sempre avuto un grosso debito con il noir, e leggere un bel giallo è sempre un piacere (che dite, ho esagerato coi colori?). Per fortuna l’indagine sulla morte di Nagisa è strutturata in maniera interessante e mi ci è voluto un po’ per farmi un’idea: alla fine ci sono arrivata prima di Ashraf, e adoro risolvere i casi prima dei protagonisti. Non ho quasi mai risolto un caso prima di Marlowe ma, insomma, gli scrittori non possono essere tutti dei Chandler (né dovrebbero esserlo).
Ho qualche problema col personaggio di Zara, perché è bella, ricca e ama stare nuda. Non riuscivo a non sbuffare leggendo certe cose perché tutto ciò la fa sembrare troppo un’incarnazione di un desiderio maschile. Meno male che Grimwood non la limita nei panni (ah-ah!) della “ragazza ricca e viziata”, rendendola simile a una sorta di Angie Mitchell, la diva del simstim di Mona Lisa Overdrive. Forse Grimwood cercava di costruire una femme fatale, ma non sono sicura che ci sia riuscito.
Intendiamoci: Pashazade non è un brutto libro, anzi. Ha delle scene davvero ben costruite ed è stata una lettura piacevole, ma non è un capolavoro. Mi è stato detto che la trilogia migliora volume per volume: dopotutto solo il Terzo Arabesco, Fellahin, ha vinto il BSFA. La curiosità di saperne di più sul passato (e sul futuro) di Ashraf mi è rimasta…

Voto: 8-

Author: J. C. Grimwood

Genre: sci-fi, some cyberpunk,

Year: 2001 (2014 for the italian edition)

Notes: Shortlisted for the Clarke Award, the BSFA and the Campbell Memorial Award. First volume of the Arabesk Trilogy. I have read the italian edition published by Zona 42 and translated by Chiara Reali.

The story is set in an alternate history in which WW1 lasted one year and WW2 never happened, so the political and economical balance of the world is very different.
Ashraf, the main character, arrives to El Iskandria (once known as Alexandria of Egypt) with a luxury credit card and a special passport: he is a pashazade, a son of the Emir. With his dreadlocks and his way too large t-shirt he certainly doesn’t look the part, but he has to assume his new role.
He stays at his Aunt Nafisa’s, and the woman has already a marriage planned for him: they aren’t rich, but Ashraf is a Bey, and he is destined to marry Zara, the daughter of one of the richest men in town. Zara’s father will get the title and Nafisa’s family will get the money. Except, of course, neither of them is interested in marrying the other. And things get more complicated as Nafisa is found dead: either she killed herself (a great crime against religion and morals) or was killed by someone, and of course Ashraf is accused of having murdered her. A new relative just arrived in town and suddenly Nafisa is found dead? Everyone sees it as suspicious. Trying to protect his niece Hani and to find out what really happened, Ashraf will make new friends and new enemies…

This story could be considered cyberpunk because there are elements of the genre involved: Ashraf has cyberware in his brain, there are robot animals and hackers, nightlife and drugs. Not to mention Ashraf’s mysterious past, which is told in a few chapters intertwined with the main narration. Ashraf’s past may be fit for a cyberpunk hero and displays some interesting narrative moments, but the present is not as I expected it to be.
Despite the compelling plot and the interesting secondary characters (especially Hani and Felix), I feel like this story is not as cyberpunk as I expected it to be. Let me explain: it is true that a fan of Gibson will probably enjoy this novel, but it’s also a very “soft cyberpunk”.
The streets of El Iskandria are much different compared to the streets of Chiba City at the beginning of Neuromancer. It’s a pity because I expected more from the setting: it’s missing the typical high tech-low life view, there’s not enough cybernetics in play and the role of technology in society is not explored nor questioned enough. It’s not necessarily a bad thing, but don’t expect your typical cyberpunk.

Cyberpunk always owed a lot to hard boiled fiction, and I’m always excited to read a good crime story. Luckily this part of the plot (that happens to be the main one) is well written and it took me a while to figure out to figure out the truth about Nagisa’s death, even if I eventually guessed it before Ashraf. I almost never solved a case before Marlowe while reading Chandler but it’s ok, authors can’t all be Chandler (nor should they).
I have a few issues with the character of Zara, because she is beautiful, rich and enjoys being naked. I can’t avoid to scoff at this because she sounds a bit of a male wish fulfillment fantasy. Luckily Grimwood doesn’t limit her to the “rich spoiled kid” personality and she is somewhat reminiscent of Angie Mitchell, the simstim diva from Mona Lisa Overdrive. Probably Grimwood wanted to build another femme fatale, but I’m not sure he managed to do it.

Now, Pashazade is not an awful book at all. It has some very compelling scenes and it was a pleasing read, it’s just not a masterpiece. I’ve been told that the series get progressively better – after all, only the Third Arabesk, Felaheen, won the BSFA – and I’m still curious to know more about Ashraf’s past (and future).

Vote: 8-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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