Recensione / Review: Ancillary Justice

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Autore: Ann Leckie
Genere: fantascienza, elementi di space opera
Anno: 2013
Note: Primo libro della trilogia “Imperial Radch”. Vincitore dei seguenti premi: Hugo Award, Nebula Award, Arthur C. Clarke Award , British Science Fiction Association BSFA Award for Best Novel, Locus Award, Kitschies Golden Tentacle, Seiun Award.

Trama:

In una galassia lontana lontana i Radch hanno conquistato pianeti e popoli, formando un gigantesco impero che ha portato la “civiltà” a quei mondi. Breq faceva parte del meccanismo dell’impero, e letteralmente: era l’IA di un’astronave. Poteva controllare vari ancillary – corpi immagazzinati e abitati dall’IA al momento del bisogno – allo stesso momento e gestire l’astronave del tipo Justice in cui si trovava.
Ma ora è sola, ridotta al semplice corpo di un ancillary. Sono passati quasi vent’anni dall’ultima volta che è stata sé stessa al completo, anni trascorsi in varie avventure guidate dalll’obiettivo comune: portarla alla vendetta. Sul suo cammino incontra Seivarden, una persona che riconosce subito: era stata tra i suoi ufficiali quando Breq era ancora una nave, ma tutto ciò era avvenuto a bordo della Justice più di mille anni fa… mossa da un misto di pietà e curiosità, Breq salva Seivarden da morte certa. Seivarden finirà poi per seguire Breq nelle sue peripezie, anche dopo aver scoperto le sue intenzioni. Un obiettivo assurdo, folle, impossibile… eppure Breq è determinata a trovare ciò che le serve e mettere in atto il suo piano. Scopriamo perché Breq vuole ciò che vuole tramite alcuni capitoli alternati agli altri, ambientati nel passato.

So cosa vi state chiedendo, “Ma come, ci sono solo personaggi femminili in questo romanzo?” Ed è qui che viene il bello. Risposta breve: no. Risposta lunga: è una faccenda molto più complicata. Breq è pur sempre un’IA, un prodotto della cultura Radchaai: e i Radchaai non hanno distinzioni di genere di alcun tipo. Non fa parte della loro grammatica, né della loro tradizione; quando osserva le persone non Radchaai Breq fa sempre fatica a indovinare il loro genere, non riconosce gli elementi esteriori necessari. Ho usato pronomi femminili perché è ciò che Breq usa nella sua mente: anche se in alcuni punti della storia delle persone non Radchaai si riferiscono ad altri personaggi in termini maschili e femminili, tutti rimangono delle “lei” nella mente di Breq. Quest’esperimento semplice ma brillante permette al lettore/alla lettrice di immaginarsi i Radchaai come preferisce, almeno per quello che riguarda il genere. Perchè per il resto sappiamo parecchie cose: sappiamo cosa indossano, cosa bevono (spoiler: tè. Tonnellate di tè. I Radchaai sono l’Impero Britannico spaziale), sappiamo come trattano gli stranieri e come funziona la loro amministrazione. Sappiamo che la maggior parte di loro sono di carnagione scura, e scopriamo persino alcune loro canzoni, dato che Breq adora la musica.

Ma a parte le questioni di gender, la trama funziona? Sì. Non gli hanno scaraventato sopra tonnellate di premi per via del gender, anche se sicuramente ha fatto la sua parte, e per un buon motivo: la fantascienza dovrebbe portarci oltre ai limiti, inclusi quelli della nostra mente. Non abbiamo un’unica percezione del gender in tutto il pianeta, figurarsi una cultura distante millenni e anni luce dalla nostra che idee può avere.
No, ha avuto successo per via di un’ottima miscela di personaggi ( Breq è fantastica, così umana e così IA allo stesso tempo), universo dettagliato e motivazioni interessanti.
Una volta abituati allo stile la trama vi avrà catturato, e non vorrete smettere di leggere. Pur avendo un finale, è palese che la storia di Breq non sia ancora finita, e posso capire che sia un deterrente per chi non ama libri non autoconclusivi.
Molti temi di Ancillary Justice sembrano usciti da una space opera classica: imperialismo, eroi, imperatori, tanti pianeti diversi, guerre, astronavi senzienti…ma è facile apprezzarlo anche se non si è abituati a questo sottogenere.

Ci sono riflessioni sulla natura del potere e su cosa significhi essere umano. C’è un intero universo con le sue religioni, culture, canzoni, popoli. Non mi sorprende che questa trilogia sia diventata tanto popolare su internet. Ho dato un – al voto perché c’è un dettaglio nel piano di Breq che avrei preferito veder gestito in maniera migliore, ma non rovina troppo il piacere della lettura.

Nota per i lettori italiani: vi imploro, non leggetelo in traduzione. Avete presente quando dicevo che tutti sono al femminile nella mente di Breq? Beh, nella traduzione italiana no. E “Ancillaries” è diventato “ancelle”. Dejah Thoris avrà anche delle ancelle, ma Breq proprio no.

Vote 9-

Author: Ann Leckie
Genre: sci-fi, some space opera elements
Year: 2013
Notes: First volume of the Imperial Radch trilogy. Winner of the following awards: Hugo Award for Best Novel from the World Science Fiction Society (WSFS), Nebula Award for Best Novel from the Science Fiction and Fantasy Writers of America, Arthur C. Clarke Award for best science fiction novel of the year, British Science Fiction Association BSFA Award for Best Novel, Locus Award for Best First Novel, Kitschies Golden Tentacle for best debut novel, Seiun Award for Best Translated Novel.

Plot: In a galaxy far far away the Radch have conquered planets and populations for centuries, forming a huge empire that brought “civilization” to those worlds. Breq used to be part of the machine of the Empire, quite literally so: she was a spaceship AI. She could control various “ancillaries” – bodies stored and inhabited by the AI when needed – at the same time and had full control over a Justice-class ship. And now it’s just her, alone, reduced to a mere ancillary body. It’s been almost 20 years since she the last time she has been her complete self: years spent living many adventures, always in the pursuit of vengeance. On her path she meets Seivarden, a person she recognizes immediately: Seivarden was an officer under Breq when she was still a ship, but that happened more than 1000 years ago… out of a mixture of piety and curiosity, Breq saves Seivarden from certain death. She’ll end up following Breq around, even after she learns Breq’s goal. Something apparently foolish, impossible… and yet, Breq is determined to find what she needs to achieve her goal.

You may be asking yourself “Wait, are there only female characters in this novel?” And here’s where the fun begins. Short answer: no. Long answer: it’s much more complex than that. See, Breq is an Ai at her core, a product of Radchaai culture: and the Radch have no gender distinctions whatsoever. It’s not in their grammar, it’s not in their tradition, and when looking at a person Breq always struggles to determine their gender, because she was never taught how to do such a thing. I used female pronouns because that’s what Breq does in her mind: even if at some point non-Radchaai people refer to other characters as male or female, they’re still a she in Breq’s mind. This simple but mind-blowing experiment allows the reader to picture the Radchaai however he/she may prefer in terms of gender. In terms of appearance we know plenty: we know what it’s customary to wear and drink (spoiler: tea. Lots of tea. The Radchaai are basically Space British), we know how they react to strangers and how their administration works. We know that most of them are dark-skinned, and we even know some popular songs since Breq is fond of music.

Gender aside, does the plot work? Yes. Ancillary Justice wasn’t showered in awards because of this gender thing, even if it probably helped and for a good reason: sci-fi should be about breaking the boundaries, including those of our own mind. And you don’t need me to tell you that we don’t have an unique perception of gender(s) on our planet, so why shouldn’t a completely different culture have a different concept of gender as well.

No, the success is probably due to a carefully prepared mix of character personality (Breq is incredibly interesting, so human and so AI at the same time), detailed background and understandable motivation. We find out why Breq wants what she wants through alternate chapters set in her past, chapters that show us how the Radchaai and those who have been annexed by them live. Once you get used to the style you’ll get caught by the plot, and you’ll want to read more, and even if it has an end it’s clear that Breq’s story is far from finished, which I understand can be a drawback for some people.

Many of its themes could fit in a “classical” space opera: space imperialism, heroes, emperors, a vast array of planets, giant sentient spaceships… but it’s easy to like it even if you’re not used to this subgenre. It comes with reflections on what is power and what it means to be human. It comes with a wonderful new universe with religions, cultures, songs, people. I’m not surprised that the internet ended up loving this trilogy. It gets a – in my vote because a detail in Breq’s goal could have been handled a bit better, but it’s still definitely worth a read.

Vote: 9-

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