Short stories / Racconti brevi: FAR 002

gudrun2

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“Sapevo che me ne sarei pentito.” mormorò il Solitario chiudendo la porta dell’edificio abbandonato.
“Tornare indietro è fuori discussione, vero?”
“Lo faresti?”
“No.”
“Meglio. Non voglio immaginare cosa mi toccherà subire dal consiglio di Dürerstadt quando tornerò.” Hildebrand sospirò e si sistemò la sciarpa. Tirò fuori un pezzo di tela cerata e lo sistemò sul pavimento di cemento. Si levò lo zaino e si sedette.
“Fammi indovinare, niente fuoco.” Gudrun si sistemò vicino a lui.
“Potrebbero trovarci, ergo no.”
Gudrun rabbrividì.
“Ti abituerai al freddo.”
“Sono già abituata, ho fatto un sacco di turni di guardia la notte.” replicò.
“Uno dei motivi per cui ho acconsentito. Col cavolo che mi facevo tutta la Germania con una figlia di papà.”
“Credevo ti avesse convinto l’Aureola.” Gudrun indicò la cicatrice che le attraversava la fronte.
“Anche… beh, soprattutto.” Hildebrand non sembrò accorgersi del suo sarcasmo.
Gudrun fissò la stanza buia, “Sai, ho… incontrato un bel po’ di Solitari e Pendolari, e credevo di conoscerli. Certo, non mi consideravo un’esperta, ma…” lasciò la frase in sospeso, ripensando al loro recente fallimento e a come  – per non lasciarci la pelle – avevano dovuto lasciare armi e biciclette.
“Be’, considera il disastro di Villa Perla come una lezione.”
Lei lo guardò.
“Non si può dire che i Solitari sono fatti in un certo modo, e i pendolari in un altro. Il punto è che tu li vedi solo in città. Qui fuori siamo diversi. Non puoi prevedere cosa possa fare il mondo esterno alle persone.”
Quelle parole si annidarono nella mente di Gudrun.

Il tempo le mostrò che Hildebrand aveva ragione.
Credeva di essere abituata al freddo, finché non dovettero guadare un fiume con l’acqua gelida che le mozzava il fiato, e credeva di essere brava col fucile, ma non sapeva come cacciare o seguire le tracce. Aveva sempre sospettato che il mestiere del Solitario fosse duro, ma non si era mai immaginata una cosa del genere. E soprattutto non riusciva a non chiedersi come quel mondo avrebbe trasformato lei.

———————————————–

“I knew I was going to regret this.” muttered the Wanderer as he closed the door of the abandoned building.
“I guess there’s no going back now.”
“Would you?”
“No.”
“Good. The Dürerstadt Council is not going to be very friendly to me when I get back.” Hildebrand sighed and adjusted his scarf. He took a piece of tarpaulin, unfolded it and placed it on the concrete floor. He sat on it and took off his backpack.
“Let me guess, no fire.” she sat next to Hildebrand.
“They could find us, so no.”
Gudrun shivered.
“You’ll get used to the cold.”
“I already am. I’ve done plenty of night shifts.” she pointed out.
“Which is why I accepted this arrangement. Like hell I was going to cross all of Germany with a “I’ve never left mom’s gown” kind of of person.”
“I thought you accepted because I’ve got the Halo.” Gudrun pointed at the scar across her forehead.
“Yeah, mostly that.” Hildebrand didn’t seem bothered by her sarcasm.
“You know, I’ve… met my fair share of Wanderers and Commuters, and I thought I knew them. Of course I didn’t think of me as an expert, but…” she let her sentence hinge in the air, thinking about their recent failure and how it almost costed them their lives. It surely had costed them their weapons and their bikes.
“Well, consider the disaster at Pearl Estate as a lesson.”
She looked at him.
“You can’t say that Wanderers are a certain kind of people, and that Commuters are another and so on. The thing is, you usually see them in the city. But out there, we’re different. The truth is… you can’t predict what the wasteland does to people.”
Gudrun let it sink in.

Time showed her that Hildebrand was right. She thought she was accustomed to the cold until they had to ford a river, the icy water taking away her breath. She thought she was a good shot, but she didn’t know anything about hunting and following tracks. She suspected the job of a Wanderer wasn’t all fun and games, but she couldn’t imagine how hard it could be. And above all, she couldn’t stop wondering what the wasteland would have done to her.

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