Recensione: Sotto la Pelle / Review: Under the Skin

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Autore: Michel Faber
Genere: fantascienza, distopia
Anno: 2000
Note: trasposto in un film nel 2013, ma basta vedere il trailer per capire quanto poco abbia a che fare col romanzo.

Isserley è una bella donna che prende su in macchina solo autostoppisti uomini. Guida per le strade della Scozia e fa delle domande ad ogni autostoppista che sale nella sua auto per scoprire il più possibile sul suo conto. Se è senzatetto, non ha una famiglia o qualcuno che lo attenda o possa notare la sua scomparsa allora lo droga e lo rapisce. Perché, e chi è Isserley? C’è qualcosa di strano in lei, come notano anche gli autostoppisti. Vedono che è bella, ma indossa vestiti abbinati in modo strano, e faticano a credere di essere stati aiutati da una bella donna con una scollatura notevole. Se loro fossero una donna non lo farebbero. Ma per Isserley quel corpo è solo una maschera: è un’aliena il cui corpo è stato modificato per farla sembrare una donna attraente per consentirle di svolgere quel lavoro. Non è la sola della sua specie sulla Terra, ma solo lei e il suo capo hanno fatto modificare i loro corpi. Nessuno sospetta che siano alieni né immagina cosa succeda davvero nella fattoria, men che meno cosa facciano agli umani rapiti. Isserley soffre di vari dolori cronici visto che proviene da una razza quadrupede, vagamente canina, e non è il suo solo problema. Non tutti gli autostoppisti hanno buone intenzioni, e il figlio del direttore della grande azienda per cui lavora viene in visita sul pianeta e spezza il delicato equilibrio della sua routine.

Non dirò di più, cerco sempre di evitare tutti gli spoiler possibili ma qualcosa andava detto. E anche solo da questo paragrafo potete intuire alcuni temi: identità e autonomia corporea, ad esempio, perché Isserley è vista come qualcosa che davvero non è: per quanto le manchi la sua vera forma, è fiera della sua bravura a svolgere il suo lavoro (e nonostante tutto possiamo evitare di simpatizzare per lei). Le prime impressioni che abbiamo di lei ci vengono fornite dagli autostoppisti, cosa che non solo dimostra le abilità di Faber come scrittore, ma ci permette di vedere come e quanto cambiano le opinioni delle persone, ognuno la vede diversamente e non tutti la vedono come oggetto sessuale. Il che ci porta ad un altro tema, sessismo e genere: tutti la percepiscono come una donna, ergo “essere una donna” è qualcosa che si può imparare, come molte altre abilità.

Simpatizziamo con Isserley perché è un ingranaggio di un meccanismo di una grande azienda sulla quale non ha nessun controllo, può solo fare il suo lavoro e sperare di non venire sostituita: un’azienda non troppo diversa dalle multinazionali a cui siamo abituati, cosa che ci spinge a farci ulteriori domande. Certo gli alieni non hanno diritto di “invadere” la terra con una piccola operazione, ma la loro presenza non viene mai notata, e non prendono mai così tanti umani da attirare l’attenzione su di loro: un comportamento che potremmo quasi definire etico. Disturbano l’ecosistema del pianeta? Non si comportano forse in maniera peggiore gli umani stessi? Il libro fa molte domande, ma non fornisce risposte, perché ogni lettore dovrebbe trovare la propria. Nonostante l’importanza e l’attualità dei temi, Faber non fa una predica, cosa che giova molto al romanzo, data la sua natura. Non è difficile per via del linguaggio, anzi, ma gli eventi descritti non lo rendono ciò che io definisco una lettura di svago.

Voto: 8


 

Author: Michel Faber
Genre: sci-fi, dystopia
Year: 2000
Notes: adapted into a movie in 2013, but even the trailer shows how little it has to do with the novel.

Isserley is a beautiful woman who picks up male hitchhikers on the roads of Scotland. She questions them and tries to find out as much as she can about them. If they’re homeless, or have no family connections, no one waiting for them or who could notice their disappearance, she drugs them and kidnaps them. But why, and who is Isserley? There’s something weird about her, as the hitchhikers notice when we follow the events through their points of view. They notice she’s beautiful, but wears a weird assortment of clothes, and they are surprised about being picked up by a beautiful woman with a noticeable cleavage. It’s something they wouldn’t do if they were women. To Isserley that body is just a disguise: she’s an alien whose body has been altered to look like an attractive woman to do precisely that job. There’s more like her, but only Isserley and her boss have had their bodies altered, and nobody ever guesses that they’re aliens in disguise and what goes on in their farm, let alone what they do with the kidnapped humans. Isserley deals with chronic pain due to her alterations, since she comes from a race of quadruped, canine-like aliens. And she has to deal with various problems: not all hitchhikers are nice, and the son of the CEO of the company she works for comes to visit and disrupts the delicate balance of her life and work.

I will not say more, since I usually try to avoid spoiling too much of the reading pleasure. But even from this you can tell some of the themes: there’s identity and bodily autonomy, because Isserley is seen as something she’s not, and while she misses her original form she is also proud of her job. She marvels at nature and loves walking on the seashore, and despite the nature of her profession we can’t help but sympathize with her. It’s interesting to learn about her through the eyes of the hitchhikers, which also happens to showcase Faber’s writing skills, as everyone of them has a different idea of who Isserley may be and sees her in his own personal way which can be more or less sexualized. It adds therefore another theme: sexism and gender. Everyone perceives her as a woman, which leads to the theory that “being a woman” is something that can be learned just like any other skill.

We sympathize with Isserley because she’s a cog in the machine of a bigger corporation on which she has no control, she can only do her job and hope she will not be replaced. The corporation she works for could be compared to our own large-scale industries, which prompts us to ask many questions. Surely, the aliens have no right to “invade” Earth through a small scale operation, but their presence goes unnoticed and they don’t take away so many humans that their business is noticed, so isn’t it ethical from them? Is the local ecosystem disrupted by their presence? Aren’t humans actually worse on their own planet? The book asks many questions, but doesn’t give answers, because every reader should find an answer within themselves. Although he touches important themes, Faber doesn’t preach, which is definitely a plus since this is not an easy reading. Not that the language is hard – it isn’t – but the events and themes don’t make it a light novel you can read as a distraction.

Vote: 8

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