Recensione / Review: Dune

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Autore: Frank Herbert
Genere: fantascienza epica
Anno: 1965
Note: primo di una lunga saga. Dall’universo di Dune è stato tratto un film, una serie tv, videogiochi e quant’altro. Pubblicato in Italia per la prima volta dalla Nord nel 1973 e l’ultima volta da Fanucci nel 2012 (ergo già fuori catalogo).

Probabilmente conoscete già la trama, ma eccovi un breve riassunto della situazione. Siamo in un lontano futuro in cui l’universo conosciuto è governato da un imperatore e i singoli pianeti sono controllati dalla nobiltà, dove non ci sono computers né AI ma solo i Mentat, supercomputer umani, e dove le Bene Gesserit, un’organizzazione tutta al femminile usa le sue abilità e le sue sacerdotesse dai poteri speciali per mettere in atto i suoi piani. La Spezia lega l’universo: è usata come droga, come valuta, come strumento per amplificare le proprie percezioni e per acquisire potere. La Spezia si trova solo su un pianeta, Arrakis, coperto da deserti. L’imperatore invia il casato degli Atreides su Arrakis per governarlo, sostituendo quindi i loro acerrimi nemici, gli Harkonnen. Gli Atreides sospettano che sia una trappola, ma sperano di usarla a loro vantaggio. Il Duca Leto Atreides porta la sua concubina, la Bene Gesserit Lady Jessica e il loro figlio, il quindicenne Paul, su Arrakis. Dovranno affrontare molte minacce sul pianeta deserto, soprattutto quando la trappola degli Harkonnen entra in azione e il traditore degli Atreides si rivela. Ma gli Atreides sopravvissuti avranno la loro vendetta, e non solo, grazie all’aiuto dei Fremen, gli abitanti del deserto. E Paul è molto più di quello che sembra…

Gente, stiamo parlando di Dune. I vermi della sabbia, la Spezia, il deserto.. cose che sono diventate iconiche. E, mi sono resa conto, per un buon motivo. Il romanzo è lunghetto (più di 650 pagine), ma c’è poco che avrei tolto: ciò che non porta avanti la trama contribuisce a plasmare l’ambientazione o i caratteri dei personaggi. La cultura dell’acqua dei Fremen, i bisticci politici alle tavolate degli Atreides o degli Harkonnen, i piani delle Bene Gesserit… c’è un gran lavoro alle spalle di questo universo. Ho adorato i personaggi secondari: ce ne sono di così ben costruiti che quando/se muoiono ci si sente davvero tristi. Lo stile di Herbert ci permette di entrare nella testa di molti personaggi, cosa molto utile in un romanzo dal respiro così epico.

Quindi Dune è perfetto? Ovvio che no, non è mica Picnic sul Ciglio della Strada. Tornando seri, credo che il romanzo di Herbert abbia alcuni difetti. Ci sono pochissimi personaggi femminili in rapporto a quelli maschili, e i loro ruoli sono spesso definiti in base a quelli degli uomini. Mi è piaciuto moltissimo il personaggio di Lady Jessica, ma viene troppo spesso confinata nel suo ruolo di madre; è un peccato vedere le Bene Gesserit, così potenti e abili, usare il loro potere per aiutare gli uomini invece di loro stesse. Certo, manipolano gli uomini, ma solo per raggiungere il loro obiettivo: arrivare a dare alla luce il Kwisatz Haderach, il loro messia, che raggiungerà vette di potere e conoscenza per loro irraggiungibili in quanto donne. L’unico personaggio canonicamente gay è uno dei cattivi principali, un cattivo piuttosto stereotipato e monodimensionale.
Non me la prendo troppo con Dune perché è pur sempre un romanzo vecchio, ma uffa, non posso trattenere il mio disappunto: Herbert si è inventato dei vermi giganti della sabbia e una spezia che fornisce superpoteri ma una società dove uomini e donne sono completamente alla pari è chiedere troppo. Se Dune fosse stato scritto al giorno d’oggi non sarei altrettanto clemente. Tra l’altro questo fattore contribuisce all’effetto “romanzo fantasy nello spazio”, e non è l’unico elemento medievaleggiante. Paradossalmente l’assenza di computer e l’effetto fantasy hanno aiutato Dune a invecchiare molto meglio di altri romanzi scritti negli stessi anni.
Un altro problema di Dune – ma stavolta non è colpa sua – è la Sindrome di John Carter: più o meno mezzo mondo ha saccheggiato idee dal romanzo, come se fosse letteralmente un Arrakis a cui rubare “spezia” per le idee. Il caso più famoso è Guerre Stellari, che ha preso una quantità imbarazzante di elementi da Dune.
Spesso quando un’opera soffre della Sindrome di John Carter vuole dire che vale la pena leggerla, e in questo caso è vero: praticamente è il Signore degli Anelli della fantascienza, ma più scorrevole.

Voto: 9


Author: Frank Herbert
Genre: sci-fi, epic
Year: 1965
Notes: first book of the Dune saga. There’s a movie and a tv series based on it.

You probably know the plot already, but here it is. In a distant future where the known universe is ruled by an emperor and noble families rule the planets, where there are no computers nor AIs but Mentats, human beings with mental capabilities close to computers and where the Bene Gesserit, a female sisterhood with special plans and abilities tries to further their special breeding program, the Spice is an essential tool: they use it as drug, as currency, as a way to amplify perceptions or to gain more power. The Spice can only be found on a desert planet, Arrakis. House Atreides is sent by the Emperor to Arrakis to rule it, replacing their long time enemies: House Harkonnen. While House Atreides suspects a trap, they also hope to use it to their own advantage. So they leave their home planet, Caladan, and move their court to Arrakis. Duke Leto Atreides brings his concubine, the Bene Gesserit witch Lady Jessica, and their son, the fifteen y.o. Paul Atreides, destined to become Duke after Leto. They face many trials on Arrakis, as the Harkonnen trap finally springs and the traitor they have in the Atreides court acts. But they will get their revenge, and more than that, with the help of the Fremen, those who inhabit Arrakis’ desert. And of course Paul is more than what he seems…

Look, this is Dune we’re talking about. The sandworms, the Spice, the desert… this stuff is iconic. And, I found out, for a good reason. While the book is long (more than 650 pages) there’s very little I would have taken out: what doesn’t advance the plot still contributes to the setting and the characterizations. The water culture the Fremen have, the political bickering at the Atreides’ (or Harkonnen’s) dinner table, the plans of the Bene Gesserit… truly this universe was well crafted. I loved the secondary characters: they’re so well built you’ll feel genuinely sad when some of them die. We often get into their heads and read their thoughts, which is useful in this kind of novel.

So, is Dune perfect? Well, no. Only Roadside Picnic is. On a more serious note, I still have some issues with the novel. The number of female characters is still too low, and most of them have their roles defined through their relationships towards men. I loved Lady Jessica, but she’s often confined to the role of mother, and it’s a bit disappointing to see the super powerful Bene Gesserit act only to benefit men instead of, you know, themselves. Surely, they manipulate men, but only to achieve their goal: giving birth to their male messiah, the Kwisatz Haderach, who will do things they can only dream of. And the only canonically gay character is also one of the main villains, and a very stereotypical one too.
I’ll cut it some slack because it’s an old novel, but damn, I’m still a bit baffled because Herbert could invent giant sandworms and a spice that gives superpowers but a society where men and women are equal is too much to ask. If someone wrote such a novel today I wouldn’t be so merciful. This is one of the reasons why Dune can be considered almost a fantasy novel, the setting is very medieval in certain aspects. It may seem like a paradox, but the fantasy-esque elements and the lack of computers made it age way better than other novels written in the same decades.
Another problem that Dune has – but it’s not its fault – is the John Carter syndrome: everyone and their mothers stole from it. Indeed, Dune was a literal Spice for a lot of sci-fi creators. The most important case is Star Wars: it owes so much to Dune that it’s almost embarrassing.
Usually when a work suffers from John Carter’s syndrome it means it’s worth reading it, and Dune is one of them.

Vote: 9

 

 

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2 pensieri su “Recensione / Review: Dune

  1. Ho letto Dune una ventina d’anni fa, quindi di sicuro i miei ricordi non sono freschissimi (anche se mi è rimasto impresso lo stile e l’attenzione al dettaglio). Però direi che Herbert non ha volutamente rappresentato una società in cui si è raggiunta la parità dei sessi, visto che il modello è quello feudale. Non credo che la fantascienza debba per forza immaginare società future ideali ed equilibrate, l’attualità ci dimostra che tendenze che credevamo sepolte (almeno a parole) come la xenofobia o le discriminazioni sessuali, si ripropongono oggi e addirittura vengono sbandierate con orgoglio.
    Se la fantascienza ci parla del presente, più che del futuro, non ci vedo niente di male nell’immaginare un medioevo spaziale!
    Per il resto trovo interessante l’accostamento al fantasy, ricordo che all’epoca della lettura di un romanzo di Darkover della Bradley mi divertii a scriverne la trama su una mailing listi di fantascienza (vintage 1995 🙂 ) lasciando volutamente nel vago nomi e situazioni per creare confusione con Dune.

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    • Ah certo, non credo che la fantascienza debba per forza raffigurare solo il futuro (e concordo, dice molto di più del presente), ma trovo poco “originale” la scelta di una società feudale.. sarà che, appunto, la associo troppo al fantasy! Comunque grazie per il commento!

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