Short stories: Blue Eyes / Racconti Brevi: occhi azzurri

blueyes

Mi piace fingere di pensare che sia ambientata nello stesso universo di questa.
I like to pretend that this story is set in the same universe as this one.

OCCHI AZZURRI

La strada era deserta. Era mattina presto, perciò Giulia non si aspettava molto traffico: uno dei motivi per cui le avevano prenotato un volo così presto. Eppure qualcosa non le tornava, e non riusciva a capire esattamente cosa fosse. Rilassati, sei solo nervosa. Controllava lo specchietto retrovisore ogni due minuti, ma nessuno la stava seguendo. La valigetta era lì, sul sedile passeggero di fianco a lei, intonsa. La radio le teneva compagnia con Il Ruggito Del Coniglio 2.0. È una mattinata qualunque di nebbia in Val Padana.
C’era un’auto davanti a lei, abbastanza lontana da non destare sospetti ma abbastanza vicina da farla sentire meno sola. E qualunque trappola le avessero preparato – e se ne aspettava almeno una – forse sarebbe scattata per quell’auto che la precedeva.
Sospirò e controllò l’ora. Tra meno di tre ore sarebbe stata sull’aereo, lontana dall’Italia e anche dalla Nero Corp, con un po’ di fortuna.
O forse no, pensò cercando di riprendere controllo della macchina. Qualcuno la stava manovrando a distanza. Tolse le chiavi, ma non si spense. Merda, a questo non ero preparata. Schiacciò il freno, ma non accadde niente. Era come essere un passeggero, con un fantasma alla guida. Chiunque stesse manovrando tutto doveva poterla vedere, perchè quando mandarono l’auto contro un albero calibrarono l’impatto alla perfezione.
Era spaventata e aveva qualche graffio, ma a parte quello, Giulia era illesa.
Sto bene. La valigetta è posto. L’auto è distrutta. L’hanno fatto apposta, quindi forse mi vogliono viva? Sentì una macchina in arrivo e estrasse la pistola. Uscì dall’auto, prese la valigetta e si nascose dietro ai resti del veicolo.
L’auto si fermò di colpo e qualcuno – una persona sola? Che strano – scese.
“Ehi, tutto a posto?” una voce di donna.
O è una pessima trappola, o questa tipa non c’entra niente con la Nero. Nascose la pistola e si fece vedere.
“Ciao… stai bene? Guidavo e‒” la donna indicò la sua macchina “ho sentito un rumore, così ho fatto inversione e sono tornata indietro. Chiamo un’ambulanza?”
“No.” Giulia la osservò. Doveva essere sui quaranta, indossava un bel cappotto e aveva degli occhi azzurri luccicanti, sicuramente finti. Quel genere di occhi cibernetici che andavano di moda un paio di anni fa.
“Sicura?”
“Sì, ho… perso il controllo dell’auto. Colpa della nebbia e della strada bagnata, mi sa.”
Devo muovermi. Qualcuno verrà a controllare il risultato della trappola e non posso rimanere qui. Forse posso… cazzo, al capo non piacerà, ma quello che conta è il risultato.
“Ehi,” disse Giulia, “Devo raggiungere l’aeroporto e mi domandavo se…”
Gli occhi azzurri della donna luccicarono. “Oh, certo! Stavo andando comunque lì. Vado a prendere mio figlio. Cosa farai con la macchina?”
“Chiamerò mio marito, lui saprà cosa fare.” Giulia non si era mai sposata, ma funzionava sempre.
“Beh, allora vieni. Io mi chiamo Marika, comunque.”

Marika era brava. Si aspettava la classica persona logorroica, ma dopo un paio di domande discrete aveva smesso di parlare e si era concentrata sulla guida. I primi cartelli stradali che indicavano l’aeroporto cominciarono ad apparire ai lati della strada.
A un incrocio un’auto venne verso di loro, e prima che potesse accorgersi davvero delle loro intenzioni, accelerarono puntando a loro in maniera praticamente suicida. Marika gridò, ma non c’era modo di evitare lo scontro. Ok, questi sì che sono della Nero Corp. Mandare un falso aiutante sarebbe stato davvero troppo sofisticato per loro, pensò in un istante prima che l’impatto mandasse entrambe le auto nel fosso lungo la strada. Chiuse gli occhi e strinse la valigetta, finché non perse conoscenza.
Aprì gli occhi lentamente e si rese conto di essere ancora lì nell’auto. Aveva male alle gambe e alla testa. L’aria profumava di metallo ed erba bagnata.
“Marika?”
Nessuna risposta. La donna era ancora seduta alla guida, il collo piegato in un angolo poco promettente.
Merda, il capo aveva ragione.
Gli agenti della Nero Corp erano ancora in auto, ed era molto strano. La loro auto non si era mossa, e gli agenti sembravano immobili. Si sporse quel tanto che bastava per notare che qualcuno aveva piantato un proiettile in fronte a entrambi.
Sentì dei passi sull’erba e si preparò al peggio, non trovando da nessuna parte la sua pistola.
“Riesci a muoverti? Dobbiamo andarcene, e alla svelta!” un uomo la stava guardando. Giulia vide il suo volto attraverso il vetro rotto. Aveva degli occhi azzurri luccicanti.

 


BLUE EYES

The road was empty. It was early in the morning, so Giulia was not expecting heavy traffic. That was partially the reason why they planned such an early flight for her. And yet, something didn’t click right. And she couldn’t exactly understand what it was. Calm down now, you’re just nervous. Every two minutes she checked in her rearview mirror, but she was not being followed. The briefcase lied on the passenger seat, untouched. The radio kept her company with a funny talk show. It’s just another foggy morning in the Po Valley.
There was a car ahead of her, comfortably far from her but close enough to make her feel less lonely. And whatever trap they had laid for her – and she was sure there was at least one – would have been revealed by the preceding car.
She sighed and looked at the wristwatch. In less than three hours she would have been on the plane, out of Italy and, hopefully, away from the Nero Corp.
Or maybe not, she thought as she tried to regain control of her car. Someone was controlling it from a distance. She took away the keys as a desperate measure, but the car didn’t turn off. Well, shit, I was not trained for this. She slammed the brakes, but nothing happened. It was like being a passenger, like having a ghost as a driver. Whoever was there could clearly see her, because when they sent her car against a nearby tree they calibrated the impact. She was frightened and had a few scratches, but apart from that she was fine. I’m okay. The briefcase is okay. The car is crashed. They did this on purpose, so maybe they want me alive? She heard a car coming and she reached for her gun. She left the car, took the briefcase and hid behind the wreck. The car came to a screeching halt and someone – only one? That’s weird – went off.
“Hey, are you okay?” female voice.
Either this is a very weak trap, or this person has really nothing to do with them. She hid her gun and went forward.
“Hi… are you okay? I was driving–” she pointed at her car “and I heard a crash so I did a U turn and came back. Should I call for an ambulance?”
“No.” Giulia stared at the woman. She was in her forties, wore a fancy coat and had sparkly blue eyes, obviously fake. The kind of cyber eyes that were in fashion a couple of years ago.
“Are you sure?”
“Yeah, I… lost control of the car. Must have been the fog and the wet road.”
I need to act quickly. Someone will come to see the result of their trap and I can’t stay here. Maybe I can… hell, my boss is not going to like it, but it’s the result that matters.
“Hey,” said Giulia. “I really need to reach the airport, and I was wondering if…”
The woman’s blue eyes light up. “Oh, of course! I was going there anyway. Gonna pick up my son. But what about your car?”
“I’ll call my husband, he’ll know what to do.” Giulia had never been married, but it worked every time.
“Well, come on, then. My name’s Marika, by the way.”

Marika was good. She expected the typical talkative person, but after a few polite questions she stopped speaking and focused on the road. The first street signs pointing to the airport started to appear along the road. A car came towards them at an intersection, and before she could understand their intentions, they came straight towards them in an almost suicidal move. Marika screamed but couldn’t avoid the collision. Ok, here’s the Nero Corp guys. Sending a fake helper would have been really too classy for them, she thought for an instant before the impact sent both cars in a nearby ditch. She closed her eyes and held her briefcase tight, until everything went black.
She slowly opened her eyes again and realized she was still there. Her legs hurt, and so did her head. There was a smell of metal and damp air.
“Marika?”
No answers. The woman was still in the driver’s seat, her neck bent in a weird angle.
Shit. My boss was right.
The Nero Corp agents had not left their car, and it was strange. Their car had not moved, and the agents didn’t look like they were in good shape. She managed to see that someone had planted a bullet through their foreheads
She heard footsteps on the grass and braced for the worst, realizing she couldn’t find her gun.
“Can you move? We need to leave, quickly!” a man looked at her her and she saw his face through the broken glass. He had a pair of sparkling blue eyes.

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