Recensione: La Città & La Città / Review: The City & The City

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Autore: China Miéville
Genere: new weird/giallo, distopia
Anno: 2009
Note: è sempre difficile definire il genere delle opere di Miéville, normalmente vengono definite new weird ( in bilico tra fantascienza e fantasy). Vincitore del Locus Award, Clarke Award, BSFA, World Fantasy Award e del Kitchies Red Tentacle. Ho letto l’edizione Fanucci tradotta da Maurizio Nati.

L’ispettore Tyador Borlú vive e lavora nella piccola città-stato di Besźel, nell’Europa dell’Est.
E come in tanti gialli, la sua avventura inizia con il ritrovamento di un cadavere. La vittima è una donna trovata in un quartiere povero della città. Borlú segue le tracce e si trova ad affrontare l’altra città, Ul Qoma. Ed è solo l’inizio: problemi burocratici, silenzi e corruzione lastricano la strada che Borlú ha deciso di percorrere per scoprire la verità dietro quella morte. Le cose si fanno interessanti proprio quando scopre la sua identità, ma  si fanno anche pericolose. Senza l’aiuto di colleghi e amici sarebbe impossibile risolvere un tale mistero: fortunatamente ci sono Corwi di Besźel e Dhatt di Ul Qoma, personaggi molto umani, comprensibili e interessanti che affiancano Borlú nella sua ostinata missione.

La cosa interessante è che Besźel e Ul Qoma coesistono nello stesso luogo, solo che si trovano su quelli che sembrano essere due diversi livelli della realtà. Vivono sovrapposte, e hanno tradizioni e culture diverse, persino abiti diversi che identificano immediatamente l’origine della persona. Per andare da una città all’altra bisogna passare in punti speciali, e oltrepassare una dogana, anche se non mancano gli accessi non autorizzati… I cittadini di Besźel e Ul Qoma hanno imparato a “disvedere” l’altra città: molte strade, strutture ed edifici coesistono nello stesso punto, e se ci si trova a Besźel bisogna imparare a vedere solo ciò che vi appartiene, e viceversa. Chiunque oltrepassi i confini o interagisca con l’altra città in maniera non autorizzata viene immediatamente catturato dalla Violazione, un’organizzazione misteriosa, spietata ed efficiente che è temuta e rispettata da ambo le città.
Le due città hanno economie diverse, situazioni politiche diverse e società diverse. Entrambe, però, ospitano nazionalisti convinti che la loro città sia l’unica città “giusta”, unificazionisti che vogliono unire le due città e, ovviamente, problemi come razzismo e povertà. Non si sa cosa abbia portato le due città a coesistere, ma l’archeologia fornisce risultati interessanti sul loro passato.

Fingere di non vedere veicoli, edifici e persone di un’altra città può sembrarci assurdo, ma solo finché non ci si rende conto di quante cose fingiamo di non vedere nella vita quotidiana, soprattutto se si vive in città.
La classica struttura da giallo ha degli elementi che ricordano Chandler: Borlú è testardo e farà tutto ciò che può per la morta, pur non ricavando nessun guadagno personale (anzi, rischiando la vita). Ma Miéville è anche debitore di Kafka, perché il comportamento della Violazione e la burocrazia tra Ul Qoma e Besźel non sarebbe fuori luogo nel Processo.
Dietro alla facciata di un giallo ben costruito Miéville esplora molti temi interessanti e importanti, come la storia e la ricerca per le proprie radici, razzismo, patriottismo, immigrazione e corruzione. Ma non è una lettura pesante: è breve (300 pagine sono poche se si considerano le 700 di Perdido Street Station) e decisamente piacevole. Il finale, in particolare, è di quelli che danno soddisfazione al lettore/lettrice. Ma dopotutto, Miéville ci sa fare. E se vi piace la psicogeografia, questo libro è un mai-più-senza.

Voto: 9


 

THE CITY & THE CITY
Author: China Miéville
Genre: new weird/crime
Year: 2009
Notes: It is hard to pinpoint Miéville’s works to any other genre than “new weird”, which should be theoretically neither fantasy nor sci-fi (or both, depending on your point of view). Winner of the Locus Award, Clarke Award, BSFA, World Fantasy Award and Kitchies Red Tentacle.

Inspector Tyador Borlú lives and works in the small Eastern European city state of Besźel. And as with many crime stories, his adventure begins as he inspects a corpse. The victim is a young woman recently found in a poor suburb of the city. The search for the woman’s identity brings him to face the other city, Ul Qoma. And that’s only the beginning: bureaucratic problems, silences and corruption will pave the road that Borlú is determined to walk until he can find out what happened to that woman. Things get interesting when he discovers her identity, but they also become dangerous. Without the help of colleagues and friends it would be impossible to solve this mystery: luckily there’s Corwi from Besźel and Dhatt from Ul Qoma, two very human, interesting and understandable secondary characters who help Borlú in his stubborn quest.

The fascinating thing is that Besźel and Ul Qoma exist in the same place, only on what appears to be two different levels of reality. They coexist, and have different traditions, cultures, even clothes and colors that allow anyone to identify where is someone from. This goes to the point that certain colors are forbidden in one city, and so on. Going freely from one city to another is usually forbidden, but it can be arranged in certain areas of town used as a “bridge”. You’ll be fine in both towns as long as you learn to “unsee”: most roads, structures and locations coexist in both cities, and as long as you are in Besźel you must learn to see only what is besź, and not what belongs to Ul Qoma. Anyone who interacts or trespasses without being authorized will be immediately caught by the Breach, a mysterious organization, ruthless and efficient, feared and respected by both cities.
The cities have a different economy, and different political and social situation. Both of them, however, have nationalists who believe their city is the right one, unificationists who want to “unite” the two towns and various, more common problems like racism and poverty. The cause of the twin cities’ condition of coexistence is not known, and it does not even matter, even if archeology suggests some interesting ideas about the twin cities’ past.

The whole technique of pretending not to see vehicles, buildings and people from the other town may seem grotesque until you realize how many things (and people) we pretend not to see in our daily city life.
The classical detective story elements are almost reminiscent of Raymond Chandler, as Borlú is stubborn and will do everything he can for the dead woman – with very little to no personal gain (and risking his own life). But Miéville also owes something to Kafka, because the whole behaviour of the Breach and the bureaucracy between Ul Qoma and Besźel would not be out of place in Kafka’s The Trial.
Under the façade of a well built detective novel Miéville explores many relevant themes such as history and the search for one’s roots, racism, patriotism, immigration and corruption in politics and in the economy. But that doesn’t make it a hard read: it’s quite short (300 pages is not much if you compare it to the 700 pages of Perdido Street Station) and definitely enjoyable. The ending is also very satisfying. Miéville knows his job really well. And if you’re into psychogeography, this book is a must.
Vote: 9

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