Recensione / Review: Rogue One: A Star Wars Story

rogue_one_a_star_wars_story_posterJyn Erso è la figlia di Galen Erso, un brillante ingegnere costretto a lavorare per l’Impero alla loro nuova superarma: la Morte Nera. Non vede suo padre da quando era bambina, e ora è prigioniera dell’Impero sotto falso nome. La Ribellione la trova e la libera in cambio del suo aiuto: incontrerà Saw Gerrera, un ribelle estremista che crea problemi alla Ribellione ma che era caro amico di Jyn e di Galen. Nel frattempo un pilota abbandona l’Impero disertando e portando un messaggio che giura essere da parte di Galen Erso…

Non è un classico film di Guerre Stellari, come si intuisce già dalla mancanza del “title crawl”, il titolone con il riassunto della situazione che scorre sullo schermo all’inizio del film. Anche per questo ci sono state lamentele sul fatto che non fosse un “vero” film di Guerre Stellari, anche perchè l’uso di Forza e spade laser è al minimo. Ma ha senso, perché le vicende si svolgono in un’epoca in cui la Forza era poco più di una leggenda o una vecchia tradizione. Non ci sono più molte persone che usano la Forza in giro per la galassia, e tutto è ammantato da un’aura di decadenza: solo le statue semidistrutte dei Jedi ci ricordano la gloria del passato.

Visivamente è meraviglioso come un film di Guerre Stellari dovrebbe essere: paesaggi mozzafiato e deliziose miscele di diverse culture aliene e umane ben visibili in ogni scena di folla. Da notare come non ci sia un inizio su un pianeta deserto né una classica scena da taverna. I costumi sono come al solito molto curati, perchè hanno saputo mantenere l’effetto “sporco” della tecnologia di Una Nuova Speranza e fanno un bel contrasto con il bianco immacolato degli abiti di Mon Mothma che ci ricordano come da qualche parte esista ancora un Senato.

Ho apprezzato che il cast fosse più etnicamente variegato del solito, ma sono ancora perplessa dalla bassissima quantità di personaggi femminili. Certo, è fantastico avere una protagonista femminile, ma perchè deve trovarsi in un team tutto al maschile? Non che non ci siano per niente altri personaggi, ma è comunque assurdo immaginarsi una ribellione – sporca e sanguinosa, per giunta – gestita e combattuta solo da uomini quando persino la nostra storia ci mostra il contrario. Ma hanno comunque fatto progressi. Almeno il cast è popolato da personaggi interessanti che ci dimostrano spesso, grazie anche ai dialoghi molto curati, come la lotta tra Ribellione e Impero non sia una faccenda solo bianca e nera. Cassian Andor è un ottimo esempio di personaggio “grigio”.

Temevo che i personaggi sarebbero stati troppo stereotipati: ci sono dettagli che potrebbero essere migliorati, ma nel complesso funzionano e si creano alchimie interessanti. Anche il droide della squadra è un ottimo personaggio: non ci troviamo di fronte a due sferette rotolanti puccettose, ma a un droide imperiale riprogrammato, il che già ci dice molto sulla natura del film. Mi aspettavo di più dal Direttore Krennic come cattivo, ma pazienza, si fa perdonare grazie al suo mantellone bianco e al fatto che ci consente di gettare uno sguardo alle gerarchie imperiali.

Difficile fare commenti sulla trama senza fare spoiler, ma vi dico questo: è di gran lunga migliore dell’Episodio VII. Una boccata d’aria fresca rispetto al classico “ragazzino/a conosce la Forza, trova un mentore, il mentore muore, e swissh, via di spada laser”… anche se Jyn è stata abbandonata da bambina ed è stata cresciuta da una figura mentore. Ed è questo il bello: hanno preso degli elementi standard di Guerre Stellari e li hanno usati per creare qualcosa di nuovo, cosa degna di merito.

La trama scorre bene, non ho trovato noiosa nessuna scena (ma è soggettivo, me ne rendo conto) e, soprattutto, non ci sono scene che fanno pensare “sì, vabbè, assurdo/impossibile”, cosa che invece avevo pensato in alcuni punti del Risveglio della Forza; tutto è ben collegato in sequenze di cause ed effetto. Ci troviamo di fronte a un capitolo della saga (anche se privo di “numerazione”) che merita di essere visto: ci sono elementi nostalgici, ma usati in maniera logica e interessante. C’è il classico humor alla Guerre Stellari, ma in un contesto più crudo… è un film di guerra, alla fine, un film di guerra ambientato nell’universo di Guerre Stellari. E vale la pena vederlo.
Voto: 8,5


Jyn Erso is the daughter of Galen Erso, a brilliant engineer forced to work with the Empire on their powerful new weapon, the Death Star. She hasn’t seen her father since she was a kid, and is now a prisoner of the Empire under a fake name. The Rebellion sets her free in exchange of her help: she will have to meet Saw Gerrera, extremist rebel and a friend to her and her father, who refuses to talk with the Rebellion. In the meantime a pilot leaves the Empire betraying their cause and bringing a message that, he swears, is from Galen Erso…

This is not a typical Star Wars story, as you can guess from the lack of the opening crawl and from the nature of the ending. Many have complained that it’s not a “real” Star Wars movie because lightsaber and Force use are kept to a minimum. But it fits, because the story is set in a time in which the Force was just a legend, or an old tradition. Force users didn’t roam the galaxy freely as they did in the Prequels, and everything is cloaked by an air of decadence. The glorious past is no more, as the destroyed statues of the Jedis show us.
Visually it’s as glorious as a Star Wars movie should be, with marvellous planetary landscapes and a mix of different human and alien cultures visible in every crowd scene.
We’re even spared a beginning on a desert planet and a cantina scene. The costumes also deserve a mention, because they managed to keep the gritty and retro effect of the old technology of Episode IV, when characters like the white-clad Mon Mothma remind us that there’s a Senate, somewhere.

I appreciated a cast that is more varied than the usual, but I’m still baffled by the ridiculously small amount of female characters. It’s great to have a female protagonist, but why should her team be an all-male one? Not that there are no other female characters whatsoever, but it’s still absurd to pretend that a rebellion – a gritty, dirty and bloody rebellion – would be fought and handled solely by men when ever our history tells us the contrary. Still, we’re making progresses. At least the cast is composed by interesting characters who are busy showing us that there are a lot of grey areas in the galaxy, even within the rebellion itself, and their dialogues are (well) written with such an idea in mind. Cassian Andor is an interesting example of this. The characters are not as stereotyped as I feared: there’s room for improvement, but we’re getting there. I also appreciated the team’s droid a lot, and the fact that it’s no cute rolling ball but an imperial re-programmed droid already tells you something about the tone of the movie. Director Krennic could have been a bit more charismatic but I’ll forgive him in the name of his billowing white cape – and it’s nice to see more of how the Empire works.

It’s hard to comment the plot without giving any spoilers, so let me tell you this: it was so much better than Episode VII: it was a breath of fresh air compared to the “kid knows the Force, finds a mentor, mentor dies, swissh goes the lightsaber”… even if Jyn is an abandoned kid raised by a mentor. They got some standard elements of the Star Wars lore and put them into action creating something new, and this should be praised.
The plot flows nicely, there isn’t a single boring scene (at least to me) and, most importantly, there is no scene that makes you think “that’s absurd/impossible”, everything is connected and a direct consequence of another scene.
It’s definitely a chapter of the saga that deserves being seen: there’s nostalgia, but used in a logical way. There’s the traditional Star Wars humor, but in a cruel context. It’s a war movie set in the Star Wars universe, and a well executed one.
Go see this, it’s worth it.

Vote: 8,5

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