Short stories: The Ship – part 1 / Racconti brevi: La Nave – 1 parte

ship1

Mathias si svegliò di colpo facendo beccheggiare la scialuppa. Si guardò intorno alla ricerca di un possibile pericolo. Il mare era calmo e piatto, l’acqua scura come il cielo notturno. Scrutò la superficie dell’acqua, ma non trovò niente che potesse giustificare il suo improvviso risveglio.
Forse era solo un incubo, pensò Mathias. Ne aveva avuti parecchi le prime volte in cui si era concesso di dormire, e tutti avevano avuto a che fare in qualche modo con l’esplosione della Agamennone e la morte sicura dei suoi commilitoni.
Però di solito gli incubi li ricordava sempre, e non ricordava nulla di cosa stesse sognando prima. Sbatté le palpebre rapidamente e si concentrò senza farsi troppe illusioni.
La sua mente effettuò l’accesso all’impianto cibernetico cerebrale. Qualcosa si era danneggiato con l’esplosione, ne era sicuro, ma era pur sempre tecnologia militare fatta per situazioni ostili. Avrebbe resistito alla salsedine come aveva resistito all’esplosione.
O almeno spero. Sbuffò. Non gli interessavano temperatura e umidità dell’aria, voleva uno scan dell’area per sapere se ci fosse un pericolo nelle vicinanze. Perché ormai gli era chiaro che era stato l’impianto a svegliarlo, segno che doveva aver captato qualcosa.
Era successo anche l’altro ieri, e si era trattato di un pesce spia, roba vecchia di cinque anni. L’animale aveva continuato la sua vita come se niente fosse anche se nessuno usava più le frequenze da cui avrebbe potuto trasmettere chissà quali dati. Mathias aveva staccato l’impianto cibernetico e si era mangiato il resto: era pur sempre pesce, e lui aveva fame.
Perciò scrutò le acque con l’impianto, gli occhi chiusi in realtà focalizzati sul tracciatore di movimenti. Dopo un po’ interruppe la connessione, abbandonandosi sul telo che copriva il fondo della barca. Non c’era niente che si muovesse da quelle parti, perlomeno non all’interno del raggio del suo impianto cerebrale. Bevve un sorso di acqua piovana che aveva raccolto in una ciotola e guardò il cielo. Mancava poco all’alba ed era bellissimo come sempre, ma lo avrebbe apprezzato di più se fosse stato sulla Agamennone. Considerò l’ipotesi di riaddormentarsi, ma appena chiuse gli occhi tornò a pensare a per quale motivo l’impianto poteva mai averlo svegliato. Il fatto che non gli avesse comunicato subito il motivo era forse da imputarsi a uno dei guasti causati dall’esplosione, un qualche collegamento che era saltato. Forse mi sto immaginando tutto. Forse mi ero svegliato perché qui si dorme di merda. Magari ho fame, o sono già le allucinazioni queste? Come si sviluppano le allucinazioni quando hai della roba elettronica nel cervello?
Mathias si fece cullare dal mare, percependo la luce del sole farsi più intensa dalle palpebre chiuse. Poi qualcosa scurì il suo campo visivo, e d’istinto aprì gli occhi.
Si aspettava un uccello, e invece ad aver bloccato la luce era stata una nave. Come ho fatto a non vederla all’orizzonte? Eppure ho guardato! A meno che non sia un qualche nuovo sistema di mascheramento… Si rese conto immediatamente di tre cose: che era una delle loro, che il cyberware doveva averla in qualche modo percepita e che gli stava ormai venendo addosso.
“Ehi! Uomo in mare!”
Nessuna risposta.

Mathias rabbrividì appena fu sul ponte, nonostante il sole scintillante. Appena si era trovato alla distanza giusta la nave aveva esteso una scaletta automatica, segno che aveva riconosciuto il suo impianto cibernetico. Ma ora nessuno gli era venuto incontro. Che abbiano abbandonato la nave? Forse è ingovernabile. Gettò un ultimo sguardo alla sua scialuppa che veniva trascinata lontano dalla corrente, sperando di non essersi cacciato in un guaio peggiore del primo. Notare che la nave aveva ancora tutte le scialuppe nei loro alloggiamenti come se fosse appena uscita dal porto lo fece rabbrividire nuovamente. Mi serve un’arma.
I corridoi erano deserti, e non si udiva alcun suono, anche se le luci si accesero automaticamente al suo passaggio. Provò le porte, finché non ne trovò una aperta.
L’odore gli disse che la persona riversa sul tavolo era morta, e quando si avvicinò vide che aveva un proiettile piantato nella tempia e una pistola in mano.


 

Mathias woke up all of a sudden, making the lifeboat pitch. He tensely looked for something wrong, some source of trouble. The sea was calm and smooth, the water as dark as the night sky. He stared at the surface of the water, but he couldn’t see anything that could justify his sudden awakening.
Maybe it was just a nightmare, Mathias thought. He had a lot of nightmares since the first time he had surrendered to sleep, and they all had been related to the explosion of the Agamemnon and the death of his fellow soldiers. But he always remembered his nightmares, and he was not having one when he woke up. He blinked quickly a few times and focused, trying not to expect anything. His mind gained access to the cyberware in his brain. Something had probably been damaged in the explosion, he was sure of it, but it was military tech, bound to resist to almost anything. His days at sea hadn’t caused any damage he was aware of yet. At least I hope so. He sighed. He didn’t care for water temperature or air humidity, he wanted to scan the area around him to understand what was near. Mathias was sure now that it had been the cyberware that had woken him up, a sign that it had sensed something’s presence. It had happened yesterday too, and it had been a spy fish: old tech, almost five years old. The animal had peacefully continued his life even if nobody used its frequencies nor gathered its data anymore. Mathias had removed the fish’s cyberware and had eaten it: spy or not, it was still a fish, and he was hungry.
So he scanned the waters with the cyberware, focusing on the motion sensor. After a few minutes he closed the connection to the cyberware and sat on the tarpaulin that covered the bottom of the lifeboat. Nothing was moving, at least nothing that his cyberware could track. He drank a a sip of rainwater he had been collecting and looked at the sky. Sunrise was close, and the sky was as beautiful as ever. He would have appreciated it more on the deck of the Agamemnon.

He considered going back to sleep, but as soon as he closed his eyes again he went back to thinking why the cyberware had woken him up. It had not communicated him why, and he didn’t like it. Maybe the explosion of the Agamemnon had broken something in his cyberware. Maybe I’m imagining things. Maybe I woke up because this is a shitty place to sleep in. Maybe I’m hungry, or I’m allucinating. How do hallucinations work when you got tech shit in your brain? The sea rocked his lifeboat gently, and he perceived the sunlight becoming stronger and stronger under his closed eyes. Then something darkened his vision, and he opened his eyes. He expected a bird, and found a ship blocking the sunlight instead. How come I didn’t see it on the horizon? I should have! Maybe it’s new cloaking tech?
He immediately realized three things: that it was one of theirs, that it was what his cyberware had perceived, and that it was coming straight towards him.
“Hey! Man at sea!”
He got no answer.

Mathias shivered as soon as he got on deck, despite the shining sun. As soon as he had been at the right distance, the ship had extended an automatic ladder: a sign that it had recognized his cyberware. But nobody had come to meet him. Maybe it has been abandoned because it’s malfunctioning? He looked at his lifeboat being carried away by the currents, hoping he had not just worsened his situation. Noticing that all the ship’s lifeboats were still in their slots as if the ship had just left port made him shiver again. I need a weapon.
The corridors were empty and silent, but the automatic lights turned on as soon as he passed. He tried the doors until he found an opened one.
The stench told him that the person lying on the table was dead, and when he got close he saw that there was a bullet in his head and a gun in his hand.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...