Recensione: Il Direttorato / Review: Snail On The Slope

u1277Autori: Arkady & Boris Strugatsky
Genere: fantascienza, la Zona
Anno: scritto nel 1965, non fu pubblicato prima del 1972.
Note: Ho letto una vecchia edizione Urania tradotta da Riccardo Valla.

La storia è divisa in due linee narrative, ed entrambe hanno a che fare con la Foresta, un luogo alieno e misterioso popolato da strane creature, strane piante e ancor più strani abitanti. Una linea narrativa segue Pepper, un linguista che ha chiesto il permesso di lavorare al Direttorato, l’organizzazione kafkiana che gestisce la Foresta. Pepper vorrebbe visitare la Foresta, ma gli viene continuamente negato il permesso, e si sente inutile. Ogni volta che prova ad andarsene e partire per la capitale i suoi piani falliscono per qualche motivo, e le promesse che gli vengono fatte non vengono mantenute. Cerca di incontrare il Direttore, una figura misteriosa che nessuno pare conosca e che però ognuno descrive in maniera diversa, come se conoscessero tutti il suo aspetto.
L’altra linea narrativa segue le vicende di Kandid: schiantatosi con il suo elicottero nella Foresta anni fa, ora vive tra gli indigeni. Ha una moglie e una capanna, ma non gli piace vivere lì: gli abitanti del luogo hanno comportamenti particolari che gli complicano la vita, come non tacere mai e soprannominarlo “Muto” perchè non parla quanto loro. Kandid cerca di raggiungere la Città, un abitato al centro della Foresta dove spera di scoprire qualcosa sui misteri del luogo e di trovare un modo per tornare a casa. Troverà delle risposte, ma non gli piaceranno.

Pepper fa esperienza della Foresta solo tramite il Direttorato, e Kandid invece è immerso completamente nei suoi pericoli e nei suoi segreti. Uno dei due vuole entrare e l’altro uscire.
Fin da subito la Foresta ci appare come qualcosa di immenso e impossibile da conquistare o distruggere, nonostante gli sforzi del Direttorato. Ma il Direttorato sembra privo di senso quanto la Foresta, con i suoi impiegati che bevono kefir tutto il tempo e perdono i loro macchinari senzienti come se niente fosse. Kandid si trova ad affrontare i pericoli dei briganti, delle paludi e di altri misteri (che ovviamente non spoilero) mentre gli abitanti del suo villaggio si rassegnano comportandosi come se tutto fosse inevitabile. Se arriva l’Annessione abbandonano il villaggio e si trasferiscono in uno nuovo, e così via. Sia Pepper che Kandid vogliono risposte, ma otterranno risultati molto diversi.

So a cosa state pensando: una Foresta “aliena” con una burocrazia kafkiana determinata a controllare ciò che non può comprendere, figurarsi influenzare… difficile non pensare alla Trilogia dell’Area X di Vandermeer. E man mano che si procede nella lettura le somiglianze aumentano. Leggendo i primi due libri dell’Area X mi ero domandata perché Vandermeer non ne avesse tratto un unico libro, mescolandoli e alternando un capitolo sulla Biologa e uno su Controllo. Non so se Vandermeer lo abbia evitato di proposito, ma forse se avesse creato un libro unico il risultato sarebbe stato troppo simile al Direttorato. Non lo dico per lanciare accuse, lo dico perché non amo fare scoperte del genere.
Tornando al Direttorato, ne approfitto per avvertirvi che è un tantino misogino, ma è pur sempre un libro vecchio, quindi si può tollerare.
A quanto pare i fratelli Strugatsky adoravano questo romanzo, ma a me è sembrato una prima stesura di Picnic Sul Ciglio Della Strada… o forse solo un altro esperimento sul tema della Zona. Pur essendo molto più strano di Picnic e non altrettanto iconico, vale comunque la pena darci una letta, a maggior ragione se avete già letto la trilogia di Vandermeer.
Voto: 7,5


 

Author(s): Arkady & Boris Strugatsky
Genre: Sci-fi, the Zone trope
Year: written in 1965, couldn’t be fully published until 1972.
Original title: Ulitka na sklone
Notes: I have read an old Urania edition translated by Riccardo Valla.
The story is divided in two narrative threads, and both are connected to the Forest, a mysterious and alien place with strange creatures, even stranger plants and weird inhabitants.
One follows the actions of Pepper, a linguist who asked the permission to work at the Directorate, the kafkian bureocratic organization who deals with the Forest. Pepper would like to visit the Forest, but he’s denied permission every time, and he feels that his presence there is pointless. Everytime he tries to leave for the Capital, somehow, his plans fail, and people who promise him things end up not keeping their promises. He also tries to meet the Director, a seemingly mysterious guy that nobody seems to know – and yet everyone describes differently, as if they were perfectly aware of his appearance.
The other thread follows Kandid, a guy whose elicopter crashed on the forest many years ago and who now lives among the natives. He has a wife and a hut, but he doesn’t like living there: the people are strange, they never shut up and never remember the things he says, making things hard for him. They nicknamed him the Mute, because he doesn’t talk nearly as much as them. Kandid’s goal is to reach the City, a place in the center of the forest where, he supposes, he will find out something about the forest, and perhaps a way to go back to civilization. He finds his answers, but they aren’t pleasant.

If Pepper experiences the Forest only through the Directorate, Kandid can experience its dangers and secrets directly.
The Forest is immediately presented as something huge and impossible to conquer and destroy in its entirety, despite the efforts of the Directorate. But the Directorate makes probably even less sense than the Forest, with its people drinking kefir all the time and losing their sentient machines. Kandid experiences the threat of undead, of the swamps and of the bandits, all while the people in his village act like everything is unavoidable. The Annexation comes? They’ll leave the village and go to another one, and so on. Kandid wants answers, and so does Pepper. Their results are radically different…

I know what you’re thinking about: an alien forest with a kafkian bureocracy determined to control what it can’t understand, let alone have an influence upon… This is very similar to Vandermeer’s Southern Reach Trilogy. And the more you go further in reading, the more similarities you’ll uncover. When I read the first two books of the Southern Reach Trilogy I thought “Why hasn’t Vandermeer mixed the two books, a chapter about the Biologist and one about Control and so on?”. Apparently, I have the answer: it would have been too similar to this book.
I’m not accusing anyone here: I just don’t like finding out this sort of things.
Going back to Snail on the Slope (I promise, there is an explanation for this title, and possibly more than one, depending on your interpretation), I have to make a little warning: it’s a bit mysoginistic, but it’s an old book, after all.
The Strugatsky brothers seemed to appreciate this novel a lot, but it reads like a first draft of a certain novel about stalkers and the Zone. They clearly loved the trope of the Zone very well, and this is another way of doing it. I think that, despite being weirder than Roadside Picnic and not remotely as iconic, it’s still definitely worth a read.
Vote: 7,5

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