Short stories: The Ship – part 2 / Racconti brevi: La Nave – 2 parte

nave2

Seguito di La Nave – parte 1 / Sequel of The Ship – part 1

Mathias fissò il cadavere. All’inizio sentiva solo il suono del proprio respiro, poi cominciò a sentire qualcosa al limitare della sua percezione, un debole brusio che doveva essere causato dai macchinari della nave. Trasse un lungo e profondo respiro e cominciò a esaminarlo. Stando all’uniforme era tenente. Beh, lo era stato. Non sapeva da quanto fosse morto, non era sua competenza, ma dovevano essere passati almeno alcuni giorni, stando all’odore. Per quello che vedeva nessun topo aveva provato a morderlo. Mathias fece un passo indietro. Veleno? Forse ha mangiato o bevuto qualcosa di avvelenato e i topi possono… sentirne l’odore? Ma perchè la pistola?
Non voleva toccarlo, ma intuiva che si fosse sparato con la sua stessa pistola. Sapeva che, se avesse preso la pistola, avrebbe scoperto che mancava un proiettile. Proiettile che doveva essere nel cervello del tenente. Mi serviva un’arma… si coprì la mano con la manica e prese la pistola, per poi verificare la sua teoria. Perché si è sparato? Non ha lasciato biglietti o scritte di nessun genere…
Lasciò la stanza prima che il tanfo avesse la meglio.

Controllò in ogni ambiente a cui riusciì ad accedere, ma quel piano della nave sembrava abbandonato. I congelatori erano ancora in funzione, e la cucina conteneva ancora parecchio cibo. Ricordandosi di quanto si sentisse affamato, decise di mangiare qualcosa. Esitò ricordandosi della ipotesi del veleno, poi prese e mangiò del cibo in scatola. Dopo giorni di pesce crudo i fagioli in scatola gli sembrarono una cena al ristorante.
Devo capire cos’è successo. Dove sono tutti? Il suo impianto cerebrale taceva, a parte quel fastidioso ronzio, e non era un buon segno. Su una nave con l’equipaggio al completo doveva spegnere una funzione dell’impianto o era sempre conscio di dove tutti fossero.
Sentendosi meglio a stomaco pieno si diresse al secondo piano. Appena vide la porta rossa dell’infermeria affrettò il passo, maledicendosi per non averla controllata prima. Si maledì due volte appena vide l’interno, e vomitò il pranzo sul pavimento.
Se la puzza di un corpo era tremenda, quella di almeno venti corpi era praticamente insostenibile. Nessuna minaccia immediata, comunicò l’impianto alla sua mente.
“Grazie al cazzo,” sussurrò.
Quasi tutti i corpi giacevano su lettini, alcuni coperti da teli di plastica o lenzuoli. Non osò avvicinarsi. Un paio di essi – morti da qualche giorno, suppose – erano stati posati sui tavoli operatori. Aveva letto storie di mostri, così estrasse la pistola e si avvicinò lentamente. Deglutì e guardò il primo corpo. Un sergente, una donna bianca con i capelli scuri. Sembrava curiosamente pacifica, cosa che contrastava con la sua condizione. Era come se qualcuno o qualcosa avesse cercato di cavarle via il cervello dal cranio. La sua mano destra era incrostata di sangue, e reggeva ancora un cacciavite insanguinato. Che brutto modo di ammazzarsi. Mathias frugò nei cassetti dell’infermeria finché non trovò una mascherina. Se la mise e osservò il secondo cadavere cercando di ignorare il ronzio alla base del cervello. Era un uomo, un marinaio, e c’era del sangue secco sulla sua testa, nello stesso posto del sergente e dell’uomo morto al piano di sopra.

 

Mathias stared at the dead body. At first he could only hear his own breathing, but then he started hearing something at the edge of his perception, a faint buzzing that he blamed the ship’s machinery for. He took a long, deep breath and started examining the man. From his uniform he gathered he was a lieutenant. He wasn’t sure how much the man had been dead, it was not his specialty, but it had to be at least a few days, judging from the smell. From what he could see, no rat had tried ever to bite his flesh. Mathias took a step backward. Poison? Maybe he ate or drank something poisonous and the rats can… smell that there’s something wrong? But why the gun?
He didn’t want to touch the body, but he could see that the man had shot himself with his gun. He knew that, if he took the man’s gun, there would be a bullet missing. Bullet currently resting in the corpse’s brain. Well, I needed a weapon. He covered his hand with his sleeve and took the gun. He verified his theory.
Why did he do this? There are no notes or any other signs that may explain it.
He left for the corridor before the stench overcame him.

He checked in every room he could open, but that floor of the ship looked abandoned. The freezers were still working and the kitchen had plenty of food. Remembering all of sudden how hungry he was, he decided to eat. He hesitated, remembering the poison theory, then he ate some canned food. After days of raw fish ever canned beans tasted like a fancy restaurant dinner.
I need to understand what happened here. Where is everyone? His cyberware was silent, except for that annoying buzzing, and that was not a good sign. On a full ship he had to turn a function of the cyberware off or he would be constantly aware of everyone’s whereabouts.
Feeling more energized after his lunch, he headed for the second floor. As soon as he saw the red-painted door of the infirmary, he rushed for it, damning himself for not having checked it first. He damned himself for that twice as soon as he saw what was inside, and vomited his freshly eaten lunch on the floor.
If the smell of one body was terrible, feeling it multiplied by at least twenty was almost unbearable. No immediate threats, said his cyberware through his mind.
“Well, shit.” he whispered.
Most of the bodies were on the beds, some covered by plastic sheets or bedsheets. He didn’t dare to examine them all. A couple of them – dead since a few days, he guessed – were on the operating tables. He had grown up reading stories of monsters, so he neared with his gun ready and tensely looking around. He swallowed and looked.
A sergeant, a white woman with dark hair, laid on the bed. She looked somewhat peaceful, which created a weird contrast with her status: it was like someone had tried to claw her brain out of her skull. Her right hand was covered in dried blood and she was still holding a screwdriver, also red with blood. That’s a very shitty way to kill yourself.
Mathias fumbled in the drawers of the infirmary until he found a mask. He put it on and observed the next body, trying to ignore the annoying buzzing still present in his hearing.
It was a man, a soldier, and there was dried blood next to his skull, in the exact same place where the sergeant had it, and where the man of the room had shot himself.

 

 

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