Short stories: The Ship – part 3 / Racconti brevi: La Nave – 3 parte

nave3

Seguito di La Nave – parte 1 e parte 2/ Sequel of The Ship – part 1 and part 2

Quando si svegliò, Mathias era convinto che fosse stato tutto uno strano sogno. Era ancora sull’Agamennone, che non era mai esplosa, e non era mai stato disperso in mare finché non era stato salvato da una nave piena di morti. Ma quando aprì gli occhi non vide la parete grigia che vedeva sempre dalla sua cuccetta. Vedeva invece il bianco di uno dei tavoli della mensa, e si stava rendendo conto che gli facevano male collo e schiena. Davanti a lui c’era una lattina di fagioli, ancora mezza piena. Là fuori il sole splendeva come se volesse deriderlo. Merda. Quindi no, non era un sogno. È tutto vero.

Dormire non era stato parte dei suoi piani, ma appena aveva finito di esaminare alcuni dei corpi meglio conservati dell’infermeria aveva vagato per la nave come in un sogno. Aveva cercato di entrare nella sala comandi, ma era stata chiusa dall’interno. Doveva esser stata chiusa a chiave e non con una serratura elettronica, perchè i suoi innesti cerebrali non lo avevano potuto aiutare. Si era trascinato fino alla mensa e aveva chiuso le porte. Gli ultimi istanti prima di addormentarsi erano già come un sogno nella sua memoria, ma ricordava di essersi detto che doveva mangiare qualcosa visto che il suo pranzo era finito sul pavimento dell’infermeria.

C’è qualcosa che non va. A parte i morti, dico. E questo mal di testa mi sta uccidendo. Sentì di nuovo lo strano ronzio e si grattò la testa come se potesse fermarlo. Si alzò e camminò lentamente fino alla finestra. Sono tutti morti. Tutti per un colpo alla testa, a parte due che sembra che siano stati ammazzati da un pazzo armato di ascia o qualcosa del genere. Se non posso raggiungere la sala comandi, mi prenderò una scialuppa. Poi provviste, acqua e via da questo incubo di merda.
Si diresse al ponte, grattandosi la testa come se un insetto lo avesse morso.

“E che cazzo, sul serio?” Tutte le scialuppe erano state sabotate, e addirittura un paio di esse avevano buchi grossi come la sua testa. “Perché non posso avere un po’ di fortuna, per una volta?” sospirò. Poi la vide. Qualcuno aveva abbandonato una Halligan sul ponte. Qualcuno doveva averla usata per sabotare le scialuppe e, suppose, per massacrare i due poveri cristi in infermeria, a giudicare dalle macchie marroni sospette.
Posso usarla per entrare nella sala comandi! Finalmente un po’ di fortuna!

Si diede un’ultima grattata alla testa, arrivando quasi fino a piantarsi le unghie nello scalpo cercando di far tacere quel cazzo di ronzio, poi si diresse verso la porta della sala comandi.
Funziona! Quel genere di attrezzatura gli dava sempre una gran soddisfazione. Forzò la porta e entrò. Quasi non si sorprese nel vedere un’altra persona morta: si trattava di una donna sulla cinquantina, che doveva essere stata il capitano della nave e teneva ancora in mano la sua pistola. Non c’era nessun altro nella stanza.
“Ok, capitano, mi scusi ma devo provare a… fare qualcosa.” spostò la sedia con il cadavere il più delicatamente possibile e spinse un tasto del computer. Si riaccese lentamente dopo giorni di standby. Mathias si grattò la testa, impaziente. Perchè questo ronzio non smette mai? Finirò per impazzire! Ritirò la mano e notò che si era grattato così forte da sanguinare. “Oh, merda. Ecco cosa è successo a tutti. Il… ronzio ha mandato tutti fuori di testa! Abbastanza da farli ammazzare gente o loro stessi…”
Il computer si accese sull’ultima pagina del diario di bordo e confermò i suoi sospetti. Stando al defunto capitano il ronzio si era insinuato nelle teste di tutti tramite gli innesti neurali, e si era intensificato col tempo. Sospettava fosse un nuovo tipo di arma, forse un virus. Aveva cercato di cambiare la rotta, ma il virus stesso glielo aveva impedito. Lesse le sue ultime parole ad alta voce. “A tutti: state lontani da questa nave, vi supplico. Beh, capitano, mi piacerebbe un sacco. Vediamo… la rotta è impostata per la base militare di Whitematch, arrivo stimato tra sette giorni. E non posso cambiare la rotta.” Sospirò e si lasciò andare contro la parete. Ho acqua e cibo a sufficienza, se non impazzisco prima. Si colpì la mano appena si sentì tentato di grattarsi la testa. E cosa accadrà quando arriveremo a Whitematch? Avranno tutti questo genere di innesti neurali, è roba militare standard…. Rabbrividì e fissò la pistola del capitano, chiedendosi se sarebbe riuscito a resistere alla tentazione di usarla in quei sette giorni.


 

When he woke up, Mathias expected it all to be a silly dream. He was still on the Agamemnon, which had never exploded and he had never been at sea for days only to be rescued by a ship full of dead people. But when he opened his eyes he didn’t see the grey wall he always saw from his bunk bed. Instead, he saw the white of a mess hall table, and realized his neck and back hurt. In front of him laid an open can of beans, still half full. Outside, the sun was shining almost mockingly. Shit. So, no dream. Everything is real.

He had not planned to sleep but as soon as he had finished observing some of the better-preserved bodies in the infirmary he had wandered the ship as in a dream. He wanted to open the control room, but it had been locked from the inside, it had to be an old fashioned lock instead of an electronic one considering how his cyberware had not been able to help him. He had dragged himself back to the mess hall and locked the doors. The last moments before falling asleep were already like a dream in his memory, but he remembered telling himself he was supposed to eat since his lunch was currently on the floor of the infirmary.
This is not normal. I mean, beside the dead people. And this headache is killing me. He felt that weird buzzing sound and scratched his head as if that could make it stop.
He got up and walked slowly to the window. They’re all dead. All because of a hit to their head, except for two who looked like victims of a madman with an axe or something like that. If I can’t get to the control room, I’m going to get a lifeboat. Some supplies, some water, and out of this motherfucking nightmare.
He left for the upper deck, scratching his head as if a bug had just bitten him.

“Ok, seriously, what the fuck?” He asked to no one in particular. All lifeboats had been tampered with, a couple of them ever sporting a hole as big as his head. “Why can’t I have just a little bit of luck, just once?” He sighed. Then he noticed it. Abandoned on the deck lied a Halligan bar. It had probably been used to sabotage the lifeboats and, he supposed, to maul the two poor devils lying in the infirmary, judging by the suspicious dark brown stains.
I can use this to get into the control room! Luck has just arrived!
He gave a last powerful scratch to his head, almost digging his nails in his scalp in an effort to make the goddamn buzzing shut up, then headed for the control room door.

It works! He always thought that there was something incredibly satisfying in that kind of tools. He pried the door open and got inside. He almost did not feel surprised at the sight of another dead person, this time a woman who looked in her fifties and had been the captain of the ship. There was no one else in the room, and her gun still lied in her hand.
“Okay, captain, I’m sorry but I need to see if I can… do something.”
He moved the chair with the corpse as gently as he could and pressed a few keys on the computer. It sprung back to life after a days-long standby. Mathias scratched his head impatient. Why can’t this buzzing thing stop, it’s driving me mad! He retracted his hand to see he had scratched had enough to bleed. “Oh, fuck. This is what happened to everybody, isn’t it? The… the buzzing thing has been driving people mad! Mad enough to make them kill or kill themselves…”
The computer showed him the last page of the captain’s log, which confirmed his suspicions: according to her words the buzzing got through everyone’s heads through the brain cyberware, and it had intensified over time. She suspected it was some new kind of weapon, perhaps a virus. She had tried to alter the course, but the virus had acted on the navigation computer too, making it impossible. He read her last words aloud: “To everyone, please stay away from this ship. Well, shit, capitan, I’d love to. Let me see… course set for Whitematch Military Base, ETA 7 days… can I alter the course? No, of course not, because it’s stuck.” He sighed and leaned against the wall. I have enough food and water for 7 days, but will I go mad before that? He slapped his hand when he felt tempted to scratch his head again. And what will happen when the ship reaches Whitematch? Everyone’s got this brain cyberware, it’s standard military issue… He shivered looking at the captain’s gun, wondering if he would have resisted the temptation to use it in those 7 days.

 

 

 

 

 

 

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