Recensione: Autorità / Review: Authority

image_book-phpAutore: Jeff Vandermeer
Genere: fantascienza, la Zona
Anno: 2014
Note: Secondo della trilogia dell’Area X, preceduto da Annientamento e seguito da Accettazione. Ho letto l’edizione italiana tradotta da Cristiana Mennella.

Autorità ci fa osservare la vita di John “Controllo” Rodridguez, il nuovo direttore della Southern Reach, l’agenzia governativa che, in teoria, controlla e studia l’Area X.
Potrà anche dire a tutti di chiamarlo Controllo, eppure non controlla quasi niente. Il primo impatto che abbiamo con la Southern Reach è una burocrazia obsoleta, un odore di miele rancido e muffa accompagnati da una moquette onnipresente. A dirla tutta è una specie di “Zona” anche quell’edificio, un vero e proprio ecosistema dove la muffa e alcune aree – che vanno dagli sgabuzzini alla mensa – sembrano avere il ruolo di ricreare la lussureggiante vegetazione dell’Area X e i suoi misteri. Il verde delle foglie viene sostituito da quello della moquette, e non mancano i predatori (come la vicedirettrice Grace, amica intima della Direttrice precedente) e i segreti. Tre membri dell’ultima spedizione sono tornati, e una delle quali è la biologa. Ricorda qualcosa, ma quanto? Non c’è traccia della psicologa, della quale scopriamo molti segreti, incluso il fatto che era lei la direttrice della Southern Reach. La trama si infittisce! Cosa l’ha spinta a prendere parte alla spedizione? E cosa dire degli altri membri dello staff della Southern Reach? Cosa dire di gente come Lowry, l’unico sopravvissuto della primissima spedizione, o dello scienziato Whitby, o della glottologa Hsyu, che ha rinunciato all’ultimo minuto a unirsi alla spedizione che abbiamo visto in Annientamento?

Sarò onesta, all’inizio questo libro non mi aveva preso granché. La burocrazia non è così interessante, e nemmeno il continuo ribadire del pessimo odore dell’ufficio e così via. A un certo punto giuro che avrei voluto fargliela mangiare, quella moquette del cavolo, a Vandermeer! Le prime cento pagine erano emozionanti come una fila alla posta: una piccola rivelazione qua, un dubbio insinuato là, ma soprattutto tanti battibecchi da ufficio ed episodi del passato di Controllo, sua madre, suo padre e la sua infanzia.

Continuo a non apprezzare il narratore onniscente per questo genere di libri, toglie un po’ della brillantezza e del realismo che potrebbe avere. Con la biologa nel primo libro i dettagli sul passato mi erano sembrati interessanti, quelli di Controllo molto meno, come se mancasse qualcosa. La mia prima impressione rimane questa: sarebbe stato bello unire Autorità e Annientamento in un unico libro, alternando i capitoli uno a proposito della Biologa e uno a proposito di Controllo, gestendo delicatamente le rivelazioni, i comportamenti e i misteri, per rendere più fluide le parti noiose e accrescere la curiosità del lettore/della lettrice.
(nota: all’epoca non sapevo che ciò lo avrebbe reso troppo simile a Il Direttorato).
Ah, il finale, quanto ci sarebbe da dire sul finale! Da un punto di vista stilistico è bellissimo, le reazioni di Controllo sono umane e comprensibili. Però non so se mi convince dal punto di vista narrativo, sembra un deus ex machina. Se una cosa del genere può avvenire così improvvisamente, allora tutto può succedere, e per me ogni universo, anche il più strano, deve avere le sue regole. Ma Autorità soffre della sindrome del “secondo della trilogia”: sembra un riempitivo messo lì per darci le ultime 50 pagine (che potevano essere tagliate a 40). Il libro perfetto da regalare a chi fa un lavoro d’ufficio per ricordargli che “potrebbe andare peggio, potresti lavorare alla Southern Reach!”

Voto: 7,5


Author: Jeff Vandermeer
Genre: sci-fi,
Year: 2014
Notes: Second volume of the Southern Reach Trilogy, preceded by Annihilation and followed by Acceptance. I have read the italian translation by Cristiana Mennella.

Authority follows the events in the life of John “Control” Rodriguez, the new director of the Southern Reach, the government agency that is supposed to control and study the Area X. He may tell everyone to call him Control, but it’s pretty obvious he doesn’t have control over many things. The first impact we have with The Southern Reach is antiquate bureocracy, a smell of rancid honey and mold, paired with omipresent moquette. But it is almost a Zone in itself, a veritable ecosystem where the mold and the different areas – from small storage closets to the big canteen seem to mimic the lush vegetation of the Zone. The green of the leaves is substituted by the green of the moquette. It has its predators (Grace, the vicedirector and close friend of the former director) and its mysteries. Three members of the last expedition are back, one of which is the biologist. She remembers something, but how much? There is no trace of the psychologist, of which we learn many things – including the fact that she was the former director of Area X. The mysteries multiply. What compelled her to take part to that expedition? And what about the rest of the staff at Southern Reach? What about people like Lowry, the only surviving member of the very first expedition, or the scientist Whitby, or the glottologist Hsyu, who almost left with the last expedition but changed her mind?
I am going to be honest here, at first I had a hard time getting captured by this book. Bureocracy isn’t interesting, and neither is the continous mention of the disgusting smell of the office and so on. I wanted Vandermeer to eat that goddamn moquette, at a certain point. The first 100  pages or so felt like a queue at a post office, a small revelation or doubt given here and there bit by bit, mixed with office quarrels and tales of Control’s past, about his mother and father and childhood. The omiscient narrator still isn’t the best choice for this kind of books, it makes everything feel a little bit more stale, more unreal. With the biologist, in the first book, these details seemed interesting, Control’s ones feel like they lacked something. My first impression of this book was that it would have been better to mix it with Annihilation, one chapter about the biologist and one about Control, carefully handling revelations, behaviours and mysteries, so to make the most boring parts flow a bit better and make the reader even more curious.
Ah, the ending. So much could be said about that. Stylistically speaking, it’s the best part, I really appreciated the human reactions of Control in respect to what was happening. Narratively, I am not sure I can say so, because it really felt like an unpredictable deus ex machina. If that can happen so suddenly, then everything can and every universe, no matter how weird and mysterious must have its rules. Unfortunately Authority has the “second book of a trilogy” syndrome, it feels like a filler written to reach the last 50 pages (which could have been cut to 40).

It’s the kind of book you could give to someone you know that has an office job, as in “see, it could be worse, you could be working there.”

Vote: 7,5

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