Short stories: Scorched Earth – part 1 Racconti brevi: Terra Bruciata – parte 1

postapo1“Sai a che sto pensando?”
“Ti manca il tuo lavoro da ufficio.” rispose Marcel, asciutto.
“Sì.” John non sembrò cogliere il suo sarcasmo, “A te no?”
“A volte sì.”
“Solo a volte?”
“E va bene, molte volte’”
“Quand’è che non ti manca?”
“Quando faccio qualcosa di speciale, qualcosa di fantastico. Ti ricordi quella volta che eravamo a caccia e avevamo preso quell’alce enorme e l’avevamo portata alla base? Con la sua carne abbiamo salvato un sacco di vite quell’inverno e tutti ci trattavano da eroi,”
John fissava il cielo azzurro, come se fosse impegnato a ricordare quel giorno.
“Senti,” proseguì Marcel, “di sicuro non mi manca il mio capo e i suoi “mi dispiace ma questo progetto non è abbastanza creativo, ci serve qualcosa di più “emozionante e accattivante e divertente” e qualunque altra cosa si potesse inventare per dire che non era abbastanza.”
“Mi manca quando il mio problema più grande era “Il caffè qui fa schifo” e non sapere cosa regalare a Natale ad Aaron. Ora non so nemmeno se ci arriverà vivo, al prossimo Natale!”
Marcel gli fece segno di abbassare la voce e si guardò intorno, nervoso. Era ancora una zona relativamente sicura, e non c’erano pericoli immediati, ma avevano imparato entrambi troppe volte come “sicuro” potesse essere un concetto molto labile.
“Senti,” cercò di sembrare delicato, “anche io sono preoccupato per Aaron, o non sarei qui con te. Ma non è detto che morirà, lo possiamo ancora salvare.”
“Spero davvero che tu abbia ragione.” John non ne sembrava molto convinto, ma Marcel si sentiva stranamente ottimista mentre si avvicinavano alle aree inesplorate. Inesplorato significava pericolo, vero, era sempre così. Ma non si stavano dirigendo verso il centro della città – c’erano modi più veloci per suicidarsi in effetti – bensì verso un complesso residenziale e di uffici ancora in periferia. E inesplorato significava che avrebbero ancora potuto trovarci qualcosa, come le medicine che servivano per il figlio di John.

“Ma ci stanno ancora…” chiese John correndo. Marcel si voltò indietro: la gang in bicicletta era ancora dietro di loro, e continuava a gridare e sparare.
“Sì, il Mad Max dei poveri ci sta ancora seguendo! Presto, oltre il giardinetto… la porta di quel palazzo!” John annuì, serio. La porta aperta del palazzo di uffici sembrava quasi invitante, al punto che Marcel temeva che si stessero cacciando dritti in una trappola. Ma i loro inseguitori erano sicuramente un fato peggiore, quindi entrarono. Non c’era niente di degno di nota, era identico a tanti edifici abbandonati che avevano visto: polvere dovunque, piante morte e schermi spaccati. Si nascosero dietro una scrivania e Marcel ricaricò il fucile.
“Oh, inquietante,” sussurrò John indicando il droide segretario sul pavimento. Gli mancava un braccio e le giunture metalliche sporgevano dalla spalla, anche se erano coperte di polvere come tutto il resto.
“Non ci sparano più! Se ne sono andati!” Marcel si sporse. Era vero, erano spariti. “Perchè se ne sono andati?”
“Non lo so,” rispose Marcel, cauto, “ma dovremmo andare di sopra, potrebbero tornare con dei rinforzi,” E non mi piace quel brutto graffio che hai sulla fronte, pensò.

“Marcel… c’è qualcosa di strano.” la voce di John era poco più che un sussurro. Marcel rispose annuendo lentamente. Il pavimento di quel piano era pulito in maniera impossibile. Non vedevo un pavimento così pulito da… beh, da prima che andasse tutto a quel paese. Fa persino quel profumo tipo “oceano tropicale” che davano sempre ai detersivi da pavimento. Santo cielo, mi mancano persino le vecchie pubblicità.
Marcel fece un cenno a John e avanzò per primo. Si sentì quasi in colpa a lasciare impronte di polvere e terriccio, ma avanzò col fucile pronto, e provò ad aprire la porta alla sua sinistra. Era chiusa a chiave. La porta alla fine del corridoio era la loro unica opzione per proseguire. Prima che Marcel potesse sfiorare la maniglia le luci del corridoio si accesero di colpo e una musica trionfante echeggiò da altoparlanti nascosti.
“Ma che cazzo…?” John e Marcel puntarono i fucili contro la porta.
Una donna con un abito perfettamente stirato e capelli freschi di parrucchiere uscì dalla porta e venne verso di loro sorridendo e reggendo una cartellina.
“Congratulazioni, cittadini. Avete appena vinto il reality show “Terra bruciata!” Venite con me, il pubblico non vede l’ora di conoscervi!”


 

“You know what I’m thinking about?”
“You miss your office job.” replied the other man, drily.
“Yeah.” John didn’t seem to care for his sarcasm, “Don’t you?”
“Sometimes, yes.”
“Only sometimes?”
“Fine, most of the times.”
“When don’t you miss it?”
“When I do something special, something awesome. Remember that time we hunted that huge elk and brought it back to camp? The meat saved a lot of lives that winter and we were heroes for everyone.”
John stared at the blue sky, as if he were busy remembering that day.
“Look,” continued Marcel, “I certainly don’t miss my boss going at me like “sorry, this project is not creative enough, we need something more “catchy and edgy and fun” and whatever words he could come up to say that no, sorry, that was not enough.”
“I miss when my biggest problem was “the coffee here sucks” and not knowing what to give to Aaron for Christmas. Now I don’t ever know if he’ll live until his next Christmas!”
Marcel gestured him to lower his voice and looked nervously at the environment. It was still a relatively safe area, and no immediate threat was visible, but they both had learned too many times how “safety” can be just a word.
“Look,” he tried to sound gentle, “I’m worried for Aaron too, or I wouldn’t be here with you. But he doesn’t have to die, we can still save him.”
“I hope you’re right.” John didn’t sound convinced, but Marcel was feeling strangely optimistic as they neared the unexplored territory. Unexplored meant danger, true, it always did. But they weren’t heading for the city centre – there were quicker ways to commit suicide, really – only heading for a residential-and-offices complex still on the outskirts of town. And unexplored meant they could actually find something, like the meds they needed to save John’s son.

“Hey, are they still..?” asked John mid-run. Marcel looked back: the bicycle-riding gang was still behind them, screaming and shooting.
“Yes, Mad Max on a budget is still behind us! Quick, across the garden… that building’s door!” John nodded, serious. The opened door of the office building seemed almost inviting, to a point that he was afraid they were going right into a trap. But the guys behind them were clearly a worse option, so they went in. There was nothing noteworthy, it was identical to many abandoned buildings they had seen before, with lots of dust, dead plants and cracked computer screens. They hid behind a desk, Marcel busy reloading his rifle.
“Uh, creepy.” whispered John at the secretary droid lying on the floor. He was missing an arm and his metallic joints were visible, even if covered with dust like everything in the room.
“They’re not shooting at us anymore! They’re gone!” Marcel looked. It was true, they were nowhere in sight. “Why did they go away?”
“I don’t know,” replied Marcel warily, “but we should go upstairs, they could come back with reinforcements.” And I don’t like the bleeding scratch on your forehead, he thought.

“Marcel… there’s something wrong.” John’s voice was barely a whisper. He replied nodding slowly. The floor on that level was impossibly clean. I haven’t seen such a clean floor since… well, since everything went downhill. It almost smells of that shitty “ocean dreams” fragrance they give to floor detergents. God, I can’t believe I even miss old ads.
Marcel signalled John and went forward first. He almost felt sorry for his footprints of dust and soil, but he held his rifle out and tried to open the door on his left. It was locked. The door at the end of the corridor was their only option to go forward. Before Marcel could put his hand on the doorknob, the lights in the corridor flashed on, and a triumphant music blasted from hidden speakers.
“What the fuck?” John and Marcel steadied their rifles.
A woman with a perfectly ironed dress and freshly combed hair came towards them smiling and heading a clipboard.
“Congratulations, citizens. You just won the exclusive “Scorched Earth” reality show! Come with me, the public wants to meet you!”

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