Recensione / Review: Ancillary Mercy

51nmhdookql-_sx331_bo1204203200_Autore: Ann Leckie

Genere: sci-fi, space opera

Anno: 2015

Note: Terzo volume della trilogia dell’Imperial Radch, preceduto da Ancillary Justice e Ancillary Sword. Non è mai stato tradotto in italiano. Ha vinto il Locus nel 2016.


Avevamo lasciato Breq alla stazione di Athoek, e la troviamo ancora lì, impegnata a proteggerla dalla guerra interna di Anaander Mianaai. Non è un compito facile, specialmente tenendo conto che non tutti apprezzano la sua presenza. Mentre cerca di gestire le autorità locali e i cittadini, viene trovata una persona speciale nell’Undergarden (i quartieri sotto ai giardini), e si tratta di qualcuno che non dovrebbe trovarsi lì… Ovviamente è solo la punta dell’iceberg, perchè i problemi aumentano, e Breq deve risolvere la questione con una cauta miscela di diplomazia, abilità e colpi di pistola.

Breq è sempre la solita, testarda e pronta a morire ma mai ad arrendersi. Ma sono i personaggi secondari a stare sotto i riflettori questa volta: Seivarden ha ancora parecchi problemi da risolvere, la traduttrice Zeiat è il personaggio comico più terrificante che abbia mai messo piede nel mondo Radchaai, e Tisarwat riesce a fare un sacco di cose nonostante lo stress della sua situazione. Gettiamo anche un’occhiata su una giovane e preoccupata Anaander Mianaai, anche se questa sua incarnazione poteva essere gestita meglio: non sembra comportarsi come ci si aspetterebbe da un imperatore galattico di migliaia di anni, clone o non clone. C’è azione, come nei libri precedenti, ma non abbastanza per me.

Mercy assomiglia di più a Sword che a Justice, considerando come ambientazione e personaggi principali cambino poco. Sembrano invece cambiati i piani di Breq, ma non posso dire altro causa spoiler. Mi piace sempre l’ambientazione e l’assurda quantità di tè che bevono, e leggerei volentieri altre storie ambientate nello stesso universo ma con altri personaggi.

Non è un romanzo perfetto, ci sono dei piccoli problemi di stile, come un cambio di punto di vista che poteva essere gestito meglio. E il finale è molto difficile da giudicare. Funziona, ma poteva essere scritto meglio. Non ho apprezzato molto la quantità di pagine dedicata ai problemi personali dei vari ufficiali (includo anche Seivarden): per quanto mi piacciano, troppo è troppo.
Alla fine, è una buona conclusione per una trilogia cominciata da un romanzo che ha fatto il pieno di premi? Risposta breve: sì e no. Da un punto di vista narrativo funziona, chiude le sottotrame che erano rimaste aperte e presenta una soluzione interessante per il problema di Breq: non lo nego, è stato bello vedere come Breq riesce a danneggiare Anaander Mianaai usando ciò che teme maggiormente – qualcosa di collegato alla sua missione in Ancillary.
Eppure… ah, non lo nego, anche se funziona, mi aspettavo qualcosa di diverso. Non so dire cosa (più azione? più incarnazioni di Anaander Mianaai che fanno cose? Una soluzione più decisiva al problema dell’”imperatore galattico impazzito”?) ma considerando il primo libro mi aspettavo un finale di quelli che fanno fare “woah!”. Mi aspettavo che gli avvenimenti determinati dal finale di Ancillary avrebbero creato conseguenze enormi, eppure rimangono lontane, e tutto viene risolto in maniera molto semplice… e grazie all’aiuto della fortuna. Si poteva tenere la stessa idea di base ma sfruttarla meglio.
Ciononostante, è una trilogia che vale la pena leggere se siete appassionati di fantascienza (anche se di solito non leggete space opera). Ma se siete alla ricerca di una critica all’imperialismo unita a una narrazione meravigliosa e che dà ciò che promette, consiglio di leggere The Traitor Baru Cormorant di Seth Dickinson. Anche se è un fantasy.

VOTO: 8-


Author: Ann Leckie

Genre: sci-fi, space opera

Year: 2015

Notes: Third novel of a trilogy, preceded by Ancillary Justice and Ancillary Sword. It won the Locus Award in 2016

We’ve left Breq trying to protect Athoek System from Anaander Mianaai, and that’s what she tries to do. Not an easy task, especially considering that not everyone appreciates her presence on Athoek Station. As she tries to handle the authorities and the citizens, a special person is found in the Undergarden, someone who should definitely not be there. This is just the tip of the iceberg, as many other problems unfold and Breq has to solve everything with a careful mix of diplomacy, skills and shooting at things.
Breq is the usual Breq, stubborn and ready to die, but never to surrender.
But it’s the side characters who seem to sparkle ever more than Breq: Seivarden’s problems are far from solved, Translator Zeiat is the most terrifying comic relief who ever set foot in Radchaai space and Tisarwat, despite being overstressed, accomplishes a lot of things.

We even get a glimpse of a young and worried Anaander Mianaai, even if this incarnation could have been handled better: she does not behave like we’d imagine a thousand-year-old galactic emperor of some sort would behave, cloning or not.
There’s action, like in the preceding books, but not enough if you ask me. Mercy is more similar to Sword than to Justice, considering how the setting and the main characters involved remain the same. And Breq’s goals seem to have shifted a bit, but telling more would be venturing into spoiler land.
I still love the setting and love the ridiculous amount of tea that everyone drinks, and I would definitely read more stories set in this setting and involving different characters.

It’s not a perfect novel, it still has a few style issues, and there’s a pov shift that could have been handled better. The ending is very complex to evaluate. It works, but I feel that there was room for improvement. I did not always appreciate the number of pages spent on the various officers’ personal problems (includes Seivarden): as much as I like them as characters, too much is too much.
So, is this a good conclusion for a trilogy that was started by a novel that won so many awards? Short answer: yes and no. Narratively speaking, it works as a conclusion because it ties up a lot of loose ends, and it comes up with quite a great solution for Breq’s problem: I’m not gonna lie, it’s satisfactory to see how Breq found a way to harm Anaander Mianaai using what she fears most – and is a way connected to her quest in Ancillary. And yet… ah, I’m not going to lie, ever if it works, I was expecting more from the ending. I can’t say what (more action? More dead Anaander Mianaais? A more decisive solution to the “space emperor gone mad” problem?) but considering the first book I would have loved Ancillary Mercy to have that kind of ending that makes the reader go “woah!” I expected the events started by Ancillary Justice’s ending to create huge consequences, and yet everything is solved in a far too simple way… and with a great help from pure good luck. The same basic idea could have been exploited in a better way.

Besides that, I still think that, as a trilogy, it’s worth a read if you’re a sci-fi fan, ever if you’re not into space operas. But if you’re looking for a critique of imperialism mixed to a great narrative that definitely delivers, go for Seth Dickinson’s The Traitor Baru Cormorant. Ever if it’s actually a fantasy novel.

VOTE: 8-

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