Short stories: Scorched Earth part 3 / Racconti brevi: Terra Bruciata parte 3

scorched3


Prima leggete parte 1 e parte 2 // Read part 1 and part 2 first.

Marcel e John seguirono Alina oltre a una porta che conduceva in un corridoio.
“Posso già affermare che sarà un successo strepitoso, il pubblico lo adorerà.”
“E, esattamente, chi sarebbe il vostro pubblico?”
“Chiunque ha una tv, ovvio.” Alina li guardò preoccupata. “Tutto bene?”
“Non lo so,” sospirò Marcel, “Dove stiamo andando?”
“Sei ferito, il nostro dottore ci darà un’occhiata,” Alina indicò la fronte sanguinante di Marcel.
“E poi?” chiese John, ipnotizzato dai corridoi lindi e dai dipendenti della tv che entravano e uscivano, presi dai loro compiti.
“Dovrò chiederlo al direttore, temo. Nel frattempo mettetevi comodi.”

Il dottore mise i punti alla ferita di John mentre Marcel si guardava intorno sentendosi come se fosse seduto su una montagna d’oro. C’era abbastanza attrezzatura medica da rifornire una comunità come la loro per più di un anno. Cercò di esaminare un paio di cose, cercando date di scadenza o informazioni simili, ma non dovrò niente. Non posso certo cominciare ad aprire cassetti e sportelli come se niente fosse.
“Ora dovresti essere a posto.” disse il dottore, e Marcel tornò a concentrarsi su John, che si stava sfiorando la fronte come se ancora non ci potesse credere. “Cerca di tenerla pulita.”
John annuì e Alina si affacciò dalla porta semiaperta, “Dottor Cheng? Può venire un attimo?”
“Certo. Per favore aspettate qui.” il dottore uscì dalla piccola infermeria e chiuse la porta alle sue spalle. Meno di un secondo dopo John aveva già cominciato ad aprire i cassetti e a frugarci dentro. “Hanno un sacco di roba!”
“Stai cercando la medicina per–”
“Eccola!” John era quasi in lacrime quando mostrò la bottiglietta di pillole a Marcel, “Queste… queste vanno bene… posso salvare Aaron!”
“Bene, ma prima dobbiamo levare le tende.”
John annuì e mise la bottiglietta nello zaino.
“Senti, non voglio far del male a nessuno che non ha cercato di farlo a noi, ma non ci hanno preso i fucili perciò… preparati a usare il tuo.”
“Non hai tutti i torti.” John aprì la porta e fece capolino. Dopo qualche minuto dichiarò che il corridoio era deserto.
“Non possiamo tornare indietro, ci serve un’altra uscita. Forse c’è un’uscita di sicurezza o qualcosa del genere.”

“Questo posto non ha alcun senso.”
“Lo hai già detto tre volte… ma concordo.” borbottò John.
“Beh, com’è possibile che siamo arrivati fino a qui?”
“Magari hanno deciso di lasciarci andare visto che abbiamo vinto.”
“Sì, ma… ci dovevano delle risposte!” protestò Marcel mentre scendevano un’altra rampa di scale. “Ci sono altre persone che vivono come loro? Significa che il… disastro è avvenuto solo nella nostra città e qualcuno ci sta tenendo così per trasformarci di proposito in un programma tv e divertirsi, come in quel film…”
“Non lo so, non oso nemmeno sperare una cosa del genere,” ammise John, “Mi interessa solo salvare Aaron. E mi scoccia un po’ che non abbiamo trovato del cibo da rubare. Non era una priorità, lo so, però–”
“John, sei un genio!” Marcel si fermò e afferrò John per le spalle.
“Grazie ma…. perchè?”

“Che n’è stato di non voler far male alla gente?” chiese John in un sussurro frenetico mentre Marcel puntava il fucile contro una guardia di spalle vicina alla prossima rampa di scale.
“Non lo ammazzerò mica, voglio solo vedere se ho ragione.” Marcel sparò al braccio della guardia. L’uomo gridò con una voce strana, ed estrasse la pistola appena li vide.
“Che ti dicevo,” Marcel sembrava perfettamente calmo, “guarda, non sanguina.”
“Ma allora…”
“Sì, siamo tutti androidi, contenti ora?” Alina spuntò da dietro di loro. “Potevate chiedere invece di, beh, fare danni…” sospirò.
“Sto bene, è solo un graffio.” rispose la guardia.
“Ma se siete tutti androidi… perchè lo fate, perchè hanno tutti paura di entrare qui dentro, perchè–”
“Uno, perchè è il nostro lavoro, e siamo davvero bravi a farlo.” il cameraman dietro ad Alina sorrise fiero. “Due, perchè è parte del lavoro. Nessuno viene a disturbarci e trasmettiamo ciò che filmiamo a chiunque lo possa vedere. Non è molto ma–”
“Ecco come ci hanno trovati! La gang, dico!” capì John.
“Ma perchè ci avete consentito di raggiungervi?”
“Eravamo curiosi, non vi avevamo mai visti prima e non ci siete sembrati un pericolo. E poi cerchiamo un vincitore ogni tanto… per poi proseguire con l’edizione successiva di Terra Bruciata.”

“Wow, nessuno alla base ci crederà mai.” John scosse la testa.
“Oh, ti sbagli… chiederemo a Julie di riparare quella vecchia televisione, poi vedranno… letteralmente.”


SCORCHED EARTH PART 3

Marcel and John followed Alina beyond a door that led to a corridor.
“I can already predict that it’s going to be a huge success, our audience will love it.”
“And, exactly, who is your audience?”
“Why, everyone who owns a tv, of course.” Alina looked at them concerned. “Are you okay?”
“I’m not sure.” replied Marcel sighing. “Where are we going?”
“You’ve been wounded, our doctor will take a look at that.” Alina pointed at Marcel’s bleeding forehead.
“And after that?” asked John, looking at the pristine corridors and the tv employees who came in and out of them, busy with their work.
“I’ll have to ask the director, I’m afraid. In the meanwhile, make yourselves comfortable.”

The doctor stitched John’s wound while Marcel looked around, and he felt like he was sitting on a pile of gold. There were enough medical supplies to last a community like theirs for more than a year. He tried to examine a few things, looking for an expiration date of some sort, but he found nothing. He couldn’t exactly start opening all the drawers and cabinets.
“You should be fine now.” the doctor spoke, and Marcel focused back on John, who was touching his forehead as if he could not believe it just yet. “Try to keep it clean.”
John nodded, and Alina peeked from the half-closed door,
“Doctor Cheng? Could you please–”
“Yes, of course. Please, wait here.” the doctor left the small emergency room and closed the door behind him. Less than a second after, John had started opening the drawers and rummaging into them.
“They have so much stuff!”
“Are you looking for Aaron’s–”
“Found it!” John almost shed tears of joy showing Marcel the bottle of pills. “This.. this should work… I can save Aaron!”
“Yes, but we need to leave first.”
John nodded and put the bottle in his backpack.
“Look, I don’t want to hurt anyone who hasn’t tried to hurt us, but they didn’t take our rifles, so… let’s be ready to use them.”
“I suppose you’re right.” John opened the door and peeked through. After a few minutes he declared the place was empty.
“We can’t go back, we need another exit. Maybe there’s a fire exit or something.”

“This place doesn’t make any sense.”
“You’ve said it three times already… but I agree.” mumbled John.
“Well, how comes we made it so far?”
“Maybe they’re letting us go since, you know, we won.”
“Yes, but… they owed us answers!” protested Marcel as they went down another flight of stairs. “Are there other people like them? Is the… disaster limited to our town and someone is keeping us like this so that they can have fun watching us, like in that movie…”
“I don’t know, I don’t ever dare to hope something like that.” admitted John, “I just want to save Aaron. Besides, I’m a little disappointed that we didn’t find some food to steal. It wasn’t a priority, I know, but–”
“John, you’re a genius!” Marcel stopped mid-step and grabbed John by the shoulders
“Thank you, but… why?”

“What about not wanting to kill people?” asked John in a frantic whisper as Marcel aimed his rifle at an unaware guard standing before the next flight of stairs.
“I’m not gonna kill him, I’m just gonna prove my theory.” Marcel shot the guard in his arm. The man emitted a weird shriek, and as soon as he saw them, he drew his gun out.
“Told you,” said Marcel, seemingly calm, “Look, there’s no blood.”
“But this means…”
“We’re all androids, yes, are you happy now?” Alina appeared behind them. “You could’ve asked instead of causing, you know, damages…” she sighed.
“I’m fine, it’s just a scratch.” replied the guard.
“So if you’re all androids… why are you doing this, why is everyone scared of entering the building, why–”
“First, because it’s our job, and we’re damn good at it.” the camera operator behind Alina smiled, proud. “Second, because it’s part of the job. Nobody touches us and we broadcast what we can film to everyone who can see it. It’s not much but–”
“That’s how they found us! That gang!” understood John.
“But why did you let us come to you?”
“We were curious, we had never seen you before and you didn’t seem really dangerous. Besides, we try to find a winner every now and then… then we continue with the following edition of Scorched Earth.”

“Man, nobody is going to believe us back to camp.” John shook his head.
“Oh no, they will… we’ll ask Julie to repair that old tv and then everyone will see. Literally.”

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