Racconto breve: Una mattinata al museo // Short Story: A morning at the museum

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La voce del collega la distrasse dai suoi pensieri, e Hilda si voltò. Nella sua divisa azzurro vivo da insegnante, Frank si stagliava come un faro in un mare di bambini delle elementari.

“Smettila, o romperai il minicomputer.” disse Frank a un bambino impegnato a testare la resistenza del computer da polso sbattendolo contro il sedile. Il bambino lo guardò e obbedì riluttante, ottenendo un sorriso da parte di Frank. Assicuratosi che i bambini fossero a posto nei loro sedili e sufficientemente intrattenuti dal paesaggio, Frank si sedette vicino a Hilda.

“Tutto bene?”

Annuì. “Sono solo stanca.”

Frank sospirò. “Meno male che ci sei anche tu. Antoinette mi ha detto che ti piace portare i bambini al museo. Non fraintendermi, adoro il mio lavoro, ma a volte preferirei camminare sull’orlo di un vulcano attivo.”

“Ne hai mai visto uno vero?”

“Ho la faccia di uno che può permettersi una “vacanza avventura” sulla Terra?” mimò le virgolette con le dita, “No, solo le simulazioni. Tu?”

“Idem. E comunque non mi dispiace portare in giro i bambini. Ho visto tutti i musei e le mostre degli ultimi cinque anni gratis, e con tanto di guida.”

“Cosa ti è piaciuto di più?” chiese Frank.

“Difficile a dirsi. Mi era piaciuta la mostra sull’Antico Egitto, ma temo le mummie fossero tutte finte. La mia cosa preferita rimane l’Albero, mi sa.”

 

Hilda adorava l’Albero. Lo aveva visto per la prima volta da piccola, e da allora le aveva sempre fatto piacere rivederlo: valeva la pena farsi intere sale del museo dedicate alla vita di un tempo sulla terra, con sempre gli stessi ologrammi di animali e quelle spiegazioni che ormai conosceva a memoria, per arrivare alla stanza dell’Albero. Si ergeva proprio in una sala circolare, luminosa e dotata di soffitto trasparente, così che da alcuni angoli l’albero sembrava stagliarsi contro i grattacieli più alti del museo, come per ricordare uno spettacolo comune per chi viveva sulla terra. Protetto da una gigantesca cupola trasparente come un oggetto in mostra in una teca, l’unico albero presente su Aurora viveva e cresceva nel suo ambiente perfettamente controllato. Era un cedrus libani, un Cedro del Libano.

Rispose alle domande dei bambini senza problemi, visto che erano più o meno sempre le stesse: cos’è un “libano”, cos’è un “cedro”, perchè le foglie sono fatte così.

“L’Albero è alto 19,7 metri, Violet.” la bambina fissò l’albero a bocca aperta.

Ed ecco che arrivava il suo momento preferito. Si domandava come potessero permetterselo, quelli del museo: a quanto sapeva lei gli androidi erano molto costosi, soprattutto quelli con fattezze così umane. Immagino ricevano donazioni, e sicuramente sarebbe utile per un’azienda, ci guadagnerebbe in termini di immagine.

Con la sua pelle di plastica opaca e rifinita, l’androide sembrava appena più grande di una persona, e si muoveva con una grazia rara per un macchinario. Aprì la cupola dell’albero e si comportò come se non ci fosse nessuno a guardarlo, controllando attentamente dei parametri su un palmare e estraendo un paio di forbicine dal grembiule. Si mise a osservare attentamente il terreno vicino all’albero, controllando la presenza di parassiti.

Hilda sapeva che probabilmente non c’era bisogno di una scena del genere: potevano tenere d’occhio i parametri dai computer centrali e riservare gli eventuali interventi a momenti in cui non c’erano visitatori. Ma era, appunto, una scena: faceva parte di tutta l’esperienza del Museo della Vita Terrestre e non stonava affatto.

“Immagino sia per via del contrasto,” disse Frank, “Un androide… un essere meccanico, un’intelligenza artificiale costruita dall’uomo…” enfatizzò le sue parole con i gesti delle mani. “..ad occuparsi di uno degli ultimi esseri viventi del vecchio mondo. Scommetto che lo usano per quello.”

 

Lucy risistemò le forbicine nella tasca del grembiule e uscì dalla cupola dell’albero, chiudendo la porta con il codice di sicurezza.

“Grazie per la vostra visita.” disse alla classe accennando un inchino. I bambini e i due insegnanti risposero all’unisono, e lei si diresse verso una porta riservata ai dipendenti del museo. La chiuse con cautela e si diresse all’area relax.

“Com’è andata?” chiese un collega masticando un panino.

“Come al solito.” rispose Lucy con la sua voce dal timbro sintetico. Si sedette su una delle sedie di plastica verde fluorescente e si tolse la maschera da androide. Trasse un profondo respiro e cominciò a pulirsi il sudore dal viso.

“I bambini ci cascano sempre?”

“Ci cascano tutti, secondo me.” si tolse i guanti che formavano le mani finte. “Per questo amo i lunedì.”


 

The voice of Frank, her colleague, distracted Hilda from her thoughts, and she looked behind her. In his bright blue teacher uniform, Frank stood up like a lighthouse in a sea of elementary school kids.

“Stop doing that, you’ll break your wristcom.” said Frank patiently to a kid who was testing the resistance of his wristcom smashing it with all his force against his seat. The kid looked at him and, reluctantly, obeyed, obtaining a smile from Frank. Seeing that the kids were all sitting in their seats, thankfully distracted by the pastel skyscraper landscape, Frank sat next to Hilda.

“You okay?”

She nodded. “I guess I’m just tired.”

He took a deep breath. “I’m glad to have you here. Antoinette told me you love taking kids to the museum. Me, I love my job, but sometimes I feel like I’d rather walk on the edge of a flaming volcano.”

“Have you ever seen a real one?”

“Do I look like the guy who can afford an “adventure holiday” on Earth?” he mimed the brackets with his fingers. “Nah, only the simulations. You?”

“Same. Anyway yeah, I don’t mind it. I’ve seen every museum and exhibition in the last 5 years for free, and in great detail too.”

“What’s the coolest thing you’ve ever seen?” asked Frank.

“Uh, that’s hard to say. I loved the Ancient Egypt one, even if I suspect the mummies were fake. But my favorite thing remains the Tree.”

 

Hilda loved the Tree. Since she had seen it for her first time as a little kid, it always brought her joy to see it again. It was worth an entire day walking through museum areas devoted to old life on Earth, with always the same animal holos and explanations she had learned by heart now. The museum knew how to bring value to its pieces and she knew it.

There it stood, at the center of a bright, round hall with a transparent ceiling made so that from a certain angle you could see the tree against the human structures, a reminder of what it was to live on Earth once. Encapsulated in a transparent, giant case, like a normal piece at an exhibition, stood the only tree that could be found on Aurora. It was a cedrus libani, a Cedar of Lebanon, living and flourishing in its perfectly controlled environment.

She answered the kids’ questions easily, since they were pretty much always the same ones: what’s a “lebanon”, what’s a “cedar”, why do the leaves look weird.

“It’s 19,7 meters tall, Violet.” the kid opened her mouth in wonder.

Then came her favorite part. She briefly wondered how the museum could afford it, because as far as she knew androids weren’t cheap, especially those who looked so human. But there were donations, after all. It would to well for the image of a company, I guess.

With its visible, polished plastic skin, the android looked only slightly bigger than a regular human, but he moved with a grace she rarely saw in machines. It opened the Tree’s protective dome and behaved like there was no one looking at it, carefully checking parameters on a display and taking small scissors from its apron. It tended the grass next to the tree, carefully scouting for parasites.

She was vaguely aware that perhaps there was no need for such a thing: most parameters could have been checked by the main computers and interventions could be kept to times in which visitors were not allowed. But it was part of the show, and she couldn’t blame the museum for wanting to keep up with it.

“It’s all about the contrast, isn’t it?” said Frank, “An android – that is, a mechanical being, an artificial intelligence, something man made…” he emphasized everything with his hand gestures. “Taking care of one of the last precious living things. I think that’s why they use one.”

 

Lucy put her scissors back in her apron and left the Tree’s environment, closing the door with its security code.

“Thank you for your visit,” she said to the classroom with a small bow. All kids and the two teachers replied in unison, and she headed for an employee-only door. She closed it carefully behind her and headed for the relax area.

“How did it go?” asked a friend who was munching on a sandwich.

“As usual.” replied Lucy, with her vaguely synthetic voice. She sat on one of the bright green plastic chairs and took off her fake android mask. She breathed heavily and reached for a tissue to clean the sweat off her face.

“Kids still fall for it?”

“Everyone does, I think.” she removed her fake-hand gloves. “That’s why I love mondays.”

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Recensione: Utopia Pirata / Review: Pirate Utopia

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Autore: Bruce Sterling

Genere: fantascienza (storia alternativa e altri sottogeneri)

Anno: 2015

Note: pubblicato nella collana Urania come raccolta di racconti dal sottotitolo “i racconti di Bruno Argento”, traduzione letterale del nome di Bruce Sterling in italiano.


Prima un paio di precisazioni. La raccolta contiene cinque storie: due che potrebbero essere definiti romanzi brevi (Utopia Pirata e Pellegrini del Mondo Rotondo) e tre racconti. I racconti in questione erano apparsi per la prima volta nel 2012 nella raccolta Gothic High-Tech, mentre i due romanzi brevi sono apparsi prima in italiano e poi in inglese. In particolare, Utopia Pirata è uscito nel 2016 per il pubblico anglofono. Visto che la mia recensione è pensata sia per l’edizione anglofona che quella italiana, mi concentrerò soprattutto sul romanzo breve Utopia Pirata. Tra gli altri racconti segnalo comunque Cigno Nero, il mio preferito. Tutte le storie sono ambientate in Italia (e molte a Torino).

Utopia Pirata è una storia dieselpunk, un’ucronia basata sugli eventi intorno alla Reggenza del Carnaro e alla città di Fiume (ora conosciuta come Rijeka e parte della Croazia), esperimento governativo durato solo qualche anno. Figlia del malcontento postbellico e delle nuove ideologie dell’epoca, l’Impresa di Fiume non ha avuto molto successo, storicamente parlando; l’idea era quella di annettere la città al regno d’Italia. Il popolo di Fiume aveva dato il benvenuto alle truppe giunte in città con quell’intento, e accade anche in Utopia Pirata.

Anche in Utopia Pirata D’Annunzio ha un ruolo fondamentale, ma non è l’unico personaggio particolare: molti personaggi curiosi giungono a Fiume in quegli anni, seguaci di uno stile di vita libertino e futurista. La storia si concentra su Lorenzo Secondari, veterano della Grande Guerra e ingegnere esperto, il quale comincia la sua carriera a Fiume come pirata e gestore di una fabbrica di missili, della quale si occupa assieme a Frau Piffer, sindacalista e capo delle operaie della fabbrica. Le abilità e le conoscenze di Secondari si rivelano necessarie per la città, per aumentarne il potere e per renderla credibile agli occhi delle altre nazioni.

Adoro il dieselpunk, e mi sono divertita a leggere Utopia Pirata anche se, a essere onesti, non c’è molta storia dietro, non nel senso tradizionale del termine: è più che altro una lista di episodi della vita di Secondari, i quali servono a farci vedere l’ambientazione. Sembra proprio che sia l’ucronia vera e propria ad essere la protagonista, essendo ricca di personaggi storici famosi e riferimenti interni. Come ogni storia non classica, diventa molto soggettivo dare un giudizio: per me è stata una bella lettura, perchè ai miei tempi a scuola D’Annunzio e il Futurismo sono stati a malapena sfiorati per via del collegamento col fascismo. E poi è interessante leggere questo genere di storie scritte da una persona che non è vissuta in Italia così tanti anni. Mi domando cosa provino i lettori stranieri, che magari non hanno mai sentito nominare Fiume prima d’ora…

Voto: 8,5


 

Author: Bruce Sterling

Genre: sci-fi (alternate history, mostly, with a hint of fantasy thrown in for flavour)

Year: 2015

Notes: the english-speaking edition came out in 2016 published by Tachyon Publications, but it was first published in Italian in 2015 in a collection of short stories with the same name and the undertitle “the short stories of Bruno Argento”, literal translation into Italian of Bruce Sterling’s name.


First, a couple of things. As I was saying in the notes, the english and italian editions differ: the english edition consists only of the novella Pirate Utopia, while the Italian one is made up of five stories and was published one year before for Urania, the most famous sci-fi “magazine” in Italy. Why so? Well, because Bruce Sterling spends a lot of time in this country, mostly in Turin, a city in northwestern Italy, and this collection of short stories can be read a tribute to Turin and Italy in general. Three of the other short stories (Black Swan, The Parthenopean Scalpel and Esoteric City) can be found in a 2012 collection called Gothic High-Tech. This leaves out Pilgrims of the Round World.

My review will focus mostly on Pirate Utopia, but I have to say my personal favourite was probably Black Swan.

Pirate Utopia is a dieselpunk novella, a piece of alternate history focusing on the Regency of Carnaro and the city of Fiume (now known as Rijeka and part of Croatia), a self-proclaimed state which, historically, lasted only a few years. A result of post-war unrest and new ideologies, it didn’t last much and it was not successful: they wanted to annex Fiume to the Kingdom of Italy, and it didn’t end well. The population of Fiume did welcome the army that came to annex them quite enthusiastically, and that’s kinda what happens in Pirate Utopia. Which, again, refers to the Utopia of the city of Fiume: like in reality, it is led by Italian poet and controversial figure Gabriele D’Annunzio, but many other interesting characters inhabit this new frontier, most of which are deeply invested in Futurism. We follow the adventures of Lorenzo Secondari, WWI veteran and brilliant engineer, who starts his career as a pirate and owner of a torpedo factory which he runs with Frau Piffer, syndacalist leader of the women who work at the factory. Secondari’s knowledge and skills are necessary for Fiume to increase its power and its credibility in the eyes of foreign countries.

I love dieselpunk, and I enjoyed Pirate Utopia even if, to be fair, there isn’t much of a story, not in the traditional sense of the word: it reads mostly like a collection of episodes in Secondari’s life, and it mostly serves the purpose to show us the universe in which it’s set. It’s as if the whole alternate history setting is the main character here, filled with famous historical and literary figures and many inside jokes. As with any non-conventional story, it’s even harder to judge it: for me it was a very interesting read, because in Italian schools D’Annunzio and Futurism are usually brushed off because of their connection with Fascism, which remains a super delicate theme. But I can’t imagine what it must be to read this without having ever heard of Fiume and everything behind it. I bet it’s one hell of a ride.

Vote: 8,5

Recensione / Review: Little Brother

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Autore: Cory Doctorow

Genere: fantascienza distopica (elementi cyberpunk), young adult

Anno: 2008

Note: Disponibile gratuitamente sul sito di Doctorow in inglese. Pubblicato in Italia da Multiplayer nel 2015 ( in una bella edizione, tra l’altro). Ha un seguito, Homeland.


Marcus è un hacker diciassettenne che vive a San Francisco. Le sue capacità gli consentono di uscire dalla sua rigidissima scuola (e già iniziano gli elementi distopici) ingannando i controlli di sicurezza per incontrare i suoi amici Van, Darryl e Jolu e partecipare a un gioco di ruolo che richiede loro di compiere delle quest nella vita reale in certi momenti del giorno. Ma ecco che succede qualcosa di terribile: il famoso ponte cittadino crolla in seguito a una serie di esplosioni, e sotto i suoni assordanti delle sirene il gruppetto di amici cerca di raggiungere uno dei rifugi. Il rifugio è affollatissimo, e nella calca Darryl viene pugnalato. Decidono allora di tornare sulla superficie e cercare aiuto per l’amico ferito, ma quelli che si fermano per loro non hanno buone intenzioni: li bendano e li gettano sul retro di un veicolo assieme ad altri. A quanto pare il DHS (dipartimento di sicurezza) ha trovato sospetto il loro comportamento… Una volta giunti a destinazione vengono separati, e il lettore segue le vicende di Marcus, il quale viene torturato – con nuovi metodi, quei metodi che lasciano il segno dentro e non fuori – e accusato di essere un pericoloso terrorista. Giorni dopo viene rilasciato, ma non può rivelare a nessuno cosa gli è successo: sa che lo terranno d’occhio. Suo padre approva le rigide misure di sicurezza che vengono messe in atto dopo le esplosioni, senza sapere che Marcus è stato torturato dalle stesse persone che dovrebbero proteggerlo in quanto cittadino. Con l’aiuto di amici vecchi e nuovi, Marcus decide di usare le sue abilità per battersi contro il suo vero nemico, la DHS. Il tutto mescolato ai problemi tipici della vita di un adolescente: scuola, amicizie, amori, e così via.

 

Quando ho sentito Cory Doctorow presentare il suo libro al Salone di Torino un paio di anni fa mi sono subito incuriosita. Ha spiegato come secondo lui Little Brother unisse la distopia tradizionale con le storie d’avventura, e leggendolo mi sono trovata a concordare, c’è tantissima azione, un flusso di eventi continuo: anche per questo riesce a non essere mai noioso. Ed è anche vero che, più che seguire semplicemente il Viaggio dell’Eroe, Doctorow si è “limitato” a far capitare a Marcus tutte le peggiori cose che possono succedere a chi cerca di resistere a un potere come quello della DHS. Ciò che accade a Marcus è successo – e sta succedendo, probabilmente – ad altre persone in altre parti del mondo, e qui viene fatto succedere tutto a lui per motivi narrativi. La struttura della storia regge comunque bene. Doctorow, oltretutto, costruisce un adolescente realistico, cosa che è sempre un piacere leggere. Anche i suoi genitori sono personaggi apprezzabili e comprensibili: di fronte al rischio concreto di aver perso il proprio figlio in un attentato capiamo che suo padre accetti di buon grado le invasioni nella sua privacy: lui non ha niente da nascondere ed è disposto a farlo se ciò può aiutare il governo a catturare i terroristi.

Anche se ha quasi dieci anni, Little Brother non è invecchiato male. Dopotutto non è solo un romanzo: è anche un manuale, e guida il lettore insegnandogli a essere scettico e cauto nell’uso della tecnologia quotidiana. Uno dei personaggi avverte Marcus di non fidarsi di nessuno che abbia più di 25 anni: io sono già fuori, ma non temete, il libro è comunque godibile a qualunque età. In più se avete figli/parenti adolescenti, è un regalo perfetto.

Voto: 8,5


Author: Cory Doctorow

Genre: sci-fi, dystopia, cyberpunk (YA)

Year: 2008

Notes: The book is available on Doctorow’s website for free. It has a sequel, Homeland.


Marcus is a 17 year old hacker and tech enthusiast living in San Francisco. His abilities allow him to cheat the security controls of his school and sneak out to meet his friends Van, Darryl and Jolu to play a RPG that requires real-life quests in certain moments of the day. But something terrible happens: a bunch of explosions go off and destroy a bridge. The terrified teens try to reach a shelter, only to find it impossibly crowded and, in the chaos, Darryl gets stabbed.

The group goes back to the surface and seeks help for their friend, but the people who stop for them aren’t friendly: they blindfold the teens and throw them into the vehicle, where they aren’t alone in their destiny. They have been taken by the DHS (Department of Homeland Security) for their suspicious behaviour. Once they reach their mysterious destination they get separated. Here we follow Marcus being tortured – that kind of torture that leaves signs on the inside, not on the outside – and accused of being a dangerous terrorist. He gets released only a few days after, and he cannot mention what happened there to anyone. He knows that people will watch over his actions, and that his father approves the stern security measures that are being enforced. He doesn’t know that Marcus has been kept prisoner by the same people who were supposed to protect him as a citizen. With the help of his old and new friends, Marcus starts using his skills to fight against the real enemy – the DHS, and everyone who is ready to give up their freedom in exchange for a false sense of security. All mixed with a teenager’s life: school, friends, love and so on.

When I saw Cory Doctorow live discussing this book with Bruce Sterling I knew I had to get it. He explained that this book mixes traditional dystopia with traditional adventure fiction, and it is indeed true, there is a lot of action, plenty of things happening. You don’t get a moment of rest, it never becomes boring. Doctorow declared he wasn’t really following the traditional Hero’s Journey writing scheme, but he just threw at Marcus whatever bad thing could happen to someone who is trying to what he does – trying to resist, to survive, to protect. You can perceive that what happens to Marcus has happened (and is happening) to other people around the world and has been “condensed” and thrown all at him for the sake of narration. A narration that works wonderfully. Doctorow writes a believable teenager character, a rare thing in the world of writing; his parents too are understandable (if you thought your son was dead through a terrorist attack, it would be human to go into “please catch the evil people and invade my privacy if you need it, I have nothing to hide anyway” mode.). This book was published 7 years ago, but it still feels very accurate. It doesn’t just work as a novel, but it teaches the reader a good dose of skepticism and caution when it comes to the use of new technology to the point you’ll want to encrypt your grocery list too (no, Paranoid Linux doesn’t exist… yet.).

It comes with the message “Don’t trust anyone over 25″, so I am already out. But whatever your age is, you’ll love it. So, if you have kids/relatives that are teens, give this to them, it may entertain them and give them food for thought.

Vote: 8,5

Short Stories: Beato Angelico, friday night – Part 3/ Racconti Brevi: Beato Angelico, venerdì sera – Parte 3

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Il racconto breve di oggi è basato su uno schizzo della fantastica Margherita! Stavo guardando il suo sketchbook e le ho detto “scannerizzami questo, voglio farci un racconto!” Ed ecco qui. La storia si svolge in una Italia cyberpunk in una città immaginaria del nord, nel’affascinate quartiere del Beato Angelico. Buona lettura! Ma non dimenticate di leggere la prima parte e la seconda!

Today’s short story is based on a sketch done by the amazing Margherita! I was browsing her sketchbook and told her “scan me this, I need to write a story about it!” And so I did. The story is set in a cyberpunk Italy in an imaginary town in the north of the country, in the fascinating district called Beato Angelico. Enjoy! But don’t forget to read part 1 and part 2 first!


Lucas aveva avuto paura tante volte nella sua vita, specialmente lavorando. La paura era uno strumento potente e a volte molto utile. Ricordava il misto di paura e tensione che lo avevano avviluppato quella volta in cui Marco era stato rapito, quando Lucia era stata gravemente ferita e quando erano stati falsamente accusati di aver aiutato un gruppo di terroristi. Il suo personale picco di paura era arrivato quando aveva cercato di introdursi nel sistema della Olivetti alla ricerca di qualche dato rivendibile in coppia con un altro hacker che si faceva chiamare Ideechiare.

Nel cyberspazio la paura poteva letteralmente uccidere in una serie di impulsi inviati al cervello che avrebbero innescato nei casi migliori un leggero ictus, nei casi peggiori la morte. Aveva sentito parlare di hacker morti di puro terrore, come se qualcosa avesse ordinato ai loro cuori di cessare di battere, ma aveva sempre creduto fosse una leggenda, o perlomeno lo aveva sperato.

Ma quella notte, connesso al sistema Olivetti, era quasi morto: si era disconnesso di colpo dalla paura, abbandonando Ideechiare nel cyberspazio. Poi fece ciò che ogni hacker ragionevole avrebbe fatto: non aveva toccato il computer per una settimana cercando di metabolizzare l’accaduto, passando ore nella doccia cercando di lavare via la sensazione di “potevo restarci secco” unita al senso di colpa di aver lasciato lì Ideechiare da solo. Aveva giurato di non provarci mai più con l’Olivetti, e il non avere più avuto notizie di Ideechiare aveva rafforzato la sua idea a suon di incubi.

Eppure anche quei momenti erano niente paragonati a come si sentiva quella sera. Perché quell’androide con corpo di donna era lì, e lo teneva sotto tiro con un sguardo spietato. Il vento faceva garrire la sua sciarpa come uno stendardo, e solo in quel momento Lucas si accorse che la sciarpa era macchiata, probabilmente di sangue. Era disarmato – sapeva a malapena sparare – e ora poteva solo aspettare che Francy sparasse all’androide prima che lui facesse una brutta fine.

Sentì la sua pistola fare click e deglutì.

“Ehi, senti, se devo morire non puoi almeno dirmi perchè?” chiese cercando di guadagnare tempo.

“Perchè te lo meriti.”

“Sì, beh, immagino che molti freelance come me se lo meritino ma… chi ti manda?”

“Nessuno. Sono qui per il tuo tradimento.”

“Non ti ho mai visto prima!” Lucas sentì delle lacrime scorrergli lungo il viso. Dove cazzo sei finita, Francy? Ti pago da bere fino alla fine dei tempi se ti decidi a spararle..

“Invece sì. E ora–”

Uno sparo echeggiò nell’aria. Lucas chiuse gli occhi, ma li riaprì appena si rese conto di stare bene. L’androide, invece, giaceva a terra. Si teneva una mano sul collo, e nell’aria c’era odore di ozono e plastica bruciata.

“Se me ne vado… verrai con me.” l’androide estese il braccio e gli sparò. Francy sparò un altro colpo, e Lucas vide l’androide spegnersi con un buco annerito alla base della testa. Poi fissò il proprio torace sanguinante.

“Ma così non vale…” protestò prima di sprofondare nell’oscurità.

 

Andrea sentì la coscienza tornargli in corpo di colpo. Boccheggiò in cerca di ossigeno e tossì. Era ancora legato al tavolo e dato che non si poteva muovere si accontentò di aprire e chiudere i pugni un paio di volte. Il corpo gli faceva male in modo strano, come se avesse dormito in una brutta posizione e avesse i muscoli addormentati.

“Com’è andata? Lo ha ucciso?” chiese una donna con una spilla della Olivetti sulla giacca.

“Un momento, per favore, il trasferimento di coscienza non è una cosa da poco.” rispose un uomo in camice bianco, probabilmente un dottore. Il dottore rimosse gli elettrodi dalla sua testa.

“L’ho ucciso. Ho ucciso quello stronzo traditore.” disse Andrea. Era stato strano essere in un corpo di donna, ma almeno si era vendicato contro quell’hacker che lo aveva abbandonato nelle grinfie della Olivetti.

“Tutti i parametri sono regolari, non ci sono danni neurali. Il test ha avuto successo.” confermò il dottore.

“Bene,” replicò la donna. “Ho parecchi incarichi che lo aspettano.”


 

Lucas had felt scared many times in his life, and especially in his line of work. Fear was powerful, and sometimes very useful. Fear and tension had devoured him that time Marco had been kidnapped, when Lucia had been badly wounded and when they had been falsely accused of helping a terrorist group. His biggest fear had been when attempting to raid the Olivetti system in search of something useful, together with another hacker named Ideechiare. In cyberspace fear could literally kill, sending impulses to your brain and that resulted in a mild stroke in the best of cases and in death in the worst. He had heard of colleagues dying out of sheer fear, as if something had prompted their hearts to stop working. He thought it was a legend, he hoped it perhaps.

But that night within the Olivetti system he almost died, so he disconnected out of sheer fear, abandoning Ideechiare in the system. He did what any reasonable hacker would have done: he didn’t touch the computer for a week while absorbing the hit, spending hours in the shower trying to wash off the “that was so close” sensation mingled with the sense of guilt of having left Ideechiare alone, and vowing never to touch the Olivetti system ever again. He never heard of Ideechiare again, and that fact gave him nightmares for days.

And yet even those moments were nothing compared to how he felt that evening. Because she was there, her gun drawn at him and a merciless look on her face. The evening wind made her scarf billow like a banner, and only now did Lucas notice that the scarf was stained: the stains looked suspiciously like blood.

He had no weapons – he barely knew how to shoot anyway – and all he could do was wait for Francy to save his ass and shoot the crazy android before she killed him.

He swallowed as he heard a click from her gun.

“Look, wait, if I have to die can’t you at least tell me why?” he asked trying to buy Francy some time.

“Because you deserve it.”

“Yeah, look, I’m sure a lot of freelance like me do but… who sent you?”

“No one sent me. I’m here because you betrayed me.”

“I’ve never seen you before!” Lucas felt tears rolling down his cheeks. Where are you, Francy? I’m buying you drinks from here to eternity if you shoot her…

“You have, dear, you have. And now–”

A gunshot echoed through the air. Lucas closed his eyes, but opened them again as soon as he realized he was fine. The android, however, lied on the floor and kept a hand at the base of her neck. The air smelled of ozone and burnt circuits.

“If I go… you come with me.” she extended her arm and shoot him. Francy shot her again, and the Lucas could see her turn off, a blackened hole in the back of her head, before staring at his own bloody chest.

“This isn’t fair…” he whispered as everything went black.

 

Andrea felt his conscience back in his body all of a sudden. He gasped for air and coughed. He was still strapped to the table, and since he couldn’t move he opened and closed his fists a few times. His whole body ached weirdly, as if he had fallen asleep in the wrong position.

“How did it go? Did you kill him?” asked a woman with an Olivetti badge on her jacket.

“Calm down, conscience transfer is no joke.” a man in a white coat replied. The doctor removed the electrodes from his head.

“I killed him. I killed that asshole traitor.” said Andrea. It had been a strange sensation, to be in a female body. But killing the guy who had abandoned him in the hands of Olivetti made it worth the effort.

“Parameters are all right, no neural damage. The test was successful.” confirmed the doctor.

“Good,” said the woman, “Because we’ve got many jobs lined up for him.”

Recensione / Review: Angeli di Plastica

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Autore: Emanuela Valentini

Genere: sci-fi, cyberpunk

Anno: 2016

Note: Finalista al premio Urania nel 2016, poi pubblicato da Delos Books.


Mei è una ragazzina di 17 anni che vive in un sobborgo corporativo: un posto carino, pulito, protetto da tutti i pericoli del mondo esterno. L’area è di proprietà della PlasticArt, una ricca azienda che produce mobilio e complementi d’arredo stampati in 3D; suo padre lavora lì e Mei, promettente studentessa destinata a diventare ingegnere, vive con lui. Una notte Mei si trova all’esterno, vicino a uno degli edifici aziendali, mentre una pioggia acida, colorata e disgustosa si riversa dal cielo. Appena può, Mei corre verso l’edificio, guidata da una voce nella sua testa, una voce che appartiene a un giovane affascinante che incontra nei sogni. C’è anche un’altra voce: una vocetta irritante nello sfondo dei suoi pensieri, con cui spesso Mei parla e litiga. Considerando che la sua mente piena di problemi le consente di accedere a un GPS neurale che le mostra l’ambiente (mappe degli edifici, persone, ecc), l’altra voce sembra un effetto collaterale sopportabile.

Mei non ha mai lasciato il sobborgo della PlasticArt, e suo padre le ha raccontato storie di grandi, pericolose città cadute in mano al crimine e al decadimento. Nei sotterranei un gruppo di persone marcescenti muore di fame cercando di tirare avanti: a unirli, le origini misteriose di tutti loro: non ricordano niente delle loro famiglie, sanno solo di essere fuggiti dalla loro prigione e cercano di aiutare altri di loro a fuggire, o di sabotare i veicoli dei loro catturatori.
Nel mezzo di tutto questo caos ci sono Mei e le sue azioni, la sua lotta disperata per salvare l’uomo dei suoi sogni – letteralmente – e fuggire dalla sua vecchia vita man mano che scopre sempre più segreti della PlasticArt.

Angeli di Plastica è molto difficile da recensire: da un lato abbiamo delle idee molto interessanti e un’atmosfera ben costruita, dall’altro una vistosa mancanza di editing, come se il romanzo fosse stato scritto in fretta (e poi non editato, appunto).

Dovessi ignorare i refusi e le piccole correzioni mancanti, e anche il fatto che in copertina c’è stampato un bello spoiler grosso come una casa, a questo romanzo manca ancora qualcosa. Alcuni personaggi sono un po’ ridicoli e poco credibili (lo psicologo di Mei), altri sembrano solo stereotipati, e in generale ho faticato a trovare personaggi in cui immedesimarmi. Alcune scene e dialoghi più di altri, poi, necessitavano proprio di editing per essere efficaci. In realtà è proprio questo il problema principale del romanzo: la mancanza di editing. Mi dispiace molto dirlo, perché alla base ci sono delle idee davvero promettenti, come quella sulle origini delle persone misteriose e di ciò che significa, ma non posso negare i suoi problemi, problemi che un buon editing avrebbe risolto lasciandoci con un bel romanzo cyberpunk. Mi sembra che non rifletta davvero lo stile di Valentini: c’è energia alla base, ma è grezza e avrebbe bisogno di essere raffinata.

Voto: 6,5


 

Author: Emanuela Valentini

Genre: sci-fi, cyberpunk

Year: 2016

Notes: shortlisted for the Urania award in 2016 and published by Delos Books. As far as I know there is no english translation (but you can read something she has written in english here). The title literally means “Plastic Angels”.

Mei is a 17 y.o. girl living in a corporative suburban area: a nice, clean environment, shielded from all dangers of the external world. The area is owned by PlasticArt, a rich company that produces furniture and other objects via 3D printing; her father works there and so Mei lives with him. It’s night and Mei, a promising engineering student, is right outside one of the PlasticArt buildings, while an acid, colorful and disgusting rain falls from the sky. As soon as she can, she reaches the building: she is being guided by a voice in her head who is desperately asking for help, a voice belonging to a handsome young man she sees in her dreams. But there’s also another voice, an irritating little voice at the back of Mei’s head, with whom she constantly talks. A form of neurosis, she has always been told. Considering that her problematic mind also allows her to access to a GPS that shows her the surroundings (maps of the buildings, people, etc), the other voice seems just a side effect.

Mei has never left the PlasticArt living area, and her father has told her stories of dangerous megacities fallen to crime and decay. In the underground, a bunch of ugly, starving people united by their mysterious origin tries to survive: they do not remember anything of their families, they only know they’ve escaped their prison and divide their efforts in trying to help others escape and in sabotaging the vehicles of their captors, all while they try to survive like rats in the gutters. In the middle of all this chaos there’s Mei and her actions, her desperate struggle to save the guy she meets in her dreams and to run away from her old life while she discovers more and more about the darkest secret of PlasticArt.

This book is very hard to review: on one hand we have some very interesting ideas and a nicely crafted atmosphere, on the other we have a visible lack of editing, as if the novel was written in a hurry.

Even if I ignore the lack of proofreading this book got, and the very annoying fact that printed on the book cover there’s a huge spoiler about the plot, I feel like this novel is still missing something. Some characters are quite ridiculous and hard to believe (Mei’s psychologist) and others are stereotyped, I had a hard time finding a character I actually cared for. Some scenes and dialogues more than others, especially Mei’s words in the last chapters, needed editing. To be honest this is the biggest problem this novel has: a lack of editing. I’m really sorry to say this, because there are some really cool concepts behind it, like the main one about the origin of those people and what it means, but I can’t deny that it has problems, problems that a good editing would have solved leaving us with a nice cyberpunk novel. I feel like this is not really a reflection of what Valentini’s style is, there’s an energy behind this novel but it’s still raw, and it would need to be refined.

Recensione: Logo Land / Review: Jennifer Government

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Autore: Max Barry

Genere: fantascienza (distopia)

Anno: 2003

Note: Ho letto la traduzione italiana di Massimo Gardella. Può essere che conosciate NationStates, il gioco creato dall’autore per promuovere il romanzo.


Il romanzo è ambientato in un futuro non troppo lontano dove il mondo è diviso in nazioni socialiste (dove esistono ancora le tasse), mercati frammentati e i territori controllati più o meno direttamente dal governo statunitense. In tali aree le multinazionali controllano la vita dei cittadini così profondamente che tutti usano come cognome il nome dell’azienda per cui lavorano.

All’inizio vari capitoli ci introducono ai vari personaggi che finiranno per incontrarsi. Hack Nike incontra due dei suoi superiori di fronte al distributore dell’acqua e i due decidono che è l’uomo giusto per il compito che hanno in mente. Così John Nike e John Nike gli fanno firmare un nuovo contratto – che non ha il permesso di leggere – e gli spiegano la loro sensazionale strategia di marketing per le famose Nike Mercury, scarpe costosissime e rare che vengono prodotte a un dollaro. Per attirare l’attenzione sul prodotto John Nike, esperto di guerrilla marketing, gli ordina di uccidere almeno dieci acquirenti delle Nike Mercury. Violet, la ragazza di Hack Nike, è una programmatrice freelance poco intenzionata ad ascoltare le sue lamentele. La giovane Hayley McDonalds (che ha quel nome perchè frequenta una scuola di proprietà della McDonalds) scopre che presto consegneranno una fornitura di Nike Mercury al centro commerciale della sua città e decide di andarle a comprare. Buy Mitsuo, un broker di origini francesi, ha una buona giornata al lavoro e decide di comprarsi un regalo, magari qualcosa di costoso e inutile. Al centro commerciale incontra una ragazza che cerca di ritirare i soldi per le Nike Mercury e le regala 5000 dollari. Niente va come previsto – per nessuno, a dire il vero – e Jennifer Government appare in scena. Abilissima agente del governo – da cui il nome – e madre, Jennifer Government è il vero fil rouge del romanzo. Le sue azioni influiscono sulle vite di molte persone: qualcuno verrà salvato, qualcuno morirà, e John Nike scatenerà il caos mettendo in atto la strategia di marketing più aggressiva mai tentata.

La storia è ben delineata e la caratterizzazione non è male, ma il libro non è niente di sconvolgente. Ciò che dovrebbe essere un plot twist è abbastanza ovvio anche 100 pagine prima della rivelazione stessa. E se è comprensibile che il romanzo si concentri su Jennifer, soprattutto nel finale, avrei voluto saperne di più di alcuni personaggi secondari. Scopriamo cosa succede a Billy – personaggio nel quale ho perso interesse a metà libro – ma ci sono giusto un paio di frasi su Violet. Spesso John Nike è più interessante di Jennifer, un rischio comune quando si parla di cattivi. Credo che sia anche perchè la forza trainante non sta nei personaggi ma nell’ambientazione. Siamo in un mondo dove scattano risse per la superiorità del McDonalds in confronto al Burger King, in cui le scuole sono gestite da multinazionali e in cui si possono dare in gestione ad altri degli omicidi. Un mondo in cui protestare contro il sistema è inutile. Ognuno di questi dettagli è un bel pugno nello stomaco, ma avrei preferito una storia con personaggi più interessanti.

Logo Land è vecchio ormai, ha più di quattordici anni: è moltissimo per libri che trattano questo genere di argomenti. Non posso non chiedermi come sarebbe un Logo Land scritto al giorno d’oggi.

Voto: 7,5


Author: Max Barry

Genre: dystopian sci-fi

Year: 2003

Notes: I have read the italian translation by Massimo Gardella. You may know the game NationStates, created by the author to promote the novel.

The story is set in a not-so-distant future where the world is divided into socialist countries (where taxes still exist) fragmented markets and areas directly under the USA government or affiliated to it. In these areas corporations rule the life of the citizens of the world so much that everyone adopts as a last name the name of the company they work for.

At the beginning different chapters introduce us to the various characters whose stories will eventually intertwine. Hack Nike meets two of his superiors on a water break and they decide he is the man for the task they have in mind. So John Nike and John Nike make him sign a new contract – which he is not allowed to read – and explain him their brilliant marketing strategy for the famous Nike Mercury, shoes that sell wonderfully while costing less than a dollar each to produce. To gain attention on the product, John Nike, guerrilla marketing expert, is ordering him to kill at least ten Nike Mercury buyers. Hack Nike’s girlfriend, freelance computer programmer Violet has no time to pay attention to his worries. The young Hayley McDonald’s (who has that name because she attends a McDonald’s school) finds out that a new shipment of Nike Mercury is going to be delivered to the shopping mall in her town and plans to go and get them. Buy Mitsuo, a broker of French origins, gets some good news on the job and decides to go and buy himself a gift, preferably an expensive and useless one. At the shopping mall he sees a girl trying to withdraw cash from an ATM and gives her the 5000 dollars she needs to buy Nike Mercurys. Things don’t go as planned – for anyone, really – and Jennifer Government steps into action.

Badass government agent – hence the name – and mother, Jennifer Government is the true fil rouge of the novel. Her actions will influence many people’s lives. Someone will be saved, someone will die, and chaos will ensue while John Nike puts the most aggressive marketing stunt in history into action.

The story is well written and the characterization is good, though the book in itself is nothing ground-breaking. What is supposed to be a plot twist was for me obvious about 100 pages before the great revelation. And while it is understandable that most of the focus, especially in the end, goes to Jennifer, I wanted to know more about some secondary characters. We get to know what happens to Billy – a character in which, I have to admit, I lost interest in from the second half of the book – but only a few sentences about Violet. Hell, John Nike is sometimes more interesting than Jennifer herself, a common risk with villains. I suspect that this is because the book’s driving force is not in the characters, but in the setting. A world in which people will literally beat each other over McDonald’s superiority compared to Burger King, a world in which schools are handled by corporations, a world in which killing is outsourced. A world in which any kind of protest towards the system is pointless. Everyone of these little details is like a punch in the guts, and that is what is supposed to be, but I would have preferred a stronger story with stronger characters.

The book is more than a dozen years old, which is a lot for books that tackle this kind of themes. I can’t help but wondering how Jennifer Government would be if it had been written now.

Vote: 7,5

Short Stories: Beato Angelico, friday night – Part 2/ Racconti Brevi: Beato Angelico, venerdì sera – Parte 2

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Il racconto breve di oggi è basato su uno schizzo della fantastica Margherita! Stavo guardando il suo sketchbook e le ho detto “scannerizzami questo, voglio farci un racconto!” Ed ecco qui. La storia si svolge in una Italia cyberpunk in una città immaginaria del nord, nel’affascinate quartiere del Beato Angelico. Buona lettura! Ma non dimenticate di leggere la prima parte!

Today’s short story is based on a sketch done by the amazing Margherita! I was browsing her sketchbook and told her “scan me this, I need to write a story about it!” And so I did. The story is set in a cyberpunk Italy in an imaginary town in the north of the country, in the fascinating district called Beato Angelico. Enjoy! But don’t forget to read part 1 first!


“Marco? Mi senti?”

“Sì, sì, che c’è? Cristo, tre chiamate perse, neanche fossi mia madre!”

“Piantala, cazzo, è un’emergenza!” Lucas controllò la folla del bar scarsamente illuminato. Non si vedevano strisce sui volti di nessuno, ad eccezione di quella della barista.

“Senti, mi stanno seguendo. Anzi, mi stanno dando la caccia. Un androide. Ha una pistola ed è disposta a usarla su di me.”

“Ok, dove ti trovi adesso?” chiese Marco in un tono molto diverso.

“Al Luna Calante. Per ora non la vedo, ma mi troverà.”

“Idee su chi possa averla mandata? Hai fatto incazzare qualcuno in particolare, di recente?” Lucas sentiva il rumore delle dita di marco sulla tastiera.

“Certo che sì, è praticamente il mio lavoro. E il tuo è di proteggermi, perciò…” si sistemò in un angolino buio vicino a un’uscita d’emergenza.

“Non ti agitare, ho tutto sotto controllo. Ah! Ottimo. Francy è da quelle parti, ci penserà lei.”

Lucas emise un sonoro sospiro di sollievo.

“Ho creato una linea sicura tra voi due. Saluta Francy!”

“Ciao Lucas, mi dicono dalla regia che sei nei guai!”

“Francy! Non ho mai adorato tanto la tua voce.”

“Piantala. Marco mi ha detto che sei al Luna Calante.” dal tono della voce Lucas capì che stava correndo.

“Sì.”

“Attirala sulla terrazza del tetto.”

“Come, cosa?” chiese in un sussurro maledicendo il gruppetto di amici che si era messo a ridere rumorosamente all’improvviso spaventandolo.

“Devo poterla vedere bene per spararle. Col cazzo che le sparo in mezzo alla folla per strada, sarebbe un casino.”

“Dove sei?”

“Sul tetto dell’hotel Gemma.”

“E non potresti venire giù a darmi una mano?”

“In cosa, scusa? Sono un cecchino, non faccio combattimenti corpo a corpo. E tu sei solo un hacker. Senza offesa ma è un androide, ci farebbe il culo in cinque minuti. Cosa puoi dirmi su di lei?” Lucas sentì un paio di click dall’altro lato del telefono, segno che Francy aveva aperto la custodia del fucile.

“Sembra una ragazza sui venti, bionda, capelli lunghi… ha una felpa col cappuccio e una giacca di pelle bianca. La riconoscerai di sicuro, è quella che sta cercando di ammazzarmi!”

Fancy sospirò. “Rilassati, sono una professionista. Ora procedi col piano.”

Proprio un bel piano di merda, pensò Lucas senza fermarsi, le gambe che gli facevano un male cane dopo aver corso per le scale mentre lei continuava a seguirlo. Cercò di sparargli un paio di volte, ma Lucas evitò i colpi. Ma ora stare qui sulla terrazza è come dire “eccomi, prego, sparami pure”. Si nascose dietro a una struttura di cemento cercando di ignorare il male alle gambe e come si sentisse completamente senza fiato. L’insegna dell’Hotel Gemma splendeva come una promessa.

“Eccoti qui.” la sua voce aveva quel vago retrogusto metallico tipico degli androidi.


“Marco? Can you hear me?”

“Yeah, yeah, what’s wrong? Jeesus, 3 missed calls, what are you, my mom?”

“For fuck’s sake shut up! It’s an emergency!” Lucas scanned the crowd inside the dimly light bar. Those telltale face stripes were nowhere to be seen, except on the face of the barista.

“So, I’m being followed. Well, hunted, actually. An android. She’s got a gun and she plans to use it on me.”

“Ok, where are you now?” asked Marco in a completely different tone.

“At the Luna Calante. So far I can’t see her, but she’ll find me.”

“Any ideas who sent her? Did you piss off someone in particular, recently?” Lucas could hear the sound of Marco’s fingers on the keyboard.

“Of course I did, that’s kinda my job. And yours is to keep my ass safe, so…” he reached a darker corner next to an emergency exit.

“Don’t fret, I got everything under control. Ah! Splendid. Francy is close by, she deal with your android.”

Lucas let out a loud sigh of relief.

“I’ve created a secure line between you two. Say hi to Francy!”

“Hi Lucas, I hear you’re in trouble!”

“Francy! I’ve never loved your voice more.”

“Cut the bullshit. Marco told me you’re at the Luna Calante, right?” from her voice he could tell she was running.

“Yeah.”

“Bring her to the roof terrace.”

“What, why?” he asked in a whisper, silently cursing the group of friends who had started laughing loudly at the same time, scaring him.

“I need to get a clear shot on this gal. Sure as fuck I’m not going to shoot her in the middle of the street crowd. It would only make things worse.”

“Where are you?”

“On the roof of the Gemma hotel.”

“Couldn’t you just come down here and help me?”

“Help you in what? I’m a sniper, not a close-range combat kind of gal. And you’re just a hacker. No offense but she’s an android, she’ll kick our asses in five minutes. What can you tell me on this android?” Lucas heard a couple of clicks from the other side of the phone, as a sign that Francy had opened the rifle case.

“Female, looks like a girl in her twenties I’d say… long hair, blonde… wears a hoodie and a white leather jacket. You be able to recognize her, she’s the one who’s trying to kill me!”

Francy breathed heavily. “Relax, I’m a professional. Now, proceed with the plan.”

That was a shitty plan, though Lucas as he kept going forward, his legs aching after the staircase run, all while she kept following him. She attempted a couple of shots, but he managed to avoid them. But now on the terrace, well, that’s like saying “I’m here, please shoot me.” He hid behind a concrete structure and tried to ignore the pain in his legs and how he felt out of breath already. The sign of the Gemma Hotel shone like a promise.

“There you are.” her voice had that weird metallic tingle androids always had.

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Recensione/ Review: Elysium

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Autore: Jennifer Marie Brissett

Genere: fantascienza, post-apocalittico

Anno: 2014

Note: nominato al Locus Award come miglior romanzo d’esordio, menzione speciale al Philip K. Dick Award, inserito nella James Tiptree Jr. Award Honor List. Ho letto la traduzione italiana di Martina Testa pubblicata da Zona 42.


Elysium è un romanzo particolare, perciò seguitemi attentamente: il primo capitolo sembra ambientato nel presente. Adrianne avrebbe dovuto incontrare Helen e pranzare con lei, ma l’amica non può venire. Adrianne gironzola in città e viene ferita alla testa da qualcosa caduto da un cantiere vicino. Torna a casa dal compagno Antoine, e il loro rapporto ci appare incrinato. Ci sono echi di una guerra in un paese lontano. Nel secondo capitolo Adrianne è Adrian, e il suo compagno Antoine è gravemente malato, perciò Adrian si rifugia nell’amico Hector. Nel terzo capitolo Antoinette è morta e Helen viene a consolare Adrienne, completamente distrutta dal lutto. Poi arriviamo al quarto capitolo, dove Adrienne è una vergine vestale in un Nordamerica alternativo, controllato dall’Impero Romano (ma sembra ambientato ai nostri tempi). La guerra si avvicina sempre di più, e i paragrafi sono spesso inframmezzati dalle diagnosi di un computer.

Adesso vi starete chiedendo “cosa c’è sotto?”, ma io ovviamente non ve lo rivelerò. Posso dire questo, però: ogni capitolo si basa su Adrianne/Adrian e il suo forte legame con Antoinette/Antoine. A volte sono amanti, a volte fratelli, a volte genitore e figlio: ciò che non cambia è la profondità dell’amore che Adrianne/Adrian prova per Antoine/Antoinette. Tra gli altri elementi ricorrenti ci sono un’amicizia con Helen/Hector, la presenza di un personaggio secondario chiamato Thomas/Tommy e una ferita alla testa.
Può sembrare assurdo, ma c’è un motivo dietro a questa narrazione così particolare. Perchè nonostante la procedura intricata la trama continua e consente al lettore di capire, lentamente, cosa sta succedendo, fino alla conclusione con annessa rivelazione.

Inoltre… (se volete sapere altro evidenziate col cursore le prossime righe scritte in bianco . Non è un vero e proprio spoiler ma non si sa mai).

La guerra incombente arriva, e ha a che fare con un’invasione della Terra da parte di alieni, i quali riducono la terra a un paesaggio post-apocalittico abitato da due tipi di sopravvissuti: coloro che sono riusciti a rifugiarsi sottoterra, e coloro che non ce l’hanno fatta.

E scopriamo anche chi era Adrian/Adrianne, e perchè è così importante ricordarla/lo.

Certo, alcuni elementi simbolici non sono chiarissimi (ho le mie teorie, ma nient’altro), e alcuni personaggi secondari potevano essere costruiti meglio. Ci sono alcuni cliché e idee che sembrano inserite solo perchè visivamente efficaci, come l’effetto che la polvere aliena ha sugli umani: elementi che potrebbero non piacere a tutti.

Eppure per quello che mi riguarda l’esperimento narrativo di Brissett funziona: dietro c’è una ragione, e un lungo lavoro di progettazione. Un effetto collaterale curioso lo si ha dal fatto che il libro può sembrare una raccolta di racconti brevi con personaggi molto diversi. Adrienne e il padre sopravvissuti all’apocalisse e che vivono sulla superficie sono molto diversi dall’Adrienne vergine vestale accompagnata dal soldato Antoine, e così via. Questo fatto non ha danneggiato il mio piacere della lettura ed è, in realtà, utilissimo per fare un bel cerchio rosso attorno al significato più profondo del romanzo, un’idea ottimista e curiosa sull’amore (di tutti i tipi) e su come possa sopravvivere davvero a tutto.

Vote: 8,5


Author: Jennifer Marie Brissett

Genre: sci-fi, post-apocalyptic

Year: 2014

Notes: Locus Award Nominee for Best First Novel, Philip K. Dick Award (special citation), James Tiptree Jr. Award Honor List (2014). I have read the Italian translation by Martina Testa published by Zona 42. It has nothing to do with the movie with the same name.


This is a weird novel, so bear with me: the first chapter seems set in the present. A woman named Adrianne was supposed to meet her friend Helen for lunch, but Helen cannot come. Adrianne wanders in the city and, next to some construction workers, something falls on her head and she’s wounded. She gets back home to her partner Antoine, and things don’t seem perfect between them. There are echoes of a war in a distant country. In the second chapter Adrianne is actually Adrian, and his partner Antoine seems terminally ill, so he seeks the help of his friend Hector. In the third chapter Antoinette has died and Helene shows up to console Adrianne, who is absolutely destroyed by her loss. Then we reach the fourth chapter, and Adrienne is a Vestal Virgin in an alternate North America controlled by the Roman Empire (but still set in our present times). The war comes closer and closer to home, and paragraphs are often interrupted by malfunctioning computer diagnosis.

At this point you may be wondering, what the hell is going on? Of course I am not going to reveal you everything, but I can tell you this: every chapter revolves around Adrianne/Adrian and their strong bond for Antoinette/Antoine. Sometimes they’re lovers, sometimes siblings, sometimes parent and child: what doesn’t change is how deeply Adrianne/Adrian, usually the main character, loves Antoine/Antoinette, and other recurring themes are the friendship with Helen/Hector, an assisting character named Tommy/Thomas, and a head wound. As weird as it may sound I can assure you, there’s a reason why the story is told like that. Because even if in a convoluted way, the plot moves forward and allows the reader to slowly make sense of everything until we get to the final revelation. The looming war finally comes, and it involves an alien invasion of Earth, which becomes a post-apocalyptic landscape inhabited by two kinds of survivors: those who managed to get to the underground shelter, and those who didn’t.
We slowly learn who Adrienne/Adrian was, and why is it important to remember them.

Sure, some symbolic elements are not very clear ( I have my headcanons, but nothing more) and a few side characters are not as well crafted as we would expect. And there are some clichés and “for the sake of cool” ideas, like the effect that the alien dust has on humans, that might not be appreciated by everyone.
But as far as I can say, Brissett’s narrative experiment works, and chiefly because there’s a good reason behind it and a good deal of planning. A weird side effect is that, sometimes, the book appears like a collection of short stories with wildly different characters. The survivors Adrienne and her father Antoine are, after all, very different to the Vestal Virgin Adrienne and the warrior Antoine, and so on. This factor did not damage my reading pleasure at all, and it is, in fact, a good way to draw a big red circle around the deepest meaning of the novel, a weirdly optimistic idea about how love – no matter what kind of – survives even the biggest catastrophes.

Vote: 8,5

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Recensione: La Notte che Bruciammo Chrome / Review: Burning Chrome

chromeAutore: William Gibson

Genere: fantascienza, cyberpunk

Anno: 1986 (la raccolta)

Notes: contiene dieci racconti brevi, tre dei quali sono stati scritti in collaborazione con altri autori: La Razza Giusta (con John Shirley), Stella Rossa, Orbita d’Inverno (con Bruce Sterling, e Duello (con Michael Swanwick).


Non tutte le storie di questa raccolta sono a tema cyberpunk, ma sono tutte storie con un qualcosa di particolare. C’è Johnny Mnemonic: ambientata nello Sprawl di Neuromante, il suo protagonista ha dei dati che scottano impiantati nel cervello e ottiene l’aiuto di una certa samurai della strada dalle lame nascoste sotto le unghie, Molly Millions. La Notte che Bruciammo Chrome è ambientata nello stesso universo: pubblicata per la prima volta nel 1982, contiene la prima apparizione del termine “cyberspazio”, inventato proprio da Gibson. I protagonisti sono tre sognatori: i due hacker Bobby e Automatic Jack, che vogliono fare il colpo grosso, e Rikki, che desidera i costosi occhi artificiali delle dive e una carriera nel mondo dello spettacolo. In Mercato d’Inverno c’è una ragazza che ha bisogno di un esoscheletro per stare in piedi, ma i cui sogni possono essere manipolati per farne un prodotto commerciale di grande successo… I protagonisti di New Rose Hotel devono aiutare uno scienziato a cambiare corporazione per cui lavora, cosa che non è mai una passeggiata. Non posso non menzionare Frammenti di una Rosa Olografica, a cui devo l’ispirazione per il nome del blog: la storia di un uomo che si sente solo e abbandonato in una città triste e inquinata. Assieme a Frammenti, Duello è un’altra storia cyberpunk, eppure molto diversa dalle prime due storie nel mio elenco, le più famose. Frammenti e Duello sono prettamente cyberpunk, avvolte in quella cappa di “high tech low life”, eppure sono storie molto più malinconiche: Johnny Mnemonic e La Notte che Bruciammo Chrome sono ciò di cui sono fatti i sogni cyberpunk, nel suo aspetto più affascinante e cromato: anche senza contare Molly Millions, temi e personaggi sono molto simili: ragazze che sognano di diventare dive, hacker, tossicodipendenti, celebrità lontane dalla vita dei comuni mortali e scienziati che vogliono “disertare” dalle corporazioni per cui lavorano, fino ad arrivare a chi ricava arte dai rifiuti. Assieme agli arti meccanici, alle strade illuminate dalle luci al neon e ai cieli scuri e inquinati costituiscono la base per ciò che poi diventerà una trilogia iconica.

Le altre storie sono un po’ diverse. Due addirittura parlano dell’esplorazione dello spazio: Hinterland e Stella Rossa, Orbita d’Inverno. Ma lo fanno alla maniera di Gibson, con un palpabile sottotesto di tristezza e paura. Lo spazio è qualcosa di terrificante, soprattutto in Hinterland, che a me ha ricordato Solaris. Non ci sono eroi valorosi o conquistatori del cosmo, non qui. Stella Rossa, Orbita d’Inverno è ambientata in un universo in cui gli USA non hanno mai vinto la gara per lo spazio. Il Continuum di Gernsback e La Razza Giusta hanno quasi echi urban fantasy, soprattutto la seconda. Continuum può essere letto anche come critica alla fantascienza classica, mentre La Razza Giusta evidenzia un altro fil rouge di molte di queste storie: gli elementi noir/hard boiled. Se conoscete Raymond Chandler e avete letto i suoi racconti brevi scoprirete che c’è davvero tanto in comune. Il debito di Gibson al mondo del noir non è un segreto, dopotutto la prima parte di Neuromante, Chiba City Blues, è un omaggio a “Bay City Blues” di Chandler. Alcol, persone pericolose e donne fatali sono una presenza quasi costante, e La Razza Giusta ci fornisce un esempio molto curioso di queste ultime.

Se vi piace il cyberpunk questa raccolta è una lettura fondamentale. Leggerla dopo la Trilogia dello Sprawl vi farà venire i brividi lungo la schiena mentre riconoscerete le somiglianze, le idee, il progetto dietro a un universo che ha cambiato la fantascienza per sempre.

Vote: 9


 

Author: William Gibson

Genre: sci-fi, mostly cyberpunk

Year: 1986 (the collection)

Notes: It contains ten short stories. Three of these were written in collaboration with other writers, specifically The Belonging Kind (with John Shirley), Red Star, Winter Orbit (with Bruce Sterling) and Dogfight (with Michael Swanwick).


This collection contains some intriguing sci-fi stories. Some of them are fully cyberpunk, some aren’t. Johnny Mnemonic features the titular character in trouble for some hot data he is storing in his memory and finds the help of a certain razor-clawed mercenary called Molly Millions. Burning Chrome is all about hacking: the story was first published in 1982, and it’s where the term cyberspace first appeared. In this story a couple of hackers, Bobby and Automatic Jack, are trying to hit a big target, while the young girl Rikki dreams of getting expensive eye implants and becoming a simstim diva. Winter Market features a sick girl who needs an esoskeleton even to stand, but whose dreams can be manufactured in a very lucrative product… New Rose Hotel deals with the transfer of a scientist from a megacorp to another, definitely not an easy task. I simply cannot avoid mentioning Fragments of a Hologram Rose, to which I owe my blog name: the story of a man who feels lonely and abandoned in a polluted town. Together with Fragments, Dogfight is another cyberpunk story, and yet both of them are different from the two main and most famous stories, Burning Chrome and Johnny Mnemonic. They both are fully cloaked with that “high tech low life” spirit, and yet they are far more melancholic, while Burning Chrome and Johnny Mnemonic, both set in the Sprawl, are the stuff cyberpunk dreams (and roleplaying games) are made of. The main cyberpunk stories in this collection can be seen as blueprints for the whole Sprawl Trilogy. Molly Millions aside, the tropes and characters are very similar. Poor girls dreaming of simstim fame but living a very low life, impossibly brilliant scientists looking to defect from their powerful megacorp, hackers, drug addicts, far away divas and experts in the “waste art”.Together with mechanical limbs, neon-lit streets and dark, polluted skies they weave the pattern for what will later become an iconic trilogy.

The other stories are a bit different. Two of them even deal with space and its exploration, Hinterlands and Red Star, Winter Orbit. But they do it the Gibson way, with that underlining sadness and fear. Space is scary, especially in Hinterlands, where it reminded me of Solaris. And there are no valiant heroes or space conquerors, not here. Red Star, Winter Orbit is a piece of alternate history fiction in which the USA never won the space race. The Gernsback Continuum and The Belonging Kind almost have urban fantasy echoes, especially the second one. The second one directs us to another fil rouge in all these short stories: the hard boiled elements. Indeed, if you’re familiar with Raymond Chandler and have read his short story collections you’ll discover that Burning Chrome is not that different in its structure and function. Gibson’s debt to the world of hard boiled fiction is no secret, after all the first part of the Neuromancer book is called “Chiba City Blues” as a tribute to Chandler’s “Bay City Blues”. Alcohol, dangerous people and femmes fatales are almost a constant presence, The Belonging Kind offering us quite a special example of the latter.

If you’re into cyberpunk, this is a must read. If you read this after having read the Sprawl Trilogy you will feel that shiver down your spine as you pick up the similarities, the pattern, the project behind an universe that, in the end, shaped sci-fi as we know it.

Short Stories: Beato Angelico, friday night – Part 1/ Racconti Brevi: Beato Angelico, venerdì sera – Parte 1

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Il racconto breve di oggi è basato su uno schizzo della fantastica Margherita! Stavo guardando il suo sketchbook e le ho detto “scannerizzami questo, voglio farci un racconto!” Ed ecco qui. La storia si svolge in una Italia cyberpunk in una città immaginaria del nord, nel’affascinate quartiere del Beato Angelico. Buona lettura!

Today’s short story is based on a sketch done by the amazing Margherita! I was browsing her sketchbook and told her “scan me this, I need to write a story about it!” And so I did. The story is set in a cyberpunk Italy in an imaginary town in the north of the country, in the fascinating district called Beato Angelico. Enjoy!


“Oh merda, merda, merda…” mormorò Lucas quando l’auto che lo aveva quasi investito sfrecciò sulla strada dietro di lui.

“Okay, ora…” si guardò intorno rapidamente: venerdì sera al quartiere del Beato Angelico significava trovarsi nel bel mezzo di una folla, ergo aveva una possibilità di farcela. Si tuffò nella massa di persone, urtando un gruppo di ragazze ben vestite. Gli gridarono contro qualcosa ma lui le ignorò, nuotando nelle profondità della marea umana finché non fu completamente circondato. Non si muoveva con lo stesso passo lento della folla, anzi aveva cominciato a camminare sempre più veloce dato che correre era impossibile. Guardò le persone nella folla: uomini in giacca e cravatta, due donne di colore alte con capelli perfetti e occhi color lavanda artificiali, un gruppo di giovani tutti con i capelli della stessa tonalità di arancione.

Sussultò quando vide un volto con strisce scure lungo le guance e lungo il mento, ma non era lei: era solo un altro androide, in questo caso con il volto di un giovane asiatico. Portava due borse di negozi d’alta moda e seguiva la sua “proprietaria”, una donna asiatica sui cinquanta. Se non avesse avuto quelle strisce permanenti sarebbe potuto sembrare suo figlio.

Rilassati, forse ce l’hai fatta. Si consentì di apprezzare il profumo delizioso che veniva dal chiosco di piadine alla sua sinistra. Forse potrei… Poi la vide. Era nella folla, dietro di lui, con solo due file di turisti beatamente ignari a separarli. Lo seguiva come un predatore fa con la preda, e non smetteva di fissarlo. Nessuno la notava, e perchè dovrebbero, sembra un androide qualunque, potrebbe essere in giro per commissioni. E probabilmente lo è, si rese conto immediatamente Lucas. Non l’ho mai vista prima, quindi qualcuno deve averla mandata, quindi… appena la ragazza androide estrasse la pistola Lucas capì che era finito il momento di pensare ed era cominciato quello di correre. Urtò persone a caso nella folla, aspettandosi di sentire gli spari che non ci furono, da cui intuì che chiunque l’aveva mandata non voleva danni collaterali. Estrasse il cellulare e fece una chiamata.
“Andiamo Marco, rispondi, stupido cretino, rispondimi, rispondimi…” tenne il cellulare attaccato all’orecchio mentre correva nella folla, entrando nell’area del mercatino serale. Le bancarelle vendevano merci di tutti i generi, dai videoregistratori vintage – l’ultima moda – a lampade vecchie di secoli per coloro che amavano fingere che il futuro non fosse ancora arrivato. Ma Lucas sapeva che il futuro era lì, era dietro di lui, lei era dietro di lui, e correva con la sobria perfezione tipica degli androidi.

Il portico sotto cui era tenuto il mercato finì e Lucas si trovò di fronte a una strada senza auto – era riservata ai pedoni a quell’ora della sera – ma la speranza gli venne incontro sotto forma di un vecchio tram che rallentava avvicinandosi alla fermata più vicina, proprio di fronte lui. Salì. Andiamo, parti, parti, parti.. Non so nemmeno dove vai ma scommetto che è meglio che stare nel raggio della sua pistola… Il tram sferragliò sulle rotaie e partì. Non mi ero mai accorto di quanto fossero lenti i tram. Estrasse il cellulare e provò di nuovo a chiamare Marco, ma non ottenne risposta.
Il tram aprì le porte alla prossima fermata, e lei era lì: salì tra un uomo con un impianto cibernetico oculare della Olivetti e una ragazza con un rossetto blu vistoso, e lo guardò. C’era qualcosa di strano in lei, anche escludendo il fatto che lo stava cercando di uccidere. Lo guardava in un modo in cui non aveva mai visto gli androidi fare. C’era qualcosa che gli diceva è una faccenda personale. Prima che le porte del tram si chiusero, Lucas balzò giù e lei lo seguì con una velocità disumana. Lucas riprese a correre, sfrecciando lungo Via dei Mille e maledicendo Marco che non rispondeva al suo cazzo di telefono.


“Oh shit, shit, shit…” Lucas whispered as the car that had almost ran over him darted along the road.

“Okay, now…” he quickly scooped the place: friday night at the Beato Angelico district meant a huge crowd, which meant he had a chance. He leapt in the mass of people, bumping into a group of finely-dressed girls. They shouted something at him but he ignored them, diving deeply into the crowd until he was surrounded by people. He didn’t move at their leisurely pace, and started walking faster and faster, at least until running was out of the question. He looked at the people in the crowd: suit-wearing men, two tall, dark skinned girls with perfect hair and artificial lavender eyes, a group of youngsters all sporting the same shade of orange in their hair.

He gasped as he saw a face with dark stripes running down the cheeks and chin, but it was not her: it was just another android with the face of an asian-looking young man. He carried two high-end stores’ shopping bags and followed his “owner”, an asian lady in her fifties. If he hadn’t had those permanent stripes he could have passed for the woman’s son.

Calm down, maybe you made it. He allowed himself to enjoy the delicious scent coming from the piadina-selling kiosk at his left. Maybe I could… Then he saw her. She was in the crowd, behind him, with only two rows of blissfully unaware tourists to separate them. She stalked him like a predator with her prey, constantly stared at him. Nobody noticed her – and why should they, knew Lucas. She looks just like any other android, she may be running errands as far as anyone cares. And she probably is, realized immediately Lucas. I have never seen her before, which means someone sent her, which means… as soon as she casually drew out her gun he figured it was better to stop thinking and start running. He bumped into random people in the crowd, expecting her to shoot, but she didn’t, which meant whoever had sent her didn’t want collateral damage. He took out his cellphone and made a call.

“Come on Marco, answer, you stupid idiot, answer me, answer me…” he kept his phone attached to his ear as he run amidst the crowd, entering the night market area.

The stalls sold all kinds of things, from vintage VHS players – the new fashionable fad – to centuries-old lamps for those who liked to pretend the future had not arrived yet. But Lucas knew the future was there, it was behind him, she was behind him, running with the discreet perfection that all androids have.

The portico under which the market was held ended and he faced a street, there were no cars – pedestrians only at that time of the day – but hope came for him in the shape of an old streetcar, still running on his rails and slowing as it came to the nearest stop, right in front of Lucas. He hopped in. Come on, leave, leave, leave… I don’t even know where this is going but it bet it’s better than being at the other end of her gun, come on… The streetcar clattered on the rails and left. I had never realized how slow these things are.
He took out his phone and tried calling Marco again. And again, he received no answer.
The streetcar came to his next stop. And then he saw her: she hopped in between a man with an Olivetti cybernetic eyepiece and a girl sporting a bright blue lipstick, and she looked directly at him. There was something weird in her, besides the fact that she was trying to kill him. She looked at him in a way he had rarely seen androids do. Something in her look told him it’s personal. Before the tram doors closed, Lucas hopped off. She followed him with inhuman quickness, and Lucas started running again, darting along Via dei Mille and cursing Marco who wouldn’t answer his damn phone.