Recensione/ Review: Arrival

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Genere: fantascienza (primo contatto)

Anno: 2016

Diretto da: Denis Villeneuve

Cast: Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker etc.

Note: tratto dal racconto “Storia della tua vita” di Ted Chiang. Non l’ho ancora letto, perciò la mia recensione non terrà conto della fedeltà del film al racconto.


Il film inizia raccontandoci la storia di una madre e di sua figlia, la quale muore da ragazzina a causa di una malattia mortale non specificata, probabilmente cancro. Poi ci concentriamo sulla madre: si chiama Louise Banks ed è una linguista che insegna all’università. Un giorno trova l’aula quasi vuota e scopre presto perchè: dodici oggetti non identificati sono apparsi nei cieli di tutto il mondo, e ora sembrano attendere sospesi a pochi metri dal suolo. Gli oggetti sono strutture grigie a forma di mandorla o spicchio, grandi diverse centinaia di metri. Ovviamente gli eserciti dei paesi in cui si trovano cercano di tenere a distanza la popolazione non sapendo esattamente cosa c’è dentro. Poi lo scoprono, ed è per questo che il colonnello Weber si reca da Louise, la quale aveva già collaborato con il governo in passato. Ma questa volta le voci da tradurre sono qualcosa di unico: strani suoni spettrali che, spiega Weber, sono le voci degli alieni che hanno trovato nelle misteriose astronavi. Louise non può tradurlo così, sentendo una registrazione: deve andare sul posto. Così si unisce al team di scienziati ed esperti che cercano di capire chi siano gli alieni, e cosa vogliono. Tutte le nazioni che hanno un’astronave aliena nei loro cieli cercano di fare lo stesso, ma l’opinione pubblica è terrorizzata, ci sono rivolte e caos, perchè appare palese che i governi non stanno facendo abbastanza, che stanno sottovalutando una minaccia… e lontani dal caos ma vicini agli alieni ci sono Louise, il fisico Ian e altri esperti che lentamente trovano un modo di comunicare con gli alieni… e scoprire cosa vogliono.

 

Sarò onesta, quando ho visto i trailer per la prima volta mi sono sentita più che curiosa: ero speranzosa. Da traduttrice appassionata di fantascienza l’idea di una storia basata su un primo contatto e sulla comprensione di un linguaggio sconosciuto per eccellenza mi aveva a dir poco entusiasmato. Non osavo sperare troppo sulla qualità del risultato fino alla visione del film, ma ora posso tranquillamente ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo film, perchè è davvero una meraviglia. Mi spiego: l’idea di base intorno a cui si svolge la trama – no spoiler – è formidabile. Troppo semplice forse stando ad alcune critiche, ma non per me, e credo lo stesso valga per altri che lavorano con le lingue e sanno cosa si prova Per una volta abbiamo un linguista in un film ritratto in maniera credibile: no, non può tradurre una lingua aliena da una registrazione, va sul posto, osserva i parlanti, comunica e perde parecchie notti di sonno sul suo lavoro dimostrando come le lingue siano ambigue quanto affascinanti. Eppure sono in molti a sottovalutare o non capire la difficoltà del suo lavoro, e si aspettano che produca risultati soddisfacenti in poco tempo… c’è una gran bella scena in cui il colonnello Weber le dice che deve chiedere agli alieni cosa vogliono, e lei analizza la frase parola per parola mostrandogli quanto la faccenda sia complessa: per quanto ne sanno loro gli alieni potrebbero non avere un concetto di “vostro” e nemmeno di “scopo”. Insomma, il film riesce a restituire anche a uno spettatore digiuno dell’argomento un’idea di cosa significhi questo mestiere. Certo, l’idea che i linguisti sappiano tantissime lingue alla perfezione è un po’ utopica e Louise sembra specializzata un po’ in tutto, ma in questo contesto è tollerabile (A questo proposito consiglio la lettura del simpatico articolo di Linguaenauti) .

Il film si concentra su Louise, tenendo Ian sullo sfondo (dove di solito vengono confinati molti personaggi femminili) e lei ci appare così umana e profondamente concentrata sul suo lavoro. Arrival ci mostra come la vera fatica non sia parlare con gli alieni – non solo – ma unire l’umanità di fronte a un mistero che spaventa i più. Questa paura, la minaccia costante rappresentata non tanto dagli alieni quanto dagli umani forma il lato più “d’azione” del film: ovviamente sono a corto di tempo, ovviamente ci sono persone che mettono i bastoni tra le ruote a Louise perchè non capiscono il suo lavoro.

Arrival è una dichiarazione d’amore nei confronti delle lingue e delle traduzioni, una storia ottimista dal retrogusto amaro che non vi dovreste proprio perdere.

Voto 9


 

Genre: sci-fi

Year: 2016

Directed by: Denis Villeneuve

Cast:  Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker etc.

Notes: based on the short story “Story of Your Life” by Ted Chiang. I haven’t read it yet, so my review will not take into account how faithful the movie is to the story and so on.


The movie starts by telling us the story of a woman and her daughter, who dies as a teenager due to an unspecified deadly illness, possibly cancer. Then we learn more about the woman: she is Louise Banks, a linguist who teaches at the university. One day her class is almost empty, and she quickly finds out why: twelve unidentified objects have appeared in the skies all over the world, and are now suspended a few meters above the ground. The objects are huge, almond-shaped dark structures. And of course, the army of the various countries is trying to keep everyone far away from these, at least until they can find out what’s inside. And they do. That’s why Colonel Weber visits Louise and asks her to translate something. The “something” are weird, eerie sounds which, he explains, are the voices of the aliens inside the mysterious spaceships. But she can’t simply do it by listening to a recording. And so she joins the efforts of other scientists and linguists in order to understand who the alien are and what do they want. All the spaceship-hosting countries are trying to do this, but the public opinion is scared, and there’s riots and chaos because, clearly the government is not doing enough, and they’re a threat… and in this chaos there’s Louise, the physicist Ian and other experts who slowly learn to communicate with the aliens… and find out what they want.

 

I’m not going to lie, when I saw the first trailers for this movie I was more than curious, I was hopeful. As a translator and sci-fi enthusiast, the idea of a story focusing on a first contact and how to actually gain an understanding of a language so foreign had definitely captured my interest. I didn’t dare to raise my hopes too much until I actually saw it. And there goes my eternal thank you to all people who made this movie possible, because it’s fucking awesome.

Let me elaborate: the basic idea around which the plot revolves – no spoiler – is pretty brilliant. Too simple according to some, but not to me, and certainly not to those who work with languages and know what it takes. Indeed, for once we have on the screen a linguist who actually looks like one: she can’t translate an alien language simply by hearing a recording, she has to go on the field, and actually see those who speak it, and she loses many a night of sleep over it. And yet many people underestimate or just don’t understand the difficulty of her work, and expects her to produce fast and quality results… there’s a great scene in which Colonel Weber tells her she has to ask the aliens what do they want, and she analyzes the sentence showing how complex it is. As far as they know the aliens could not have a concept of purpose, or even a concept of “your”. Languages are complex and ambiguous, and the movie stays true to this fact. Granted, the idea that linguists are fluent in tons of different languages and that Louise is specialized in pretty much everything is a bit utopian, but it’s tolerable in this context.

The movie focuses on Louise, keeping Ian on the background (where usually a lot of female characters are held) and she is incredibly human, and deeply passionate about her job. The movie is not solely about the struggle of understanding the aliens, the real struggle is to unite humanity in the face of a mystery that generates fear in the hearts of most. This fear, the constant threat represented more by the humans than by the aliens constitutes the more action-y side of the movie, because of course they’re running out of time and of course there’s people who make it harder for Louise because they don’t understand.

Arrival is a declaration of love to the power of languages and translation, an optimistic story with a bitter aftertaste that you should definitely watch.

Vote: 9

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