Recensione / Review: Homeland

homeland

Autore: Cory Doctorow

Genere: fantascienza distopica, elementi cyberpunk (meno YA del precedente)

Anno: 2013

Note: sequel di Little Brother, come il romanzo precedente è disponibile gratuitamente sul sito di Cory Doctorow.


Marcus è cresciuto e ha lasciato il college. Lo vediamo al Burning Man, quello strano festival nel deserto, assieme alla sua ragazza Ange. Si divertono e Marcus incontra e conosce personaggi interessanti (non vi dico chi), incluso qualcuno che lo aiuterà a trovare lavoro. Poi però incontra Masha, rivale di un tempo: la ragazza gli consegna una chiavetta USB che contiene dati molto importanti e gli fa promettere di diffondere i dati in caso di una sparizione di Masha. Accetta, e così cominciano i guai. Vorrebbe davvero diffondere i quei dati, ma non vuole mettersi nei guai con il suo capo, il candidato indipendente Joseph Noss, che sembra essere un raro esemplare di politico onesto.

Homeland è molto più cupo di Little Brother, e Little Brother non era esattamente la sagra degli arcobaleni e degli unicorni. Non è nemmeno quella cupezza lontana o troppo fittizia. Anzi, è spaventosamente reale: gli USA sono in piena crisi economica e i suoi genitori hanno perso entrambi il lavoro, cambiando stile di vita come conseguenza. I negozi chiudono, le persone senzatetto aumentano, la gente è furiosa. E Mark è in mezzo a tutto questo, con dei dati abbastanza importanti da cambiare il mondo, un lavoro che non può permettersi di perdere, i problemi psicologici causati dalle torture del DHS… ed è terrorizzato. Ma non è solo, dalla sua parte ha Ange, degli amici (vecchi e nuovi) e la sua abilità nel preparare caffè fenomenali.

 

Come Little Brother, anche Homeland ha un doppio scopo: la narrazione di una storia e il desiderio di avvertire il lettore di pensare in maniera critica ed essere il più paranoico possibile (in senso buono). Anche se non avete niente da nascondere, vale la pena battersi per la propria privacy… ed è solo la punta dell’iceberg.

Iceberg è la parola giusta, in effetti: il discorso del padre di Marcus sulla situazione economica del momento e di come la sua generazione sia responsabile fa davvero venire i brividi, e non è l’unica parte. Ad esempio c’è una parte molto lunga ma altrettanto ben scritta che ruota intorno a un corteo di protesta, anche quella ricca di consigli su come sopravvivere e continuare a lottare. Alcune delle parti dedicate a Mark che prepara il caffè mi sono sembrate un po’ fuori luogo per il contesto, ma ci si dimentica presto di questi dettagli.

Homeland è fantascienza? Sì, nel senso che certe tecnologie non esistono ancora o hanno un nome diverso, e nomi e avvenimenti non sono gli stessi del nostro mondo. Ma è comunque vero, è comunque qualcosa che si trova là fuori. I due livelli di lettura (romanzo e manuale per paranoici) sono ben bilanciati e la trama di per sé rimane bella e ben gestita.

Nel complesso rimane più pessimista di Little Brother: se lì c’era una fiammella di speranza ad accompagnare gli avvertimenti, qui lo spirito è più del tipo “avete presente le cose tremende che non sarebbero dovute succedere? Sono successe, ora dovete agire.”

Lo ritengo meno YA del precedente perchè anche Marcus è cresciuto, ma rimane una lettura piacevole per tutti.

Voto: 8


 

Author: Cory Doctorow

Genre: sci-fi, dystopia, cyberpunk (YA, but not as much as Little Brother)

Year: 2013

Notes: sequel to Little Brother. Available on Doctorow’s website for free.


Marcus has grown up, and is now a college dropout. The story starts at Burning Man, the well-known desert festival, that he is attending with his girlfriend Ange. The two have a great time, and he even meets some people (not spoiling here) who help him get a job when he’s back. All goes well, until he meets his old rival Masha, who hands him a USB stick that contains some very important data and makes him promise that, should she disappear, he would leak them. He accepts, and that’s when his troubles start. He’d love to leak that content, but it would get him into trouble with his boss, the independent senate candidate Joseph Noss, apparently an honest politician.

Now, Homeland is much darker than Little Brother, and Little Brother wasn’t all cuteness and rainbows. And it’s not even the fictional, far-away darkness. No, it’s real. The country is in a deep economic crisis, his parents are jobless and have changed their lifestyle accordingly. Shops close, homelessness increases, people are enraged. And Mark is right in the middle, with data powerful enough to change the world, a job he can’t afford to lose and psychological problems caused by the tortures inflicted by the DHS, and he’s utterly terrified. But he has a great girlfriend, his friends (new and old), and some magnificent coffee-making skills to assist him.

As in Little Brother, the story serves a double purpose: that of warning the reader, of teaching them to think critically, to be paranoid in the best possible sense of the word. You have nothing to hide, and maybe it is so, but isn’t privacy something worth fighting for? And that is just the tip of the iceberg.

A very chilling one, let me say. Marcus’ dad’s speech about the current economical situation and how his generation is responsible for it made me truly shiver. And there is a great, very long and very well written scene involving a mass protest. I personally found the parts about how to brew a perfect coffee a bit out of place, but maybe that’s just me.

It’s science fiction in the sense that certain technologies don’t exist yet (or they have a different name), and names and events are different. But it’s true, it’s out there. It’s a novel and a cautionary tale, and both aspects are very well dealt with. The plot, despite being secondary, is intriguing and helps greatly in transmitting the lesson. The aforementioned mass protest scene isn’t just a crucial part in the plot, but a handbook about how to survive in such a situation (especially when the police comes into play).

Homeland feels like a pessimistic Little Brother, if the first gave a hint of hope along with its warnings, this one puts it clearly: the situation is bleak, this isn’t about fighting, it’s about surviving. Of course you may still like the book, but as Marcus grows up so does the ideal age of its readers, and it’s not much of a YA book anymore.

Vote: 8

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