Racconto breve: Dati // Short story: Data

data

Zara alzò lo sguardo verso il cielo notturno. Oltre alle luci rosa e pesca della città, un nugolo di stelle splendeva con la consueta indifferenza. Abbassò lo sguardo, fissando i suoi stivali rossi e lucidi che creavano un contrasto con il marciapiede grigio smorto. Sospirò sistemandosi la gonna cortissima.

Che fastidio, mi sento un vero cliché, pensò confortata dalla presenza della piccola pistola nascosta sotto la giacca

“Tutto bene? Hai l’aria nervosa.” Marina venne a sedersi vicino a lei sulla vecchia panchina, e Zara si limitò a una risata tesa.

“Sì, beh, lo sai che sono nuova…”

“Hai già avuto a che fare con tizi inquietanti?”

“No,” rispose subito. “No, no, il tipo di ieri era gentile, addirittura. Ha detto che mi avrebbe consigliata a un amico, dovrebbe venire qui stasera. Macchina azzurra.” scrollò le spalle.

“Sicura che vada tutto bene?”

“Lo spero? Insomma, se volesse, che so, rapirmi e rubarmi gli organi sarebbe stato più discreto.” Marina si limitò a una risata amara.

“Senti, se vedi qualche testa calda… dimmelo. O dillo a Oleg, il tizio grosso con le braccia cibernetiche, è uno degli uomini di King Jack.”

“Sì, me l’aveva detto.”

“E stai attenta, c’è una banda di ragazzini che si diverte a dare fuoco ai senzatetto qui… Oleg ne ha spiaccicato uno ieri.”

“Bleah.” Zara non dovette fingere di essere disgustata.

“Sì, non è stato un bello spettacolo. Ma torneranno, vedrai.”

Un’auto azzurra si fermò stridendo davanti alle due donne, e il viso di un uomo dai capelli scuri si sporse dal finestrino abbassato.

“Sei Zara, vero?”

“Beh, ecco il mio tipo.” sorrise a Marina. “Fai attenzione anche tu, e grazie.”

“Non c’è di che, so cosa vuol dire essere novelline in questo mondo.”

Zara trasse un profondo respiro sedendosi di fianco all’uomo.

“Come va la copertura?” chiese lui.

“Per ora bene… come ti chiami?”

“Chiamami Agente Z.” rispose dirigendosi verso il parcheggio più vicino.

“Agente Z? Non è un po’ un clichè?”

“Disse l’agente segreto travestito da prostituta.”

Zara sospirò. Agente Z prese una scheda di memoria grande come un’unghia e gliela passò.

“Non c’è bisogno che io ti dica quanto è importante.” la fissò, serio.

“Lo so.” Zara cliccò alla base del polso, aprendo un compartimento segreto nel braccio cibernetico. Ci mise la scheda e lo richiuse.

“Bene. Mi spiace non poterti portare via con me, ma sarebbe troppo pericoloso.”

“Sono stata sul marciapiede per una settimana. Una serata in più non sarà la fine del mondo.”

“Posso chiederti una cosa? In queste sere tu… lavoravi?”

“Segreto professionale.” rispose Zara aprendo lo sportello.

 

Agente Z partì appena lei raggiunse l’altro lato della strada. Fissò la macchina ferma al semaforo per un po’. Lo vide prima di Agente Z, ma non ci poté fare niente: il grosso furgone nero rinforzato si diresse contro la macchina in un impatto abbastanza forte da spingerla contro un muro, ma non abbastanza da uccidere Z, sperò Zara. Le poche persone per strada sparirono come insetti quando si accende la luce, ma Zara rimase bloccata lì qualche secondo, incollata al suolo. Poi riuscì a correre e si diresse nel vicolo più vicino. Sentì uno sparo e temette il peggio per Agente Z. Quanto cazzo sono importanti questi dati?

Un’ombra – no, una persona – apparve da dietro un cassonetto, e Zara estrasse la pistola.

“Ferma, sono io, Marina!”

Zara cercò di calmare il cuore che le batteva all’impazzata, mentre degli spari echeggiavano per strada.

“Cristo, era il tuo tizio?”

“Non… non lo so…” non le era troppo difficile fingere di essere sconvolta, anche se in realtà aveva già cominciato a pensare a un piano.

“Chiamo Oleg, ci tirerà fuori di qui.” Marina stava armeggiando col suo telefono.

Forse ti dovremmo assumere, pensò.

Tre uomini mascherati apparvero all’inizio del vicolo, e Zara puntò la pistola.

“Scusateci, puttane, non è niente di personale. Il capo ha detto niente testimoni.” Zara sparò, ma loro erano stati più veloci. La pagherete cara, pensò guardando la pozza di sangue che si stava formando sotto al corpo di Marina, cercando di ignorare il dolore alla propria gamba. Cazzo, così non posso correre. Colpì uno degli uomini mascherati, il quale cadde a terra, ma lo sparo di un altro la raggiunse in pieno petto e cadde a terra senza fiato.

“Okay, date fuoco ai corpi, incolperanno la banda.” sentì uno degli uomini dire. Se solo sapessero che ho io i dati… così li distruggeranno … non… cercò di parlare, ma la sua voce venne soffocata dal sangue. L’ultima cosa che vide fu il cielo, con le sue stelle fredde e lontane.


 

Zara looked up at the night sky. Beyond the pink and peach colored city lights, a few stars were shining with the usual indifference. She looked back at the ground, looking at her shiny red boots which contrasted with the dull grey pavement. She breathed heavily, adjusting her super short skirt.

I hate this, it’s way too clichè-y, she thought, comforted by the knowledge of her small gun under her jacket.

“Are you okay? You seem nervous.” Marina came to sit next to her on the old bench, and Zara managed a nervous laughter.

“Yes, well, you know I’m new on this job…”

“You’ve meet any creeps yet?”

“No.” she quickly answered. “No, no, yesterday’s guy was quite gentle actually. He said he’d recommend me to a friend, he supposed to come here this evening. Bright blue car.” she shrugged.

“You sure it’s all right?”

“I think so? I mean, if he wanted to, I don’t know, kidnap me and steal my organs he could have been more subtle.”
Marina replied with a mirthless laughter. “Look, if you see any creep… let me know. Or just tell Oleg, the big guy with the cybernetic arms, he’s one of King Jack’s men.”

“Yes, he told me.”

“Also be careful, there’s a gang of kids who has been setting fire to homeless people recently… Oleg smashed one of them to pieces last night.”

“Ewww.” Zara didn’t have to pretend to be disgusted.

“Yeah, not a nice sight. I bet they’ll be back.”

A bright blue car came to a screeching halt next to them, and the window was rolled down to show the face of a dark-haired man.

“Zara, right?”

“Well, here’s my guy.” she smiled at Marina. “Be careful you too, and thank you.”

“Don’t mention it, I know what it means to be new in the biz.”

 

Zara let out a deep breath as she sat next to the guy.

“How is your cover going?”

“Fine so far… what’s your name again?”

“You can call me Agent Z.” he replied while aiming for the closest parking spot.

“Agent Z? That’s a bit of a cliché.”

“Says the secret agent pretending to be a prostitute.”

She sighed. Agent Z took a data stick as big as her thumbnail and handed it to her. “I don’t need to tell you how important this is.” he looked at her dead serious.

“I know.” she clicked at the base of her wrist, opening a secret compartment in her cybernetic arm. She put the data stick in and closed the compartment.

“Good. I’m sorry I can’t take you with me, it would be too dangerous.”

“I’ve been on the streets for a week. One extra evening isn’t going to be the end of me.”

“Can I ask you something? Did you ever… you know, work?”

“That’s classified.” replied Zara while opening the car door.

Agent Z left as soon as she reached the other side of the street. She stared absentmindedly at the car, now waiting at a red light. She saw it before Agent Z did, but could not do anything. The big, black, reinforced van came speeding towards the car, fast enough to hit it and send it crashing to a wall, but not enough, she thought, to kill him. The few people in the streets ran away like insects when you turn on the light, but Zara stood there for a few seconds, glued to the ground. Then she ran like hell towards the nearby alley. She heard a gunshot and feared the worst for Agent Z. Just how important is this stuff anyway?

A shadow – no, a person – appeared from behind a bin, and she went for her gun.

“Relax, it’s me, Marina!”

Zara tried to calm her fast-beating heart as more gunshots echoed in the streets.

“Jesus, was that your guy?”

“I don’t… I don’t know…” she found out it wasn’t too hard to pretend to panic, even if the first details of a plan were forming in her mind.

“I’m calling Oleg, he’ll get us out of here.” Marina was looking through her phone.

Maybe we should hire you, she thought.

Three masked men appeared at the edge of the alley, and she readied her gun.

“Sorry, whores, it’s nothing personal. The boss said no witnesses.” She shoot, but they were faster.  You’re going to pay for this, she thought, looking at the pool of blood that was forming under Marina’s body, trying to ignore the pain in her own leg. Fuck, I can’t run. She hit one of the masked men, who fell down, but the other’s shot found her chest, and she fell on the ground, breathless.

“Okay, set fire to the bodies, they’ll blame the gang.” she heard one of the masked men saying. If only they knew I have the data… they’ll burn the data… this… She tried to speak, but gurgled up blood. The last thing she saw was the sky, with its distant, faraway stars.

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