Recensione: Il Racconto dell’Ancella / Review: The Handmaid’s Tale

ancella

Autore: Margaret Atwood

Genere: fantascienza distopica

Anno: 1985

Note: vinse il premio Clarke nel 1987, cosa ironica visto che la Atwood non amava definirlo fantascienza (ma diciamo le cose come stanno, lo è). Ho letto la traduzione italiana di Camillo Pennati pubblicata da Ponte Alle Grazie nel 2004, e mi è sembrata buona.


 

Il Racconto dell’Ancella è ambientato nel lontano 2005, quando gli USA sono stati trasformati nella cosiddetta Repubblica di Galaad, uno stato teocratico che controlla in maniera assoluta i suoi cittadini, tenendoli rigidamente separati nei loro ruoli e obblighi. La storia è scritta in prima persona da Difred, una Ancella. Difred non è il suo vero nome, quello con cui è nata, ma definisce la sua posizione: appartiene a un Comandante di nome Fred, e il suo dovere è quello di dargli un figlio, visto che sua moglie non può. Tutti gli ufficiali di rango più alto di questa nuova repubblica che non hanno figli ricevono un’Ancella, la quale può rimanere in una casa per due anni prima di essere trasferita a un altro Comandante o venir mandata presso le Colonie (o peggio) se non riesce ad avere figli. Avere figli è molto complicato a causa di una serie di problemi che vanno da radiazioni a rifiuti tossici, senza contare le malattie sessualmente trasmissibili che hanno colpito duramente negli anni precedenti… così è diventata una priorità, assieme al controllo del corpo femminile ovviamente. la Repubblica di Galaad è costruita in modo che tutti controllino tutti, come in molte distopie. Eppure, proprio come in molte distopie, il debole profumo della speranza non svanisce del tutto, perchè non è un sistema perfetto.

 

Il romanzo ci mostra una parte della vita di Difred: dai dettagli più piccoli agli episodi più importanti, tutto è incentrato sui suoi giorni da Ancella. Noioso? Oh no, per niente, perchè qui entra in soccorso lo stile della Atwood: poetico ma non smielato, mai noioso, in grado di rendere importante anche i dettagli della stanza di Difred, che vediamo sempre di più come una prigioniera che imparato a conoscere bene ogni dettaglio della sua cella. Capiamo anche l’importanza dei colori: lei veste solo di rosso, la moglie del comandante di azzurro, e così via. Gli episodi della vita quotidiana di Difred sono mescolati a ricordi del suo passato: chi era, come viveva, e come la vita di tutti era cambiata improvvisamente con l’ascesa al potere della Repubblica di Gilead. Come romanzo insegna molte cose, e non in un modo noioso e scolastico, anzi. Uno degli insegnamenti potrebbe essere: fate attenzione, perchè potreste perdere ciò che voi (e i vostri genitori) hanno lottato duramente per ottenere. Un pugno nello stomaco formato libro, e con effetto doppio se siete donne o semplicemente non un uomo bianco, eterosessuale e cristiano. Siamo molto lontani da uno stile social justice warrior dell’internet contemporaneo, però: è femminismo serio, e problemi seri. Non aspettatevi un mondo dove le donne sono buone e gli uomini sono cattivi.

Al contrario di alcune distopie famose il Racconto non dimentica di tener conto del potere e del controllo che si possono esercitare sui corpi delle donne: un fattore fondamentale alla base di molti regimi distopici che sono esistiti e che esistono tuttora. Essere una donna il cui valore è determinato solo dal ruolo di madre e generatrice di figli è una distopia per noi, ma un martedì per molte donne ancora oggi. E la Atwood si era infatti ispirata a regimi teocratici realmente esistenti negli anni ‘80…

Lo stile della Atwood consente al lettore/lettrice di immergersi perfettamente nel romanzo, costringendolo/a a domandarsi “Cosa farei? Come mi sentirei?”, grazie a una precisa miscela data dalla vita quotidiana di Difred, il suo passato e i suoi sentimenti. La Atwood ci costringe a non dare niente per scontato, nemmeno (anzi, soprattutto) le cose più piccole, come il mucchio di borsine di plastica sotto al lavandino della cucina. Dopo aver letto le prime 50 pagine ho pensato “tutti dovrebbero leggere questo libro”, e proseguendo non ho cambiato idea, perchè resta una bella lettura, oltre ad essere importante e far venire i brividi.

Vote: 9


 

Author: Margaret Atwood

Genre: dystopia

Year: 1985

Notes: Winner of Clarke Award in 1987, which is ironic since Atwood didn’t define her work as sci-fi (but let’s call things their names, it is). I’ve read the Italian translation by Camillo Pennati published by Ponte Alle Grazie in 2004.


The Handmaid’s Tale is set in the distant future of 2005, when the USA have been transformed into the Republic of Gilead, a theocratic state which imposes absolute control over its citizens, rigidly separated in their roles and obligations. The story, written from a first person POV, is told by Offred, a woman living as Handmaiden. That is not her real name, the one she was born with, but it defines her position: she belongs to a Commander named Fred, and her role is to give him a child, since his wife cannot. All high ranking officers of the new Republic who do not have kids are given a Handmaiden, who can hold her position for two years before being transferred to another Commander, or being sent to the Colonies (or worse) if they can’t get pregnant. Having children is terribly complicated due to a series of problems ranging from radiations to nuclear waste to STDs which have plagued the past, and so it is considered a high priority… together with the control of the female body, of course. The Republic of Gilead is built so that everyone controls everyone else, like in many dystopias, and yet the faint scent of hope persists, because like many dystopias, it has its cracks.

 

This book deals with a section of Offred’s life: from the smaller details to the more life-changing episodes, what we are given is the retelling of her days as Handmaiden, being truly a glorified prisoner and nothing more. Is it boring? No, not at all, because here comes Atwood’s style: poetic, but not cheesy, never boring, and even the smallest details about Offred’s bedroom become important for us, as she feels like a prisoner who has slowly learned every detail of her cell. A lot of weight is also given to the importance of colors: she wears specific red clothes, the commander’s wife wears blue, and so on.

Offred’s daily life events are mixed with retellings of her past: who she was, how was her life before, and how everyone’s life came to an abrupt change with the Gilead’s Republic’s rise to power. This book teaches us many things, and not in a scholarly, boring way, and one of these is: be careful, because you may lose what you (and your parents) fought very hard to obtain. This book is a punch in the guts, a double punch if you’re a woman or just anything else besides a white, hetero, male christian. No, don’t run away fearing a tumblr SJW lesson-shaped book. This is real feminism, these are real issues. This is not a world in which women are good and men are bad. And unlike some dystopias, this one does not forget to take into account the power and the control linked to the bodies of women: an important factor that lies at the base of many real-life dystopias that have existed and do exist now. Being a woman who is valued only for her role as mother and child bringer is dystopia for us, but a tuesday for many other women right now. And Atwood did, indeed, take inspiration from real life theocratic regimes that were popular at the time…

Atwood’s style allows the reader a near-perfect immersive experience, and the reader constantly wonders “What would I do? How would I feel?”, due to the careful mix of Offred’s daily life, past experiences and memories. Atwood forces us to never take anything for granted, even (or especially) the smallest things, like the pile of plastic bags under the sink.

After having read the first 50 pages I thought “everyone should read this immediately”, because guess what, it’s still incredibly relevant and will make you shiver.

Vote: 9

 

 

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