Racconto breve: Consegne a domicilio // Short story: The courier

courier

Zoe continuò a pedalare lungo la strada, senza riuscire però a scacciare la sensazione di essere seguita. Tenendo conto che ciò che la insospettiva era un generico furgone nero, pensò che fosse solo la sua immaginazione alle prese con un cliché, e si concentrò sulle informazioni che la raggiungevano tramite gli occhiali cibernetici. Il percorso che doveva seguire era indicato da una freccia azzurra sovrapposta alla strada vera e propria. Stando alla freccia avrebbe dovuto proseguire lungo la via e girare a sinistra di fronte al monumento della Vittoria Galattica. Ai limiti del suo campo visivo le arrivavano dei dati sulle strade più trafficate: considerando che erano le 18.30, significava ogni strada del centro, più delle altre. Ma Zoe aveva delle gambe buone, il carico tenuto al sicuro nello zaino, e sapeva come svolgere il suo lavoro.

Appena il semaforo diventò verde, Zoe seguì la freccia azzurra in direzione della Vittoria Galattica. Non poté non notare che il furgone era ancora dietro di lei. Ma così anche altre auto. Un’auto che veniva da destra ignorò il semaforo rosso e venne verso Zoe a tutta velocità, ma lei fu abbastanza veloce da evitare un incidente. L’auto sfrecciò lungo la strada come se niente fosse, e Zoe si fermò vicino al monumento, fingendo di doversi sistemare occhiali e casco.

“Tutto bene? Il trasmettitore dice che ti sei fermata.” la voce di Stanley la raggiunse attraverso le cuffie del casco.

“A parte che una macchina voleva investirmi, tutto ok.”

“Danni di qualche tipo?”

“No, sto bene.”

“Meno male. Sai com’è il capo…”

“Lo so, lo so, fammi lavorare in pace.” Zoe riprese a pedalare. La signora Dhawan, il suo capo, era famosa per essere una tipa molto esigente, ma si diceva anche che pagasse molto bene per le consegne speciali. Zoe non conosceva nessuno che facesse quelle consegne, e a giudicare dalla sua paga non le aveva mai fatte senza saperlo. Presto smise di pensare all’incidente schivato, al furgone e al suo capo, e si concentrò sulla strada.

 

“Ecco qui, signor Blackwood.” disse Zoe con il suo miglior finto sorriso. L’uomo prese la busta e firmò il suo PDA.

“Grazie per aver scelto Icarus Deliveries!” Prima che il signor Blackwood potesse rispondere, Zoe si stava già rimettendo in sella alla bici. Avrebbe dovuto consegnare almeno cinque tra pacchi e buste segnalati come “normali” per venire pagata, e aveva appena consegnato il secondo. Sarebbe stata una lunga serata. Lasciò il calmo quartiere di Red Pines per dirigersi verso le arterie principali. Ancora non c’erano molte auto, così le fu impossibile ignorare il furgone nero dietro di lei.

“Stanley, ci sei? Magari sono paranoica, ma… credo mi stiano seguendo.”

“Calma, riesco a vederti… sei all’incrocio tra Amara Street e Velasquez Street, giusto?”

“Sì.”

“Stando al satellite ci sono due auto dietro di te, una rossa e una bianca. Quale delle due ti ha insospettito?”

“No… c’è un furgone, è nero ed è proprio dietro la macchina rossa!” la sua voce era poco più di un sussurro.

“Scusa, ma da qui non lo vedo, non so proprio cosa farci!”

 

Perchè doveva andare così? Dai, doveva essere solo un lavoretto facile… Zoe non aveva smesso di seguire la freccia azzurra, ma stavolta stava andando alla velocità massima che le gambe le consentivano, cambiando di proposito strada all’ultimo secondo, cercando di mettere della distanza tra lei e il furgone ancora alle sue spalle. Qualunque cosa facesse, il furgone la seguiva. Così prese e passò attraverso il parco, cosa impossibile per un veicolo come quello che la seguiva. Quando uscì dall’altro lato non trovò traccia del furgone. Ce l’ho fatta! Con un sorriso molto più sincero del precedente si preparò mentalmente a fare la prossima consegna. Appena parcheggiò la bici, quattro uomini vestiti di nero la afferrarono. Cercò di gridare, ma le ficcarono uno straccio in bocca. La strada era deserta, capì che nessuno l’avrebbe aiutata. Le misero un pezzo di tessuto nero intorno agli occhi, e la fecero camminare fino a ciò che Zoe suppose fosse il vicolo vicino alla casa. Ci scommetto lo stipendio che questo è il furgone nero, disse mentre la costrinsero a entrare in una specie di veicolo. Finalmente le tolsero il bavaglio e la benda. Seduti nel furgone c’erano un uomo che sembrava lo stereotipo di una guardia del corpo, e una donna dai tratti indiani vestita elegantemente. Aveva l’aria di una persona mai soddisfatta per definizione. La donna batté lentamente le mani.

“Congratulazioni, Zoe. Sono la signora Dhawan, come avrai di certo intuito. Hai superato il test e, se lo desideri, verrai assegnata alla squadra di consegne speciali.”


 

Zoe kept speeding along the road, but she couldn’t shake off the feeling that she was being followed. Considering the object of her suspicion was a nondescript black van, she felt it was her imagination playing with a cliché and focused on was the info that reached her via her cyberglasses. The path she had to follow was indicated by a bright blue arrow, superimposed on the street she really saw. According to the arrow she was supposed to continue along the road, then turn left at the Galactic Victory monument. On the edge of her vision, data told her which roads were receiving the most traffic. Which, considering it was 18.30, it meant every single road in the city centre and then some more. But her bycicle was fast, her cargo was safe in her backpack, and she knew how to do her job.

As the traffic light turned green, Zoe followed the blue arrow, heading for the Galactic Victory. She couldn’t help but notice that the van was behind her. But so were other cars.

A car coming from the right ignored its red light and came towards Zoe, which was fast enough to avoid any collision. The car kept speeding as if nothing had happened, and Zoe stopped next to the monument, pretending she needed to adjust her glasses and her helmet.

“Is everything okay? The transmitter says you just stopped” Stanley’s voice reached her through the headset incorporated in her helmet.

“Yeah, someone wanted to run over me, no big deal.”

“Any damage of any kind?”

“No, I’m fine.”

“Good. You know how the boss is…-”

“I know, I know, just let me do my work.” Zoe was back on the road, following the blue arrow.

General opinion was that her boss, Ms. Dhawan, was a strict woman, but could pay very well for special deliveries. Anna didn’t know anyone who did those special deliveries, and judging by her pay she had never done one of those without knowing. She quickly forgot about the quasi-accident, the van and the threat of her boss, having to focus on the road and the other drivers.

 

“Here’s your delivery, mr Blackwood.” Said Zoe with her best customer service smile. The man took the envelope and signed her PDA.

“Thank you for choosing Icarus Deliveries!” before the man could reply she was already on her bike. She was supposed to deliver at least five packages or envelopes marked as “normal” per evening to get paid, and that had just been her second one. It was going to be a long night. She left the quiet Red Pines suburbs and headed back for the main roads. There weren’t as many cars yet, so it was impossible to ignore the black van behind her.

“Stanley, can you hear me? Maybe I’m being paranoid but… I think I’m being followed.”

“Calm down, I can track you… you’re at the cross between Amara str. and Velasquez str., right?”

“Yeah.”

“Satellite says you have a red car and a white one behind you, which one looks shady?”

“No… a van, a black van, it’s right after the red car!” her voice was barely a whisper.

“Sorry, I can’t see it from here, I don’t know what to do!”

 

Why did it have to go like this, oh come on, it was supposed to be an easy job… Zoe was still following the blue arrow, but she was going as fast as her legs allowed her, intentionally changing routes and turning right at the very last second, hoping to get some distance from her and the van which was still behind her. Whatever she did, the van followed. She crossed right through the park, something impossible for something like the van. As she exited from the opposite park access, the van was nowhere to be found. I did it! With a smile more genuine than the preceding one, she could already see herself smiling while her next client opened the door.

As she parked her bike, four men in black suits seized her. She tried to scream, but they put a rag in her mouth. The road was deserted, so no one would have helped her. They put a piece of dark cloth around her eyes, and guided her towards what she supposed was the nearby alley.

I bet my pay that this is the black van, she thought when she was forced to enter into a large vehicle of some sort. Finally, they removed the rag from her mouth and the covering from her eyes. Sitting in the van there was a guy who looked like a stereotypical bodyguard, and a sharply dressed woman with Indian features. She looked like someone who cannot possibly be satisfied by anything. The woman clapped her hands, slowly.

“Congratulations, Zoe. I’m Ms. Dhawan, as you surely guessed by now. You passed the test and, if you wish, will be assigned to the special delivery team.”

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