Recensione/ Review: 3% (serie)

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Genere: fantascienza distopica

Anno: 2016

Cast: Bianca Comparato, João Miguel, Michel Gomes, Rodolfo Valente, Rafael Lozano, Vaneza Oliveira, Viviane Porto, etc.

Stagioni: Una, 8 episodi (circa 45-55 min. ciascuno), ci sarà anche una seconda stagione.

Note: disponibile su Netflix, è stata anche la sua prima serie tv prodotta in Brasile. Non è stata doppiata in italiano, se non capite il portoghese brasiliano vi consiglio di vederlo in inglese. I sottotitoli italiani esistono, ma con sommo rammarico devo dire di averli trovati molto, molto diversi dall’inglese. Sospetterei una traduzione diretta dal portoghese, se non fosse che ci sono evidenti errori di senso logico in molte frasi… la cosa rimane un mistero per me.


3% è ambientato in un futuro in cui il Brasile è diviso in due parti: la maggior parte della popolazione vive in povertà mentre il 3% vive nel lusso senza preoccupazioni dell’Offshore. Ogni anno chi compie 20 anni può provare a unirsi a questo 3% cercando di superare il Processo: una serie di test che determinano chi è migliore e più meritevole di unirsi all’elite. Il Processo è per molti una fonte di speranza, ma altri formano una ribellione segreta con il desiderio di cambiare lo status quo. Il primo episodio comincia con l’inizio del Processo di quell’anno, e la serie segue un gruppetto di ragazzi che formano strane alleanze e amicizie cercando di farcela. C’è Michele, una ragazza timida ma determinata e con dei segreti. C’è Joana, a cui non sembra che importi niente eppure risulta molto brava coi test. C’è Rafael, tanto fastidioso quanto bravo. C’è Marco, il discendente di una famiglia che, si dice, superi sempre il processo. C’è Fernando, un ragazzo molto intelligente su una sedia a rotelle. Non tutti loro entreranno a far parte del 3%, e spesso le persone muoiono durante il Processo…

Se vi aspettate qualcosa tipo Hunger Games siete sulla strada sbagliata: non c’è niente di strettamente fisico in questi test, si concentrano sulla mente e la psicologia dei candidati, testando la loro intelligenza, le capacità deduttive e come lavorano sotto pressione. Alcuni test sono individuali, altri richiedono di lavorare in squadra, il che implica la presenza di capi, e che devono trovare il modo di collaborare a vicenda se vogliono proseguire… ed è proprio questo a essere molto interessante per il pubblico: tra il “come avrei risolto io questo problema?” e il “Io cosa avrei fatto al suo posto?” c’è un sacco di materiale per catturare il pubblico e tenerlo attaccato allo schermo, specialmente in certi episodi.
Ovviamente scopriamo anche qualcosa sul passato di ognuno: perché Joana si comporta così, che segreto nasconde Michele, perché Rafael è così arrogante ed egoista…
E scopriamo anche qualcosa su Ezequiel, l’uomo a capo del processo, un personaggio intrigante e pieno di conflitti interiori. Le location e i costumi sono semplici ma efficaci, e non nego che sia piacevole vedere così tante facce diverse e colori di pelle diversi.

A livello di trama direi che funziona: essendo una serie tv ci sono episodi più intensi ed efficaci di altri, come il 2 e il 4 ad esempio. Non riesco a non menzionare che il finale per me ha qualcosa di… strano, soprattutto per uno dei personaggi. Il finale del personaggio in questione mi ha deluso un po’, la motivazione per il suo comportamento non era abbastanza efficace tenendo conto del suo passato. Se avevano bisogno che agisse in un certo modo avrebbero potuto trovare degli elementi più efficaci. So di essere molto vaga, ma non ho intenzione di spoilerarvi il finale! Anche se la sceneggiatura è non sempre ottima, la storia di per sé è interessante e i personaggi sono ben costruiti, ci si affeziona a loro e si vuole sapere come andrà avanti. Se vi interessano le distopie e le riflessioni sul costo delle utopie dategli una possibilità.

Voto 8-


Genre: sci-fi, dystopia

Year: 2016

Cast: Bianca Comparato, João Miguel, Michel Gomes, Rodolfo Valente, Rafael Lozano, Vaneza Oliveira, Viviane Porto, etc.

Seasons: One, 8 episodes (running time 45-55 min). A second season has been confirmed.

Notes: available on Netflix, it was also its first Brazilian production.


The story is set in a future Brazil in which the vast majority of the population lives in poverty, and only the 3% of them can enjoy the carefree, luxury life of the Offshore. Each year every 20 year old can try to become part of this 3% by trying to pass the Process: a series of tests which determine who is actually the best and worthiest and can join the elite. The Process gives hope to many, but some others form an underground rebel network that would like to change the status quo. The first episode starts with the beginning of that year’s process, and the series follows a small group of youths who form strange alliances and friendships, desperate to make it to the other side. We have Michele, a shy but determined girl with some secrets, Joana, a girl who doesn’t seem to care and yet is very good at going forward, Rafael, who is as annoying as talented, Marco, the descendant of a family which is said to always pass the Process and Fernando, a brilliant weelchair-bound young man.

Not all of them will become part of the 3%, and sometimes people die in the Process…

If you’re expecting something like the Hunger Games you couldn’t be more wrong: there is nothing strictly physical about these tests, they’re all about the mind and the psychology of the candidates, who are tested for their intelligence, deductive skills and abilities to perform under pressure. Some tests are individual, some others require teamwork, which means there have to be leaders, and that people need to find ways to collaborate if they want to pass… so that’s what more interesting for the audience: between the “how would I have solved this problem” and the “how would I have behaved here?” there is a lot of material to capture the audience and keep them on the edge, especially in certain episodes. We of course learn something about their backgrounds, too: why doesn’t Joana seem to care, what is Michele’s secret, why is Rafael such a selfish, arrogant asshole, etc. And we learn something about Ezequiel, the man in charge of the Process, an interesting character with a lot of interior conflicts. Locations and costumes are simple but effective, and I can’t deny that it’s a pleasure to see so many different faces and skin colors.

Plot-wise, I’d say it works: since it’s a tv series certain episodes are more intense and interesting than others, ep 2 and 4 more than others. I feel like I can’t avoid to mention that the ending is… strange, especially for one of the characters. Their ending disappointed me because I felt they had no reason to behave like they did, considering their background. If they needed them to act in a certain way, they should have found a more compelling argument. I know I’m being vague here, but no way I’m going to spoil you the ending. So while the script is sometimes a hit and miss, the overall story is interesting and the characters are well built, in a way that you become attached to them and want to know more about them. So if dystopian realities and the concept of the cost of utopias is interesting to you, give it a try.

Vote 8-

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