Racconto breve: All’alba / Short story: At dawn

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Il prompt del racconto di oggi è il risultato di una sessione di brainstorming con il mio collaboratore.

Mentre i primi rosa dell’alba coloravano il cielo, Annika camminava per le vie semideserte di Nuova Vallinn. A quell’ora del giorno era facile pensare che non fosse mai cambiato nulla. Ma mancava qualcosa, come il profumo invitante del pane fresco proveniente dalla panetteria all’angolo della strada, ora chiusa. Traditori, diceva un avviso in chiare lettere rosse attaccato alla porta di vetro ormai impolverata. Qualcosa invece era stato aggiunto, come il grande ritratto del Benefattore di Nuova Vallinn affisso a un muro che osservava i suoi cittadini quando passavano. Annika vide due uomini con le divise della fabbrica dall’altro lato della strada. Continuavano a camminare senza scambiarsi una parola. Il simbolo dei Lupi della Resistenza che aveva visto sul muro ieri era stato cancellato ormai alla perfezione.

Annika trasse un profondo respiro. Calma. Fingi che sia tutto normale. Stai solo andando al lavoro, niente di strano. E di solito non ci sono pattuglie a quest’ora, perciò…

Poi lo udì, il rumore dei passi, il rumore di persone che correvano. Si guardò intorno, ma senza vedere nessuno. Continuò a camminare.

“Ehi, tu, a terra! Ho detto a terra!” la voce veniva da oltre l’angolo. Quando si rese conto che non potevano avercela con lei, proseguì. Non avrebbe potuto percorrere altra strada, e anche se così fosse stato, non avrebbe modificato il suo percorso rischiando di apparire sospetta.

Nella piazzetta all’incrocio un uomo aveva a che fare con due Protettori. Uno dei due teneva il fucile puntato alla testa dell’uomo, che era in ginocchio con la testa vicina al marciapiede e uno sguardo terrorizzato. L’altro Protettore stava sfogliando i documenti dell’uomo. La sua borsa giaceva semiaperta sul marciapiede. Dietro di loro, la vecchia fontana senz’acqua sembrava ascoltarli in silenzio. Non avrebbe voluto fissarli, ma non riusciva a distogliere lo sguardo. Era come quando andava a caccia con suo zio. Detestava quando scuoiavano gli animali, ma non riusciva a distogliere lo sguardo.

Il Protettore che sfogliava i documenti scosse lentamente la testa, e Annika sentì mancarle il fiato. “No, non vanno bene. Questo timbro è sbagliato… dev’essere una spia.”

“No! No, non sono una spia, lo giuro! Lo giuro!”

Il Protettore col fucile gli diede un calcio, e l’uomo rimase in ginocchio. “Silenzio, non vorrai svegliare i giusti che dormono.”

Il malcapitato singhiozzava, ma le sue parole erano diventate poco più che sussurri e Annika non riusciva a capire tutto ciò che dicesse.

“No… vi prego, posso provarlo, non–” lo sparo echeggiò per le vie. L’uomo rimase immobile per un momento, poi cadde. Al contrario delle spedizioni di caccia con lo zio, non ci fu molto sangue, solo un paio di gocce visibili sulle tempie. Aveva l’espressione di chi ancora non ci crede. Dovrei andarmene subito, pensò Annika.

Dall’altro lato della piazza i due operai non si erano fermati, ma non erano riusciti a evitare di guardare la scena. Poi altri due Protettori spuntarono da un vicolo e li fermarono.

“Oh, peccato.” disse uno dei protettori vicino alla fontana, scuotendo la testa.

“Che cosa?” chiese l’altro, frugando nella borsa del morto.

“Credo fosse innocente alla fine, sai? Guarda qui. Il timbro era solo rovesciato.”

“Non preoccuparti. Meglio ucciderne uno di troppo che lasciarne andare uno di troppo, no? Meglio stare sicuri.” L’altro rispose con un’alzata di spalle.

Annika si decise ad attraversare la piazza.

“Ehi, tu! Documenti, subito.” il Protettore che aveva sparato all’uomo innocente puntò il fucile contro di lei. Annika estrasse i documenti, e lui si prese tutto il suo tempo per controllare che ogni singolo timbro, firma e data fosse al posto giusto. Per qualche istante l’unico suono in strada fu quello delle mani del Protettore sulla carta. Quello, e il battito del cuore di Annika.

All’ultima pagina il Protettore commentò, “Bene.” Annika si sentì come se qualcuno le avesse tolto una grossa pietra dal petto, e tese il braccio per riprendersi i documenti. Il Protettore glieli stava porgendo, poi all’ultimo minuto si ritrasse. “Un momento.”

I due si parlarono in sussurri incomprensibili, e Annika sentì una singola goccia di sudore attraversarle la fronte. Aveva un fazzoletto nella tasca, ma decise di ignorare la goccia e non fare nessun gesto che avrebbe potuto mettere in allarme i due. Un Protettore le puntò contro il fucile, e Annika fece un passo indietro.

“Cosa hai visto qui, qualche minuto fa?” chiese l’altro, indicando il morto con un cenno della testa.

“Niente.”

Il Protettore colpì la sua spalla con la canna del fucile. “Sei sicura?”

“Ho visto… che avete riconosciuto e ucciso una spia. Grazie per la vostra Protezione.”

“Meglio. Puoi andare.”

“Ehi, sembri un cadavere.” commentò Olivia quando si incontrarono fuori dai cancelli della fabbrica.

“In effetti ne ho visto uno.”

“Tutto bene?” Olivia ridusse la voce a un sussurro.

“Credo di sì. Cioè, sì, sto bene. Non posso dire lo stesso per un altro tipo, però.” si sistemò il cappello. “Ho incrociato i Protettori stamattina.” Annika mosse appena le labbra.

“Oh, e…”

“Tutto bene. I documenti che mi ha fatto Mathias sono perfetti. Dobbiamo incontrare gli altri Lupi stasera.”

“Me ne occupo io.”


As the first pinks of dawn appeared in the sky, Annika was walking through the semi-deserted streets of New Vallinn. At that time of the day it was easy to pretend everything was as it had always been. But something was missing, like the inviting scent of the fresh bread from the bakery at the corner of the road, now closed. Traitors, said a notice in bright red letters attached to the now dusty glass door.  And something had been added, like the giant portrait of the Benefactor of New Vallinn, who oversaw his citizens as they passed by. She could spot two men with factory uniforms on the other side of the road. They kept walking, and didn’t say a single word to each other. The Wolfpack Resistance symbol that she had seen on the wall yesterday had been scrubbed away almost perfectly.

Annika took a deep breath. Look calm. Look normal. You’re just going to work, no big deal. And there are usually no patrols at this time of the day, so…

The she heard it, the sound of footsteps, the sound of people running. She looked around, but didn’t see anyone. She kept walking.

“Hey, you, down! I said, down!” the voice came from beyond the corner. Once she realized it couldn’t be directed at her, she kept walking. There was no other road she could have taken, and even so, she wouldn’t have changed her path in risk of looking suspicious.

At the small plaza at the intersection, a man was being kept down by two Protectors. One of them kept his rifle held at the man, who was kneeling on the pavement with a blank, terrified stare. The other was going through the man’s papers. The man’s bag had been abandoned on the floor, and lied half-opened. Behind them, the old fountain of the plaza stood waterless and silent. She didn’t want to stare, but she found it hard to look away. It was like when she went hunting with her uncle. She hated looking at animals being skinned, but she couldn’t avoid staring. This was the same.

The Protector who was checking the papers shook his head slowly, and Annika’s heart skipped a beat. “No, these are not right. This stamp is wrong… he has to be a spy.”

“No! No, I’m not a spy, I swear! I swear!”

The Protector with the rifle kicked him, and he remained on his knees. “Shut up, you’ll wake up other respectful Citizens!”

The man was sobbing, but he almost whispered and she couldn’t understand all his words.

“No.. please, I can prove it, I can–” the rifle’s gunshot echoed through the street. The man stood still for a moment, then he fell down. Unlike with Annika’s hunting with her uncle, there wasn’t much blood, only a couple of drops visible from his temple. He looked as if he still couldn’t believe it.

I really should go, thought Annika.

On the other side of the piazza, the two factory workers had not stopped walking, but were looking at the man too. Then two more Protectors appeared from an alley, and stopped the men.

“Aw, that’s a pity.” said one of the Protectors next to the fountain shaking his head.

“What’s wrong?” asked the other, while still going through the man’s possessions.

“I think he was innocent, after all. See? The stamp was just backwards, here.”

“Don’t worry. Better to kill an extra one than to let an extra one go, right? Just to be on the safe side.” The other shrugged.

Annika had to cross the plaza, and she did. “Hey, you! Papers, now.” The Protector who had shot the innocent man pointed his rifle at her. She quickly compelled, and he took his time to check if every single stamp, signature and date was in the right place. For a few moments the only sound that could be heard in the streets was the sound of the Protector’s hands on the paper. That, and Annika’s heartbeat.

The Protector reached the last page of her papers. “Fine.” Annika felt as if someone had taken away a big rock from her chest, and extended her arm to take the papers back. The Protector was handing them to her, but retracted his arm. “Wait a minute.”

The two Protectors spoke in inaudible whispers, and Annika felt a single drop of sweat racing down her forehead. She had a napkin in her pocket, but decided to ignore the drop and not do anything that could have been seen as suspicious.

One of them pointed his rifle at her, and Annika took a step backwards.

“ What did you see, a few minutes ago?” asked the other, pointing with his head at the dead body.

“Nothing.”

The Protector hit her on the shoulder with the muzzle of his rifle. “Are you sure?”

“I saw… that you just identified and killed a spy. Thank you for Protecting us citizens.”

“That’s better. You can go now.”

“Woah, you look like death.” commented Olivia as they met outside the factory gates.

“Well, I did see someone die.”

“Are you all right?” Olivia’s voice was reduced to a whisper.

“Sorta. I mean, yes, I’m fine. Can’t say the same for another guy, though.” She adjusted her hat. “Ran into the Protectors this morning.” Annika barely moved her lips.

“Oh. You…”

“Everything was fine. The papers Mathias made for me are perfect. We need to meet the other members of the Wolfpack, tonight.”

“I can arrange that.”

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