Recensione: Noi / Review: We

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Autore: Evgenij Ivanovič Zamjatin

Genere: distopia

Anno: scritto tra il 1919 e il 1921, è stato pubblicato per la prima volta nel 1924 in inglese (non è stato pubblicato in russo fino al 1988).

Notes: usato molto da George Orwell come fonte d’ispirazione per 1984. Ho letto una vecchissima edizione Garzanti tradotta da Ettore Lo Gatto, non sapendo il russo non mi pronuncio sulla traduzione.


Noi è scritto sotto forma di diario: un uomo di nome D-503 racconta la sua storia prendendo appunti sulla sua vita quotidiana come ingegnere capo dell’astronave Integrale. Il diario è pensato proprio per essere messo a bordo dell’astronave assieme ad altri testi scritti da poeti e autori approvati dallo stato, con l’obbiettivo di essere letto da popoli che vivono su altri pianeti e non sanno niente della civiltà terrestre. Così spiega ai suoi futuri lettori come vive: sono passati secoli da quando lo Stato Unico ha conquistato il mondo intero e lo ha unificato, ora l’umanità ha raggiunto la vera felicità sotto il comando del Benefattore. Un muro separa lo Stato dalla natura selvaggia (e da ciò che resta del vecchio mondo), e la vita quotidiana di ogni cittadino segue delle regole ben precise. Tutti vivono in case di vetro e seguono delle routine particolari, che però includono due ore da trascorrere come uno meglio crede. In quelle ore è possibile “richiedere” la compagnia di una persona del sesso opposto tramite una procedura burocratica, cosa che funziona sia per uomini che per donne. Non ci sono più le famiglie nel senso tradizionale del termine, ed è lo Stato a occuparsi dei bambini.

Come ingegnere e matematico, D-503 è soddisfatto della sua vita: l’Integrale, il suo capolavoro, è quasi pronto, e ha amici e una donna O-90, che vede di frequente.

Un giorno, mentre sta passeggiando con O-90 come di consueto, incontra I-330, e ne rimane subito affascinato. I due si incontrano in privato, e D-503 scopre che lei è molto diversa da tutte le altre donne: flirta apertamente con lui, fuma e beve alcol, tutte cose in realtà vietate dalla legge. Ma D-503 è troppo curioso, troppo intrigato da lei e non riesce a denunciarla all’Ufficio dei Guardiani. Questo incontro è solo l’inizio: la vita di D-503 si sfascerà lentamente, man mano che scoprirà sempre più cose su I-330, su chi è, cosa vuole… e su cosa si trova al di là del grande muro.

Giustamente considerato il progenitore di altre opere distopiche molto famose, Noi ci mostra un uomo che crolla, che si trova costretto a farsi domande su tutto ciò in cui credeva, con risultati che mai si sarebbe aspettato. Il titolo è significativo, perchè lo Stato Unico ha trasformato tutti i suoi cittadini in qualcosa di più grande, guidato dai principi della ragione e della matematica. Ed è proprio quella la sorpresa per D-503: scoprire che c’è dell’altro oltre alla sua vita, pensare all’idea di vivere una vita diversa, indossare qualcosa di diverso dalle solite uniformi e vivere in qualcosa di diverso da una casa di vetro… per lui è incredibile, eppure I-330 ha molte sorprese in serbo per lui. E per noi. Lo stile di D-503, poi, è davvero particolare: è un ingegnere, vive in un mondo di meccanismi e di ragione, quindi tutti i suoi paragoni e le sue metafore riflettono questa cosa. Ritorna alla matematica cercando di usarla per dare un senso alla sua vita, capisce che c’è qualcosa che non va in lui, che è malato (lo Stato lo considererebbe tale), ma non sa come affrontare il suo problema.

Noi sarà anche un romanzo vecchio, ma è pur sempre la storia della lotta di un uomo per capire se ciò in cui ha sempre creduto è vero o no, cosa che non invecchia mai. Se vi piacciono le distopie, è una lettura a dir poco fondamentale. E se avete letto 1984, beh, troverete molti punti in comune. Specialmente uno che… non ve lo dico, niente spoiler!

Vote: 8+


 

Author: Evgenij Ivanovič Zamjatin

Genre: dystopia

Year: written between 1919 and 1921, was published in 1924 for the first time (in English, not in Russian)

Notes: wasn’t published in Russian until 1988, due to censorship reasons. George Orwell was heavily inspired by it.

We is written as a sort of journal: a man, called D-503, tells his story by taking notes of his daily life as chief engineer of the spaceship Integral. The journal is meant to be carried on the spaceship among other pieces of writing by state-sanctioned authors and poets, and he expects it to be read by people who have never seem human civilization. So he explains to us how he lives: it’s been centuries since the One State conquered the entire world and unified it, and now humanity has reached true happiness and perfection under the rule of the Benefactor. A wall separates the State from the wilderness, and every citizen’s daily life follows a series of rules. Everyone lives in glass houses and follows a strict routine, which includes two hours that can be spent freely. In these hours it is possible to “request” the company of a member of the opposite sex using a bureaucratic procedure, and this works for both men and women. There are no families in the traditional sense of the word, and children are raised by the state. As engineer and mathematician, D-503 is satisfied of his life: the Integral, his masterpiece, is almost ready, and he has friends and a woman, O-90, which visits him often.

One day, while he is walking with O-90, he meets I-330, and is immediately fascinated by her. The two meet in private, and he finds out she’s very different from other women: she flirts with him, she smokes and drinks alcohol, all of which are crimes against the state. D-503 is too intrigued, too fascinated and cannot bring himself to denounce her to the Bureau of Guardians. This meeting slowly shatters D-503’s life, as he finds out more about I-330, what she wants and about what’s behind the great wall.

Rightfully considered the grandparent of other famous pieces of dystopian literature, We shows us a man who breaks down and is forced to question everything he believed in, with results he would have never expected. The title is very meaningful, because the One State has transformed all citizens in something bigger, guided by principles of reason and math. This is what really surprises D-503, to find out there is something else, to even think about living a different life, to wear something different from his daily uniform and to live in something different from a glass house… this is almost unbelievable to his ears, and yet I-330 has much to show him. And to us. D-503’s writing style is something unique: he is an engineer, he lives in a world of mechanics and reason, so all his comparisons and metaphors refer to this. He goes back to math trying to use it to find a sense in his life, he understands that there’s something wrong with him, that he’s sick (that’s how the State would consider him), but he doesn’t know how to deal with it. We may be an old novel, but it’s the story of a man’s struggle to understand if everything he always believed in is true or not, which never gets too old. If you’re into dystopias, this is an absolute must. And if you’ve read 1984, you’re going to find many similarities, specifically one… which I’m not going to spoil.

Vote: 8+

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