Recensione / Review: Embassytown

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Autore: China Miéville

Genere: sci-fi

Anno: 2011 (ed. Fanucci: 2016)

Note: L’ho letto in inglese, non è stata una lettura facile ma ne è valsa la pena.


Avice Benner Cho è una donna umana nata e cresciuta a Embassytown, un avamposto umano sul pianeta Arieka, ai confini dell’universo conosciuto. Embassytown non è abitata solo da umani, ma anche razze aliene, tra cui gli Ariekei, razza autoctona del pianeta. Umani e Ariekei commerciano risorse e tecnologie, e anche se è ancora difficile comprendere la cultura Ariekei, gli umani hanno imparato a parlare con loro tramite gli Ambasciatori. Ci vuole un addestramento speciale per parlare con gli Ariekei, visto che hanno due bocche e la loro lingua richiede due voci che parlino allo stesso momento: grazie a impianti cibernetici, un severo addestramento e alcuni trucchetti, gli Ambasciatori riescono a comunicare con gli alieni.

I non-Ambasciatori possono capire la Lingua (come tutti la chiamano), ma non sono in grado di parlarla. Da bambina Avice ha avuto a che fare con gli Ariekei per una faccenda linguistica, e quell’evento la accompagna per tutta la vita fino a diventare cruciale.

Avice diventa una “immerser”: viaggia nello spazio attraverso l’”immer”, un universo con un diverso concetto di tempo e spazio che consente di percorrere lunghe distanze in meno tempo, anche se con dei rischi. Anche viaggiare nell’immer non è una cosa che si può improvvisare senza un duro addestramento. Dopo le sue avventure torna a Embassytown, e non è sola. Sembra che ben poco sia cambiato nella sua assenza, ma le sue esperienze e conoscenze di altri mondi, città e intrighi la rendono una presenza di valore, così viene invitata di frequente alle feste dell’Ambasciata. Definisce il suo lavoro “floaking”, (termine inventato da Miéville): non ha nessun incarico ufficiale ma ascolta, conosce persone, gestisce e crea contatti…
Una sera durante una festa un nuovo Ambasciatore viene presentato all’élite cittadina e a una delegazione di Ariekei, ma il suo modo di parlare la Lingua sembra avere un effetto inusuale sugli alieni…

Sono stata vaga il più vaga possibile perché, a dire il vero, scoprire cosa c’è dietro alla Lingua e agli Ambasciatori è uno degli aspetti più interessanti del romanzo. Se conoscete lo stile di China Miéville saprete già quanti dettagli ci mette nell’universo che crea, a volte un po’ troppi secondo me, dato che il romanzo avrebbe funzionato bene anche senza certe descrizioni. Però è un problema minore, perché la maggior parte delle informazioni che ci vengono date servono a capire la storia. Gli Ariekei sono davvero alieni, nel senso di diversi e difficili da comprendere, e sopporto volentieri qualche descrizione di troppo, se contiene le idee brillanti di China Miéville.

E ci sono molte cose da capire di Embassytown: come vivono, pensano e parlano gli Ariekei, cosa c’è dietro al potere degli ambasciatori, come si intersecano Lingua e politica… La Lingua stessa è, in effetti, uno dei personaggi principali del romanzo, assieme alla città. Come in Perdido Street Station e in La Città & La Città, vediamo che a Miéville piace descrivere città meravigliose e complicate. E rispetto alla città steampunk o a quella urban fantasy/fantascienza dei due romanzi precedenti, qui siamo nel reame della fantascienza vera e propria.

All’inizio non sapevo bene cosa pensare di Avice: per via del suo “floaking” all’inizio sembra soprattutto presa a osservare e raccontare. Era come leggere la storia di Embassytown o della Lingua, non quella di Avice. Ma alla fine è la storia di tutti e tre. Avice guadagna un ruolo sempre maggiore man mano che ci si avvicina al finale, e possiamo dire che senza di lei il destino di Embassytown non sarebbe stato lo stesso.

Voto: 9


 

Author: China Miéville

Genre: sci-fi

Year: 2011

Notes: I’ve read it in English, it was not an easy read but worth the effort.


Avice Benner Cho is a human woman born and raised in Embassytown, a human outpost on the planet Arieka on the edge of the known universe. Embassytowners share their city with the Hosts – or Ariekei – the race that inhabits the planet. Humans and Ariekei trade resources and technology, and while it is still hard to understand their culture, humans have learned to talk with the Ariekei through the Ambassadors. It takes special training to talk to the Ariekei, since they have two mouths and their language requires two voices spoken at the same time, but Ambassadors can achieve that through training, cyberware and other little tricks. Non-Ambassadors can understand Language (that’s how everyone calls it) but cannot speak it. As a kid Avice has a special Language-related encounter with the Ariekei, which will be crucial later in her life.

Avice becomes an “immerser”: she travels to outer space by passing through the “immer”, a universe with different concepts of time and space which allows for shorter travel times, even if with some risks. After her adventures she comes back to Embassytown (and she’s not alone). Little seems to have been changed, and her experience and news from other planets and worlds are valuable, so she joins many of the parties and balls at the Embassy. She calls her job “floaking”, she has no official assignment but she listens, knows people, creates contacts…
One evening a new Ambassador is introduced to the city and to a delegation of Hosts, and his way of speaking Language has an unexpected effect on the Ariekei…

I kept this as vague as possible because, honestly, finding out how Ambassadors and Language works are some of the most interesting aspects of the novel. If you’re familiar with China Miéville’s style you already know how much he puts into worldbuilding: sometimes a little too much, if you ask me, as there were little details I could have lived without. And yet this is a minor inconvenience, because most of what is written is necessary to allow us to understand. Ariekei are truly alien in the sense of distant and hard to understand, and I am willing to endure some extra descriptions considering Miéville’s brilliant ideas.

And there’s much to understand: how do Hosts live, think and talk, what lies beyond the Ambassadors’ power, how do politics and language intersect in the city of Embassytown. Language is, indeed, one of the main characters of the novel, together with the city itself. As with Perdido Street Station and The City & The City, we can see that Miéville has a thing for depicting complex and imaginative cities. This one veers a lot on the sci-fi side, much more if compared to the steampunk fantasy or the urban fantasy/sci-fi of the two novels I mentioned before.

At first I was a bit unsure of what to think about Avice: due mostly to her “floaking”, she doesn’t do much for the first part of the novel herself, she mostly observes and tells us what happens. I felt like I was reading Embassytown’s story, or the Language’s story, not Avice’s story. But in the end it’s all three. Avice grows to a much bigger role as we reach the ending, and we can safely say that without her Embassytown’s destiny would not have been the same.

Vote: 9

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