Racconto breve: Mercato Nero, pt. 2 // Short story: Black Market, pt.2

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Racconto cyberpunk di cui questa è la seconda parte. La prima è qui, la terza uscirà martedì prossimo.

“Non ti sei assicurato che fossi disarmata.”

“Signora mia, metà delle persone qui sono armi ambulanti e l’altra metà non accetterebbe di andarsene in giro disarmata. Sarebbe una perdita di tempo.”

“E dimmi, Jeff… come mai questo posto non è un caos perenne?”

“Abbiamo le nostre regole.” rispose il barista, e l’ascensore si fermò. Tolse il casco che aveva messo a Lily per impedirle di vedere, e la condusse fuori dall’ascensore. La vide sbattere gli occhi un paio di volte, e seppe che non era solo per abituarsi alla luce. Aveva portato molte persone al Mercato, e facevano tutti una faccia simile. Jeff aveva scelto il settore delle armi come ingresso, e ora si trovavano di fronte alla Porta, una struttura formata da vari tipi di armi da fuoco vecchie e nuove incollate l’una all’altra a formare un portale. Le due guardie gli fecero un cenno di saluto, e rispose con un sorriso.

“Qualunque cosa accada, non allontanarti da me.”

“Credevo fosse un luogo sicuro. E chi sei, una specie di guida?”

“A dire il vero sì. E questo è un luogo sicuro, certo. Ma non mi fido di te.”

 

Passando attraverso il settore delle armi Jeff tenne d’occhio Lily: era pur sempre una poliziotta. Ma era furba, o aveva davvero bisogno di quel cuore, o entrambi, perché non fece niente di stupido. L’unico evento inaspettato fu la rottura del suo braccialetto, e Lily si dovette fermare a recuperare tutte le perline, che si mise in tasca. Per il resto si limitava a osservare, e Jeff comprendeva la sua curiosità. Non si vedevano prodotti del genere tutti i giorni. Venduti su bancarelle come ortaggi o abiti usati c’erano tutti i tipi possibili di arma, dai lanciarazzi più grandi ai coltelli più piccoli, spaziando dalle armi tradizionali a quelle collegabili agli innesti cibernetici del cervello. I due passarono vicino al settore droga. Un cartello pubblicizzava orgoglioso un nuovo rifornimento della nuova droga cibernetica Diamond-lite.

“Che sensazione… strana.” mormorò Lily.

“Non se ci fai l’abitudine.”

“Beh, anche se siamo… nemici,” aggiunse quell’ultima parola con un sussurro, “non posso negare che fate un lavoro impressionante. Sembra un mercatino della domenica.”

“Cosa ti aspettavi?”

“Non sapevo cosa aspettarmi.”

 

“Ha il DNA?” chiese l’uomo dietro al bancone con la stessa nonchalance con cui un commesso le avrebbe potuto chiedere che numero di scarpe volesse provare.

“Ehm… sì.” Lily passò all’uomo una delle perline del bracciale. L’uomo sparì dietro a una tenda per ritornare qualche minuto dopo.
“Lei è fortunata, signora, ne abbiamo uno che combacia alla perfezione.” Jeff sentì prima il sospiro di sollievo di Lily, poi uno sparo echeggiare per il mercato.

Il suo comunicatore vibrò.

“Sono Jeff, dimmi.”

“Abbiamo un problema.”

“Che genere di problema?”

“Un assalto della polizia, ecco cosa.”


 

Cyberpunk short story. Part 3 will be up next week, read the first part here.

 

“You didn’t check me for weapons.”

“Lady, half of the people here are walking weapons and the other half would never get rid of theirs. It would be pointless.”

“And how do you avoid making this place a total mess?”

“We have our rules.” replied the bartender, and the elevator came to a stop. He removed the helmet he had placed on the woman’s head and guided her out. He saw her blink a couple of times, and he knew it wasn’t just to adjust to the light. He had brought many people to the market, and they all had the same reaction.

Jeff had picked the weapons sector as entrance, and in front of them lied the portal, a structure made of different kinds of weapons old and new glued together to form what looked like a door frame. Two market guards saluted him, and he smiled in reply.

“Whatever happens, stay close to me.”

“I thought this place was safe. And who are you, some sort of guide?”

“I am, actually. And the place is safe, yes. But I don’t trust you.”

 

As they passed through the weapons sector, Jeff kept a close eye on the woman. She was a police officer, after all. But she was smart, or really in need, probably both because she didn’t do anything stupid. The only unexpected event was when her bracelet broke, and she had to collect all her beads and stuff them into her pockets. She observed, yes, but he could understand her curiosity. You don’t see that kind of products every day. Sold on stalls as if they were vegetables or vintage clothes, you could see every kind of weapon, from rocket launchers to small knives, you could go traditional or head for a weapon you could connect to your brain via cyberware.

After the weapons sector they passed next to the drugs area. A sign proudly advertised a stock of the new cybernetic drug Diamond-lite.

“This is so… strange.” she whispered.

“Not if you’re used to it.”

“Well, even if we are… enemies,” she added that word with a whisper, “I can’t deny that I respect your efforts here. It looks like a sunday market.”

“What did you expect?”

“I didn’t know what to expect.”

 

“Do you have the DNA?” asked the man behind the counter with the same nonchalance a shop assistant could ask a client what their shoe size is.

“I… yes.” Lily handed the man one of the bracelet beads. After a few minutes the man came back.

“You’re lucky, ma’am. We have a perfect match.” Jeff heard her sigh of relief first, and then a gunshot echo through the market. His comm buzzed.

“This is Jeff.”

“We have a problem.”

“What kind of problem?”

“A police raid kind of problem.”

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