Recensione / Review: Ghost in the Shell

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Genere: fantascienza cyberpunk

Anno: 2017

Diretto da: Rupert Sanders

Cast: Scarlett Johansson, Takeshi Kitano, Michael Pitt, Pilou Asbæk, Chin Han and Juliette Binoche

Note: basato sul famoso universo manga/anime di Masamune Shirow


 

In una metropoli futuristica tempestata di giganteschi ologrammi colorati e foreste di grattacieli, la Sezione 9 combatte contro il terrorismo e i crimini cibernetici. Tra i membri della sezione c’è anche una donna, il Maggiore Mira Killian: un anno prima era stata salvata da un attacco terroristico che aveva distrutto la nave su cui viaggiava con i suoi genitori. I suoi genitori erano morti nell’attacco, e lei era gravemente ferita, così il suo cervello venne trasferito in un corpo di androide prodotto dalla Hanka Robotics. Solo il suo cervello – il suo ghost – è umano. Il suo corpo è stato progettato per essere perfetto e, come il dottor Ouelet le ricorda spesso, lei non è che la prima del suo genere, ma tanti ne seguiranno.

Il Maggiore ricorda poco della sua vita, solo sprazzi e istanti, ma vede sempre più glitch: oggetti ed elementi che appaiono nel suo campo visivo per qualche secondo prima di sparire. Quando un androide geisha impazzisce e uccide una persona, la Sezione 9 indaga e Mira scopre chi c’è dietro. E così inizia a inseguire il suo nuovo nemico e il suo passato, con molte sorprese che la aspettano.

Fiumi di byte sono stati spesi per parlare di questo film, e ora che l’ho visto capisco perché. Da un lato abbiamo un’ambientazione spettacolare, maestosa e magnificamente lavorata, con ologrammi e auto futuristiche e grattacieli che sembrano a dir poco reali. Ogni inquadratura mi faceva pensare al mio blog. Sembrava reale perché, nonostante l’ovvio uso della CGI per certi elementi era palese che molti degli edifici fossero reali. Reali, sì, ma non necessariamente in modo cupo e sporco, con lo spirito del high tech low life ma a colori, con poca pioggia (non certo alla Blade Runner) e uno stile da cyberpunk classico. Molte sequenze poi ricordano quelle dei film originali giapponesi.

 

Dall’altro lato abbiamo una trama che… sarebbe potuta essere migliore, ma non era di certo inguardabile. Sì, è una versione “scolorita” del concetto originale, ma non potevamo certo aspettarci le ramanzine filosofiche di GitS Innocence, che è bello ma poco vendibile a un pubblico di massa. Questo film mi è sembrato una buona possibile introduzione all’universo giapponese del Maggiore, perché i temi principali di umano vs tecnologia sono presenti, ma in maniera più leggera. Certo, per un fan sfegatato del genere sarà un punto a sfavore. Alcuni elementi potevano essere ampliati, e ci sono un paio di scene che mi sono sembrate davvero “compresse”, come se avessero cercato di mettere un certa quantità di informazioni e sentimenti in un lasso di tempo troppo breve. Ancora fatico a giudicare la trama: l’ho trovata troppo semplificata e privata della complessità dell’originale. Ma è anche vero che sarebbe potuto essere molto, molto peggio, considerando le abitudini di Hollywood, e non mi aspettavo un remake (anche se un livello di profondità maggiore sarebbe stato l’ideale).

Scarlett Johansson se l’è cavata bene nella parte del Maggiore, e non è stata per niente sessualizzata. E il whitewashing? Sì, c’è, ma almeno c’è un motivo… che potrebbe essere comunque giudicato “problematico”, ma almeno la questione è stata affrontata. Volendo avrebbero potuto intensificare la cosa per rafforzare proprio il motivo dietro all’aspetto del Maggiore… ma questa è un’altra storia.

Ha i suoi difetti, sì, ma è un film godibilissimo. Un bel tributo agli elementi classici del cyberpunk, e non posso negare di averlo apprezzato. Forse è il caso di riporre torce e forconi per questa volta.
VOTO 7,5


 

Genre: sci-fi, cyberpunk

Year: 2017

Directed by: Rupert Sanders

Cast: Scarlett Johansson, Takeshi Kitano, Michael Pitt, Pilou Asbæk, Chin Han and Juliette Binoche

Notes: based on the famous franchise created by Masamune Shirow


In a futuristic metropolis bursting with colorful 3D holograms and giant skyscrapers, the Section 9 fights against terrorists and cybernetic crimes. Among them there is a woman, the Major Mira Killian: a year before she had been saved after a terrorist attack on the ship that was carrying her and her parents. Her parents were killed in the attack and she was gravely wounded, so to preserve her brain she was “transferred” into a fully cybernetic body produced by Hanka Robotics. Only her brain – her ghost – is human. Her body is supposed to be perfect, and, as Doctor Ouelet constantly reminds her, she is the first of her kind but many will follow.

The Major doesn’t remember much of her life, only glimpses and moments, but she experiences more and more “glitches”, things and beings which appear in her field of vision for a few seconds. After a robot geisha goes mad and kills someone, Section 9 investigates and Mira finds out who is behind the killing. And here’s more than one surprise waiting for her as she chases both her enemies and her past.

Rivers of bytes have been spent discussing this movie, and now that I’ve seen it, I can understand why. On one hand we have a spectacular, wonderful, majestically crafted scenario, with holograms and futuristic cars and skyscrapers which manages to feel incredibly real and stunning. I felt like I was scrolling through my blog at every frame.

It felt real because, despite the obvious use of CGI for holograms and certain structures, it was also obvious that many apartment buildings were real. It felt real, but not in a “gritty” sense, yes, there is a high tech low life spirit, but it’s a colorful city, with minimal rain (not a Blade Runner kind of thing) and a spirit I could only define as classical cyberpunk.
Many sequences will be familiar to those of you who have seen the two original movies.

On the other we have a plot that… could have been better, but is not that unwatchable. Yes, it’s a washed-down version of the original concept, but I also wasn’t expecting a fully philosophical rant à la GitS Innocence, which is beautiful and all, yes, but not something that can be understood and appreciated by the masses. By watching this movie I got the feeling that it could be a good way to introduce someone to the GitS universe, because the themes of human vs technology are present, but not in a deeply philosophical way. Of course for a seasoned cyberpunk it will be a negative trait: much more could have been said about what she felt, and there’s a couple of scenes that felt really “compressed”, as if they were trying to convey a certain amount of feelings and info in a very short amount of time. I still have mixed feelings about how the plot was handled, as it felt overly simplified and stripped of the original complexity and ambiguity. It could have been better, but the truth is that I was expecting much worse, being this Hollywood and all. I wasn’t expecting a remake, but a similar level of depth would have been appreciated.

Scarlett Johansson was actually good for the part. I also want to point out that she was not sexualized at all. But the whitewashing? Yes, it is present. But they also came up with a solution… sort of. Is it a “problematic” one? Yes. But at least the issue wasn’t simply ignored and put aside. They could have intensified that aspect for a much more interesting take, but again, I was expecting much worse.

It has issues, yes, but as a movie it is actually enjoyable, It’s a tribute to the most classical cyberpunk themes and visuals and I can’t deny I enjoyed it. Maybe for this time we can put down the torches & pitchforks, guys.

VOTE 7,5

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