Racconto breve: Spaghetti Cyberpunk // Short story: The Spaghetti Connection

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Il racconto di oggi è ambientato in Italia, e ha ovviamente una vena comica.

“Avreste dovuto esserci! Avreste dovuto vedermi!” Fabio sollevò la forchetta in segno di trionfo, spargendo gocce d’olio e pezzettini di tonno in giro per il tavolo. Le facce di Vale e Anto riflettevano il loro scarso entusiasmo, ma se Fabio se n’era accorto aveva deciso di ignorarli. “Ero proprio lì, davanti alla banca dati della Barilla. C’erano delle luci azzurre e rosse, e vedevo righe di testo che formavano città, sì, paesaggi con grattacieli senza finestre e enormi strade che portavano dati proprio sopra di me. Se fossi rimasto lì un attimo in più il mio cervello sarebbe stato fritto dal sistema di difesa!”

Vale masticò i suoi spaghetti con l’aria di chi avrebbe preferito essere fucilato sul posto.

“Ma di che ti eri fatto?” chiese Anto, prendendo un pezzo di pane per fare scarpetta.

“Nessuna droga! Non posso prendere nemmeno un’aspirina quando vado nel cyberspazio, altrimenti ti incasina il cervello.”

“Che invece adesso…” Vale prese il proprio piatto e lo mise nel lavandino. “Ehi, grande hacker, è il tuo turno di lavare i piatti!”

“Cosa? Ma ho da fare!” rispose con la bocca mezza piena.

“Ma dai! E cosa pensi che siamo venuti a fare qui, “ Vale incluse Anto con un gesto della mano, “a pulire il tuo casino? Ho un esame dopodomani.”

“E io una tesina per la settimana prossima.” rispose Anto.

“Ma c’ero quasi! Era lì su un piatto d’argento!”

“Pensa a lavare i piatti di ceramica, piuttosto.”

 

“Li ha lavati, i piatti?”

Vale era troppo sfinito per rispondere, così indicò il lavandino mentre prendeva la moka e il caffè. La pila di piatti cominciava a puzzare.

“Cristo, sembra arte moderna. Potrei farci una foto e chiamarla ‘la condizione umana’ o qualcosa del genere.” Anto tirò fuori dal frigo il latte e fece per versarne un po’. Il cartone era vuoto.

“Cosa? Ieri era mezzo pieno!”

“Non guardare me.” Vale si lasciò andare sulla tovaglia di plastica da quattro soldi.

“Quel deficiente.”

“Lo so, ieri ha preso il mio pranzo.” mormorò Vale.

“Dobbiamo fare qualcosa!”

“Tipo cosa?” Vale si rialzò per spegnere il fuoco sotto alla moka che aveva cominciato a borbottare. Anto sospirò. “Che ci facciamo a pranzo?”

“C’è un vasetto di pesto in frigo, no?” Vale sbadigliò.

“Ehm… no, penso sia andato a male.” Anto lo rimise in frigo, visto che il bidone del vetro era pieno fino all’orlo.

 

“Incredibile…” mormorò l’avatar di Fabio mentre si librava sul vasto paesaggio apparentemente infinito, nero come l’ossidiana. La banca dati della Barilla sembrava avvicinarsi sempre di più, e all’improvviso ecco le mura di un bianco accecante, senza nessuna porta in vista. Flussi di dati entravano e uscivano dalla bianca cittadella viaggiando sulle strade sopraelevate in tutta sicurezza. Devo arrivare fin lassù. Con un paio di clic riuscì a plasmare una scala a pioli che arrivasse fino alla cima. Man mano si rese conto che le mura erano molto più alte di quanto si aspettasse, e cominciò a sentire una strana nausea. Non aver paura, è solo la realtà virtuale… si disse guardando il nero terreno sotto di lui. Dopo quelle che gli erano sembrate ore, raggiunse la cima, e si mise a guardare le maestose strutture formate dai dati, cercando di ignorare la nausea onnipresente. Poi cadde.

 

“Fabio?” Vale bussò, ma non ricevette risposta. “Fabio, ci sei?”

“Certo che c’è, dove vuoi che sia.” borbottò Anto. “Farebbe qualunque cosa per saltare il suo turno…” Vale aprì la porta, e Anto tacque immediatamente. Fabio giaceva con la testa sulla tastiera, e sullo schermo del computer campeggiava una grande scritta gialla “disconnesso”. Un paio di cavi collegavano il dietro della sua testa al computer.

“Che gli è successo?”

“Chiama un’ambulanza!” rispose Vale schiaffeggiando Fabio. Nessuna reazione. “Credo che quelli della Barilla lo abbiamo preso. Gli avranno fritto il cervello.” Gli versò dell’acqua sul viso, ma non accadde niente.

 

“Che gli è successo, ce lo può dire?”

“Abbiamo una teoria, ma non ne siamo ancora certi.” rispose l’infermiere dopo che il dottore aveva certificato la morte di Fabio. “Supponiamo che abbia mangiato qualcosa di andato a male. Forse una contaminazione da botulino.”

Anto diede una discretissima gomitata a Vale, facendogli notare il piatto sporco piazzato su una pila di libri. Faceva odore di pesto.

 


 

“You should have been there! You should have seen me!” Fabio lifted his fork in an act of triumph, splattering oil and bits of tuna around the table. Vale and Anto’s faces reflected their scarce enthusiasm, but if Fabio had noticed it, he had pretended not to. “I was there, right in front of the Barilla mainframe. The lights were blue and red, and I could see the lines of text as cities, yes, skylines of windowless skyscrapers with highways of data running fast beyond me. Another moment there, a mere second, and my brain would have been fried by the defense system!”

Vale chewed on a mouthful of spaghetti with the look of a person who would have preferred to be killed on the spot.

“Just what kind of drugs were you on?” asked Anto, taking a piece of bread and collecting the remaining pieces of tuna with it.

“No, no drugs! I can’t take anything, not even an aspirin when I’m in cyberspace! It messes with the brain.”

“That would explain a lot.” Vale took his plate and left it in the sink. “Hey, great hacker, it’s your turn to do the dishes.”

“What? But I’m busy!” he replied, his mouth half full.

“Really? And what do you think we’re here for,” he included Anto with a gesture of his hand, “to clean up after your mess? I’ve got an exam next week.”

“And I’ve got an essay for the day after tomorrow.” replied Anto.

“But I was so close! I may not get another window of opportunity!”

“We’ll throw you out of the window if you don’t do the dishes.”

 

“Did he do the dishes?”

Vale was too exhausted to answer, so he pointed at the sink and took the moka pot and the coffee. The pile of dishes was starting to stink.

“Jesus, that’s modern art. I could take a pic and call it “the human condition” or something.”

Anto took out his carton of milk to pour some. It was empty.

“What? It was half full yesterday!”

“Don’t look at me.” Vale collapsed on the cheap plastic tablecloth.

“That fucking idiot.”

“I know, he took my lunch yesterday.”

“We need to do something!”

“Like what?” Vale rose again as the moka pot started to gurgle, and turned the gas off. Anto sighed. “What are we making for lunch today?”

“There’s a jar of pesto sauce in the fridge.” Vale yawned.

“Uhhh… no, I think it has gone bad.” he stuffed it back into the fridge, since the container they used for the discarded glass was filled to the brim.

 

“This is incredible,” muttered Fabio’s avatar as he glided over the vast, seemingly unending flat ground, black as obsidian. The Barilla database drew closer and closer, until he reached the impossibly white walls, seemingly without doors. Flows of data entered and left the white citadel traveling on the safe highways above the walls. I need to find a way to go over there. With a couple of clicks he was able to create a huge ladder. And he discovered the walls were much higher than he had expected, and he was starting to feel a strange sense of nausea. Don’t worry, it’s all virtual reality, you’ll be fine… he told himself as he glanced at the black ground below. After what felt like hours, he reached the top, and stared at the majestic structures of data, trying to ignore the still ever-present nausea. Then he fell down.

 

“Fabio?” Vale knocked, but got no answer. “Fabio, are you there?”

“Of course he’s there, where do you think he is.” muttered Anto. “He’ll do everything to skip his turn…” Vale opened the door, and Anto stopped talking abruptly. Fabio lied with his head on the keyboard, the computer screen still flashing a big, yellow “disconnected”. A couple of cables connected the back of his head to the computer.

“What’s wrong with him?”

“Call an ambulance!” replied Vale as he slapped Fabio’s cheek, without any reaction from him. “I think the Barilla System got him. Fried his brain, or something.” He poured a glass of water on Fabio’s face, but nothing happened.

 

“What happened to him, can you tell us?”

“We have a theory, but we are not sure yet.” answered the nurse after the doctor certified Fabio’s death. “My guess is that he had eaten something he shouldn’t have. Possibly contaminated by botulinum.”

Anto gave his most discreet nudge to Vale, and made him notice the dish placed on a pile of books. It smelled like pesto sauce.

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