Recensione / Review: Solaris

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Autore: Stanislaw Lem

Genere: fantascienza

Anno: 1961

Note: da Solaris hanno tratto tre film, uno diretto da Nirenburg (1968), uno da Tarkovsky (1972) e uno di Soderbergh (2002). Ho letto la traduzione di Verdiani pubblicata dalla Sellerio.


La storia è ambientata su una stazione spaziale in orbita intorno a un lontano pianeta chiamato Solaris. Solaris ha due soli ed è quasi del tutto coperto da un “oceano”: questo misterioso oceano è qualcosa di unico e mai visto prima, considerato una specie di gigantesco organismo il cui funzionamento e logica sfuggono agli umani. Molti scienziati hanno esplorato Solaris e le sue curiose formazioni oceaniche: strutture porose grandi come città che vengono create e distrutte nel giro di qualche giorno, formazioni titaniche simili a leviatani e canyon che si ritraggono al passare di un velivolo umano. Il pianeta sembra quasi divertirsi, e se uno scienziato atterrato su una delle isolette tende una mano, l’oceano risponderà al suo tocco finché non si annoierà. Alieno e terribile in un modo da far invidia a Lovecraft, Solaris è un mistero incredibile. Ed è tutto molto più difficile di quello che sembra, come scopre lo psicologo Kelvin raggiungendo la stazione spaziale come nuovo ricercatore… ma c’è qualcosa che non va. Uno degli scienziati si è suicidato, un altro si è barricato nel suo laboratorio e rifiuta di uscirne. Neanche il terzo scienziato, Snaut, sembra a posto. Spiega la situazione a Kelvin e lo mette in guardia contro i visitatori. E in effetti qualcuno viene a trovare Kelvin…

Solaris è stato nella mia lista di libri da leggere per anni, e quando mi ci sono cimentata ho scoperto una cosa: mi avevano avvertito degli spiegoni scientifici, ma nessun avvertimento mi avrebbe mai potuto preparare a così tanti spiegoni. Ed è una delle ragioni per cui non mi ha colpito così tanto come avrei voluto, come romanzo: decine di pagine dedicate a Kelvin che legge o pensa all’oceano e ai suoi misteri, e le teorie che ci sono dietro, create da una branca definita appunto la solaristica: e via con saggi, scienziati, fazioni di pensiero, pubblicazioni… A volte tocca leggere di descrizioni delle formazioni oceaniche non grazie a ciò che Kelvin vede ed esplora, ma tramite uno dei libri che si mette a leggere. Capisco bene che non sia un pianeta comprensibile da una mente umana e con metodi umani, ma credo che il lettore lo capirebbe anche con metà degli spiegoni presenti nel romanzo.

Ed è un peccato che Solaris sia appesantito da questi capitoli perché per il resto, nella sua semplicità, siamo di fronte a un’opera notevole. Molto gira attorno al visitatore di Kelvin, mentre il lettore si chiede continuamente “Cosa avrei fatto al suo posto? Come reagirei?” A bordo della stazione succedono cose strane, molte delle quali causate da Solaris stesso, a volte vero protagonista del romanzo. Alcune parti del romanzo, poi, sanno essere davvero spaventose.

Certo, alcuni elementi non sembrano originalissimi, ma è un romanzo con più di 50 anni alle spalle, e molti lo hanno letto, apprezzato e usato come fonte d’ispirazione, fino a farlo soffrire della Sindrome di John Carter. Così tanto è stato preso che ora l’originale (Solaris, appunto) non è così emozionante come ci si aspetterebbe. Non che non valga la pena leggerlo, e come ho già fatto notare, non è il suo problema più grave: quegli stramaledettissimi spiegoni, invece… Ma forse ha a che fare con le mie aspettative: lo avevo mentalmente piazzato sullo scaffale di fianco a Picnic Sul Ciglio della Strada: fantascienza dell’Europa dell’Est, con vita aliena incomprensibile, persino consigliata dalle stesse persone che mi avevano parlato di Picnic. Eppure sono due libri molto diversi, e mentre Picnic è ancora oggi un capolavoro che non è invecchiato di un giorno, non posso dire lo stesso di Solaris. Non è un brutto libro, non lo direi mai, ma non è una lettura emozionante come mi sarei aspettata.

Voto: 8-


Author: Stanislaw Lem

Genre: Sci-fi

Year: 1961

Notes: There are three movies based on this book, one by Nirenburg (1968), one by Tarkovsky (1972) and one by Soderbergh (2002). It has been translated into dozens of languages, so you should be able to find a translation that suits you (and that Lem himself doesn’t dislike, like the Kilmartin-Cox). I’ve read the Verdiani translation published by Sellerio.

The book is set on a space station orbiting a distant planet called Solaris. The planet orbits two suns and is almost completely covered by an “ocean”. This ocean is like nothing else humans have ever seen, and constitutes a sort of giant organism whose functions and basis are largely unknown. Many scientists have explored the planet and its curious oceanic formations: porous structures as big as cities who are created and destroyed within a few days, giant snake-like formations and canyons who retract themselves when a human aircraft has to pass. The ocean even seems amused, and if a scientist lands on one of the little islands and extends a hand, the ocean, will rise to touch him until it gets bored. Alien in a way that would have made Lovecraft bite his hands in envy, Solaris is a wonderful mystery. And it’s more complex than we can imagine, as the psychologist Kelvin reaches the space station as a new researcher. Things on the station are not going as planned. One of the scientists has committed suicide, one has locked himself in his laboratory and refuses to leave it. There’s something wrong with the third one too, Snaut, who welcomes him and explains him the situation. And warns him against the visitors. Sure enough, strange things start to happen, and Kelvin is visited by someone…

Solaris had been sitting in my to-read list for years, but managed to read it only recently. I had been warned of the scientific infodumps, but no warning could have prepared me for so much. This is one of the reasons why it didn’t strike me as much as I would have wanted: dozens of pages involve Kelvin reading or thinking about the ocean and its mysteries… and the theories around it, which means he’ll cite papers, scientists, factions and so on. Sometimes you’ll read descriptions of the ocean’s formations, and not first-hand things Kelvin sees, but book material. I get that this planet is impossible to understand with a human mind and with human methods, and I feel that the reader would be able to understand it even if these scientific infodumps were cut in half.

And it is a pity that Solaris is burdened with these chapters, because the themes, in their simplicity, is noteworthy. A lot of it has to do with Kelvin’s visitor, as the reader constantly thinks “what would I have done in his place? How would I react to that?” There is a lot of human drama onboard that station, and yet everything happens because of Solaris, the true main character of the novel. In some parts of the novel I felt genuinely scared.

A few elements looked unoriginal to me, but you have to take into account that this book is more than 50 years old, and was widely appreciated. My theory is that it suffers from the “John Carter syndrome”, aka this trope. It was new, original and interesting when it came out, so much that everyone stole bits and pieces from it and put it somewhere else. And now the original is not as entertaining as we would expect it. That doesn’t mean it’s not worth a read, and it’s certainly not the book’s worst fault. To me, the worst are the scientific infodumps. In my mind, partially because I connect Solaris to the people who recommended it to me, it was on the same mental shelf as Roadside Picnic: Eastern European, it involves alien life impossible to understand, recommended by the same people. And yet, while Roadside Picnic is still an unbeatable masterpiece that feels it hasn’t aged a day, I can’t say the same for Solaris. It’s not a horrible book, mind you, but it’s not an easy read either.

Vote: 8-

 

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