Racconto breve: I Fiumi di Deneb – 763 / Short story: The Rivers of Deneb – 763

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Mi chiamo Juan Cortazar, e sono un geologo. Mi sono laureato all’università di Nuova Berkeley su Terra 5 o, come lo chiamavamo noi, Arcadia. C’era qualcosa di speranzoso in questi nomi… Primavera, Arcadia, Fiordigiglio… se solo avessimo saputo. Ah, ma sto divagando.

Non è facile per me scrivere una lettera del genere, soprattutto sapendo che potrebbe benissimo essere il mio ultimo messaggio. Non so se qualcuno la troverà mai, e quasi in cuor mio spero di no, perché significherebbe che l’umanità ha deciso saggiamente di ignorare questo pianetino su cui mi trovo. Ma non oso sperare tanto.

Sono arrivato su Deneb – 763 tre mesi fa come membro di un team di ricerca. Secondo gli standard di terraformazione Chang-Oak, Deneb è classificato come pianeta del tipo G-2A, che è un modo burocratico per definire un pianeta piccolo, vulcanico, instabile ma ricco di risorse minerarie.

Compito di alcune squadre come la mia era di stabilire cos’altro ci fosse di redditizio oltre ai giacimenti di ellerio. Le prime basi minerarie, perlopiù automatizzate, erano già state impiantate e avevano cominciato a fruttare, perciò i soldi per pagarci ottime attrezzature e tute non erano mancati.

Il paesaggio di Deneb – 763 si sarebbe potuto descrivere come il più classico degli inferni: fiumi di lava, altissime temperature, e aria irrespirabile. Le miniere erano abbarbicate su una catena montuosa nell’emisfero settentrionale, laddove le temperature erano abbastanza basse per non interferire coi macchinari… Dagli edifici delle miniere ci si poteva sporgere e osservare le pianure con gli acquitrini di lava, meravigliosi nastri rossi e gialli. Meravigliosi finché li potevamo osservare da lontano, e non ci fu molto entusiasmo quando ci venne ordinato di passarvi vicino. Il nostro obiettivo era quello di raggiungere una seconda catena montuosa, picchi aguzzi su cui nessuna navetta delle nostre sarebbe riuscita ad atterrare. Così costeggiammo le pianure, e così cominciarono i problemi.

Per primo sparì Johannes. E quando dico sparì, lo intendo in senso letterale. La mattina del quarto giorno ci alzammo e ci rendemmo conto che era scomparso. Dormivamo in due tende a isolamento termico, e i suoi compagni di tenda erano perplessi quanto noi. Nessuno lo aveva sentito alzarsi, e non c’erano segni di lotta. Era rimasto solo il suo casco, perciò non potemmo che darlo per morto. Tutti pensarono al suicidio, ma nessuno disse niente. Nei giorni seguenti guardammo i fiumi di lava aspettandoci che Johannes ne uscisse come un nuotatore. Lo so che è folle, ma provate voi a viaggiare per giorni in un ambiente del genere…

Quando perdemmo Yong pensammo tutti che fosse per via di un malfunzionamento nella sua tuta, un guasto o uno strappo che gli aveva fatto respirare dell’aria locale generando una sorta di intossicazione. Altrimenti non si spiega come avesse deciso, di punto in bianco, di togliersi il casco e tuffarsi nel più vicino fiume di lava prima che potessimo fermarlo. Ricordo bene il silenzio surreale che seguì quel momento. Ci guardavamo come se ci aspettassimo che qualcun altro lo avrebbe imitato da un momento all’altro. Yong e Johannes erano molto legati, ma nessuno si sarebbe aspettato un gesto simile. Decidemmo di montare dei turni di guardia, ma la cosa non impedì a Chandrasekra di sparire durante il suo turno, nella stessa maniera di Johannes. Potete immaginare il nervosismo e le paure. Decidemmo all’unisono di tornare indietro, eravamo rimasti solo in tre e anche se avessimo raggiunto la meta con successo la prospettiva di rifare il percorso delle pianure non ci allettava. Ma nello spazio di tre giorni sono rimasto solo. Osservando i miei compagni ho notato una vera ossessione per quei fiumi di lava nei loro occhi. La notte prima che facesse la fine degli altri, Martinez parlava nel sonno dicendo sempre la stessa frase “Sono lì, devo andare da loro”. Ero giunto alla conclusione che ci fosse un gas che era in grado di corrodere i componenti della tuta, permettendo a un altro tipo di esalazioni di passare. Ma nessuna tuta aveva mai segnalato un guasto… Mi rifiutavo di credere ad altro. Finché non li vidi. Lo so, sembra assurdo, ma c’è davvero qualcosa nella lava. Qualcuno. Sembrano quelle illusioni ottiche che noti solo se le guardi con attenzione e allora da un insieme di linee casuali spunta una figura in 3D. E se fisso la lava loro sono lì a guardarmi. Sembra che mi parlino, ma rifiuto di togliermi il casco. Ormai è palese che sono di fronte a una forma di vita unica nel suo genere, capace non solo di adattarsi ma di prosperare in quelle condizioni. Sto comprendendo la follia dei miei compagni, perché sembra davvero che vogliano comunicare, che chiamino per parlare con noi. Non conosco le loro intenzioni, non so se siano come sirene che ci attirano per divorarci ma ne dubito, o sarebbero morti di fame nel corso dei secoli non essendoci altre forme di vita paragonabili a noi. Sono uno scienziato e non so nulla di queste creature. Non so cosa mangino, non so come si riproducano, non so se abbiano predatori naturali. So solo che sono lì. E a volte mi sembra di vedere i volti degli altri tra i loro, gli unici volti che abbiano qualcosa di umano tra quelli di queste creature che presumo essere intelligenti. Possibile che Johannes, Yong e tutti gli altri non siano morti, ma siano… ospiti di queste creature? Che abbiano cambiato stato, come l’acqua da solida a liquida? L’umanità ha incontrato creature strane su altri pianeti, ma mai specie senzienti come questa. Ma non mi interessa la gloria della scoperta, voglio solo andarmene il prima possibile.

Mi rimangono tre giorni di viaggio, e non so se riuscirò a resistere ai loro richiami, per cui invio questo messaggio con la speranza che raggiunga l’archivio della base mineraria. A questa distanza dovrebbe funzionare. Dovrebbe.

Juan Cortazar,

geologo, spedizione Ephestus VII

Deneb – 763


THE RIVERS OF DENEB – 763

My name is Juan Cortazar, and I am a geologist. I graduated at the university of New Berkeley on Earth 5 or, as we used to call it, Arcadia. There was something hopeful in all those names…. Springtime, Arcadia, Lilyflower… if only we knew. Ah, but I digress.

It’s not easy for me to write this letter, especially knowing it might be my very last message. I don’t know if anyone will ever find it, and deep in my heart I hope nobody will, because it would mean that humanity has wisely decided to forget about this small planet. But I don’t dare hope that much.

I arrived on Deneb – 763 three months ago as a member of a research team. According to the Chang-Oak terraforming standards, Deneb is classified as a G-2A planet, a bureaucratic way to describe small, volcanic planets, unstable but rich in mining resources.

Teams like mine were supposed to find out what else could be found that was valuable and worth exploiting, besides the ellerio veins. The first mining stations, fully automated, had already been built and had started to generate a profit, which was why we had no lack of good equipment and suits.

The landscape of Deneb could have been described as the most unimaginative hell: lava rivers, high temperatures and unbreathable air. Mining stations clinged on a mountain range in the northern hemisphere, where temperatures were low enough not to interfere with the machinery. You could stick your head out of the mining buildings and gaze at the plains with their lava bogs, and stare at the flow of the wonderful ribbon-like red and yellow rivers. Wonderful as long as we could look at them from a distance, and there wasn’t much enthusiasm in the group when we were ordered to pass next to them. Our goal was to reach a second mountain range, with its sharp peaks upon which no one of our vehicles could possibly land. So we coasted the plains, and so the problems started.

The first one to disappear was Johannes. And when I say disappear, I really mean it. On the morning of the fourth day, we woke up and realized he had vanished. We slept in two thermal tents, and his tentmates were as surprised as we were. No one had heard him get up, and there were no signs of a fight. Only his helmet remained, which was why we had to assume he was dead. Everyone thought about suicide, but no one said anything. On the following days we stared at the lava rivers as if we were waiting for Johannes to resurface from one of them like a swimmer. I know it sounds absurd, but try to walk in a place like this for days…

When we lost Yong we all thought about a malfunction in his suit, a damage or a tear that had forced him to breathe the planet’s air, resulting in some kind of poisoning. Otherwise, how to explain the fact that he decided, all out of a sudden, to remove his helmet and dive into the next lava river before anyone could stop him? I remember the unreal silence that followed his action very well. We looked at each other as if we were expecting any of the others to just follow him. Yong and Johannes were good friends, but no one expected such a thing. We decided to start keeping watch at night, which didn’t stop Chandrasekra from disappearing during her turn, like Johannes. You can imagine how nervous and scared we were. So we decided to go back, it was just the three of us now, and even if we had reached the mountain range as planned, we still would have needed to pass next to the plains to come back. We walked for three days, and now I am alone. By observing my teammates I noticed a real obsession for the lava rivers in their eyes. The night before her crazy gesture, Martinez talked in her sleep, and she kept saying “I must reach them, they’re over there”. I came to the conclusion that there was a gas that could slowly corrode the suit, thus allowing some other fumes to pass. No suit had ever signalled a malfunction during the last two weeks. I refused to come up with another theory until I saw them. I know it feels absurd, I do, but there’s something in the lava. Someone. They look like those optical illusions you can notice only if you look at them closely, and then you can see a 3D image sprouting out of what looks like random lines. And if I look at the lava, they’re there to watch me back. It seems they’re taking to me, but I don’t want to take off my helmet. It’s obvious by now that I am looking at some unique life form, capable not only of living but also of thriving in similar conditions. I am starting to understand my teammates’ madness, because it really feels like they’re trying to communicate, they’re calling us. I don’t know their intentions, I don’t know if they’re like mermaids who lure us to kill us, but I doubt they need us to eat or they would have faced extinction a long time ago, considering we haven’t seen any other life forms yet. I am a geologist, and I can’t tell much about these creatures. I don’t know what they eat, how they reproduce, if they have natural predators. I only know they’re there. And sometimes I think I see human faces among the aliens’, the only faces that have human features, together with the lava creatures. Could it be that Johannes, Yong and the others aren’t really dead, but… could they be guests of these creatures? Could they have changed state, like water going from solid to liquid? Humanity has met strange creatures on other planets, but we have never seem sentient species like this one. I couldn’t care less about the glory of the discovery, I just want to leave as soon as I can. I have three days’ worth of travel before I can reach the mines, and I don’t know if I’ll be able to resist the creatures’ call, so I am sending this message hoping it reaches the mines’ archives. Considering the distance it should work. It should.

    Juan Cortazar,

geologist, Ephestus VII mission

Deneb -763

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Recensione / Review: Nebula

Autore: Xia Jia, Liu Cixin, Chen Qiufan, Wu Yan

Genere: fantascienza

Anno: 2017

Note: raccolta di racconti bilingue (cinese – italiano) pubblicata da poco da Future Fiction, è un progetto particolare che raccoglie fantascienza cinese moderna.


La raccolta contiene quattro racconti brevi, su due dei quali ho già scritto qualcosa in precedenza. Vi ho parlato di Buddhagram di Chen Qiufan qui ( traduzione presto in arrivo), un racconto da me tradotto tramite la traduzione in inglese di Ken Liu tempo fa: cosa succede se un esperto di marketing deve lavorare alla strategia per vendere una nuova app e contribuisce alla creazione di Buddhagram, una app con effetti collaterali inaspettati? Avevo recensito alcuni racconti di Xia Jia qui, e quella che appare su Nebula è l’Estate di Tongtong, la storia di una ragazzina, suo nonno e dell’androide che si deve occupare di lui.

Un’altra storia presente nell’antologia è Le Bolle di Yuanyaun di Liu Cixin (sì, l’autore del famoso The Three-Body Problem), dove leggiamo di Yuanyuan, che cresce in una cittadina nella morsa della siccità e adora fare le bolle di sapone. Quando le vede per la prima volta da bambina se ne innamora e continua a farle per tutta la vita, a scuola, all’università e da donna adulta a capo di un’azienda milionaria che l’aiuterà a trovare il lato pratico della sua piccola fissazione.

E c’è Stampare un Mondo Nuovo di Wu Yan, la storia di un’università che rischia di venir chiusa così tutti coloro che vi lavorano decidono di impegnarsi e renderla assolutamente fondamentale e insostituibile. Un buon piano, ma con effetti collaterali particolari.

Che cos’hanno in comune tutte queste storie? Molte cose, ovviamente, ma ciò che mi ha colpito di più è la loro modernità. Certo, Chen Qiufan è soprannominato il William Gibson cinese, ma non si è fermato al cyberpunk vecchio stile, no, parla di cellulari e app (almeno in questa storia) perché è ciò con cui i lettori hanno a che fare. Xia Jia ci parla di persone anziane e la necessità di prendersi cura di loro, un problema tipico dei nostri tempi in cui il numero di anziani aumenta e quello dei figli diminuisce. La storia di Liu Cixin si concentra sulla siccità e, indirettamente, sui cambiamenti climatici. Wu Yan ci parla delle università moderne senza trascurare l’inquinamento.

Da un punto di vista italiano è fantastico avere a disposizione una raccolta del genere, visto che non arrivano molte novità in fatto di fantascienza (a parte forse The Expanse), figurarsi la fantascienza di paesi non anglofoni, inoltre qui la maggior parte dei lettori necessita di materiale tradotto. Raccolte come questa sono un ottimo punto di partenza per esplorare nuove realtà fantascientifiche, e il libro non è solo bello come oggetto, ma ha anche una prefazione di Wu Yan stesso e una postfazione di Takihara Tōya, docente che spiega, tra le altre cose, come in Cina esistano due tipi di fiction collegata alla scienza.

Queste storie sono un bel modo di dimostrare che, no, la fantascienza non si deve necessariamente fermare ai razzi o alle luminose città del cyberspazio, può andare oltre e farsi ispirare dai problemi del nostro tempo. Dopotutto la fantascienza raramente parla del futuro, di solito ci parla delle paure e delle speranze dell’epoca in cui è stata scritta.


 

Author: Xia Jia, Liu Cixin, Chen Qiufan, Wu Yan

Genre: sci-fi

Year: 2017

Notes: this is a collection of short stories recently published by Future Fiction. It’s quite a special project since it’s a bilingual (chinese / italian) anthology.


The collection contains four stories, and I already wrote in the past about two of them. I told you about Chen Qiufan’s The Coming of Light here, a story that I translated from Ken Liu’s english translation into italian: what happens if a marketing expert is asked to work on a strategy to sell a new app, and he contributes to the creation of Buddhagram, which has some unexpected side effects? I reviewed a collection of Xia Jia’s stories here, and the one who was chosen for the Nebula collection is Tongtong’s summer, the story of a young girl, her grandpa and the android that has to take care of him.

Another story you can read here is Yuanyuan’s Bubbles by Liu Cixin (yes, the author of The Three-Body Problem), the story of Yuanyuan, who grows up in a small town in a constant drought and loves blowing bubbles. When she first saw bubbles, as a little kid, she fell in love with it and she kept blowing bubbles all her life, from her school years through her years as a grown up woman who has founded a successful company, which will help her find a practical use for her little obsession.

Then there’s Wu Yan’s To Print a New World, the story of an university that risks getting closed so everyone working there decides to work hard to make it absolutely necessary and irreplaceable. It works, but with some surprising side effects.

 

What do all these stories have in common? Many things, of course, but what struck me most was how modern they all felt. Sure, Chen Qiufan is nicknamed the William Gibson of China, but he doesn’t stop at old timey cyberpunk, no, he focuses on smartphones and apps (at least in this story), because that’s what the readers experience right now. Xia Jia writes about old people and the need to care for them, an issue that is strictly a contemporary one, since the number of elderly grows and the number of children is getting lower. Liu Cixin’s story deals with droughts and, indirectly, with climate change. Wu Yan’s tale focuses on modern universities and the problem of pollution.

From an Italian point of view, it’s great to have such a collection since we do not get much in terms of new sci-fi (besides maybe The Expanse series), let alone sci-fi that doesn’t come from english-speaking countries, and the vast majority of the readers have to rely on translated material since they can’t read english. Collections like this one are a great way to start exploring new realities in terms of sci-fi, and the book as an object is not only well made, but it contains a foreword by Wu Yan and an afterword by Takihara Tōya, a japanese university professor that explains an interesting concept about the two kinds of science-related fiction styles in China

All these stories are a good way to demonstrate that, no, science fiction doesn’t have to stop at rockets or glittering cyberspace cities, it can actually go further and be inspired by the issues of our time. After all science fiction never was about the future, it has always been about the fears and hopes of the time in which the stories were written.

 

Due parole sul Salone di Torino 2017 // Turin International Book Fair 2017: a few words

Non c’è bisogno che vi dica quanto fermento c’era dietro al Salone di Torino di quest’anno: la rivalità con Milano, i problemi, le difficoltà… non so dire quanto ciò abbia pesato sull’organizzazione del salone, non lavorando dietro le quinte, ma posso parlare di quanto ho osservato da visitatrice, traduttrice, blogger e aspirante scrittrice, che per il momento come cariche mi bastano. Di certo, a giudicare dalle mie foto, non sono fotografa.

Italians are very well aware of how much buzz there was behind the curtains of the Book Fair: the rivalry with Milan, the problems, the difficulties… I can’t tell how much it weighed in the organization of the fair, since I didn’t work there, but I can tell what I gathered as visitor, translator, blogger and aspiring author – I think that’s enough for now. I certainly am not a photographer, judging by my photos.

 

Si comincia giovedì con un pienone per me inaspettato, incrementato anche dalle numerose scolaresche. E si prosegue nei giorni seguenti con sempre più gente, a giudicare da fattori a mio avviso fondamentali come la calca nei corridoi, la facilità di trovare posto alle presentazioni e soprattutto, la fila ai bagni.

The fair started on thursday, with a huge crowd I was not expecting, thanks to the school kids as well. And it continued on the following days with more and more people, judging from important factors like the amount of people in the corridors, how hard it was to find a seat during the various talks and events, and, most importantly, the queue for the toilets.

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Se nel pomeriggio il brusio di fondo è calato per la minore presenza di minorenni, il problema più grosso è stato rappresentato dal caldo, visto che l’aria condizionata non era in funzione. Memore di annate in cui l’aria condizionata poteva farti ammalare nel giro di pochissimo, mi ero portata la felpa… se non è ottimismo questo. Con il giovedì sono cominciati anche gli incontri dell’Autore Invisibile, la serie di eventi del Salone dedicata ai traduttori e alla traduzione. Dopo un paio di incontri – uno sulla lingua di Joyce e uno con gli editori che si rivolgevano ai traduttori – ho gironzolato fino allo Spazio Babel, incuriosita da un autore sudcoreano che non conoscevo minimamente, Hwang Sok-yong. Il salone è fatto anche per sperimentare, no?

If in the afternoon the background buzz was significantly lowered by a smaller amount of kids, the bigger problem was represented by the heat, since there was no AC on. Remembering a year in which I had had to put on a hoodie due to the excessive AC, I had carried one… this is what I call optimism. On thursday the Autore Invisibile ( “Invisible Author”) started, a series of talks dedicated to translation practices and translators. After a couple of talks – one about Joyce’s english and one about publishers talking to translators – I wandered towards the Spazio Babel, as I was curious to hear about an author from South Korea I had never heard of, Hwang Sok-yong. The Salone del Libro exists to discover new things too, after all.

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I didn’t take his pic, but it’s that guy // Non ho fatto foto, ma è lui.

La cosa che più mi è rimasta impressa della sua presentazione, lo confesso (a parte la solidarietà provata per il suo traduttore che ha fatto da interprete) è il suo ritmo di scrittura: si sveglia alle 2 o 3 del pomeriggio, esce a bere e cazzeggiare e torna a casa per scrivere la notte. Se di notte non gli riesce una frase, esce a bere un bicchierino. Un applauso al suo fegato, sacrificato sull’altare dell’arte.

The most impressive thing about this presentation (besides the solidarity I felt towards his translator who had doubled as interpreter) was the author’s writing schedule: he wakes up at 2 or 3 pm, gets out to drink and then comes home to write at night. If, at night, he can’t get a sentence right, he gets out to drink some more. Let’s clap for this man’s liver, sacrificed on the altar of art.

Mi sono poi trascinata in giro per il salone fino alle 18.30, che poi sono diventate quasi le 19 prima che Bruce Sterling potesse fare il suo intervento. Ho preso pagine di appunti perché, come al solito, dice un sacco di cose e tutte interessanti, partendo questa volta dal tema di internet come utopia fallita o meno. Troppo ci sarebbe da dire su questo incontro, perciò vi dico questo: nessuno ha fiducia nell’Italia quanto lui. Anzi, per dirlo con le sue parole “You’re not gonna be saved, you’re gonna persist.”

Then I wandered aimlessly until 18.30, which ended up being almost 19 before Bruce Sterling could host his talk. I took a lot of notes because, as usual, he says a lot of interesting things, this time starting from the theme of internet as a failed utopia (or not). There’s much to say about his talk, so I’m gonna say a couple of things: no one has faith in Italy as he does. To say it with his words, “You’re not gonna be saved, you’re gonna persist.”

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Ha persino teorizzato la fine dell’Europa, sostituita da un megastato europeo, dicendo che potrebbe succedere anche tra sei settimane. Teniamo d’occhio i calendari.

He also said that Europe could end, replaced by a giant European megastate, in six weeks or so. Let’s keep an eye on the calendars, shall we?

Venerdì: nonostante la quantità di incontri e discussioni sul riscaldamento globale, qualcuno ha pensato bene di non darcene un’anteprima su scala locale e l’aria condizionata è stata attivata con grande sollievo delle persone che avevano ormai cominciato a spalmarsi per terra.
Dopo altri due interessanti incontri dell’Autore Invisibile (editori di fumetto che si presentano ai traduttori e una lezione sull’editing nella narrativa italiana), è stato il turno della lectio magistralis di Amitav Ghosh, che in occasione del suo ultimo libro La Grande Cecità, ha parlato di cambiamenti climatici e luoghi della sua infanzia, sorpreso di come non si parli abbastanza di questi mutamenti che influenzano le vite di tutti. Ma non si possono nominare le Sundarbans senza fare un viaggio nella mia infanzia… quante volte da lettrice sono stata in quell’intrico di piante, canali e tigri assieme a Sandokan e i suoi fidati compagni!

Friday: Despite the good amount of talks about global warming, they decided not to give us a special preview on a local scale and activated the AC, with great relief of those who had started to melt on the floors. After two interesting Autore Invisibile talks (comic book publisher talking to translators and a lecture about Italian contemporary authors and editing) it was the time for Amitav Ghosh’s lectio magistralis (related also the release of his last book, The Great Derangement) about climate change and the places of his childhood. But you can’t mention the Sundarbans without travelling back in time to my own childhood as well… oh how many times have I visited that tangle of plants, canals and tigers with Sandokan and his trusted companions!

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Ho poi fatto la fila per la presentazione di Oblomov, la nuova casa editrice di Igort. Cataloghi curatissimi, stile particolare… sono curiosa di vedere cosa ne verrà fuori.

I then queued for the presentation of Oblomov, the new publishing company by Igort, a very famous figure in the italian field of graphic novels and comics. I’m curious to see how it will be.

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Sabato: quasi non si nota l’assenza delle grandi case editrici (Mondadori in primis) che avevano spinto per Milano. Ho notato giusto l’assenza della Multiplayer, che evidentemente non è riuscita a fare sia Milano che Torino. Peccato.

Saturday: you barely notice the absence of the biggest companies (like Mondadori), who had preferred Milan. I only noticed Multyplayer’s absence, and they probably couldn’t afford to be at both fairs.

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Ho passato la mattinata nell’area dedicata al cibo. Me ne sarei dovuta andare dopo un incontro sulla carne tra salute e sostenibilità, ma non ho resistito all’incontro successivo dove si parlava degli insetti come possibile cibo del futuro. Che roba tremendamente solarpunk!

I spent the morning at the are devoted to books and food. I should have left after a talks about meat between health and sustainability, but I couldn’t resist attending the following one, about insects as widespread future food. It doesn’t get more solarpunk than that!

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Wake up and smell the crickets.

Ho annusato degli insetti secchi e ve lo confesso, erano invitanti come profumo, avevano un vago odore di snack salato. Ho persino ricevuto un “campioncino”: un biscotto di farina di grillo. Vi farò sapere com’era.

I smelled dried insects and I can tell you this, the smell was actually nice, like a salty snack. I even got a “sample”, a biscuit made of cricket flour. I’ll let you know how it was!

Dopo un altro incontro su traduttori e redattori che mi ha fatto venir voglia di leggere M*A*S*H – rigorosamente nella nuova traduzione – ho gironzolato un po’ e sono andata a conoscere un mio idolo, Laura Mango de I Dolori della Giovane Libraia. Abbiamo parlato di fantascienza, di letture, mi ha fatto questo bellissimo ritratto… e sì, nella vita reale è adorabile come sembra. (Purtroppo non abbiamo fatto nessuna foto, peccato!)

After another talk about translators who made me curious to read M*A*S*H  – in its new translation, of course – I wandered around and went to meet one of my favorite bloggers, Laura Mango from I Dolori della Giovane Libraia (a popular italian book blog). We talked about sci-fi, books, she drew this great portrait of me… and yeah, she’s as adorable as she seems from her blog! A pity we didn’t take any pics.

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La domenica era per me un po’ il giorno clou: la mattina c’era infatti la presentazione di Nebula, raccolta bilingue di fantascienza cinese a cura di Future Fiction. Bello come oggetto libro, bello come progetto. E non lo dico solo perché uno dei racconti presenti (Buddhagram) l’ho tradotto io, lo giuro. Già in Italia la fantascienza nuova arriva col contagocce, figurarsi quella di paesi non anglofoni…

Sunday was a long awaited day for me: in the morning there was the presentation of Nebula, a bilingual collection of chinese sci-fi stories made by Future Fiction. A wonderful book, a wonderful project. I swear I’m not saying this because one of the short stories in the collection (Buddhagram) was translated by me, I swear. In Italy you don’t get much new sci-fi, let alone that from non-english speaking countries…

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Tanto per stare in argomento di cambiamenti climatici sono stata a sentire la lectio di Bruno Arpaia, autore di Qualcosa, là fuori, romanzo ambientato in un’Europa postapocalittica resa inabitabile dal clima, dove un gruppo di italiani cerca disperatamente di emigrare in Scandinavia e trovare, magari, un barcone per attraversare il baltico… Non l’ho ancora letto ma è il prossimo nella mia lista.

Speaking of climate change, I headed to Bruno Arpaia’s panel about the aforementioned topic and how it connects to his novel Qualcosa, là fuori (literally Something out there), set in a post-apocalyptic Italy where a group of italians desperately try to reach Scandinavia, to cross the Baltic and move to some of the few habitable lands left after the collapse… I still haven’t read it, but it’s the next book on my list.

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Per l’Autore Invisibile parlano gli autori del Dizionario del Lessico Erotico, e subito dopo parla Susanna Basso, traduttrice in grado di far commuovere anche una statua. Molti traduttori – e molti vecchi amici – sono stati presenti. Così si chiudono gli incontri sulla traduzione, e io mi faccio un giro e torno a rompere le scatole a Laura Mango.

The Autore Invisibile panels gave us a talk from the authors of a dictionary of erotic words and the words of Susanna Basso, a famous translator whose speaks are so moving she could make statues cry. Many translators – and many old friends – were present. So ended the translation panels, and I went to talk to Laura Mango again.

 

Lunedì ho fatto un salto solo al pomeriggio tardi per vedere le ultime cose, adocchiare qualche sconto e salutare chi era rimasto.

On Monday afternoon I stopped by to say hi to those who were still attending/working, and to see if there were interesting last-minute discounts.

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Le atmosfere del salone sono sempre particolari, perché come ogni fiera costituisce un universo a sé, e non azzardatevi a chiamarlo non-luogo. Un universo a sé con donne dai lunghi abiti e lunghi capelli, vestali della cultura dall’aria sfinita che trascinano trolley carichi di parole. Il lamento occasionale dei microfoni esausti. L’odore di incenso che invade la sala degli incontri. Il sottofondo di persone che camminano, guardano, parlano e, si spera, leggono e leggeranno ancora.

The atmospheres at this fair are always peculiar, because as any other fair it becomes its own universe – and don’t you dare call it a non-lieu. An universe with women with long dresses and long flowing hair, priestesses of culture with an exhausted look on their faces, carrying luggages full of words. The occasional lament of microphones like creatures from the deep. The smell of incense that reaches the meeting room. The background of people who walk, look, talk and, we hope, read and will continue to do so.

 

Si va agli incontri dell’Autore Invisibile per sentire cose nuove e rivedere persone, riabbracciare vecchi amici e farne di nuovi. Si gironzola tra gli stand per osservare le novità e per farsi tentare da libri e case editrici rari e/o piccoli ma promettenti. E si gironzola bene, perchè anche nei giorni di maggior pienone (sabato e domenica) si riesce tranquillamente a vedere tutti gli stand, e se non si è interessati a particolari eventi si può visitare tutto in una giornata… non siamo mica al Lucca Comics.

Ringrazio il salone per avermi concesso il biglietto da professionale, e ringrazio i creatori dell’app del salone perché è fatta benissimo: contiene mappe, programmi, schede autori e ospiti, e la possibilità di crearsi un programma personalizzato sugli eventi che si desidera visitare. Molto più comoda del programma e della mappa cartacea, va detto.

You attend the translation meetings to hear new things and meet people, to hug old friends and to make some new ones. You wander around the publishing companies to look at new books and get tempted by small but oh so promising companies and peculiar books. And it’s easy to wander, because even during the most intense days (saturday and sunday) you can easily navigate the crowd and explore the whole fair, and if you’re not interested in any panel, you can see it all in one day. This isn’t Lucca Comics, after all.

I’d like to thank the Book Fair for deeming me worthy of the blogger pass, and I’d like to thank the creators of the smartphone app, because it’s really well made: it has maps, programs, bios and you can create your own schedules around the panels you wish to attend. Much better than the traditional paper map, I have to say.

 

Non è tutto rose e fiori e certo, l’organizzazione delle file esterne potrebbe essere gestita meglio, con una fila chiaramente separata per espositori e professionali. Ma ho come l’impressione che la lotta con Milano abbia fatto bene a Torino, perché c’era dell’energia nuova nell’aria. Da vedere? Assolutamente. Ci tornerò? Certo.

Ci si vede l’anno prossimo.

No, it’s not all perfect, the queues could be handled a bit better, with a queue for press/professionals kept well separated from the others. But I have the impression that the fight with Milan actually did the Salone good, because there was new energy in the air. Definitely a must see, I will be back.

See you next year!

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So hipster!

Recensione / Review: Galaxy Quest

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Genere: fantascienza, commedia

Anno: 1999

Diretto da: Dean Parisot

Cast: Tim Allen, Sigourney Weaver, Alan Rickman, Tony Shalhoub, Sam Rockwell, Daryl Mitchell & more.

Il cast della serie tv Galaxy quest (conclusa da un po’) passa la maggior parte del suo tempo alle convention e lavorando nel campo della pubblicità. Non tutti però sono contenti di andarsene in giro con i costumi che li identificavano come i membri dell’equipaggio dell’astronave Protector. Alcuni, come Alexander Dane (Alan Rickman), che interpreta l’ufficiale scientifico alieno, non ne possono più e pensano che la serie tv abbia danneggiato la loro carriera. Gwen DeMarco (Sigourney Weaver) odia il fatto che tutti sono più concentrati sulla sua scollatura che sul suo personaggio, il cui ruolo era ripetere quello che diceva il computer. Neanche gli altri due membri dell’equipaggio – il capo ingegnere e il giovane pilota – sono entusiasti della situazione.

Jason Nesmith (Tim Allen), il capitano della nave, invece, adora essere al centro dell’attenzione. Ma un avvenimento sta per cambiare le loro vite per sempre: un gruppo di veri alieni viene a chiedere il loro aiuto. Hanno visto galaxy Quest e lo hanno considerato un documentario, perciò sono venuti a chiedere aiuto all equipaggio della Protector per sconfiggere degli alieni malvagi che intendono distruggere la loro civiltà. Il gruppo di attori presto scoprirà che fingere di comandare una nave è una cosa, ma essere davvero là fuori, con una vera nave da guidare, vere vite da salvare e veri nemici da sconfiggere è un altro paio di maniche…

 

Di certo avete notato le somiglianze tra Galaxy Quest e Star Trek, e non sono lì a caso: nasce come parodia della famosa serie tv e del suo fandom. Il cast di Galaxy Quest rispecchia quello di Star Trek (e di altre serie tv di fantascienza): c’è un alieno, c’è una donna (sessualizzata), c’è un tipo di colore… anche se molti dei momenti comici rimandano a Star Trek, non serve essere un trekkie per apprezzarlo: io ho visto un paio degli ultimi film fatti di recenti e qualche episodio delle vecchie serie, e mi sono divertita molto con GQ. Dopotutto chi non conosce l’idea di “redshirt” (maglia rossa), o i meme sul capitano Kirk donnaiolo e casualmente a torso nudo? Scommetto che ci sono altri riferimenti nascosti riservati ai fan della saga, ma se lo siete forse avete già visto GQ. Io invece sono qui per dirvi che vi divertirete anche senza saperne molto, perchè come film è un gioiellino di commedia, ricco di momenti davvero divertenti (ma anche struggenti) e gioca molto bene con gli elementi classici della fantascienza. La trama non è niente di trascendentale, ma funziona perfettamente nel modo in cui sfrutta certi elementi, e persino il fandom della serie tv di Galaxy Quest ha una parte importante…

E parliamo del cast: Alan Rickman nei panni dell’attore shakespeariano che interpreta l’ufficiale alieno distante à la Spock? Sigourney Weaver, famosa per il suo personaggio femminile tosto in Alien qui interpreta la biondona che non ne può più di essere intervistata su come riuscisse a far stare le tette nella tutina aderente? Roba geniale secondo me. E poi ci ricorda che la fantascienza non deve sempre essere seriosa.

Voto: 8,5


 

Genre: sci-fi, comedy

Year: 1999

Directed by: Dean Parisot

Cast: Tim Allen, Sigourney Weaver, Alan Rickman, Tony Shalhoub, Sam Rockwell, Daryl Mitchell & more.

 

The main cast of the now dead tv series Galaxy Quest spend most of their time hanging out at cons and working in the ads industry. Not all of them are enthusiastic of going around in costume and acting as if they were still the crewmembers of the spaceship Protector. Some, like Alexander Dane (Alan Rickman), who plays the alien science officer of the ship, do in fact resent it and feel like the tv series did more harm than good to their acting career. Gwen DeMarco (Sigourney Weaver) is upset that everyone cares more about her cleavage than her character, whose role was pretty much repeating what the computer said. The other two crew members – the chief engineer and the young pilot – aren’t exactly satisfied either.

Jason Nesmith (Tim Allen), the ship’s captain, however, seems to love being at the center of attention. But one event is bound to change everyone of them: a bunch of real aliens come to seek their help. They have seen the Galaxy Quest and perceived it as a documentary, so now they ask the Protector’s crew for help against an evil alien overlord who is bound to destroy their civilization. The crew will soon discover that pretending to command a spaceship is one thing, but being actually out there, with a real ship to drive, real lives to save and real enemies to defeat is a whole different thing….

 

I’m sure you noticed how Galaxy Quest is reminiscent of Star Trek, and you wouldn’t be wrong, since it’s meant to be a parody of Star Trek and its fandom. The cast even mirrors that of Star Trek (and other sci-fi tv series), with the token alien, the token (sexualized) woman, the token black guy… Although many of the jokes are a reference to Star Trek, you don’t need to be a trekkie to enjoy it at all: hell, I’ve seen only a couple of the most recent movies and one or two episodes of the old shows, and I still had a great time. After all, everyone is familiar with the concept of “redshirts”, or with the women-loving, accidentally-shirtless captain Kirk memes thanks to the internet. I bet Star Trek fans get more and more inside jokes, but if you’re a Star Trek fan you’ve probably already seen Galaxy Quest. I’m here to tell you that you’re going to have fun even if you’re not into Star Trek… because this movie is a little jewel of a comedy, with genuinely funny moments (and some heartbreaking ones) and it plays with famous sci-fi tropes in a very entertaining way. The plot is nothing super new, but it works perfectly in taking advantage of the various tropes, and it is structured in a way that the Galaxy Quest fandom itself plays quite an important part…

The cast is spot on: Alan Rickman as the shakespearean actor who plays the cold, Spock-like scientist? Sigourney Weaver, famous for her badass female character in Alien, is here to play the token blonde who is tired of being interviewed about how her boobs fit into her suit? There’s some genius behind it, seriously. And it’s a good reminder that good sci-fi doesn’t have to be gritty all the time.

Vote: 8,5

 

Recensione / Review: Il Re Nero

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Autore: Maico Morellini

Genere: fantascienza, cyberpunk

Note: Vincitore del premio Urania nel 2010


La storia si svolge in Italia, in una nuova realtà geopolitica chiamata Polis Aemilia, una metropoli che unisce Bologna, Modena e Reggio Emilia. La metropoli funziona come una città stato, senza dipende dal governo centrale. Cittadini e non cittadini vivono in aree diverse, ma l’economia della Polis sembra forte dato che si sono imposti come leader nel settore delle tecnologie più all’avanguardia. Nelle vie principali di Bologna, centro nevralgico di quel mondo, il crimine sembra essere scomparso. Ma nessuno ha dimenticato… quattro anni prima i Dissonanti, persone affette da una sorta di cyberpsicosi, avevano sparso molto sangue nella loro folle frenesia. Oggi niente sembra essere in grado di minacciare lo stile di vita dei cittadini aemiliani. Almeno finché una prostituta non viene trovata morta nel suo appartamento. Tutte le tracce di DNA collegano un politico ben noto alla scena del crimine. Per questo l’avvocato del politico assume Riccardo Mieli, detective privato, perché studi il caso e provi l’innocenza del suo cliente. Anni prima Riccardo Mieli era stato vittima della crisi dei Dissonanti in un modo unico, e anche se psicologicamente si deve ancora riprendere, rimane uno dei migliori detective della zona. L’omicidio della prostituta è ovviamente solo la punta di un iceberg grosso e poco piacevole, e indagando Mieli arriverà a scoprire che qualcosa minaccia l’esistenza stessa di Polis Aemilia.

 

Quando un mio amico mi aveva parlato di questo libro ne ero rimasta subito incuriosita. Ho vissuto per anni a Bologna e sono spesso a Reggio Emilia, perciò l’idea di leggere qualcosa di ambientato nella mia regione mi è sembrato davvero intrigante. L’ambientazione è, in effetti, il mio aspetto preferito di tutto il romanzo, ed è palese che Morellini ci ha lavorato su parecchio. Ma questo fattore diventa anche un problema: sono sicura che tutti prima o poi abbiamo letto un romanzo di fantascienza o fantasy in cui l’autore/autrice era così entusiasta del suo lavoro che aveva finito per riempire il romanzo di spiegoni. Fastidioso se l’ambientazione è interessante, insopportabile se non è niente di che. Fortunatamente questo romanzo finisce nella prima categoria. Sì, l’ambientazione (geografica, politica, economica, etc) è ben costruita, ma non ritengo necessario riempire il lettore di informazioni. Soprattutto quando sembra innaturale. Il vecchio stratagemma di “questa persona è nuova qui, spieghiamole cosa succede” funziona sempre, ma è strano che un cittadini aemiliano abbia bisogno di certe spiegazioni. Ci sono veri e propri casi di frasi tipo “Come lei ben sa…”.

 

Lo sviluppo della trama è interessante e ben preparato, ed è chiaro fin dall’inizio che c’è qualcos’altro sotto. Proprio per questo il finale mi ha deluso un po’. Gli avvenimenti che lo precedono tengono il lettore attaccato alla pagina, e poi… beh, è anticlimatico. Non è il difetto peggiore del romanzo, ma non nego il mio disappunto. La maggior parte della storia è raccontata dal punto di vista di Mieli, e si concentra sulle sue paure, i suoi problemi e le sue speranze. Però il punto di vista non è “stabile” come dovrebbe. Se siamo nella sua testa, come facciamo a vedere cose che lui non può vedere in quel momento? E a volte ci viene concesso di entrare nella testa di una mente malata, quella dell’antagonista… parte che ho trovato abbastanza inutile, in realtà. Soprattutto perché si comporta come un cattivo di allineamento caotico malvagio stereotipato, uccide giusto perché gli gira così, etc. Credo di capire le intenzioni dell’autore, ma invece di essere spaventata da questo personaggio ero quasi divertita dal suo atteggiamento “sono cattivissimo eh guardate ora vi faccio vedere quanto sono cattivo”.

Ho letto parecchi commenti negativi su questo romanzo, alcuni erano sembravano non gradire l’ambientazione italiana, ma è un problema tutto nostro come fandom italiano… altri si lamentavano della sua vincita del premio Urania. Difficile da commentare senza aver letto gli altri romanzi in concorso. So solo che contiene degli elementi interessanti come storia e ambientazione ma dal punto di vista dello stile non sembra un lavoro maturo.

Voto: 7,5

 


 

Author: Maico Morellini

Genre: sci-fi, cyberpunk

Notes: The title literally translates as “the black king” as a reference to chess. This book won the Urania Award in 2010.

The book is set in Italy, more specifically, in a new geopolitical reality called Polis Aemilia, a metropolis that unites Bologna, Modena and Reggio Emilia. The city is separated from the central government and functions like a giant city state. Citizens and non-citizens live in different areas, but the economy of the Polis seems quite strong, as they have imposed themselves as leaders in the field of cutting edge technology. In the main streets of Bologna, the nevralgic centre of this world, crime seems to have disappeared. But people still remember… four years ago horrible things happened, when the Dissonanti (literally “dissonants”), people affected with a kind of cyber psychosis, shed a lot of blood in their crazy frenzy. Today nothing seems capable of threatening the lifestyle of the aemilian citizens. That is, until a prostitute is found killed in her apartment. All dna traces link a famous politician to the place of the crime. Riccardo Mieli, private detective, get asked by the politician’s lawyer to study the case and prove his innocence. Riccardo Mieli has been victim of the Dissonanti crisis in his own unique way, and while he is still psychologically recovering, he is also one of the best detectives in town. The murder of that prostitute, is, of course, the tip of a very big and unpleasant iceberg, and as Mieli investigates further, he ends up uncovering a plot to destroy Polis Aemilia itself.

As soon as a friend of mine had told me about this book, I knew I wanted to read it. I have lived for years in Bologna, and the idea of reading something set in an area I know so well was really exciting. The setting is, in fact, the most brilliant thing of this book, it is quite obvious that Morellini spent a lot of time planning it. This fact, however, is also a problem: I am sure we all have read a fantasy/sci fi book where the author was so enthusiastic about their world that they ended up filling it with infodumps. This is annoying if the setting is actually that interesting, and hideous if it’s actually nothing new. Luckily this book falls within the first cathegory. I get it, the setting (geographical, economical, political, and so on) is well done, but there is no need to spoonfed the reader with information. Especially if it feels “false”. One thing is to turn to the old strategy of “new to the place, we need to tell him/her stuff”, but telling things to an aemilian citizen feels weird. There are actual cases of “As you know, Bob..” kind of sentences.

I have to admit that the development of the plot was very interesting and carefully prepared. It is clear from the beginning that there is more at stake. Which is why I was a bit disappointed by the ending. The series of events that lead to it keep the reader on the edge. And then… it’s just really anticlimatic. It’s not the worst crime of this book, really, but I can’t deny my disappointment.

Most of the story focuses on Mieli’s point of view – on his fears, problems and hopes. Except that sometimes the pov is not as steady as it’s supposed to be (if we are in his mind, why do we shift to other details he can’t be noticing?). And sometimes we are allowed access to a very deranged mind, that of our antagonist… and this part was a bit unnecessary in my opinion. Especially since he behaves like a caricature of a chaotic evil bad guy, killing just because he wants to and so on. I get Morellini’s intent here, but instead of being terrified by this guy as the reader was supposed to be, I was mildly amused by this “i am so evil u guys let me smash a bunch of kittens to show you how evil I am” personality. (disclaimer: no kitten is actually harmed in this book).

I have read many negative comments on this book, some people were disappointed by an italian setting, but this is a problem we have as a country regarding sci-fi… Some other complained that they didn’t understand why it won the Urania Award. This is hard to say because one would have to know all the other novels that competed for the prize that year. It has many good elements in terms of story and setting but stilistically speaking it’s disappointing, it doesn’t feel like a mature work.

Vote: 7,5

 

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Racconto breve: Progetto: Germogli // Short story: Project: New Seeds

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PROGETTO: GERMOGLI

Cedar si asciugò il sudore dalla fronte con il dorso della mano e guardò il suo orticello. Era molto piccolo, quindi aveva deciso di usare lo spazio che gli era stato assegnato per crescere due tipi diversi di insalate e un po’ di aglio orsino, ma ora era preso dalle piante di pomodori che aveva sistemato al confine con un altro orto. Avevano un ottimo aspetto ed era certo che d’estate avrebbe avuto dei pomodori da mettere in tavola. E la sua vicina di orto non si sarebbe lamentata, aveva un orto molto più ampio grazie al suo appartamento più grande, e gli aveva detto di non preoccuparsi. Cedar tornò al suo monolocale e si fece una doccia.

Preparò del caffè di cicoria e ci versò del latte di soia leggendo il giornale sul tablet. L’anniversario dei Grandi Processi dello Zucchero era tra meno di due settimane, e tutti ne parlavano. Nello stesso weekend ci sarebbero stati i festival di primavera, e non era una coincidenza. Aveva a malapena sfogliato il programma della festa di primavera della sua università e si promise di chiedere qualcosa sul mercatino degli scambi. Sua mamma gli aveva spedito dei frutti di bosco in vasetto e non vedeva l’ora di scambiarli per qualcosa di interessante. Lucy, una che lavorava al reparto informatica, aveva abbastanza spazio nel suo giardino da mantenere delle api e a Cedar sarebbe piaciuto avere del miele in cambio dei suoi vasetti. Finì di fare colazione e se ne andò. Nel cortile salutò una signora che viveva nello stesso condominio e che stava andando a occuparsi del proprio orto.

Inforcò la bici e pedalò lungo la larga pista ciclabile, accompagnato dal cinguettio degli uccellini e dal leggero ronzio delle auto elettriche nell’altra porzione di strada.

 

“Allora, crescono bene i tuoi pomodori?”

Cedar sorrise alla professoressa Welding. “Per ora direi di sì.”

“Se hai difficoltà fammelo sapere, mia moglie è un genio con queste cose, potrebbe far crescere una foresta pluviale su un marciapiede.”

Cedar rispose con una risata di cortesia.

“Oggi che farai di bello?”

“Devo ripescare delle informazioni negli archivi cartacei per il mio progetto di ricerca, quello sul vecchio mondo.”

“Buona fortuna, allora. E se ti perdi laggiù, grida.”

 

A Cedar piaceva il suo lavoro. A volte gli sembrava incredibile di venir pagato per sfogliare vecchi documenti. Certo, doveva presentare un progetto e completarlo, ma non gli dispiaceva, e la paga era buona. Come molti altri col suo stesso lavoro, si era messo a indagare sul vecchio mondo e i suoi stili di vita ormai assurdi. Credeva che avrebbe potuto fare ricerche per tutta la vita e avrebbe sfiorato solo la superficie di un’epoca così complessa.

Prese alcuni faldoni e si piazzò a un tavolo, preparando il pc per prendere appunti. A volte si perdeva nei documenti e non faceva caso al passare del tempo, e le ore volarono mentre sfogliava vecchi progetti collegati all’università stessa. Un secolo fa vari governi e organizzazioni avevano supplicato gli esperti di vari campi di trovare una soluzione per impedire il collasso del pianeta, e queste idee ora scorrevano sotto gli occhi di Cedar. Il Progetto Nettuno suggeriva un divieto globale di pesca per un minimo di cinque anni. Il Progetto Tempesta proponeva un uso maggiore di auto elettriche… molti di questi progetti recavano un timbro con la scritta “in valutazione”, a significare che erano stati presi seriamente in considerazione. E poi lo vide. Un timbro che non aveva mai visto prima, verde invece dei soliti blu e rosso. Gli sembrò appropriato per un un progetto chiamato “Germogli”. Ignorando i morsi della fame, Cedar estrasse il documento dalla sua custodia protettiva. Parlava dei grossi problemi rappresentati dalla sovrappopolazione e dallo sfruttamento delle risorse. Niente di nuovo. “In collaborazione con le ditte di elettronica che producono gli innesti cerebrali più diffusi al mondo, suggeriamo un riduzione della popolazione umana attuale almeno del 30%. Il tutto dovrebbe essere accompagnato da un cambiamento negli stili di vita e…” A Cedar quasi cadde il foglio per via delle mani tremanti.

Ricordò le storie di sua nonna e le registrazioni dei telegiornali che gli avevano mostrato a scuola. I grandi virus del 2056 avevano ucciso quasi tre miliardi di persone. Una maledizione divina, un malfunzionamento nella produzione degli impianti, un attacco dei terroristi… ognuno aveva una teoria. Ma ora Cedar aveva in mano una bella lista che suggeriva la percentuale di persone da eliminare in ogni continente per garantire un futuro all’umanità.

 

“Non è proprio un segreto, in realtà,” disse la professoressa Welding annaffiando le piante del suo ufficio. “Oh, nessuno adora parlarne, e molti vorrebbero dimenticarsene. Ma non possiamo cambiare il passato.”

“Ma è una cosa terribile!” la voce di Cedar era diventata uno strano sussurro.

“Certo. Ma hai visto come era prima. Hai visto i film, i documentari… hai letto i loro documenti! Tu dovresti saperlo meglio di tutti.” la professoressa sospirò. “Se puoi vivere così…” fece un gesto che includeva l’ufficio, ma Cedar capì che si riferiva al mondo in generale, “è per via di coloro che hanno lavorato al progetto Germogli. I tuoi genitori hanno fatto parte della prima generazione che è stata cresciuta in un modo tutto nuovo. Immaginati un tipo che vive una vita poco sana, ha un infarto a trent’anni e cambia completamente stile di vita. Ora immaginati che tutto il mondo faccia una cosa del genere.”

“Ne è… orgogliosa.”

“Il mondo non è diviso in orgoglio e vergogna.” rispose.

Cedar fissò i raggi del sole che splendevano attraverso i rami.


 

Cedar wiped the sweat off his forehead with the back of his hand and looked at his little vegetable garden. It was very small, so he mostly devoted the space he had been given to growing two different kind of salads and some broad-leaved garlic, but now he looked at his two tomato plants who he had planted at the very edge of his space. They were growing strong, and he was sure that in summer he would have gotten his tomatoes on the table. And his vegetable garden neighbor wouldn’t have complained, she had a much bigger space in virtue of her bigger apartment, and had told him not to worry. Cedar went back to his one-room apartment and took a shower. He made a chicory coffee and poured some soy milk in it while reading the news on his tablet. The anniversary of the Great Sugar Trials was in less than two weeks, and it was all over the news. Not coincidentally, the great spring festivals were in the same weekend. He had skimmed over his university’s own spring festival programme, and he promised himself to ask about the barter market. His mom had mailed him her canned berries, and he planned to trade them for something interesting. Lucy, a girl working in IT, had enough space to keep bees, and he would have loved to trade for some honey.

He finished his breakfast and left. In the courtyard he waved hi to a lady who lived in his same building, and who was heading to tend to her vegetable garden.

Cedar biked along the large bike road, accompanied by the chirping of birds and the soft humming of the electric cars on the other portion of the road.

 

“So, how are your tomatoes growing?”

Cedar smiled at professor Welding. “Fine so far, ma’am.”

“If you have any trouble tell me, my wife is great with those things, she could grow a rainforest on a sidewalk.”

Cedar let out a polite laughter.

“So, what are you up to today?”

“I have some things to dig up in the old paper archives for my research project about the old world.”

“Good luck, then. And if you get lost down there, scream.”

 

Cedar liked his job. Some days he couldn’t believe he was actually being paid to go through old documents. Sure, he had to present a project and complete it, but he didn’t mind that part either, and the money was good. Like many others with a job like his own, he was writing about the old world’s now absurd lifestyles, and he sensed he could have researched for all his life and only touch the surface of such complex times.

He took some folders and headed to one of the tables, his laptop out as he was ready to take notes. Sometimes he’d get lost in the documents and forget the time, and hours passed as he browsed through old projects which were often connected to the university itself. A century ago governments and groups had begged scholars to come up with a solution to avoid the planet’s collapse, and here under his eyes, Cedar could see some of the projects which were presented as potential solutions. Project Neptune involved a 5-years fishing ban in all oceans, Project Thunderstorm called for a wider use of electric cars… many of these beared a “further” stamp that mean they were actually taken into serious consideration. And then he saw it. A stamp he had never seen before, green instead of the blue or red stamps he usually saw. It felt appropriate for a project called “New Seeds.” Ignoring the pangs of hunger he was starting to feel, Cedar took the document out of its protective transparent sheet. The document detailed the huge problems represented by the overpopulation and the use of resources. So far, nothing new.

“In partnership with the major electronic companies which produce the most popular kinds of brainware, we suggest a reduction of the human population by at least 30%. This should also be accompanied by a lifestyle change and…” Cedar’s hands were shaking, and he nearly dropped the piece of paper.

He remembered it in his grandma’s stories and in the recording of the news he had watched in school. The great viruses of 2056 had struck down almost 3 billions of people. A curse from God, a malfunctioning in the brainware productions, a terrorist attack… everyone had found their own reason. But in front of Cedar now lied a nice list which suggested the percentage of people to eliminate according to continent to ensure a future for humanity.

 

“It’s not much of a secret, really.” said professor Welding while watering her office plants. “Sure, no one likes to talk about it, and many would like to forget. But it’s the past, and we cannot change it now.”

“But it’s terrible!” Cedar’s voice was a weird whisper.

“Of course it is. But you’ve seen how it was. You’ve seen the movies, you’ve seen the documentaries. You’ve even read their documents! Of all people, you should know, you should understand.” she sighed. “If you can live like this…” she enclosed all her office in her gesture, but she meant the world, he understood, “it’s because of the people who worked behind the New Seeds. Your parents were the first generation we effectively managed to raise in a whole different way. Picture a guy who lives an unhealthy lifestyle, gets a heart attack at 30 and has a whole lifestyle change. Now picture the whole world going through it.

“You’re… proud.”

“The world isn’t divided in pride and shame.” she replied.

Cedar stared at the sun shining through the green branches.

Recensione / Review: The Stars Are Legion

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Autore: Kameron Hurley

Genere: fantascienza, space opera

Anno: 2017

Note: romanzo a sé stante (non è il primo di una trilogia). Hurley ha vinto due premi Hugo in passato, uno dei quali per un saggio.


In una galassia lontana lontana un gruppo di pianeti di materia organica orbita attorno a un sole. Questi pianeti si chiamano la Legione e sì, sono proprio fatti di carne e sangue (di un tipo particolare, ovviamente) Questi pianeti sono abitati da comunità di donne che hanno formato fazioni e governi. Due importanti famiglie sono in guerra: le Katazyrna e le Bhajava lottano per ottenere il controllo del Mokshi, un pianeta speciale che ha lasciato la sua orbita e si è spostato, “arenandosi” non lontano dai territori delle due famiglie. Nessuno sa come e perché, ma tutti credono che Mokshi nasconda il segreto della sopravvivenza della Legione stessa. I pianeti organici stanno morendo, e sempre meno donne hanno dato alla luce figli (nel senso di persone) negli ultimi tempi. Pur essendo una galassia abitata solo da donne è comunque possibile avere figli, e ciò che generano dipende dalle necessità del pianeta: a volte si tratta di veri e propri pezzi di ingranaggi di carne che andranno a far parte della struttura interna del pianeta.

In questo universo strano, viscido e poroso, seguiamo le avventure di due donne: Zan e Jayd. Zan non ricorda quasi niente del suo passato, ma le viene detto che Jayd è sua sorella e che il suo obiettivo è quello di conquistare Mokshi per conto delle Katazyrna. Ogni suo tentativo fallisce, e lei è l’unica a tornare indietro dagli attacchi. Gli assalti delle Bhajava non aiutano di certo. E Jayd non è chi dice di essere, ovviamente. Non è facile per Zan ricostruire la propria identità quando capisce di non potersi fidare nessuno, nonostante i suoi sentimenti per Jayd…

Fin qui sembra tutto molto figo, no? E avreste ragione. Le prime cento pagine o giù di lì sono ricche di intrighi, battaglie spaziali, lotte di potere e elementi strani che mi hanno fatto pensare a Dune. Un Dune dove non c’è sabbia ma fluidi vitali. E dopo decenni di storie di fantascienza popolare solo da maschi bianchi ed etero non ho alcuna obiezione a una storia dove ci sono solo donne lesbiche e di carnagione scura.

Ma ecco che succede qualcosa a Zan: finisce riciclata, e per almeno la seconda volta dovrà faticare per risalire dalle profondità del pianeta dove è stata gettata, se vuole aiutare Jayd e portare avanti il loro piano, anche se non se lo ricorda completamente. Questa impresa di Zan prende quasi 200 pagine, inframmezzata da capitoli su Jayd, su come ottiene ciò che voleva e di come affronterà le conseguenze. Le avventure sotterranee di Zan mi hanno lasciato un po’ perplessa. Cominciano in maniera molto splatter (mi dicono che è tipico dello stile di Hurley) e finiscono per sembrare vecchie avventure di Flash Gordon, o addirittura il Viaggio al Centro della Terra di Jules Verne. Zan incontra altre donne nelle profondità, incluse intere città che non credono nell’esistenza di una superficie e non hanno mai sentito nominare la famiglia Katazyrna. Alcune di loro si uniscono a Zan nel suo viaggio, e la aiutano. Questa parte sembra quasi un romanzo fantasy, dove eroi con diverse abilità e origini attraversano un pericoloso mondo sotterraneo. Non è… ciò che mi sarei aspettata. Alla fine Zan arriva in superficie e scopre alcune cose sulla sua vera identità, e prende una decisione importante.

Devo ammettere che la vera identità di Zan non è stata per me una grande rivelazione, non era una cosa molto difficile da immaginare. E anche se il finale mi sembra troppo semplice, non nego che sia stata una lettura particolare. Una storia con un grande potenziale non sempre sviluppato ma con alcuni dettagli perfetti (cfr le streghe), The Stars Are Legion ha i suoi alti e bassi. Ma è anche una storia in cui il concetto “donne che partoriscono pianeti” ha perfettamente senso, quindi se volete sfidare la vostra immaginazione dategli una possibilità.
Voto: 8

 


 

Author: Kameron Hurley

Genre: sci-fi

Year: 2017

Notes: this is a standalone novel (Hurley wrote trilogies and sagas in the past). Kameron Hurley won two Hugo awards in the past, one of which for an essay.


In a galaxy far far away planets organic planets orbit their sun. This group of planets are called the Legion, and yes, they are made of flesh and blood (their own kind, ofc). Communities of women inhabits those planets, and have formed factions and governments. Two important families are at war: the Katazyrnas and the Bhajavas both struggle to obtain control of the Mokshi, a rogue planet that has left his place in the inner rim and has stopped not so far from the two families’ territories. Nobody knows why and how it did what it did, but they believe the Mokshi holds the secret to the legion’s survival. The organic planets are dying, and not many women have been giving birth to children lately. Despite being a galaxy inhabited solely by women, they still give birth – and what they give birth to depends to the planet’s needs. Sometimes, it can be literal cogs which have to become part of the internal structure of the planet.

In this weird, slick and porous organic universe we follow the adventures of two women: Zan and Jayd. Zan has no memory of her past, but she is told that she is a sister to Jayd, and her purpose is to conquer the Mokshi for the Katazyrnas. Everytime she tries she fails, and she is the only one who ever came back from the attacks. The interfering of the Bhajavas doesn’t help Zan’s efforts. And Jayd really isn’t who she says to be. It’s hard for Zan to form her own identity, when it becomes clear she can’t trust anyone, not even the woman she has a crush on…

 

So far, so good, right? And you would be right. The first hundred pages or so are space battles, intrigue, power dynamics, and weird elements that made me think of Dune. A Dune in which there’s no sand, but vital fluids. And after decades of sci-fi stories filled with straight, white male characters I have no objections to a story filled with dark skinned lesbians.

But then something happens to Zan: she gets recycled, and for at least the second time, she has to crawl her way up from the center of the planet in order to survive, to help Jayd and carry on their plan, even if she doesn’t remember much about it. About two hundred pages are devoted to Zan’s quest to reach the planet’s outermost level, while we also follow Jayd’s adventures as she obtains what she wanted and has to deal with the consequences. Zan’s underground adventures left me baffled. They start in a gory way (I’m told this is part of Hurley’s style) and end up feeling like old Flash Gordon adventures, or like Jules Verne’s Journey to the Centre of the Earth. Zan meets other women down there, including entire cities that do not believe of the existence of a surface and have never heard of the Katazyrnas. Some join her on her quest, and help her. These pages read almost like a fantasy novel, with heroes with different skills and different backgrounds, wandering in an underground dungeon. It was… not what I expected. Finally Zan reaches the surface and finds out more about her identity, and makes an important decision.

I must say, Zan’s real identity wasn’t that much of a revelation, as it was actually quite easy to imagine. And while I feel that the ending was a bit too simplified, I can’t deny that this novel was one hell of a ride. With a great potential not really developed and yet with some minor details which were perfect (like the witches), The Stars Are Legion has its ups and downs. But it’s also a story in which women giving birth to planets actually makes sense, so if you want to challenge your imagination, give it a try.

Vote: 8

Recensione: Il Risveglio dell’Abisso / Review: The Kraken Wakes

ucl21Autore: John Wyndham

Genere: fantascienza (post-apocalittica/catastrofica)

Anno: 1953

Note: il titolo originale, The Kraken Wakes, è una citazione della poesia “The Kraken” di  Alfred Tennyson.


Mike Watson è un reporter della EBC, così come sua moglie Phyllis, la quale si occupa anche della scrittura di documentari. Ma è durante la loro luna di miele che i due sono testimoni di un fenomeno strano quanto importante. Sono in crociera, e dalla nave osservano cinque “oggetti” cadere dal cielo e sprofondare nell’oceano. Meteore di qualche tipo, suppongono. Watson riferisce l’evento, ma il pubblico non sembra molto interessato. In seguito Watson e Phyllis scoprono che quella non era la prima volta: oggetti simili erano caduti nell’oceano anche prima, e sempre puntando verso le aree più profonde. Da quanto scoprono, sembra che arrivino dallo spazio profondo – da una gigante gassosa, sostiene uno scienziato per spiegare la loro necessità di raggiungere aree dove la pressione è immensa – e che siano forme di vita intelligente, in qualche modo. I primi tentativi di contatto risultano però in morti e navi affondate. Gli alieni iniziano a lavorare il suolo marino per adattarlo alle loro necessità, e diventa palese che non ci potrà essere un rapporto pacifico tra gli umani e loro, soprattutto quando cominciano gli attacchi… e non è che l’inizio di una catastrofe globale.

Invece di un’apocalisse improvvisa come quella del Giorno dei Triffidi, qui vediamo qualcosa di diverso. Un disastro graduale, che funziona molto bene all’interno della storia perché spaventosamente realistico. Qui ci sono gli alieni, certo, ma le condizioni del nostro pianeta non stanno già peggiorando di per sé? L’umanità sarebbe stata in grado di bloccare gli alieni prima del disastro? Non lo sappiamo, ma è certo che avrebbero potuto fare di più. La situazione economica mondiale e il fatto che la catastrofe inizi in terre lontane e “esotiche” accecano gli occhi di molti che non si rendono conto che potrebbe accadere dovunque.

Watson e Phyllis sanno che accadrà qualcosa di tremendo, ma non possono fare niente per impedirlo. Osservano gli orrori degli abissi in prima persona, e si fidano del professor Bocker, uno scienziato che cerca di avvertire l’umanità ma viene bollato come catastrofista. E dire “ve l’avevo detto” non dà molte soddisfazioni quando ci sono di mezzo migliaia di morti.

Come nelle migliori storie horror non vediamo mai queste creature. Vediamo le loro azioni, i loro metodi, persino le loro armi, ma non possiamo essere sicuri del loro aspetto. Ed è impressionante vedere come la loro specie si adatti alle reazioni degli umani: se una loro strategia smette di funzionare ne inventano un’altra, o cambiano le condizioni del campo di battaglia fino ad essere loro in vantaggio. Sono un nemico interessante perché il loro obiettivo è identico a quello dell’umanità, e quindi opposto: la sopravvivenza.

Un altro dettaglio notevole di questo romanzo? I due protagonisti: la storia è raccontata dal punto di vista di Watson, eppure sua moglie Phyllis è persino più interessante di lui: una scrittrice e reporter con la passione per la costruzione (si mette letteralmente a costruire muri e strutture per hobby) sempre in prima linea con Watson, determinata a far luce sul mistero degli abissi. Il rapporto tra loro due è molto ben costruito e bello da leggere: non hanno una relazione perfetta, litigano e hanno momenti di tristezza, ma sono comunque una coppia molto unita. Una coppia che lavora assieme ed è pronta a sopravvivere assieme.
Il tema degli abissi dà al romanzo un effetto un po’ lovecraftiano, un po’ alla Jules Verne, riuscendo comunque a essere più “realistico” dei due, e quindi più spaventoso.
Un must per chi ama apocalissi e catastrofi.

Voto: 8,5


Author: John Wyndham

Genre: sci-fi, post-apocalyptic

Year: 1953

Notes: the title is a reference to Alfred Tennyson’s poem “The Kraken”.

Mike Watson works as a reporter for the EBC, and his wife Phyllis writes documentary scripts and works as a reporter as well. It’s during their honeymoon, however, that they witness a strange and important phenomenon. They are on a cruise, and from the ship they see five “objects” fall from the sky and land in the ocean. Meteors of some kind, they guess. Watson still reports the event, but it doesn’t get much attention from the public. Later, Watson and Phyllis find out that it’s not the first time it happens: similar “objects” have fallen into oceans before, always in the deepest zones. From what they gather, they come from outer space – from a gas giant, speculates a scientist, and that would explain their need to reach high pressure areas – and they have to be some form of intelligent life. First attempt to reach this lifeform result in death and the sinking of several ships. These aliens start rebuilding the ocean soil to suit their needs, and it becomes clear that there can’t be a peaceful relationship between humans and them, especially when the attacks on the beaches start… And that’s only the beginning of a bigger catastrophe.

Rather than a “sudden” apocalypse, like in The Day of The Triffids, here we witness a different one. A gradual disaster, which is effective as a writing strategy because it feels very realistic. Here it’s aliens, but aren’t the planet’s conditions slowly worsening in our reality as well? Could humanity have prevented the actions of their alien invaders? It’s unclear, but it could have done more and that is for sure. Economy and events happening only in distant, “exotic” lands blind the eyes of many, who fail to see that it could happen everywhere. Watson and Phyllis are aware that something terrible will happen, but they can’t do anything to prevent it.They witness the horror from the deep firsthand, and they believe in professor Bocker, a scientist who tries to warn humanity of the upcoming danger but is labeled a catastrophist. And saying “I told you so” is not that effective when thousands have died.

Like in the best horror stories, we never actually see how these creatures look like. We see their actions, their methods, even their weapons, but we can never be sure of their form. It’s also striking how this species adapts to human response to their actions: if a strategy stops working they will come up with a new one, or change the conditions of the battlefield until they can have the upper hand. They become an interesting foe because their goal is identical (and thus opposite) to humanity’s: survival.

Another striking point in this novel is the couple of main characters: the story is told from Watson’s pov, and yet his wife Pyhllis is even more interesting than him, a badass documentary writer with a passion for construction (she literally build walls and structures), she is always in the front lines with Watson, determined to find the truth about the mystery that lies in the deep. The chemistry between the two is incredibly well-built and pleasing to read: they aren’t a perfect couple, they argue and have moments of sadness, but they’re ultimately very united. A couple that plans together survives together, right?

The abyss theme gives the novel a half-Lovecraftian, half-Jules Verne vibe, and yet it manages to be more realistic than both. Which, in turns, makes it even scarier. A must for fans of apocalyptic realities.

Vote: 8,5

Racconto breve // Short story: Electric Tiger pt 2

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Mettetevi il vostro olotrucco migliore e lucidate il vostro cyberware, perché stasera si va all’Electric Tiger… (parte 2 di 2, parte 1 qui).

“Mi sa che sono l’uomo più fortunato dell’Electric Tiger stasera, eh?” Rafael si abbandonò alla risata di chi si aspetta di divertirsi. Nel frattempo Cássia li aveva raggiunti e si era seduta di fianco a lui.

“Probabile. Vedi, ci chiedevamo se tu fossi in grado di… soddisfare noi due. Entrambe.” era stato il turno di Cássia di sussurrargli.

“Se per te non è troppo, ovviamente.” aggiunse Charlotte.

“No, certo che no! Andiamo, quanto mi costerà?” chiese con un sospiro.

Charlotte e Cássia risero all’unisono.

“Non siamo prostitute.” precisò Charlotte.

“Non volevo dire… è che… mi sembra incredibile che stia succedendo davvero, capite?”

“Lo capiamo.” Cássia gli fece l’occhiolino.

Charlotte sospirò. “Ti sorprenderebbe sapere quanti uomini alla fine non ci riescono. Promettono di sì, ma alla fine… è una seccatura.” scrollò le spalle.

“E una di noi due ci rimane… male.”

“Beh, ragazze, io non vi deluderò.”

“Fantastico.”

 

“Che fine ha fatto la tua amica?” chiese Rafael mentre Charlotte lo guidava fuori dal Tiger.

“Sta preparando l’auto. Beh, è più che altro un furgoncino, a dire il vero. Ma dato che siamo in tre ci servirà un po’ di spazio…”

“Giusto…”

Charlotte aveva visto quell’espressione sul volto di tanti uomini, era come se il sangue non gli fluisse più verso il cervello.

“Oh, è un furgoncino carino… quasi mi aspettavo uno di quelli inquietanti, hai presente?” Rafael rise nervosamente quando furono davanti al furgone parcheggiato in fondo al parcheggio sotto a un albero finto. Era un bel furgone nero e moderno, e le due ragazze ne andavano chiaramente fiere.

Charlotte bussò due volte sul retro del furgone.

Cássia, che li aspettava lì, aprì le porte sul retro in un fugace lampo di guanti in latex.

“Venite dentro, forza, prima che tutti quelli che se ne vanno dal Tiger mi vedano nuda.” sussurrò Cássia. Rafael obbedì lieto, e Charlotte lo seguì. Bloccò con discrezione le porte dietro di sè. Rafael non sembrò accorgersene, e Charlotte suppose che fosse troppo impegnato a guardarsi intorno.

“Carino qui, molto… moderno.” la sua faccia era riflessa in tutti i componenti metallici che decoravano gli interni. Cássia, seduta su una panca in pelle lungo la fiancata, premette un pulsante sul cellulare e i finestrini si scurirono.

“Oh, wow, ragazze, fate sul serio.”

“Puoi scommetterci.” rispose Charlotte, togliendosi la giacca lentamente.

Cássia fece spuntare dal nulla una bottiglia. “Qualcosa da bere?” riempì un bicchiere e lo passò a Rafael.

“Sì.. grazie…” Rafael prese il bicchiere senza togliere gli occhi di dosso dal corpo nudo di Cássia. Bevve.

Uno, due, tre… Charlotte contò col pensiero e prima che potesse raggiungere il dieci Rafael era già crollato svenuto sul pavimento.

“Fantastico.” commentò l’amica recuperando la propria biancheria. “Il braccio è un Aschenbach-24, vero?”

“Sembra anche a me.” rispose Charlotte, chinandosi per osservarlo meglio. “Con questo ci faremo un sacco di soldi.”

 


 

“I’m the luckiest guy at the Tiger tonight, am I?” he let out the laughter of who’s forecasting a good time. In the meantime, Cássia had reached them and was sitting on the other side of Rafael.

“You could be. Well, you see, we were wondering if you… could handle the both of us.” it was Cássia’s time to whisper right in his ear.

“If it’s not too much for you, of course.” added Charlotte.

“No, of course it’s not! Come on, how much will it cost?” he asked with a sigh.

Charlotte and Cássia laughed in unison.

“We are not prostitutes.” noted Charlotte.

“Well, I didn’t mean to… I just… can’t believe it’s happening for real, you know?”

“We understand.” said Cássia, blinking at him.

Charlotte sighed. “You’d be surprised how many guys we found that can’t handle it. They say they do, but in the end… it’s just disappointing, you know?” she shrugged.

“And one of us ends up… unsatisfied.”

“Well, girls, I will not disappoint you.”

“Wonderful.”

 

“Where’s your friend gone?” asked Rafael as Charlotte led him out of the Tiger.

“She’s getting our car ready. Well, it’s more of a small van, really. But we need some space, if it has to be the three of us, after all…”

“Yeah…”

Charlotte had seen that expression on many men, it was as if no more blood reached his brain.

“Oh, it’s a nice van… I was kinda expecting a creepy one, you know?” said Rafael with a nervous laughter as they came to their van, parked at the edge of the parking lot under a fake tree. It was a modern, nice black van, and the two girls were very proud of it.

Charlotte knocked on the back of the van twice.

Cássia, which was already inside, opened the back doors, and they both got a glimpse of her wearing latex gloves.

“Get in, come on, or everyone who leaves the Tiger will see me naked.” she whispered.

Rafael happily complied, and Charlotte followed him. She discreetly locked the van door behind her. Rafael didn’t seem to notice, and Charlotte guessed he was too busy to have a look around.

“I like it here. Very… modern.” his face was reflected in the shiny metallic bits the decorated the interiors. Cássia, who sat on a leather bench at the edge, pushed a button on her phone and the windows darkened.

“Oh, wow. You girls mean business.”

“You bet.” replied Charlotte, slowly taking off her jacket.

Cássia produced a bottle out of nowhere. “A drink?” she poured some in a glass and handed it to Rafael.

“Yes… thanks…” Rafael accepted the drink staring at her naked body. He drank.

One, two, three… Charlotte counted in her head, and before she could reach ten, Rafael had already fallen unconscious on the floor.

“Wonderful.” said her friend, retrieving her underwear. “That arm is an Aschenbach-24, right?”

“So it would seem.” replied Charlotte, kneeling to observe it better. “We’re gonna make so much money with this one.”

Recensione / Review: Delitti dal Futuro & Utopia Morbida

Autori: Autori vari, a cura di Gian Filippo Pizzo (Delitti dal Futuro), Fabio Lastrucci (Utopia Morbida)

Genere: fantascienza, giallo (con elementi cyberpunk)

Anno: 2016 Delitti dal Futuro, 2014 Utopia Morbida

Note: Il primo è una raccolta di racconti di fantascienza di autori italiani pubblicata da Istos Edizioni, il secondo è un racconto breve di fantascienza pubblicato da Asterisk Edizioni (e poi da Delos). Entrambi mi sono stati mandati in cambio di una recensione.


 

Delitti dal Futuro è una raccolta di racconti ambientati in Italia che uniscono elementi del giallo tradizionale e della fantascienza (non necessariamente cyberpunk). Quindi sì, ci sono crimini che vengono commessi: spesso si tratta di omicidi, con interessanti eccezioni, perché le leggi nel futuro cambiano e possono nascere nuovi crimini. Ma perlopiù si tratta di omicidi, perché per quanto la tecnologia possa progredire e il futuro possa essere diverso dal presente, la gente non smette di ammazzare. E qualcuno dovrà gestire queste morti (e non solo).

C’è un uomo che sta per essere condannato a morte e manda una lettera per spiegare le sue azioni. Un altro che viene arrestato e afferma di venire dal futuro. Una spia/soldato del Vaticano del futuro deve scoprire cosa c’è dietro a un evento terribile. Un agente riceve dei speciali potenziamenti per seguire tracce in maniera innovativa. Un professore che sa recitare a memoria la Divina Commedia viene ucciso apparentemente senza motivo. Sono futuri in cui succedono cose strane, e gli avvocati, detective e parenti delle vittime dovranno svelare dei misteri interessanti. Ammetto che mi sono piaciuti molto questi racconti, alcuni sono delle vere e proprie gemme, come Un’Altra Storia Nella Roccia Imposta di Franco Ricciardello e Il Profumo del Peccato di Giovanni Burgio. Ma per quanto sia normale per un recensore fare preferenze in contesti di antologie come questa, ci tengo a precisare una cosa: non ci sono storie brutte qui. Anche se alcune storie mi hanno coinvolta di più per vari motivi, sono tutte storie di qualità che vale la pena leggere. Gli elementi fantascientifici non sono mai relegati sullo sfondo ma sono collegati alla natura dei crimini, e alcune storie possiedono la complessità di personaggi e/o ambientazioni degna di romanzi veri e propri.

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Utopia Morbida non fa parte della raccolta, ma mi è stato inviato dall’autore nello stesso giorno di Delitti dal Futuro, e ho deciso di approfittare della coincidenza, soprattutto visto che è un racconto e non faccio recensioni di singoli racconti di solito.

Anche questa storia è ambientata in Italia, e ci mostra uno strano futuro. Il governo usa una forza militare, il Pugno, e un gruppo di scienziati e ricercatori, per risolvere un problema causato da una ribellione unica nel suo genere e che avrà conseguenze inaspettate… ma non vi dico altro! Mi è piaciuta la strategia di utilizzo di molteplici punto di vista per mostrare al lettore gli eventi attraverso tanti piccoli frammenti, anche se è un peccato che alla fine non ci sia un vero protagonista (forse Aida e Viola potrebbero essere considerate tali). Forse funzionerebbe meglio, come tecnica, in un romanzo più lungo. Detto ciò la storia e l’idea che ne costituisce la base sono interessanti, se non audaci – capirete leggendo.

Darò un voto unico a entrambi visto che, nel complesso, possono essere considerati dello stesso livello.

Voto: 8


 

Authors: Various authors, edited by Gian Filippo Pizzo (Delitti dal Futuro), Fabio Lastrucci (Utopia Morbida)

Genre: sci-fi, crime(with hints of cyberpunk)

Year: 2016 Delitti dal Futurouturo, 2014 Utopia Morbida

Notes: The first, whose title literally translates as Crimes from the Future is a collection of sci-fi crime stories by various Italian authors published by Istos edizioni, the second one is a sci-fi short story (literally translated as Soft/Comfortable Utopia) published by Asterisk edizioni. Both works were sent to me in exchange of a review, and I decided to put them together. As far as I know, no one of these has been translated into English.


 

Delitti dal Futuro is a collection of short stories set in Italy that mix traditional crime elements and the wildest sci-fi tropes. So yes, crimes are committed: mostly murder, with some notable exceptions, because laws in the future change and new crimes can be introduced. But mostly, it’s murder, because it doesn’t matter how advanced the technology gets, how different the future is, people still kill. And someone will need to deal with those deaths or other crimes.

A man is going to be executed to death, and sends a letter to explain his actions. A man is arrested and claims to come from the future. A spy/soldier working for a futuristic Vatican needs to find out why something terrible has happened. An agent is augmented to follow tracks in an unique way. A professor who can recite the Divine Comedy by heart is murdered for no apparent reason. Many weird things happen in these futures, and lawyers, detectives and relatives of the victims have to find out what’s going on. Personally I loved these little stories. There’s some veritable gems in there, my two favorite ones being Un’Altra Storia Nella Roccia Imposta (“Another Story Carved in Stone”) by Franco Ricciardello, and Il Profumo del Peccato (“The Scent of Sin”) by Giovanni Burgio, but really, while is it natural as a reviewer to have favorites when it comes to the short stories collected in anthologies, I want to reassure you of one thing: nothing here will disappoint you. So while some stories spoke to my heart/mind/soul/whatever as a reviewer more than others, there’s still great quality in here, and all stories are worth a read. The sci-fi elements are never background details but are deeply connected to the nature of the crimes, and some stories held the complexity of characters and/or setting and plot worth of bigger novels. If you can read Italian, read this, you’re going to enjoy this collection.

 

Utopia Morbida is not part of the collection, but was sent to me by the author on the same day as Delitti dal Futuro, and I’ve decided to take advantage of this coincidence, especially since it’s a short story and I usually don’t do reviews of single short story. This story too is set in Italy, and introduces us to a weird future. The government is using a military force, the Fist, and a group of scientists and researchers to solve a problem caused by a rebellion unique in its nature, and which will have unexpected results… No spoilers! I liked the strategy of employing multiple povs to show the reader what is happening through small fragments, even if it’s a pity because there is no unique main character (with the exception, perhaps, of Aida and Viola). It would definitely work better on a longer novel. That being said, the story and the idea behind it are interesting if not challenging – you’ll find out what I mean by reading it.

I am giving an unique vote to both works since, overall, they can be considered on the same level.

Vote: 8