Recensione: Le Sabbie di Marte / Review: The Sands of Mars

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Autore: Arthur C. Clarke

Genere: sci-fi

Anno: 1951

Note: Ho letto la traduzione italiana di Maria Gallone. Recensione uscita per la prima volta nel 2016 all’interno dell’evento Red October, una serie di recensioni di opere collegate a Marte (in collaborazione con la libreria Vecchi e Nuovi Mondi di Torino).


L’umanità ha costruito una colonia su Marte e per la prima volta un’astronave, la Ares, porterà un passeggero sul pianeta rosso. L’idea è quella di farne una destinazione turistica di successo, così inviano come primo turista lo scrittore di fantascienza Martin Gibson.
Dopo un lungo viaggio spaziale in cui scopre qualcosa di inaspettato su Jimmy, un membro dell’equipaggio della Ares, Gibson raggiunge Marte. Si stabilisce in una delle città principali, piccola in confronto a qualunque realtà terrestre, e si mette a esplorare Marte con gli occhi dello scrittore. Fa scoperte interessanti, e non tutte sono benvenute… Nel frattempo il suo amore per Marte aumenta, e la Terra si fa sempre più lontana nel suo cielo e nel suo cuore.

Per prima cosa devo ammettere che con un titolo del genere mi sarei aspettata molte più pagine ambientate su Marte che sulla Ares… ma alla fine la trama è pressoché inesistente, nonostante l’irritante tendenza del narratore onniscente a prepare il lettore a eventi sensazionali che non succedono. A bordo della Ares Gibson parla del futuro della fantascienza: secondo alcuni è destinata a morire, visto che i viaggi nello spazio sono diventati possibili. Se si può avere una colonia su Marte e alcuni esploratori hanno raggiunto Saturno e le sue lune, allora la fantascienza diventa inutile. Ovviamente Gibson non è d’accordo, ma è curioso vedere come dibattono sul rischio della fantascienza di diventare obsoleta in un libro che al giorno d’oggi è diventato obsoleto, anche se la fantascienza è ben lungi dal diventare inutile. Sappiamo che non c’è vegetazione su Marte, ed è ridicolo vedere persone che fumano a bordo di astronavi. Il romanzo appare ingenuo, e non nel modo in cui lo appare Cronache Marziane: era palese che a Bradbury non interessasse la precisione in ambito scientifico ma nello studio dei caratteri umani, ma Le Sabbie di Marte sembra voler essere preciso… rendendo vera la sua profezia sulla fantascienza obsoleta. Dev’essere stato fantastico leggerlo per la prima volta decenni fa, ma al giorno d’oggi sembra un romanzo di storia alternativa dove ci sono colonie su Marte ma si usano ancora macchine da scrivere.

Credo anche che se un autore contemporaneo scrivesse una storia del genere con uno scrittore di fantascienza come protagonista si parlerebbe di Mary Sue. Se Gibson lo sia o no dipende dalla concezione personale di Mary Sue. Per me lo è, ma non è ancora un caso grave. Gibson rimane un personaggio comunque poco interessante.
Almeno la sottotrama romantica non ruota attorno a lui! Se siete donne che si annoiano a leggere storie con uomini di tutti i tipi e donne sempre bellissime (o perlomeno carine e graziose) con ruoli rigorosamente marginali, vi annoierete anche qui. E se non siete donne, beh, vi annoierete lo stesso, perché come sottotrama non serve a granché ai fini della storia.

Ci sono comunque elementi molto suggestivi: la storia dell’uomo che è stato su Saturno è breve ma intensa, e il presidente della colonia, Hadfield, è il personaggio più interessante in assoluto del romanzo, almeno per me. Le inevitabili riflessioni sulla dipendenza delle colonie dalla Terra sono gestite in maniera intelligente, e Gibson trova pane per i suoi denti. Il mio dettaglio preferito? Il fatto che Gibson si chiama, beh, come William Gibson, lo scrittore di fantascienza che rese famoso il cyberpunk e diede nuova vita alla fantascienza dopo alcuni anni bui.
Come primo incontro con Clarke non è stato per me del tutto soddisfacente, ma molti mi hanno detto che Le Sabbie non è il suo miglior romanzo, quindi chissà, magari un giorno leggerò qualcosa di diverso, tipo Incontro con Rama.


Humanity has established a colony on Mars and for the first time a spaceship, the Ares, will take a passenger to the Red Planet. The hope is to make it a travel destination for tourists, and the first person to go on Mars without being a scientist or administrator is Martin Gibson, a sci-fi writer. After a long space journey where he discovers something unexpected about one of the Ares’ crewmen, Jimmy, he reaches Mars. He lives in one of the biggest colonial cities, still small by comparison to anything on Earth, and he goes on exploring life on Mars. He discovers new things, some of which are welcome and some of which are meant to stay secret. All while his love for Mars grows and the Earth grows more distant in his heart and in his sky.
First, I have to say that for a book titled The Sands of Mars I expected more pages set on Mars than on the Ares… but then, the plot is almost non-existent, despite the annoying tendency of the omniscient narrator of preparing us for important events that just don’t happen.

It’s in the spaceship part that Gibson discusses the future of sci-fi with the Ares crew. Sci-fi is doomed to die, according to someone, because space travel is now real. If we can have a colony on Mars and people have travelled to Saturn and its moons, then sci-fi is pointless. Of course Gibson disagrees, but it’s interesting that they debate on how sci-fi gets obsolete very fast… in a book that has become very obsolete now. We know that there’s no vegetation on Mars, and it’s ridiculous to see people smoking on spaceships. The book feels naive, and not in the way The Martian Chronicles is: it was clear that Bradbury didn’t care about scientific accuracy but about human feelings, but The Sands of Mars seems interested in accuracy… making its prophecy about obsolete sci-fi very true. It must have been a blast to read some decades ago, no doubts about it. Today it reads almost like alternate history, otherwise it would be weird to imagine mankind going to live on a different planet but still using typewriters.

Not to mention that if a modern author wrote a similar story with a sci-fi author as a main character, they’ll be called a Mary Sue. Whether he is one or not, depends on what a reader thinks. To me it is, but it could be far worse, but Gibson is still quite the unlikable guy.
At least the romantic subplot doesn’t revolve around Gibson, and if you’re a woman who is bored to death by reading about men of all kinds and women who are always nothing less than beautiful or at least pretty and graceful, you’re going to be bored. And if you aren’t a woman, well, you’re still going to be bored, because it adds very little to the main story.

The Sands of Mars has some interesting elements: the tale of the man who went on Saturn is short but chilling, and the president of the colony, Hadfield, is the real badass of the story. The obligatory reflections about the colonies on Mars and how independent should they be while still needing the motherland (motherplanet?) to survive are handled in an interesting way, especially considering that Gibson finds people who aren’t afraid to tell him he’s wrong or unfair. So it’s still a book worth reading, but I cannot guarantee you are going to love it if you aren’t into retro sci-fi. My personal favourite detail is how Gibson shares his name with, well, William Gibson. The man who gave popularity to the genre that revived sci-fi after some less brilliant years.
This was my first Clarke novel, and I can’t say I am fully satisfied. Many have told me that The Sands of Mars isn’t his best work, so maybe someday I’ll read something else, like Rendesvouz With Rama (I always been fascinated by that title).

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