Recensione / Review: Metro 2033

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Autore: Dmitry Glukhovsky

Genere: fantascienza postapocalittica, horror

Anno: 2005, pubblicato per la prima volta su internet nel 2002

Note: Ho letto la traduzione italiana di Cristina Mazzuchelli; l’edizione italiana consta di circa 780 pagine. Primo romanzo del franchise da esso generato, che comprende anche il famoso videogioco tratto dal romanzo e altri romanzi scritti da altri autori.


 

La vicenda si svolge nella metropolitana di Mosca vent’anni dopo un evento apocalittico che ha reso la superficie una terra desolata e inabitabile. Ogni stazione della metro è organizzata come una piccola città stato e segue idee politiche spesso molto diverse tra loro. I pericoli di quel mondo non sono rappresentati solo dalle altre persone e dai ratti, ma anche dalle strane creature che pare vivano nei tunnel. Il protagonista è un ventenne di nome Artyom che vive in una stazione periferica. Lì incontra un uomo, Hunter, che combatte contro i Tetri, creature che attaccano spesso certe stazioni come la loro. Hunter gli chiede di avvertire la Polis –  la città stato sotterranea più grande – se non sarà tornato entro tre giorni. Indovinate un po’, Hunter non torna e Artyom deve partire per un viaggio alquanto rischioso.

 

Questo romanzo ha in sé un mix di elementi positivi e negativi. L’ambientazione, anche se non originalissima, è interessante e riesce a essere davvero inquietante. C’è una parte in cui Artyom e i suoi amici vanno in superficie e visitano la Biblioteca che mi ha fatto davvero venire i brividi. Certo, è difficile – e molto da videogioco – credere che che nel giro di 20 anni la terra sia cambiata così tanto da produrre nuove creature, ma un lettore può anche ignorare questa cosa se ambientazione e storia sono costruiti in maniera abbastanza brillante.

Purtroppo la storia non è all’altezza. Artyom è un protagonista maschile generico noioso, senza niente di particolare nella sua personalità o nel comportamento, e i personaggi secondari si esibiscono di frequente in fastidiosi dialoghi tipo “Sapevi che…” “Sì, ma ripetimelo” per dare informazioni al lettore in un modo piuttosto irritante. Il nemico più pericoloso nella metro di Mosca non sono i Tetri o le orde di ratti, ma gli spiegoni.

A dirla tutta faccio fatica a prendere sul serio un personaggio che dovrebbe essere questo tipo tosto che si fa chiamare Hunter, sembra uscito da una brutta fanfiction.

Il problema principale del romanzo, però, rimane il fatto che il protagonista viene salvato di continuo: va benissimo che gli succedano cose terribili, perchè il lettore/la lettrice deve chiedersi di continuo “come riuscirà a cavarsela questa volta?” e essere motivato a proseguire la lettura. E quando leggete di Artyom in pericolo e vi domandate come farà a uscire da quella brutta situazione beh, non preoccupatevi per lui, c’è un deus ex machina venuto a salvarlo.

Sì, alla fine ci viene spiegato perché, ma non è una scusa sufficiente, se posso dire la mia. Se volete che io legga più di 700 pagine di romanzo pretendo qualcosa di più. Ho giocato solo ai primi 15 minuti del videogioco, e già si capisce la ragione della fortuna di Artyom e funziona molto meglio… utilizzare un medium diverso può voler dire tanto.

Metro 2033 aveva un potenziale enorme, riesce spesso a trasmettere quell’inquietudine che dovrebbe trasmettere e non ho nulla contro una struttura narrativa molto classica, anche se è abbastanza banale al punto che si può prendere la mappa della metro e dire “l’eroe vive qui, dovrà andare qui e qui e finirà per andare qui” ancora prima di leggere. Ma quando leggo voglio di più, e sospetto che il successo di questo romanzo sia dovuto all’ambientazione da videogioco/GDR piuttosto che alla storia (di sicuro Artyom non brilla). Non fa piacere rendersi conto che l’ambientazione sarebbe potuta essere usata per raccontare una storia di gran lunga migliore con personaggi più interessanti, il che sarebbe risultato in un onesto anche se non originalissimo romanzo postapocalittico.


 

Author: Dmitry Glukhovsky

Genre: Sci-fi, post-apocalyptic, horror

Year: 2005, first appeared on the internet in 2002

Note: I have read it in the translation by Cristina Mazzuchelli. The italian edition consists of 779 pages, it will be more or less the same in your language of choice. It’s the first volume of an entire Metro franchise which includes novels by other authors as well, and there’s also a famous videogame.


 

The story is set in the Moscow metro twenty years after an apocalyptic event that made the surface a dangerous wasteland. Every station is organized like a small city state and follows different political ideas. The dangers in the underground aren’t represented solely by the other humans or the rats, but by strange creatures that inhabit the tunnels.

The main character is a young man named Artyom who lives in one of the stations, and he meets a man, Hunter, who is fighting the Dark Ones, creatures who routinely attack the station that is Artyom’s home. Hunter tells him to warn the Polis – the biggest underground city state – of a great upcoming danger if he’s not back in three days. Surprise surprise, Hunter isn’t back and Artyom embarks on his dangerous journey.

 

This novel has a weird mix of positive and negative elements. The setting, although not super original, is interesting and genuinely creepy. There’s a part of the novel in which Artyom and his friends go on the surface and visit the Library which made me shiver in horror. Sure, it’s hard – and very videogame-ish, one may say – to believe that in the space of 20 years the Earth changed so much that so many new creatures have emerged, but a reader can ignore this if both setting and story are brilliant enough. Unfortunately, that is not always the same for the story, which is very hit-and-miss. Artyom is very boring, a “generic male protagonist” with no interesting aspects in his personality, and the side characters are predictable and annoying, constantly engaging in “do you know that…” “yes I do, but tell me again!” dialogues to tell the readers the info they need. The most dangerous enemy in the Moscow metro is not the mysterious Dark Ones, or the hungry rats. No, it’s infodumps.

I also have a hard time taking seriously a character who is supposed to be this badass dude and calls himself Hunter, it sounds like bad fanfiction.

The biggest problem of this novel remains, however, the fact that the main character is constantly saved. It’s perfectly fine for bad things to happen to a character, because the reader has to ask him/herself “how is he going to survive this?” and be motivated to keep reading. And when you read that Artyom is in danger and genuinely wonder how he’ll survive this time, well, worry not, there’s a deus ex machina coming to save him. Yes, there’s a reason for it, and it’s explained in the end, but it’s not a good excuse, if you ask me. If you want me to keep reading the 700+ pages of your story, you should really work harder than that.

I have played only the first 15 minutes of the videogame, and the reason of Artyom’s luck actually works much better there. Different medias can make all the difference in the world.

This book had a great potential, it often manages to be as creepy as it wants to be, and I have nothing against a very classical story structure, even if it’s unoriginal enough that you can look at the map before reading the book and think “the hero lives here, he’ll have to go here and there and end up over there.” But I when I read I want more than that, I feel like this novel’s success is due to the very RPG-like setting, and not to the story (and certainly not to Artyom). It’s kinda annoying to realize that the same setting could be used to tell a much better story with better characters and we’ll end up with an interesting even if not super original post-apocalyptic novel.

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