Racconto breve: Di Seconda Mano // Short story: Secondhand

secondhand

“Allora, sei sicuro?”

“Sicurissimo.”

Il dottor Zhang sospirò. “Ti ricordo che una volta avviato il reset non avrai pieno controllo del braccio per un paio d’ore, forse di più, dato che è un modello usato. Chissà quante volte è già stato resettato.” si grattò la testa. “Comunque, se insisti…potresti sentire un lieve pizzicore.”

Il ‘lieve pizzicore’ diventò un dolore improvviso quanto rapido, simile a una scarica elettrica. Maurice trattenne il fiato e si costrinse a respirare regolarmente mentre il dottor Zhang riavvitava la piastra che nascondeva il tasto di reset del braccio meccanico. Provò a chiudere il pugno, ma non ne fu capace. Per un attimo si sentì di nuovo come il giorno in cui si era risvegliato in ospedale dopo l’incidente in fabbrica, solo che invece che fissare il moncherino con aria perplessa, ora fissava il braccio cibernetico di seconda mano immobile.

“Il reset è andato a buon fine. Dovrebbe risolvere il tuo problema.”
“Lo spero.”

 

“Forza, avanti! Passate oltre il cancello prima che si chiuda!” L’aria era satura di odore di pioggia e di cose bruciate. Attivò il visore e l’oscurità si fece rossa davanti a lei, consentendole di distinguere varie sagome bianche in movimento. Le facevano male le gambe, ma corse comunque verso i cancelli. Sollevò il fucile a raggi e sparò. Una delle figure bianche oltre al cancello crollò nel fango. Fu presto seguita da un’altra, e un’altra ancora. Gocce d’acqua si posarono sulla mano cibernetica, luccicando per un istante sulla superficie grigiastra opaca. Il cancello era vicino, e di là, la salvezza. Se solo fossero riusciti a respingere i nemici. Sparò un altro colpo, e un’altra figura cadde. Il soldato al suo fianco cadde a terra. I nemici erano anche alle loro spalle. “Il cancello è vicino, ce la potete fare, forza!” gridò la voce di un ufficiale nel comunicatore del casco. Il senso di sollievo si fece palpabile. Mise un piede davanti al cancello. Un soldato al suo fianco la spinse a terra, facendola cadere nel fango. Il soldato passò e il cancello si chiuse davanti a lei. Alle sue spalle, il fragore dei fucili nemici.

“Niente di personale, Yvonne.” disse una voce maschile irritante attraverso il comunicatore.

“Sei uno stronzo, Occhiorosso!”

 

Maurice si svegliò, sudato fradicio e non per colpa dell’estate. Era la prima volta che la visione durava così tanto, non era mai arrivato a quel punto prima d’ora. Sospettò che centrasse il reset. Invece di aver bloccato i ricordi del braccio ne ho sbloccati di nuovi. Yvonne… almeno ho un nome.

Spostò il lenzuolo e rimase seduto nel letto a respirare profondamente. Guardò il braccio, l’unica cosa che aveva in comune col mondo delle sue visioni. Si mosse a suo comando come se fosse sempre stato attaccato alla sua spalla, emettendo un leggero ronzio meccanico.

“Inutile che fai il carino adesso, è tutta colpa tua.” disse al braccio.

 

Anche se si era ripromesso di non farlo non riusciva a evitare di fissare le donne che vedeva per strada alla ricerca di Yvonne. Sapeva che era assurdo pretendere di trovarla lì, in quella città e quel giorno, ma non riusciva a smettere. Entrò al Light Rose e si appoggiò al bancone. La barista lo salutò con un gesto e senza dire una parola gli mise davanti una birra ghiacciata. Lui le passò il suo chip di credito abbozzando un sorriso. Gli piaceva non essere costretto a parlare se non ne aveva voglia.

“Ciao, bellissima, fammi un whisky.” ordinò un tipo alle spalle di Maurice. Che voce irritante, vien voglia di prenderlo a ceffoni. L’ho già sentita…

Si voltò. La faccia non gli diceva niente, non lo aveva mai visto prima. Ma alla vista dell’occhio cibernetico di fattura militare rosso fuoco gli andò di traverso la birra.

“Che c’è, mai visto un reduce?” l’uomo lo apostrofò mantenendo un tono gioviale.

Maurice scosse la testa. “Non è quello, è che… mi ricordi qualcuno.”

“Difficile che tu mi abbia già visto, sono appena arrivato in città.”

“Mi ricordi una persona di cui mi ha parlato un’amica. Anche lei è stata in guerra.”

Il tipo si sedette sullo sgabello di fianco a Maurice.

“Una donna, eh? Ne ho viste parecchie in guerra.” gli fece l’occhiolino in un modo che Maurice trovò disgustoso.

“Yvonne.” disse semplicemente Maurice.

“Non saprei, potrebbe essere.” scrollò le spalle in un modo poco convincente. “Che ti ha detto di me questa tua amica?”

“Che sei uno stronzo. Niente di personale, amico.”

Il braccio cibernetico di Maurice smise di stringere il bicchiere di birra e si strinse intorno alla gola di Occhiorosso.

 


 

“So, are you sure?”

“Definitely:”

Doctor Zhang sighed. “I remind you that once the reset has been started, you will not have full control over your arm for a couple of hours, possibly more since it’s been used before. God knows how many times it has seen a reset.” he scratched his head. “Anyway, if you insist… you might feel a small itch now.”

The small itch became a pain as unexpected as fast, like an electric shock. Maurice held his breath as dr Zhang screwed back on the plate that covered the reset button of his cybernetic arm. He tried to close his fist, but didn’t manage to. For a moment he felt like that day he woke up at the hospital after the factory accident, only instead of staring at his stump with a puzzled face, he was now staring at his motionless secondhand cybernetic arm.

“The reset went well. That should solve your problem.”

“I hope so.”

 

“Come on, let’s go! Go beyond the gate before it closes!” The air was saturated with the smell of rain and burnt things. She activated her visor and the darkness became red in front of her eyes, allowing her distinguish various moving white shapes. Her legs hurt, but she kept running towards the gate. She raised her rayrifle and shot. One of the white figures behind the gate fell in the mud. It was soon followed by another, and another. Drops of water rested for a second on her cybernetic hand. She was close to the gate now, and to her safety. If only they managed to repel the enemies in front of them. She shot again, and again an enemy fell. The soldier beside her fell, too. The enemies were behind them too. “The gate is close, you can do it, come on!” screamed an officer in the comm of her helmet. The sense of relief was getting stronger. She set foot in front of the gate. A soldier beside her pushed her down, and she fell in the mud. The soldier passed and the gate closed behind him. Behind her, the echo of enemy rifles.

“Nothing personal, Yvonne.” said an irritating male voice through her comm.

“Go fuck yourself, Redeye.”

 

Maurice woke up drenched in sweat and not because of the summer heat. It was the first time that the vision lasted so long, he had never reached that part before. He suspected the reset was involved. Instead of deleting the arm’s memories, I unlocked some new ones. Yvonne.. at least I have a name. He removed the sheet and sat on his bed, breathing heavily. He looked at his arm, the only thing he had in common with the world of his visions. It moved at Maurice’s command as if it had always been there since he was born, with a low buzzing noise.

“Don’t act nice now, it’s all your fault.” he said to the arm.

 

Even if he had promised himself not to do it, he couldn’t avoid looking at the women he saw as he walked around town, looking for Yvonne. He knew it was absurd to expect her to be there, in that town and that day, but he couldn’t stop. He entered the Light Rose, and leaned on the counter. The bartender greeted him with a gesture and, without saying a word, put a glass of cold beer in front of Maurice. He handed her his credit chip trying to smile. He liked not needing to talk if he wasn’t in the mood to.

“Hey, pretty face, make me a whiskey.” ordered a guy behind Maurice. The bartender’s face said it all. What an irritating voice, it makes me want to slap him. It sounds familiar…

He turned back. The face was new to him, he had never seen the man before. But as soon as he saw his military cybernetic eye glowing red, Maurice nearly spilled his beer.

“What’s now, never seen a veteran?” the man kept a jovial tone.

Maurice shook his head. “No, it’s just that… you remind me of someone.”

“That’s unlikely, it’s the first time I set foot in this town.”

“You remind me of someone a friend told me about. She fought in the war too.”

The man set on the stool next to Maurice.

“A woman, eh? I’ve seen a lot of them in war.” he blinked at him in a way Maurice found creepy.

“Yvonne.” said Maurice.

“I don’t know, it could be.” he shrugged in an unconvincing way. “What did she say about me?”

“That you should go fuck yourself. It’s nothing personal.”

Maurice’s cybernetic arm went from squeezing the beer glass to squeezing Redeye’s neck.

 

 

 

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