Racconto Breve: Il Volere del Cristallo – part 2 / Short Story: The Crystal’s Will – part 2

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Trovate la parte 1 qui.

“Non mi piace il tuo piano.” disse Olynne a voce bassissima, muovendo appena le labbra.

Il capitano Desili sospirò. “Mi hai mai visto sbagliare in una delle simulazioni dell’Accademia?”

“Mai, ed è questo il problema. Sbagliare ti farebbe bene, prima sbagli meno ti farai male quando succederà, a te e agli altri.”

Heras sapeva che con quegli “altri” Olynne inseriva anche sé stessa. Da altri subordinati non avrebbe tollerato commenti del genere, ma Olynne era come una sorella per lei, e aveva sempre pensato che assieme si completassero. Senza la temerarietà di Heras, Olynne sarebbe finita ad ammuffire dietro a una scrivania, e senza la concretezza di Olynne, Heras sarebbe finita in una tomba. Per questo Heras rifletteva sempre sulle parole dell’amica.

“Se ci fossero altri con una percentuale superiore alla mia lo ordinerei a loro.”

“Perchè non lo fai fare a me?” ribattè Olynne.

“Che percentuale di compatibilità con il cristallo hai?”

“87%, lo sai.”

“Allora hai già la tua risposta. Ci sono quasi dieci punti di differenza, lo faccio io. A te il comando, tenente Perkh.” Prima che Olynne potesse replicare, la mente di Heras era già lontanissima.

 

La sua mente lasciò il caldo e la sabbia delle rovine per raggiungere un luogo buio e freddo, sentendosi come se nuotasse in acqua ghiacciata. Anche se sapeva di non avere un corpo, non lì, non poté fare a meno di ordinarsi di respirare profondamente. Per un attimo si chiese se anche il suo corpo stava respirando allo stesso modo. Cosa è successo al capitano Valmer?

Nell’oscurità presero forma alcune immagini, e ancora prima che divenissero del tutto nitide Heras riconobbe lei stessa da bambina, ancora senza cristallo, intenta a seguire i movimenti di un insetto dal carapace viola brillante su un muretto di mattoni. I cristalli non parlavano, o perlomeno non potevano comunicare con gli umani come fra di loro, lo sapeva, perciò non si aspettava una risposta diretta, eppure vedere i suoi ricordi così, sapere che il cristallo aveva accesso a tutto ciò che aveva visto e provato la mise per la prima volta a disagio.

L’immagine cambiò. Suo fratello Thoros teneva in mano qualcosa che lei non riusciva a vedere, e una Heras bambina chiedeva disperatamente di poter vedere. Thoros sembrava divertirsi. Mi manca così tanto la sua risata. Thoros… No, devo restare concentrata. Cosa hanno in comune i due ricordi? Il guardare.. i soldati di Valmer volevano vedere qualcosa?

Heras si rivide adolescente, mentre ascoltava una lezione sui cristalli all’Accademia.

Vedere i cristalli? No… non ha senso, non capisco! Si aspettò che il cristallo cambiasse ricordo, e invece continuò a mostrarle l’insegnante l’insegnante che parlava del rapporto simbiotico che si sviluppava tra umani compatibili e cristalli. Vide se stessa ascoltare rapita e prendere appunti.

Cosa… curiosità. Tutti i tre ricordi si incentrano sulla mia curiosità. La chiave sta nella curiosità…

“Fammi vedere, dai! Fammela vedere!” Di nuovo l’immagine di Heras bambina che saltellava intorno a Thoros.

 

“Mi stai dicendo che il capitano Valmer e i suoi sono morti perchè i cristalli volevano vedere la statua da vicino?”

“Qualcosa del genere,” rispose Heras, ancora tremante. Un sudore ghiacciato le imperlava la fronte nonostante la temperatura, e si sentiva addosso gli occhi di tutti.

“Non ha senso, è stato un suicidio per i cristalli quanto per i soldati.” Olynne scosse la testa.

“Ce l’avrebbe se vivessi centinaia di anni senza poterti mai muovere. Perché credi che abbiano accettato di andarsene in giro attaccati alle nostre teste?”

“Pensi che non sapessero che sarebbero morti lì?”

“Probabile.” accettò l’aiuto di Olynne per alzarsi. “Ad ogni modo non dobbiamo preoccuparcene più, ho… preso accordi.”

 

Tre giorni dopo la vittoria schiacciante alle rovine di Re’len, il Capitano Desili camminava nella piazza del mercato ormai sicura. Osservò la statua con attenzione cercando di carpire più dettagli possibili. A pochi passi da lei il tenente Perkh attendeva in silenzio.


 

“I don’t like your plan.” said Olynne in a whisper, barely moving her lips.

Captain Desili sighed. “Have you ever seen me make a mistake in the Academy simulations?”

“Never, and that’s why I am worried. Making mistakes would do you good, the earlier you make them the lesser the pain for you and for everyone else.”

Heras knew that with “everyone else” Olynne meant herself too. She wouldn’t have accepted such comments from other subordinates, but Olynne was like a sister for her, and she had always thought that they completed each other. Without Heras’ recklessness, Olynne would have ended up rotting behind a desk. Without Olynne’s pragmatism Heras would have ended up dead. So Heras always paid attention to her friend’s words.

“If there were others with a high percentage, I’d let them do it.”

“Why don’t you let me do it?”

“What’s your compatibility with the crystal?”

“87%, you know it.”

“Then you already have your answer. Between me and you there’s almost 10 points difference, so I am going to do it. I leave the company to you, lieutenant Perkh.” before Olynne could object, Heras’ mind was already far, far away.

 

Her mind left the warmth, the sand and the ruins to reach a cold and dark place, in which she felt like swimming through icy water. Even if she knew she didn’t really have a body, not there, she couldn’t avoid telling herself to breathe deeply. She wondered for a moment if even her body – her real one – had started breathing in the same way. What happened to captain Valmer?

Images started to appear in the darkness, and before they were fully clear, Heras recognized herself as a child, still crystal-less, busy following the pace of an insect with a bright purple back crawling on a brick wall. Crystals didn’t talk with humans, at least not like they communicated with each other, so Heras was not expecting a direct answer. Yet, coming to term with the fact that the crystal had access to anything she had ever seen and felt made her very uncomfortable.

The image changed. Her brother Thoros held something in his hands, something she couldn’t see, and a little Heras begged her brother to see it, whatever it was. Thoros looked amused. I miss his laughter so much. Thoros… No, let’s stay focused. What do these memories have in common? Watching… did Valmer’s soldiers crave to see something?

Heras saw herself as a teenager as she listened to an Academy lesson about crystals.

Seeing crystals? No, it doesn’t make sense, I don’t get it! She waited for the crystal to change memory, and yet it kept showing her the Academy teacher telling the class about the symbiotic relationship between highly compatible humans and crystals. She saw herself busy taking notes. What… curiosity. All the memories are about curiosity. That’s the matter…

“Show it to me, come on!” Again the child Heras who hopped around Thoros.

 

 

“Are you telling me that captain Valmer’s company died because the crystals wanted to see the statue up close?”

“Something like that.” replied Heras, still shivering. She was covered by a layer of icy sweat despite the local climate, and she felt everyone’s eyes on her.

“It doesn’t make any sense, it was a suicide for the crystals and for the soldiers alike.” Olynne shook her head.

“It would, if lived for centuries without being able to move. Why do you think they’ve accepted to get attached to our heads?”

“So they didn’t know they would have died, acting like they did.”

“Could be.” Heras accepted Olynne’s help to get up. “Anyway, we shouldn’t worry about these things anymore. I’ve… made a pact.”

Three days after the great victory at the Re’len ruins, Captain Desili crossed the market square, now safe. She observed the statue attentively, trying to capture as many details as she could. A few steps behind her, lieutenant Perkh waited in silence.

 

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