Recensione: I Linguaggi di Pao / Review: The Languages of Pao

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Autore: Jack Vance

Genere: fantascienza, space opera

Anno: 1958

Note: Ho letto la traduzione italiana di Gabriele Tamburini pubblicata dalla Nord (collana Cosmo Argento).


Pao è un pianeta con 15 miliardi di abitanti sparsi in otto continenti. Tutti parlano la stessa lingua, e sono conosciuti nella galassia per essere passivi e per accettare qualunque destino capiti loro, sia una catastrofe naturale, una carestia o l’ordine del loro capo di annegare i bambini per risolvere il problema della sovrappopolazione. Non hanno un esercito, se si esclude la guardia personale del Panarca, il leader del pianeta, e si aspettano che la dinastia del Panarca viva nel lusso e continui per secoli. La lingua locale riflette le caratteristiche della popolazione: non ha verbi nè aggettivi.

Il Panarca Aiello Panasper viene assassinato in circostanze misteriose, e suo fratello progetta di uccidere Beran, il figlio di 9 anni di Aiello, per impedire alla dinastia di continuare e prenderne il posto. Palafox, sommo scienziato in visita da un pianeta vicino, capisce cosa sta per accadere e porta in salvo Beran. Beran vive per anni su Forza Sospesa, il pianeta di Palafox, e impara la lingua e gli usi locali – così diversi da quelli di Pao – diventando uno studente molto promettente. Sa che Palafox ha dei piani che lo riguardano, e dovrà faticare parecchio per riconquistare il ruolo di Panarca che gli spetta, e se vorrà fermare i misteriosi progetti di Palafox… il tutto mentre Pao cambia a vista d’occhio grazie a nuovi linguaggi e a nuovi pensieri.

Non credo che smetterò mai di interessarmi a storie di fantascienza che si occupano di lingue e linguaggi, e quando ho scoperto l’esistenza di questo romanzo in una lista di opere sul tema, l’ho messo nella lista di libri che mi incuriosiscono. È un romanzo breve (sulle 160 pagine) e la trama ricorda molto Amleto. Come per molte altre opere di fantascienza potrebbe trattarsi quasi di un fantasy: la tecnologia sviluppata su Forza Sospesa è simile alla magia, e viene usata in un modo che ricorda il classico mago di un gioco di ruolo che evoca una palla di fuoco dal dito. Mi è piaciuta l’idea delle lingue usate per creare nuovi tipi di cittadini di Pao: si può essere d’accordo o meno sul fatto che le lingue cambiano le persone (io penso di sì), e qui è di sicuro portata all’estremo, ma funziona. Ed è gustoso vedere come sono proprio le diverse lingue a decidere il destino di molte persone, soprattutto nelle ultime pagine.

Ogni volta che leggo un romanzo di fantascienza o fantasy scritto prima degli anni 80, (anno più anno meno) mi sembra di partecipare a una lotteria: avrò pescato un romanzo dove ci sono personaggi femminili che fanno cose, o un romanzo dove sono oggetti su cui vengono compiute delle azioni e basta? Purtroppo questa volta mi è andata male. Anche se la società ipermaschilista di Forza Sospesa viene criticata, in questo romanzo le donne non fanno granché, con una eccezione particolare. Perlopiù sono merci di scambio, concubine, cameriere e così via. Anche se ci viene detto che la società di Pao è egualitaria, non vediamo nessuna donna del posto avere una posizione di un certo livello. Sono cose che mi annoiano sempre quando leggo, sembra sempre di trovarsi di fronte a una pigrizia dell’autore nella creazione dell’universo.

Fortunatamente Beran è un personaggio abbastanza interessante, e come romanzo è tutto sommato carino, una volta superato il sessismo vecchio stile. Se vi interessa il tema della lingua nella fantascienza, potrebbe fare al caso vostro.


 

Author: Jack Vance

Genre: sci-fi, space opera

Year: 1958

Notes: I’ve read the Italian translation by Gabriele Tamburini published by Nord (Cosmo Argento).


Pao is a planet with 15 billion people spread in its eight continents. Everyone speaks the same language, and they’re known in the galaxy for being passive and accepting of whatever fate comes to them, be it a natural disaster, a famine or the direct order from their leader to drown their children to solve the problem of overpopulation. They have no army, except for the elite guard of their leader, the Panarch, and expect the dinasty of their Panarch to flourish and live in luxury. Their language reflects their characteristics, since it is doesn’t even have verbs or adjectives.

Their current Panarch, Aiello Panasper, is assassinated in mysterious circumstances, and his brother plans to kill Aiello’s 9 y.o. son, Beran, to interrupt the Panasper dinasty and take its place. Palafox, the high scientist of a nearby planet, understands what’s at stake and saves Beran. Beran is then taken to Breakness, Palafox’s planet, and learns the language and the way of thinking of its population, so different from Pao’s, becoming a promising student. It is clear that Palafox has plans about him, and Beran will have to work hard if he wants to take back its rightful role as Panarch and stop whatever Palafox is planning… all while Pao is changing thanks to new languages and new ways of thinking.

The day I stop being interested in sci-fi exploring languages is the day I die, so when I found out about this novel in a list of sci-fi works exploring the theme I put it in my to-read list. The novel is rather short (about 160 pages) and its plot is very reminiscent of Hamlet. As with many other sci-fi works, it could almost be considered a fantasy novel: the technology that is developed on Breakness is pretty much like magic, and appears often in a rpg wizard “cast the fireball from your finger” style. I enjoyed the idea of using languages to create new kinds of citizens on Pao: one may agree or not with the fact that languages change people (I do) and here it is certainly brought to the extreme, but it works. And it’s entertaining to see how languages decide the fate of many people, especially in the last pages.

Everytime I read a sci-fi/fantasy novel written before the 80s, give or take, I feel like I’m partecipating in a lottery: is this one of those novels with female characters doing things or is it a novel in which female characters are objects upon which things are done? Sadly, in this case it’s the second one. While it is true that Breakness’ all male society (and their use of women) is ultimately condemned, in this story women do absolutely nothing. Except, well, in one case. But mostly, they’re sold, used as concubines or as waitresses and such. Even if we are told that Pao’s society is rather equal, we see no woman of Pao holding any leading position. That’s rather boring to me as a reader, it always feels like lazy worldbuilding.

Luckily Beran is an interesting enough character, and the story was overall enjoyable, once you get past the old timey sexism. If languages in sci-fi is your kind of thing you might want to give it a read.

 

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