Recensione: Il Ragazzo Elettrico / Review: The Electric Kid

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Autore: Garry Kilworth

Genere: cyberpunk, YA

Anno: 1994

Note: Ho letto la traduzione italiana di Francesco Saba Sardi pubblicata dalla Mondadori nel 1998 come parte della collana di fantascienza per ragazzi Junior Mondadori. Credo di poterlo considerare il mio primo romanzo cyberpunk. Per le note sulla traduzione (anche riguardo al titolo), vedi in fondo alla recensione.


Filocaldo e Cieco sono una ragazzina e un ragazzino che vivono assieme ad altri come loro nella discarica della città vicina. Nella discarica cercano cibo e oggetti da vendere per sopravvivere. Filocaldo e Cieco hanno formato una squadra particolare e sono come sorella e fratello: lui non ci vede, ma può sentire gli ultrasuoni e individuare gli oggetti elettronici sepolti nella spazzatura. Filocaldo sa riparare praticamente qualunque cosa, un’abilità che ha imparato dal padre prima della sua morte. Era stato proprio lui a soprannominarla Filocaldo, e ci tiene al suo nome. Dopotutto alla discarica tutti hanno nomi particolari, come Sofà e Frigo.

I due usano le loro capacità per vivere e quando riescono a trovare, riparare e vendere qualcosa, si comprano un pasto vero e aiutano chi ha bisogno, se possono. Ma alla fine della giornata devono tornare nelle loro tende di plastica su cui zampettano i ratti, dopo aver venduto i frutti delle loro fatiche a ricchi annoiati in visita alla discarica coi loro veicoli ultimo modello. Non si aspettano di poter cambiare vita, ma un giorno un tipo di nome Kevin A. osserva le capacità di Cieco in azione e si rende conto che c’è del potenziale dietro un ragazzino che può sentire le frequenze di un telecomando elettronico e dietro a una ragazzina che può costruire proprio il telecomando con le frequenze giuste. Così li costringe a seguirlo, e i due si trovano a dover costruire un telecomando per un uomo che scoprono essere il Ratto, il più pericoloso signore del crimine della città. Kevin A. li costringe a diventare ladri e topi d’appartamento, ma non finisce qui, perché ai due non piace obbedire agli ordini, soprattutto a quelli di un criminale… avranno bisogno di tutte le loro abilità se vogliono sfuggire alle grinfie reali e metaforiche del Ratto.

 

La storia è raccontata dal punto di vista di Filocaldo, e subito simpatizziamo con entrambi. Cieco odia chi lo tratta coi guanti per via della sua condizione, e i due hanno raggiunto quel livello di disillusione tipico di chi vive in condizioni simili. Non si aspettano l’aiuto di nessuno, e non si fidano di nessuno (polizia inclusa). Il loro mondo è tremendamente cyberpunk, con il classico binomio high tech / low life e le massicce differenze tra la loro vita e quella dei più ricchi. Potrebbero quasi sembrare una versione per ragazzi di personaggi come Monna Lisa in Monna Lisa Cyberrpunk di Gibson: i tipici personaggi cyberpunk poveracci che si vedono strappati alla loro vecchia vita perché tutti credono di poterli usare a proprio piacimento visto che sono dei nessuno. Ma Filocaldo e Cieco non si arrenderanno. Il romanzo è breve ed è difficile dire altro senza evitare spoiler. Dico solo che è una lettura piacevole, perfino divertente per gli appassionati del genere che si troveranno a leggere un romanzo dove il cyberpunk viene adattato bene ai lettori più giovani. Se vi sembra assurdo, beh, leggete e vedrete. Non ricordo quanti anni avessi quando l’ho letto per la prima volta, ma ricordo di averlo letto e riletto una marea di volte: adoravo Filocaldo, la ragazzina che grazie alle sue abilità e furbizia poteva caversela anche nelle situazioni più pericolose. La adoravo così tanto che ancora oggi online uso da qualche parte Hotwire (Filocaldo, appunto) come parte del mio nickname. È stato bello rileggerlo di recente e notare che era davvero carino come lo ricordavo.

 

Note sulla traduzione italiana: a parte un paio di comprensibili sviste mi sembra una buona traduzione, ma ho da ridire su un paio di cose: “Hotwire” in inglese, scritto anche hot-wire, indica quando si collegano i fili per far partire un’auto di cui non si hanno le chiavi, di solito rubata. Perciò non sono sicura che la traduzione letterale in “Filocaldo” sia la cosa migliore, anche perchè nei ricordi di lei vediamo il padre dirle una frase tipo “sei proprio un filocaldo”, che in italiano non comunica granché, e annulla il concetto di “nome parlante” dei ragazzi della discarica. Cieco è, beh, cieco, e lei dovrebbe avere un nome che si riferisce alle sue capacità di riparare/introdursi in qualunque aggeggio elettronico. E poi c’è il titolo. “Kid” in inglese non specifica il genere, ma in italiano siamo costretti a farlo. Persino la copertina mette in rilievo Cieco, eppure la vera voce narrante e protagonista della storia è Hotwire/Filocaldo, quindi forse sarebbe più logico parlare della Ragazza Elettrica. Non mi sarebbe dispiaciuta nemmeno una variazione in “I Ragazzi Elettrici”.


 

Author: Garry Kilworth

Genre: cyberpunk, YA

Year: 1994

Notes: I’ve read the italian translation by Francesco Saba Sardi published by Mondadori in 1998 in an old series of sci-fi novels for teens. I’ve read this for the first time when I was a teen and it’s probably the first cyberpunk novel I’ve read.

Hotwire and Blind are two kids – a girl and a boy – who live among other kids in the landfill of the nearby city. They scavenge for food and things to sell. Together, Hotwire and Blind have formed an unique team and see themselves as siblings. Blind cannot see, but can perceive ultrasounds and can scan the landfill for pieces of tech. Hotwire can repair pretty much everything, a skill she learned from her dad before his death. It was his dad who called her Hotwire first, and she now likes her name. After all, the landfill is filled with kids with names like Sofa and Fridge. The two use their skills to survive, and when they manage to find something, repair it and sell it, they use their hard-earned money to buy food and help the others when they can. In the end, however, they’re stuck sleeping in plastic shacks upon which rats love to wander, and sell their scavenged techs to bored rich people. They don’t expect their life to change, but it does when a guy named Kevin A. witnesses Blind’s power in action, and realizes that there’s great potential in a boy that can listen to the frequencies of an electric key and in a girl that can build a key with the right frequencies. So he forces them to follow him, and the two build a piece of tech for a man they later discover to be the Rat, the most dangerous criminal overlord in town. Kevin A. forces them to become thieves and burglars, but that’s not the end of their story, because they don’t like to take orders, especially from a criminal… they’re going to need all their skills if they want to escape the Rat’s clutches, both metaphorically and literally.

The story is narrated from Hotwire’s pov, and it’s very easy to sympathize with both of them. Blind is annoyed by people who treat him differently because he’s blind, and the two kids have reached that state of disillusionment you’d have too if you were living in their situation. They don’t expect anyone to help them, and don’t trust anybody (including the police). The reality in which they live is as cyberpunk as it can get, with its high tech low life extremes and the huge differences between the 1% and the people like Hotwire and Blind. One could be tempted to consider them a kid-friendly version of people like Mona Lisa in William Gibson’s Mona Lisa Overdrive, the archetypal cyberpunk poor person which is taken away from their old life because everyone thinks they can use them as they please since they’re nobodies. But of course Hotwire and Blind are going to fight. The novel is rather short, so it’s hard to write anything else without avoiding spoilers. Let’s just say that if you’re into cyberpunk this is going to be fun, it contains all the classical cyberpunk tropes, but in a kid-friendly way. If this sounds absurd, wait until you read it.

I can’t remember how old I was then I read it first, but I remember I’ve re-read it countless times: I loved Hotwire, the girl that could use her skills and cunning to get out of the most dangerous situations, so much that “Hotwire” is still part of my online nicknames here and there. I re-read it recently and was pleased to find it as good as I remembered it to be.

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