Racconto breve: Lavoro di Routine / Short story: Routine Job

routine

Hannah sbadigliò vistosamente, senza nemmeno coprirsi la bocca con la mano. Era uno dei lati positivi del lavorare di notte in luoghi poco illuminati.

Pochi secondi dopo anche Julius sbadigliò.

“Siete quelli della Greenwire Solutions?”

Hannah e Julius annuirono.

“Molto bene…” l’uomo scorse una lista sul palmare. “Ah sì, Greenwire. Avete un container da ritirare, giusto? Seguitemi, l’abbiamo già scaricato.”

“Merda,” mormorò Hannah poco dopo, scannerizzando il codice del container usando il cyberware del suo braccio e storcendo il naso per il forte odore salmastro.

“Non è quello giusto?”

“No, i codici coincidono. Ma non mi aspettavo un X3.”

“Oh.”

“Già. Oh beh, facciamolo caricare.”

 

“Lory, mi senti?” chiamò Hannah mentre Julius guidava il camion. “Stiamo arrivando col container. Sì, tutto a posto, ma è un codice X. X3, per giunta.”

Persino Julius riuscì a sentire le proteste di Lory.

“Lo so, lo so, ma… senti, Lory, io adesso di sicuro non mi metto a fare una telefonata a Morgan e a dirgli che la cosa ci scoccia. Piuttosto mi butto in mare,” aggiunse guardando fuori dal finestrino, “sarebbe una morte più veloce e indolore.”

“Che ha detto Lory?” chiese Julius.

“Ha messo giù.”

Julius rise, e ben presto Hannah si accodò alla risata.

 

Al momento dell’apertura del container erano tutti pronti. Darshana sedeva a un tavolo con aria concentrata, segno che stava selezionando alcune opzioni del suo impianto cibernetico oculare. Lory e i suoi due assistenti indossavano guanti e sopravveste, e attendevano con un’aria seccata visibile anche da sotto le mascherine.

Hannah avrebbe voluto farci qualcosa, ma non era colpa sua se il container era un X3. Anzi, si era già preparata psicologicamente all’odoraccio che quel 3 implicava.

Ma gli affari erano affari, dopotutto, e un codice X di solito metteva di buonumore Lory e i suoi, perchè significava cadaveri. Cadaveri significavano organi forse ancora buoni, o perlomeno parti cibernetiche da riciclare. Per questo Darshana era soddisfatta e Lory no: si potevano estrarre dei componenti cibernetici decenti anche da dei cadaveri vecchi di mesi, ma non valeva lo stesso per gli organi, soprattutto se i corpi erano lì da più di tre settimane, come indicava il numero.

“Piantala di sbuffare, Lory. Quelli di Morgan mica possono fare le loro sparatorie pensando a noi.”

Lory incrociò le braccia e Darshana ridacchiò. Hannah fu sul punto di dire qualcosa sull’etica professionale e di come si aspettava che ogni collaboratore della Greenwire facesse il suo dovere, quando con un sonoro clang il container si aprì per mano di Julius. L’uomo sospirò e, aiutato da Ahmed, aprì del tutto i portelloni. Hannah diresse la lampada all’interno, trattenendo il respiro.

Invece della pila di corpi umani che si aspettavano, c’era una serie di casse e sacchi.

“Abbiamo sbagliato container?” chiese Julius poco convinto.

“Il codice era quello giusto.” Hannah si fece avanti per aprire uno dei sacchi con la mano cibernetica: mettere a rischio quella buona non aveva senso. Persino Lory non osava aprire bocca.

Il sacco si aprì facilmente.

“Allora, cosa c’è dentro?”

Hannah estrasse una mazzetta di banconote fresche di stampa.

Darshana le prese e le esaminò con l’occhio cibernetico.

“Sembrano vere, ma non ne sono certa.”

Hannah aprì altri due sacchi.

“Non è un codice X3, è un V… forse un V6, o un V7! Cazzo! Noi non accettiamo queste cose, non siamo attrezzati!”

L’idea di chiamare Morgan non la entusiasmava.

“Capo, credo che il problema sia più grave. Se hanno sbagliato a preparare i container, qualcuno si chiederà dove sono finiti tutti i soldi che aspettava. E non sarà felice di trovarci dei cadaveri.”

Hannah sentì il sangue gelarle nelle vene e dopo un profondo sospiro si decise a telefonare a Morgan. Il telefono squillò a vuoto.

In un altro continente Morgan decise di ignorare il telefono. Non era il caso di distrarsi durante una sparatoria di quel tipo. Si riparò dietro a un tavolo rovesciato chiedendosi che fine avessero fatto i soldi che doveva alla Yakuza e come avessero potuto commettere un errore così madornale.

 


ROUTINE JOB

 

Hannah yawned shamelessly, without even covering her mouth with her hand. It was one of the positive sides of working at night in scarcely light places. A few seconds later Julius yawned too.

A man approached them.

“You’re from Greenwire Solutions, right?”

Hannah and Julius nodded.

“Very well…” the man scrolled down a list on his tablet. “Ah, yes, Greenwire. You have a container to collect, right? Follow me, please.”

“Shit,” muttered Hannah later, while scanning the container codes with her arm cyberware and grimacing for the salty air smell.

“Is it the wrong one?”

“No, it should be okay. But I wasn’t expecting a X3 case.”

“Oh.” replied Julius.

“Yeah. Well, let’s get ready.”

 

“Lory, can you hear me?” called Hannah while Julius drove their vehicle. “We’re coming, we have the container. Yes, it’s okay, but it’s an X code. X3, to be precise.”

Even Julius could her Lory’s protests.

“I know, I know, but… come on, Lory, I sure as fuck am not going to call Morgan and tell him we’re upset about it. I’d rather jump off a bridge,” she added looking out of the window. “It would be a much quicker death, and a less painful one.”

“What did she say?” asked Julius.

“She hung up.”

Julius laughed, and so did Hannah.

 

Everyone was ready for the container to be opened. Darshana sat at a table and looked concentrated, a sign that she was selecting some options in her eye cyberware. Lory and her two assistants wore their gloves and vests, and it was obvious even under the medical masks that they looked disappointed.

Hannah would have loved to do something about it, but it wasn’t her fault that the container was a X3. She was preparing herself psychologically for the awful smell everyone was going to face soon. Business was business, and a code X usually pleased Lory because it meant corpses. Corpses meant organs in decent shape to be extracted, or at least cybernetic parts for recycling. Darshana was satisfied, because she was going to take care of the cyberware found on corpses, but Lory knew very well she wouldn’t have found anything useful for her in bodies that had been stashed there for three weeks, as that 3 implied.

“Stop grumbling, Lory. Morgan’s people can’t have their gunfights when it’s comfortable for us.”

Lory crossed her arms and Darshana giggled. Hannah was ready to say something about ethics and how she expected any Greenwire associate to do their job when with a heavy clang the container opened, thanks to Julius’ efforts.

The man sighed and, with Ahmed’s help, managed to fully open the container. Hannah set her lamp and braced herself for the smell.

Instead of the pile of corpses, the container only contained piles of crates and sacks.

“Did we get the wrong one?”

“The code matched.” Hannah went forward and opened one of the sacks with her cybernetic hand. No sense in losing another hand, really.

Not even Lory dared to speak.

The sack opened easily.

“So, what’s inside?”

Hannah pulled out a pack of banknotes.

Darshana took it and examined it with her cybernetic eye. “They look awfully authentic, but I’m not sure.”

Hannah opened two more sacks.

“This isn’t a X3 code, it’s a V… a V6 maybe, even a V7! Fuck! We aren’t equipped for this kind of laundering!”

Her heart didn’t rejoice at the thought of having to call Morgan.

“Boss, I think we have a bigger problem. If they made a mistake with the containers, someone will be wondering what happened to the money they were expecting. And will not be happy to find corpses in there.”

Hannah felt the blood freeze in her veins and after a long, heavy breath, she decided to call Morgan. No answers.

On another continent, Morgan decided to ignore his cellphone. No distractions, not during a shooting like that one. He found cover behind an overturned table to reload his gun and wondered what happened to the money he owed the Yakuza, and how could they have made such a stupid mistake.

 

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