Recensione: Monna Lisa Cyberpunk / Review: Mona Lisa Overdrive

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Autore: William Gibson

Genere: fantascienza, cyberpunk

Anno: 1988

Note: terzo romanzo della Trilogia dello Sprawl, preceduto da Neuromante e da Giù nel Cyberspazio.


Ambientato quindici anni dopo Neuromante e otto anni dopo Giù Nel Cyberspazio, è strutturato in maniera simile al secondo libro della trilogia: varie trame che si collegano tra loro fino a unirsi nel finale. C’è Monna Lisa, una prostituta giovane e ingenua che viene assunta per un lavoro particolare per via della sua somiglianza con la famosa diva del simstim Angie Mitchell (che avevamo già incontrato in Giù Nel Cyberspazio). Anche lei ha una sua linea narrativa. Poi c’è Kumiko, la figlia di un boss della Yakuza, che passa alcuni giorni a Londra, lontana dai nemici del padre, il quale deve gestire alcuni affari.

A proteggere Kumiko c’è la samurai della strada Sally Shears, una certa donna dagli artigli mortali che ormai ben conosciamo. Poi c’è Slick Henry, un uomo che vive in una fabbrica abbandonata in un’area desertica e velenosa dove produce robot simili a sculture usando pezzi che trova in giro. Non è solo in quella fabbrica, ma la sua quotidianità viene interrotta quando, per saldare un debito, si trova a dover ospitare un uomo chiamato il Conte, il quale è accompagnato da un’infermiera e si trova in una sorta di coma.

 

Siamo in un libri di Gibson, e a questo punto il lettore/lettrice si è abituato allo stile e sa che ci saranno cose particolari e inaspettate. E come gli altri suoi libri, non è semplicissimo, ma si vede un miglioramento nella caratterizzazione dei personaggi (Molly e Finn sono quelli meglio riusciti, almeno per me). Monna è ingenua, sì, ma nella sua condizione sociale ed economica non potrebbe essere diversamente, è pur sempre una prostituta minorenne che fa una vita orribile, e c’è qualcosa nel modo in cui Gibson descrive la sua innocenza che rende impossibile non simpatizzare con lei. Si finisce, in effetti, per simpatizzare più per lei che per Angie, diva del simstim la cui vita ci sembra distante e fredda. Eppure hanno più cose in comune del previsto…

Come libro ha i suoi problemi, non lo nego. Il finale è uno di questi, non tanto per alcuni dialoghi non impeccabili ma per un elemento che ritorna e che ho ritenuto un po’ deludente. Non è poi facilissimo da capire: in una lettura casuale non avevo capito al 100% il finale, ci è voluta la lettura dell’originale inglese e il lavoro approfondito fatto per la tesi per capire le varie sfumature. Una volta capito il finale, però, si rischia di rimanere perplessi: ha davvero senso, è possibile che succedano certe cose? Certo, Gibson di sua ammissione non sapeva molto di computer e internet, e il mondo di internet ancora era lontano da come lo conosciamo ora, ma si è tentati di pensare che abbia esagerato.

Il che, volendo, può essere considerato il problema vero e proprio del romanzo. Sembra che Gibson non si fosse aspettato il successo di Neuromante e si sia sentito in dovere di rimanere a quel livello senza deludere nessuno, con il risultato che alcune cose ora sembrano esagerate o assurde. Monna Lisa Cyberpunk sembra un viaggio strano ma emozionante con un finale deludente. Vale comunque la pena leggerlo, ma non trovo corretto ignorarne i difetti. Detto ciò la trilogia dello Sprawl rimane fondamentale.

 


Author: William Gibson

Genre: sci-fi, cyberpunk

Year: 1988

Notes: Third volume of the Sprawl Trilogy, preceded by Neuromancer and Count Zero. As I said for the other novels of this trilogy, take care in the selection of a very good translation, if you can.

Set fifteen years after Neuromancer and eight years after Count Zero, it is structured like the second book: interconnecting narrative threads that meet only at the end. The titular character is Mona, a young and naive prostitute, who gets hired for a special job, due to her not so subtle resemblance with the famous simstim diva Angie Mitchell – a teenager in Count Zero. She has her own plot too. Another thread focuses on Kumiko, the daughter of a Yakuza boss: she spends some time in London, far away from her father’s enemies, while he sorts his business out.

There she is protected by the street samurai Sally Shears, a certain razor-clawed woman we already met before. The third thread involves a guy named Slick Henry, who lives in an abandoned factory in a deserted, poisonous area and produces sculptures that are nothing short of robots assembled from what he can salvage around. He shares this factory with other people, but due to an old debt, he has to look after a man named the Count, kept in a comatose state, attached to some strange machines and controlled by a nurse.

This is the Sprawl Trilogy, and this is William Gibson. You can tell that weird things will ensue. Now, like the others, this is not an easy book. Gibson got better in terms of characterization, that for sure, and it’s wonderful to see old friends back on stage (Molly and Finn are probably his best characters). The innocence of Mona is incredibly well described, she is an underage prostitute living a horrible life, and yet it’s impossible not to sympathize with her. We feel closer to her than to Angie. The life of the simstim superstar seems almost cold and distant, even if the two women have more things in common than it seems.

This book is not free from problems, of course. For starters, the ending. Oh, some dialogue lines aren’t excellent, but that’s not the worst. The “villain” who resurfaces at the end takes the disappointment cake. I have to confess that I was able to really understand these books, especially the ending of Mona Lisa Overdrive, only when I was using them as a source material for my thesis. A casual read had left me “what?” and so did a more deep reading, but in a different sense: at first you wonder what’s happening, then you understand it and wonder if it makes fucking sense at all. If it has some degree of probability. Yeah, Gibson confessed not knowing anything about internet and computers when he wrote these (and it considering this, the results could have been far worse), but I think he went a little bit over.

Which, not so coincidentally, is a big problem of the whole book. It reads as if Gibson absolutely did not expect the huge success of Neuromancer and felt a great pressure on himself as a writer, a need not to disappoint everyone, so he took things to the extreme, sometimes a bit too much. Mona Lisa Overdrive flows like a beautiful but weird journey with a disappointing ending

Now, he’s still a very good writer and it’s still a book worth reading, but I feel it would be unjust to ignore its flaws. If you’re into cyberpunk, this whole trilogy is still a must.

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