Recensione / Review: Raven Stratagem

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Autore: Yoon Ha Lee

Genere: fantascienza, space opera

Anno: 2017

Note: secondo romanzo della trilogia Machineries of Empire, non ancora tradotta in italiano. Potrebbero esserci piccoli spoiler riguardanti il primo romanzo della trilogia, Ninefox Gambit.


L’Esarcato è convinto di essersi finalmente liberato di Shuos Jedao. Il folle quanto brillante generale con un massacro sulla coscienza è stato utile finché c’era da riconquistare una fortezza caduta in mano agli eretici, e proprio per quel motivo lo avevano estratto dal congegno che tiene prigioniera la sua essenza, ma ora sembra solo una minaccia fastidiosa. Ma c’è una bella sorpresa in serbo per gli esarchi, perché Jedao si presenta presso una flotta Kel dicendo di avere l’ordine di prendere il comando e di essere lì per combattere gli eretici Hafn. Per via dell’istinto di formazione il Generale Kiruhev si trova costretta a dargli il comando… eppure Jedao sembra voler rimanere nell’ombra, lasciando a Kiruhev il compito di lottare contro gli Hafn. L’attendente di Kiruhev, il tenente colonnello Brezan, rivela la sua natura di crashhawk (cioè di Kel capace di resistere all’istinto di formazione) e viene allontanato dalla flotta. Jedao sembra intenzionato a combattere gli Hafn, ma ci si può fidare di uno come lui? Ci si può fidare di qualcuno, in quel mondo? Ci si può fidare dell’Esarcato stesso?

Ninefox Gambit mi era piaciuto parecchio, così mi sono buttata sul sequel appena possibile. Devo ammettere però che non è stato come me lo aspettavo. Certo, verso la fine ho capito il perché delle scelte dell’autore, ma non sono sicura che mi piaccia comunque il sistema che ha adottato. Uno degli aspetti più belli di Ninefox Gambit era il rapporto tra Jedao e la sua ancora, Cheris: era emozionante vedere come interagivano l’uno con l’altra e come reagivano ad essere due persone in un unico corpo. Per quasi tutto Raven Stratagem seguiamo il punto di vista di personaggi secondari, come Kiruhev, Brezan e l’esarca della fazione Shuos, Mikodez. Anche se è funzionale per la trama – sarebbe brutto sapere fin dall’inizio cosa sta progettando Jedao – credo che privi il lettore di uno degli aspetti più interessanti della storia. A questo punto avrei preferito dei personaggi secondari più interessanti. Non sopporto Mikodez, ma immagino che non debba piacere come persona, dato che per essere esarca degli Shuos bisogna essere un tipo particolare. Almeno a un certo punto il suo tramare nell’ombra si fa interessante.

Le battaglie spaziali dovute alla tecnologia basata sul calendario sono sempre un piacere da leggere, anche perché a questa fase ci si abitua al fatto che funzionano più o meno come la magia. Non posso dire che si tratta di un romanzo noioso, non sarebbe la verità. Anzi, per essere il secondo di una trilogia ha un finale a dir poco spettacolare, del tipo che fa venir voglia di prendere in mano subito il terzo e ultimo romanzo. Ninefox Gambit aveva più azione, mentre qui ci sono molti complotti, trame e segreti. Ha senso, considerando come di solito i secondi romanzi, come le parti centrali dei film, tendono a esistere in preparazione del finale, il tutto dopo un inizio che ha catturato l’attenzione.

Meno male che non metto più i voti alle recensioni, perché in questo caso sarebbe stata davvero dura. Da un lato abbiamo un universo a dir poco peculiare, il carisma di Jedao e la promettente sottotrama sugli esarchi e il desiderio di immortalità di alcuni di loro, ma dall’altro lato ci sono personaggi secondari, come Brezan, che non sono risultati interessanti per me quanto avrei voluto. Ma se vi è piaciuto Ninefox Gambit probabilmente vi piacerà anche questo.


 

Author: Yoon Ha Lee

Genre: sci-fi, space opera

Year: 2017

Notes: Second novel of the Machineries of Empire trilogy. Might contain minor spoilers for the first novel in the series, Ninefox Gambit.


The Hexarchate, the ruling oligarchy in this universe, are confident they have finally managed to get rid of Shuos Jedao. Jedao, the mad but brilliant genocidal general they had taken out of his undead sleep to beat the heretics who had taken the Fortress of Scattered Needles, had become too much of a threat. But they’re in for a surprise, because Jedao takes control of the Swanknot swarm, a Kel fleet headed to fight the Hafn heretics. General Kiruhev is bound by formation instinct, and gives him control of the swarm. And yet, Jedao seems interested to stay as a shadow figure and advisor, and to let Kiruhev fight against the Hafn herself. Kiruhev’s aide, Lieutenant Colonel Brezan, reveals his nature as crashhawk (meaning, as a Kel that can resist formation instinct) and is sent away from the swarm. Jedao’s intention seems to be focused on fighting the Hafn, but can he really be trusted? Can anyone be trusted in the world of the Hexarchate? Can the Hexarchate itself be trusted?

I had enjoyed Ninefox Gambit a lot, so I was quite thrilled to read the sequel. I have to admit that, however, I was a little disappointed with part of this novel. Sure, when I reached the ending I understood Yoon Ha Lee’s decision, but I have to admit it was a risky one. Because for me, the most appealing aspect of Ninefox Gambit was the relationship between Cheris and Jedao, the way they interacted with each other and came to term with being two people in one body. But for most of Raven Stratagem, we follow the povs of characters like Kiruhev, Brezan and the Shuos hexarch, Mikodez. While it serves the plot (it would be far less entertaining if we knew from the beginning what Jedao is planning), it robs the reader of the most interesting element of the story, so I can’t help but wondering if there were other options. Or, at least, other side characters who were more interesting than those ones. Personally I can’t stand Mikodez, I guess I am not supposed to like him – to be the Shuos hexarch you have to be quite a particular person – but I was bored by most of the chapters about him, at least until the scheming got interesting. Calendrical space battles are always an entertaining read, at least when you come to terms with the fact that calendrical warfare works pretty much like magic.

I cannot consider it a boring novel, because it is not. In fact, for being a second novel in a trilogy it has quite a spectacular, game-changing ending, to the point that it makes the reader eager to finish the trilogy. I also have to point out that Ninefox Gambit was much more action-packed than Raven Stratagem, in which there is instead a lot of plotting, scheming, meetings to attend and such. It sort of makes sense, since usually second novels, like middle parts in movies, are meant to be the “less interesting” one after a beginning made to capture the attention and, usually, before a majestic ending. I am glad I have stopped adding votes to my reviews because it would have been super hard. On one hand we have a very peculiar universe,Jedao’s charisma and the actually interesting subplot regarding the hexarchs toying with the idea of immortality, on the other secondary characters, like Brezan, who are not as interesting as they should have been. Still, if you loved Ninefox Gambit there’s a good chance you will appreciate this one too.

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