Recensione / Review: Monsters

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Genere: fantascienza postapocalittica/thriller

Anno: 2010

Diretto da: Gareth Edwards

Cast: Scoot McNairy, Whitney Able, etc


Una sonda inviata nello spazio profondo alla ricerca di vita aliena fa un atterraggio d’emergenza nel nord del Messico, e le forme di vita che conteneva escono e si adattano all’ambiente. Quell’area è ora una “zona infetta” al confine tra Messico e Stati Uniti. Non c’è muro o bombardamento che possa avere la meglio su quelle strane creature simili a calamari giganti. Dopo mesi, forse anni, la situazione non è migliorata. Il fotografo e giornalista Andrew Kaulder si trova in Messico e viene incaricato di recuperare la figlia del suo capo, Samantha Wynden, ferita durante l’attacco di una delle creature. La deve portare a casa prima che ogni itinerario via mare e via aerea venga bloccato per mesi in un tentativo disperato di tenere la situazione sotto controllo. Niente va come previsto, e i due devono attraversare la Zona a piedi… durante il loro viaggio scopriranno alcune cose particolari sulla Zona, incluso il motivo per cui la chiamano “Zona infetta” e sulle creature.

Monsters gioca con il tema della “zona” in un modo non del tutto originale ma comunque interessante, dal momento che ci mostra come la vita umana continua al confine, un confine più che altro teorico. Alcuni cercano di fuggire, ma è difficile e costoso, e altri si sono ormai rassegnati a restare, e nonostante la paura e gli orrori la vita continua… anche se il resto del mondo ( e gran parte degli USA) sembrano voler ignorare la cosa.

Certo, è un film a basso budget, e si vede, ma non è il suo difetto più grave. I due attori principali non sono granché, e i problemi dei due protagonisti potevano essere gestiti molto meglio. E comparato agli altri elementi della storia, l’inizio vero e proprio dell’avventura – il perché devono attraversare la Zona a piedi – è poco interessante.

Ma l’ambientazione, aliena e umana, rimane degna di nota. Le creature sono più simili ad animali che a mostri “cattivi”, e il design che c’è dietro è semplice ma efficace. E il finale non è niente male.

Non che sia un capolavoro, ma se il tema della zona vi affascina, ve lo consiglio, ci sono un sacco di dettagli ed elementi che rimangono molto interessanti.



Genre:
sci-fi, post-apocalyptic, thriller

Year: 2010

Directed by: Gareth Edwards

Cast: Scoot McNairy, Whitney Able

A deep-space probe is sent to recover what could be traces of alien life. During its return, it crash lands in northern Mexico, and the life forms it contained spread out. They now thrive in an “infected Zone” at the border between Mexico and USA. Walls and bombings seem uncapable of containing these polyp/squid shaped creatures.

After months, possibly years, the situation is no better. Andrew Kaulder is a   photojournalist currently operating in Mexico, and is asked to find his boss’ daughter, Samantha Wynden, injured in what appears to be a creature attack. He has to take her back home before air and sea travel gets blocked for months in an attempt to control the situation. Things don’t go as planned, and the two have to walk through the Infected Zone to get home. During their adventure they learn more about the Zone (why is it considered “infected”) and about the creatures.

Monsters plays with the trope of the Zone in a not fully original but still interesting way, dealing with important themes as it shows us how life goes on at the border – not exactly the most safe border, since creatures get in and out as they please, apparently. Some people try to get away, but it’s super expensive. Some others have resigned to live there. Despite the horrors, life goes on. And the rest of the world doesn’t seem to care (not even the rest of the USA, is implied). The movie is relatively low-budget, but that is not the worst problem. It shows, but it doesn’t really matter. What matters is that the two actors aren’t super good, and the personal problems of their characters could have been handled better. Also, what starts the adventure properly (why they specifically have to walk through the zone) is a bit lame, compared to the other elements. The setting and the world that surrounds them are more interesting than the characters. More specifically, the creatures: they’re more like alien animals than monsters, after all, and it’s clear that some great care was put behind their simple but effective design. Oh, and watch out for the ending. The real one, I mean.

Overall it’s not a masterpiece, but if you’re into the trope of the Zone, it’s recommended. You will not regret it, because it has some interesting elements and details that you’ll still enjoy.

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Racconto breve / Short Story: Mister Cyberia 2165

-Come vorrei essere al tuo posto! Vedi se riesci a farti dare il contatto di qualche bel manzo!

-E cosa me ne faccio?

-Ma non per te, per me, scema!

-Certo, adesso vado lì da uno e gli dico “scusa, la mia collega in maternità vorrebbe conoscerti…” funzionerà di sicuro.

-Tu scherzi, ma ai cibernetici piacciono le donne coi figli, visto che non possono farli loro.

-Sei proprio un esperta.

Martha sollevò lo sguardo dal palmare per osservare il terzultimo finalista. Un ragazzo dalla carnagione ambrata e un paio di slip aderenti fece qualche passo avanti.

Lo aveva già visto nelle serate precedenti, e il palmare le aveva confermato che era Victor370, uno degli ultimi modelli della Beautech. Aveva un sorriso smagliante e l’arrogante perfezione di chi sa di non avere i difetti della carne

Uno degli altri giornalisti, un tipo con una giacca di un verde a dir poco orrendo, sospirò con aria sognante.

Martha diede una rapida occhiata alle notifiche di YouSport. Niente di nuovo. L’ultimo messaggio di Chang, inviato dallo Stadio Luxe mezz’ora prima, lamentava una finale di campionato particolarmente noiosa.

Tanto valeva concentrarsi sul penultimo concorrente, Miguel della Omnia. Si presentava come un affascinante ragazzone dai tratti caraibici, ma Martha aveva letto che non era proprio tutto-tutto cibernetico come la maggior parte dei concorrenti. C’era un cervello di carne e sangue dentro a quel corpo perfetto, e Martha scoprì che c’era qualcosa che la metteva a disagio in lui. Non si era mai soffermata a guardarlo, ma ora che ci faceva caso era praticamente indistinguibile dagli altri due concorrenti vicini a lui. Per un attimo le sembrò di cogliere una scintilla nei suoi occhi, come se si fosse accorto di lei e avesse capito che Martha lo stava fissando con un interesse nè giornalistico nè lussurioso. Durò un istante e Miguel tornò a concentrarsi sul suo pubblico e sulla presentatrice, Lucille, la quale gli stava chiedendo qualcosa sulla fattura della sua pelle sintetica così perfetta.

Chissà se ha sempre avuto quell’aspetto… chissà quanti anni ha il suo cervello.

Una rapida ricerca sul database dei concorrenti le confermò che il modello più vecchio era stato prodotto cinque anni prima.

Il più recente lo avrebbe visto sul palco tra poco. Dimitri, capelli di un biondo quasi bianco e occhi così azzurri che potevano essere solo artificiali. Prodotto dalla Veritech due mesi prima per Aedonis, storica agenzia di modelli alle prese con il suo primissimo artificiale.

Niente di nuovo da YouSport.

-Non capisco il senso di tutto ciò, se sono uguali agli umani che gusto c’è? Tanto valeva fargli la pelle blu o mettergli la coda.

-Per vedere quelli devi aspettare la prossima edizione di Mister Cyberia Weird Luxury, tra sei mesi.

-Ne sai un sacco.

Martha digitò velocemente le sue impressioni su Dimitri, che aveva appena finito di farsi ammirare dal pubblico, il tutto cercando di nascondere uno sbadiglio.

 

“E ora, un momento di attenzione prego, stiamo per annunciare il vincitore.”

Muovetevi, dai, ho sonno.

La finale di campionato era ancora 0 a 0.

“Il vincitore di Mister Cyberia 2165 è… Dimitri della Aedonis, prodotto dalla Veritech!”

Martha aggiornò i profili social del giornale in tutta fretta, ignorando applausi, coriandoli e musica trionfante. Allegò anche una foto di Dimitri con la sua fascia argentata di vincitore.

Veloce come solo un artificiale poteva essere, Miguel colpì Dimitri con un violento pugno in faccia. Il vincitore crollò a terra.

“Questo non era nel programma.” sussurrò il giornalista in giacca verde, filmando l’evento.

Due concorrenti afferrarono Miguel e lo tennero fermo fino all’arrivo della security.

“Non è facile accettare la sconfitta per alcuni,” Lucille rise nervosamente, “ma la vittoria del nostro Dimitri è ben meritata. Facciamogli un bell’applauso di incoraggiamento, dai.” La donna si abbassò cercando di aiutare Dimitri, poi si bloccò come se avesse visto un fantasma.

Tutti trattennero il fiato. Le telecamere, che prima se n’erano guardate bene, inquadrarono da vicino Dimitri. La sua faccia era una maschera sanguinante, e non si muoveva.

Martha si coprì la bocca con la mano mentre un ultimo coriandolo cadde ai piedi di Dimitri.

Aspetta, gli artificiali non… non sanguinano…

Nel silenzio dello studio si udì il bip appena impercettibile di una notifica di YouSport.



 

-How I wish I were in your place! Try and see if you can get the number of some good looking hunk!

-And what would I do with it?

-Not for you, silly girl, it’s for me!

-Yeah, of course, I’ll just go there and say “hi, my colleague on maternity leave would like to get to know you better..” That’s definitely bound to work!

-You joke, but artificial men love women with kids, since they can’t have kids of their own.

-You’re a real expert.

Martha raised her eyes from her tablet and looked at the third to last competitor. A young man with a skin the color of amber and a pair of skintight briefs came forward.

She had seen him during the other phases of the contest, and the tablet had confirmed her his identity: Victor370, one of the last Beautech products. He had a dazzling smile and the arrogant perfection of those who are free from the flesh’s imperfections.

Another journalist, a man with a green jacket of a rare ugliness, sighed with dreamy eyes. Martha gave a quick look at the YouSport notifications. Nothing new. Chang’s last message, sent from Luxe Stadium half an hour ago, complained about the most boring championship final in history.

Might as well focus on the second to last competitor, Miguel by Omnia. He looked like a charming young man with Caribbean features, but Martha had read that he was not 100% artificial, unlike most competitors. There was a flesh-and-blood brain inside that perfect body, and Martha realized that it made her uncomfortable. She had never cared about him too much, but now she was aware of how he was virtually indistinguishable from the others. For a mere second she thought she saw a spark in his eyes, as if he had noticed Martha was looking at him without neither professional interest nor lust. It was just a second, then Miguel went back to his audience and to the announcer, Lucille, who was asking him something about the craftsmanship behind his synthetic oh-so-perfect skin.

I wonder if he always looked like that… how old is his brain?

A quick search in the database told her that the oldest competitor had been produced five years ago. The most recent one took the stage quickly after Miguel. Dimitri, hair so blonde it might have been white, and eyes of a blue so sparkling they looked almost too fake. Released by Veritech two months ago for Aedonis, historic modelling agency now with its first artificial model.

Nothing new from YouSport.

 

What’s even the point, I don’t get it, if they’re so much like humans where’s the fun? Why not giving them blue skin or a tail.

-To see them you need to wait for the next edition of Mister Cyberia Weird Luxury, six months from now.

-I knew you had an answer to that.

Martha quickly took down a few notes about Dimitri, who had finished his turn on the stage. She tried not to yawn.

 

“And now I want all your attention please, since we are going to announce the winner of Mister Cyberia 2165!”

Quickly, please, I’m tired.

The championship final was still 0-0.

“And the winner is… Dimitri by Veritech, sent by Aedonis!”

Martha quickly updated the newspaper’s social media pages, ignoring the clapping, the confetti and the loud music. She took a quick photo of Dimitri with his silver sash draped over his chest.

As quick as only an artificial being could be, Miguel hit Dimitri’s face with a tremendous punch. Mister Cyberia fell on the floor.

“This was unexpected,” whispered the green jacket journalist, and filmed the scene. Two competitors grabbed Miguel and held him until the security could take him away.

“It’s now always easy to accept defeat, is it?” Lucille let out a nervous laughter. “But our beloved Dimitri’s victory was well deserved. Let’s give him a round of applause, poor Dimitri.” The woman kneeled to help him, then stopped as if she had seen a ghost.

Every person in the room held their breath. The cameras that had refused to do so at first, now focused on Dimitri. His face was a mess of blood, and he was not moving.

Martha covered her mouth with a hand, while the last confetti fell at Dimitri’s feet.

Wait… artificial men do not… do not bleed.

In the silence of the room she could hear the delicate beep of a YouSport notification.

 

Recensione: Lo Chiamavano Jeeg Robot / Review: They Call Me Jeeg

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Genere: supereroi/fantascienza

Anno: 2015

Diretto da: Gabriele Mainetti

Cast: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, etc.


Enzo è un ladruncolo di bassa lega che vive a Tor Bella Monaca, fuori Roma. Un giorno, pur di sfuggire alla polizia, si getta nel Tevere e entra in contatto con un contenitore di materiale radioattivo. Solo dopo essere sopravvissuto a qualcosa che lo dovrebbe avere ucciso scopre i suoi poteri. La sua vita lo ha reso un misantropo a cui non interessa niente e nessuno, così decide di usare i suoi poteri per rubare. Ma non riesce a resistere e corre in salvo di Alessia, una ragazza con dei problemi mentali che vive nel suo stesso condominio. Alessia è felice solo quando guarda i suoi dvd di Jeeg Robot, ed è convinta che Enzo sia Hiroshi Shiba, l’eroe dell’anime, in persona. Enzo non si sente affatto un eroe, checché ne dica Alessia. Lo scontro con Fabio “Lo Zingaro”, un aspirante criminale di successo e ex personaggetto della tv, è inevitabile…

 

Non sarà un classico film di fantascienza, ma garantisco che vale la pena vederlo. Pur non essendo un film perfetto, Lo Chiamavano Jeeg Robot ha avuto un certo successo e ora ho capito perché ha sorpreso tanti spettatori italiani. Bello vedere che anche qui sappiamo fare dei film diversi dal solito. Non avrà il budget di un film Marvel/DC, e si vede, ma non nel senso che la finzione cinematografica non regge: non c’è il budget (e probabilmente l’interesse) per effetti speciali roboanti, e ci si affida a trama e attori per mantenere il pubblico interessato. Un mio amico lo ha descritto come “un film che parla di povertà”, e non ci sono dubbi. Enzo è povero, e non solo in termini di soldi: non ha amici, empatia, e non ha idea di come rapportarsi con le persone, soprattutto con le donne (possiede invece una discreta collezione di film porno). Ciò che rende una storia efficace è il desiderio dei personaggi: tutti vogliono qualcosa, anche se non sempre sanno cosa. Alessia vuole un vestito da principessa e rivedere suo padre, Fabio vuole essere famoso, temuto e rispettato ed è pronto a uccidere per farlo, Enzo vuole essere lasciato in pace ma vuole anche proteggere Alessia, che nonostante i traumi subiti gli sembra la persona più innocente che conosce. Il personaggio di Alessia poi permette al film di giocare con l’elemento nostalgico senza che sembri forzato.

Fabio è un antagonista convincente, e riesce ad andare oltre all’apparenza del psicopatico fuori di testa tipo Joker. Ha una motivazione comprensibile, e agisce in un modo che allo spettatore italiano fa pensare al personaggetto che deve essere stato in tv tempo prima ( a Buona Domenica, anche se tutti si confondono e parlano del Grande Fratello). In effetti diventa un aspetto così convincente che il risultato è un film di supereroi e cattivi così italiano che sembra il genere sia nato qui, visto quanto ci si trova bene.

Purtroppo, visto che si basa su molte storie di supereroi classiche, ci sono un paio di elementi che non mi sono piaciuti e scene che ho considerato troppo un cliché, considerando anche come ci sono, di fatto, solo due personaggi femminili importanti.

Ciò che conta è che Enzo, alla fine, si rende conto che da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

 


 

Genre: superhero/sci-fi

Year: 2015

Directed by: Gabriele Mainetti

Cast: Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, etc.

Notes: The italian title is Lo Chiamavano Jeeg Robot, as a reference to the popular anime/manga series Steel Jeeg.

 

Enzo is a low-level thief living in Tor Bella Monaca, a poor suburban district just outside Rome. One day, while being chased by the police after he has stolen a watch, he jumps into the Tiber river and accidentally breaks a barrel of radioactive waste. Later, as he survives something that should have killed him, he discovers he has gained superpowers. His life has made him into a misanthrope who doesn’t care about anyone besides himself, so his first instinct is to use his powers to steal. But he can’t resist saving Alessia, a girl with mental problems living in the same apartment building. Alessia only finds solace in her precious Steel Jeeg dvds, and identifies Enzo with the hero Hiroshi Shiba. Enzo doesn’t feel like a hero at all, despite what Alessia says. The collapse with Fabio “The Gypsy”, an aspiring successful criminal and ex tv-star is inevitable…

 

It may not be your traditional sci-fi movie, but I promise this is worth a watch. There is at least a version with english subs, so you can enjoy it even if you do not understand italian… or the local dialect. While not being a perfect movie, They Call Him Jeeg was quite acclaimed, and surprised many italian moviegoers. You see, italian cinema isn’t exactly famous for its sci-fi/fantasy/superhero movies, and it’s always nice to see that with a bit of effort, a good movie like this can be made. It doesn’t have the budget of a Marvel/DC movie and it shows, but not in the sense that it looks cheap: rather, to keep the audience interested, it doesn’t rely on spectacular special effects but on acting and plot. A friend of mine described it as “a movie about poverty”, and that’s undeniably true. Enzo is poor, and not just when it comes to money: he lacks friends, empathy, and he has no idea how to deal with people, especially women (he does have an extensive pornography collection). What makes it a good story is that everyone wants something, even if they do not know exactly what. Alessia wants a princess dress and to see her father again, Fabio wants to be known, feared and respected and is ready to kill for it, Enzo just wants to be left alone, but he also wants to protect Alessia, who despite the traumas she went through, seems to be the only innocent person he knows. Her character also allows the movie to play with the nostalgic element (Steel Jeg was very popular here decades ago) without looking fake.

Fabio makes a very convincing villain, going beyond the simple crazy, joker-like psycho personality. His motivation is understandable, and so the way he acts, which for an italian audience will be reminiscent of his past as a low-level tv star. Indeed, one of the convincing aspects of this movie is that they managed to make a movie about superheroes and villains so italian you’d think that this is where the genre was born.

Unfortunately, since it draws a lot from classic superhero stories, there will be a couple of unpleasant elements and scenes I felt a bit too cliche-y, especially considering how there are only two important female characters. What matters is that Enzo comes to terms with the fact that with great power comes great responsibility.

 

Recensione/ Review: Gattaca

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Genere: fantascienza, distopia

Anno: 1997

Diretto da: Andrew Niccol

Cast: Ethan Hawke, Uma Thurman, Jude Law, etc.

Note: Il titolo deriva dalle prime lettere della sequenza del dna


Ambientato in un futuro non troppo lontano, Gattaca ci porta in un mondo dove l’eugenetica è ormai molto diffusa, e viene usata per determinare molte cose. I bambini non vengono quasi mai generati senza l’eugenetica e coloro che lo sono vengono considerati facile preda di malattie e discriminati in molti campi. In un mondo dove il dna conta più del curriculum, un ragazzo di nome Vincent Freeman sogna di lavorare per la ditta aerospaziale Gattaca e di essere inviato in missione nello spazio. Ma dal momento che è stato generato in maniera naturale non verrà mai ammesso a una tale posizione. Ma Vincent non si arrende: decide di trovare un modo per ingannare la sicurezza di Gattaca e ottenere il lavoro dei suoi sogni. Si allea con Jerome Eugene Morrow, un ex nuotatore ora sulla sedia a rotelle e usa il suo dna per ingannare i continui test mentre dimostra una preparazione fisica e intellettuale che nessuno metterebbe in dubbio. I problemi nascono una settimana prima della missione spaziale di Vincent, quando uno dei dirigenti di Gattaca viene trovato morto…

Al di là del cast spettacolare, questo film va visto per tanti motivi. Il tema non è originalissimo ma è ben sviluppato, e anche se la trama non è innovativa, funziona bene e il film è tutt’altro che noioso. Riesce infatti a costruire bene la tensione e a mettere il dubbio se Vincent riuscirà ad andare nello spazio… o se verrà smascherato.

La relazione tra Vincent e Jerome è particolare, dal momento che dipendono uno dall’altro. E non dimentichiamoci di Anthony, il fratello eugenetico di Vincent: il confronto tra i due è inevitabile. Jerome sarà anche geneticamente perfetto, ma è una persona distrutta, ed è stato rifiutato dalla società perché non è più perfetto (vedi la sedia a rotelle). I nomi dei personaggi sono nomi “parlanti”, con Vincent che fa riferimento alla vittoria e Eugene come riferimento all’essere nato bene, all’avere i geni giusti, senza dimenticare il cognome di Vincent (Freeman, uomo libero). Il film non gioca su quel futuro bianco e pulito di tanta fantascienza, ma su un look retrò, quasi anni ‘60, con un tocco futuristico che fa pensare all’ucronia, alla storia alternativa. Tutti sono bellissimi – vantaggi dell’eugenetica – fino a sembrare facce da poster di propaganda. Facce da distopia. Il film costituisce un ottimo esempio del perché le distopie sono possibili ma le utopie no, per definizione: ogni utopia si basa sull’esclusione di qualcuno che non è degno di farne parte… diventando per loro una distopia. Una lezione sempre interessante da ricordare.


Genre: sci-fi, dystopia

Year: 1997

Directed by: Andrew Niccol

Cast: Ethan Hawke, Uma Thurman, Jude Law

Notes: Title based on the beginning of the DNA sequence.

The story is set in a not so distant future. Eugenics is very common and is used to determine everything. Children are rarely conceived without eugenics, and those who are so, are considered to be easy prey to diseases and are heavily discriminated. In a world where your DNA matters more than your cv, a young man named Vincent Freeman dreams of working for Gattaca Aerospace Corporation and, eventually to go to space. But he is an invalid, since he was conceived “naturally” and is forbidden to take such a job. Vincent is still a brilliant man and decides to prove that he can fool the system and obtain what he wants. He finds a donor, a now wheelchair-bound ex-swimmer named Jerome Eugene Morrow and he uses his dna and samples to get hired by Gattaca and to evade the continuous testings while he proves to be incredibly competent and physically fit in a way nobody would expect from an invalid. Things start to get problematic when one of Gattaca’s higher-ups is found murdered just a week before Vincent’s space flight.

Besides the stellar cast, this movie has many merits and details that make it worth watching. Let’s start with the theme, which is compelling and interestingly developed. The plot is well handled: it’s nothing groundbreaking, to be honest, but it does not make the movie boring, because the most interesting elements rely on character interactions and suspence, as we await for the moment in which, we fear, Vincent’s truth will be unveiled. The relationship between Vincent and Jerome is interesting, as they both depend on each other. And of course Vincent has a younger brother, Anthony, who was eugenetically conceived and therefore, the confrontation between the two is unavoidable. The genetically perfect Jerome is a wreck of a person, now a reject of society for not being perfect anymore (remember the wheelchair?). All the names have some reference to their status, Vincent meaning “victorious” and Eugene meaning “born well” (with good genes), and that without considering the obvious ones like Vincent’s last name (Freeman).

The whole aesthetic of the movie has been prepared with extreme care. Cars, buildings and clothes are reminiscent of a retro, ‘60s aesthetic, but with a futuristic spin that make this movie visually unique. The technology used by the characters feels modern and old, in a sort of uchronic feel. Everyone is impossibly beautiful – again, genetics – to the point of looking like propaganda. Thus, looking like a dystopia. The story told by this movie is a good example of why dystopias are possible, but utopias are not possible (and by definition). Any utopia would be based on the exclusion of someone deemed unfit to be part of it, and would therefore not be an utopia. Which is always an interesting lesson to remember.

 

Recensione / Review: Strungballs

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Autore: Mike Russell

Genere: Sci-fi/weird fiction

Anno: 2016

Note: romanzo breve inviatomi dall’editore per una recensione. Non esiste una traduzione italiana.


È un giorno importante per Sydney, bambino di 10 anni: disteso nel letto dell’ospedale, osserva un infermiere robotico estrarre un cubo di carne dal petto di Sydney. I suoi genitori gli fanno un regalo importante: la sua prima strungball, una sfera rossa con un laccio, progettata per essere inserita nella cavità del suo torace. I suoi genitori già portano diverse sfere, e dappertutto nella loro città a forma di anello tutti hanno più o meno sfere, o sono troppo piccoli per averle. In questa strana società distaccata e utopica/distopica le sfere sono anche un indicatore di status sociale. C’è un’unica regola riguardo alle sfere, una regola che non deve mai essere infranta…. ma dopo l’incontro con l’anziano Alberto, Sydney si troverà tentato a infrangerla, e le sue azioni cambieranno la vita di tutti.

Non dirò altro sulla trama visto che è molto breve, e più cose dico più rischio di rovinarvi la sorpresa. Comincia come una classica storia distopica e raggiunge livelli di stranezza inaspettati. C’è molto da imparare sulla città di Sydney e del mondo che la circonda, incluso il luogo dove finiscono tutti i pezzi di carne estratti dai corpi dei cittadini. Se vi piacciono le storie che oltrepassano i limiti di ciò che è assurdo o incredibile (con una certa coerenza interna) allora potrebbe piacervi. Come dicevo, è molto corta – sulle 66 pagine – e anche se la prima parte è strana è comunque comprensibile e quasi originale, la seconda non ha niente a che vedere col racconto distopico che vi avevano fatto credere che fosse.

Data la sua particolarità, se vi piacerà o no dipende dai vostri gusti in termini di letteratura weird. Io stessa fatico a dire se mi è piaciuto o no, perché da un lato ho adorato l’inizio e dall’altro non sapevo cosa pensare o aspettarmi della seconda parte. Se può succedere di tutto allora diventa difficile, soprattutto se non si è abituati a storie di questo tipo.

Data la brevità della storia non è facile formare un legame forte coi personaggi, con l’eccezione ovvia di Sydney. Mi aspettavo però che avrebbe impiegato molto di più a infrangere le regole, mentre invece sembra che due chiacchiere col vecchio Albert siano più che sufficienti a convincerlo. Per essere precisi, mi aspettavo che Sydney avrebbe resistito alla “chiamata all’avventura” almeno all’inizio, vista anche la natura del mondo in cui vive. Certo, è tormentato dall’idea di infrangere la regola della sfera e non è una decisione facile, ma mi aspettavo altri dialoghi con Albert, o altri elementi per farlo riflettere sulle sue parole. Ma forse ciò è dovuto al mio ragionare pensando alla narrativa costruita in modo tradizionale, e forse si adatta poco a storie come questa.

Ho una mia teoria su come tutto quanto avvenga in questa storia sia in realtà una descrizione strana e dettagliata di processi biologici, ma la verità è forse molto più strana di così – ammesso che una spiegazione esista davvero.


 

Author: Mike Russell

Genre: Sci-fi/weird fiction

Year: 2016

Notes: this short novel was sent to me for reviewing purposes.


It is an important day for 10 y.o. Sydney, as he lies in a bed and observes a robotic nurse taking away a small cube of his flesh. Afterwards he meets his parents, who give him a very important gift: his first strungball. Apparently a simple red sphere with its string attached, it is to be put in the empty space in Sydney’s chest. Both his parents have several strungballs, and all over their torus-shaped town everyone has strungballs or will have them soon. In this strangely detached and utopian/dystopian society strungballs are very important, as they can almost be considered a way to measure one’s status. There’s only one specific rule about strungballs which must be respected at all times… but as he meets an old man, Albert, and talks to him, Sydney gets tempted to break that rule. Sydney’s actions will change the life of everyone forever.

 

I’m not going to say anything else about the plot as if it is very short, and the more I say the more I risk ruining the reading pleasure. It starts like a typical dystopian fiction piece and it quickly reaches unsuspected levels of weirdness. There’s a lot to learn about Sydney’s city and the world that surrounds it, including the place where all the pieces of flesh extracted from the citizens’ bodies go. If you like fiction that pushes the boundaries of what seems absurd/believable (while maintaining its internal coherence, so to speak) this may be interesting for you. It’s also a very short novel – around 66 pages – and while the first part is weird but understandable and original, the second part has pretty much nothing to do with your standard dystopian fiction you were lured to believe the novel actually was.

Whether you’ll like this story or not, it depends on your tastes in weird literature.

I’m having a hard time saying whether I liked it or not, because on one hand I loved the captivating dystopian beginning, on the other I had no idea what to think of or to expect of the second part. If everything can happen, then it becomes hard to judge and I am not an expert in weird/bizzarro fiction.

Since it is rather short, it is hard to form a strong bond with the characters, except of course for Sydney. I was expecting Sydney to require much more time to break the rules, while a chat with the old man Albert seems enough to make him doubt of everything and to push him forward. To be more precise, I was expecting Sydney to “resist” this call to action at first, since the world in which he lives does not present many alternative ways to think. To be fair, he is quite tormented by the idea of breaking that particular rule: I just was expecting more talks with Albert perhaps, or other elements to make him rethink Albert’s words. But that’s because I am reasoning in terms of “traditional” narrative, and perhaps it doesn’t apply to this kind of fiction. I have my own headcanon about how everything happening in this story is some sort of detailed, weird description of biological processes, but the truth is probably much weirder than that – if a sort of “explanation” exists at all.

 

Recensione / Review: Dredd

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Genere: fantascienza (distopia / cyberpunk)

Anno: 2012

Diretto da: Pete Travis, scritto e prodotto da Alex Garland

Cast: Karl Urban, Lena Hadey, Olivia Thrilby, etc.

Note: Basato sul famoso personaggio dei fumetti, il giudice Dredd.


 

Magari avete visto il vecchio film di Dredd, quello con Sylvester Stallone, con una tamarrissima Mega City One e Dredd che grida “Io sono la legge!” Magari vi è piaciuto, magari vi ha lasciato delusi, sia che abbiate letto i fumetti sia che non lo abbiate fatto. Ma dimentichiamo il passato e buttiamoci su questo Dredd più recente, perché ne vale la pena. Non ha avuto un gran successo nei cinema, ma è diventato subito un cult, e a mio avviso è una fama meritata.

Vediamo la trama: corruzione e criminalità impazzano a Mega City One e il giudice Dredd e la recluta Cassandra Anderson cercano di smantellare l’impero criminale di Madeline Madrigal detta Ma-Ma (una Lena Hadey perfetta). Per farlo devono recarsi a Peach Trees, un condominio/arcologia gigantesco dal nome poetico e dalle condizioni di vita assai poco poetiche. Di colpo i due vengono chiusi all’interno dell’edificio senza aver modo di uscire, prigionieri di un luogo dove la gente nel migliore dei casi li evita e nel peggiore cerca di ucciderli. I poteri psichici di Cassandra e l’esperienza di Dredd verranno sfruttati al massimo per permettere loro di sopravvivere.

Quasi tutta la storia è ambientata nella gigantesca arcologia a forma di torre, che costituisce un’ottima ambientazione: a tratti claustrofobica, a tratti inquietante, sempre perfettamente cyberpunk e perfetta incarnazione dell’high tech low life.

Karl Urban, attore ormai presente in un mucchio di film e saghe a tema nerd, riesce a regalare un’interpretazione convincente senza mai levarsi il casco, e Cassandra (Olivia Thrilby) è un ottimo personaggio femminile, con i suoi punti deboli e le sue capacità. Lena Hadey ormai ha una faccia perfetta da cattiva, ed è perfetta per la parte di Ma-Ma, per la quale si potrebbe quasi simpatizzare: ha i suoi motivi e una sua storia.

I costumi sono meno, ehm, anni 80 e luccicosi, ma mantengono il design originale ed è quello che conta. Gli effetti speciali non sono niente di straordinario e sono perlopiù al servizio della trama, non per distrarre da un’assenza di essa.

Si è tanto parlato delle possibilità di un sequel ma temo non lo vedremo mai, ed è un peccato perché è un film che merita. Dategli una possibilità, non ve ne pentirete.
Da quando ho scritto questa recensione a ora che la sto traducendo mi è rimasto un ottimo ricordo di questo film, e una gran voglia di rivederlo.


 

Genre: Sci-fi (dystopia, cyberpunk)

Year: 2012

Directed by Pete Travis, written and produced by Alex Garland

Cast: Karl Urban, Lena Hadey, Olivia Thrilby

You probably have seen the old Dredd movie, and have enjoyed the cyber realness of Mega City One as seen from the recently released thief. You surely remember the “I am the law!” screamed by Sylvester Stallone. And that movie probably left you disappointed, even if you haven’t read the comics. Vice versa, you don’t need to read the comics to enjoy the 2012 movie: I haven’t, and to me it’s still greatly enjoyable. It achieved cult status after obtaining poor results in theaters; a cult status that is well deserved.

Corruption and criminality rule over Mega City One, and Judge Dredd and recruit Cassandra Anderson are trying to shut down a drug empire in a giant tower building/archology ruled by Madeline Madrigal, alias Ma-Ma (Lena Hadey). The two find themselves prisoners in the sealed building, where everyone is trying to kill them in the worst of cases or to avoid them at best. Cassandra’s psy powers and Dredd’s experience will have to be fully employed to allow them to survive. Most of the story is set in the giant tower block, creating a wonderful setting: sometimes claustrophobic, sometimes scary, always cyberpunk and iconographically inspiring: that is some high tech low life realness.

Noteworthy how Karl Urban, patron saint of Geekdom, plays Dredd without ever removing his helmet, and yet doing a wonderful job as actor; Anderson (Olivia Thrilby) is a good example of strong female character, with her weaknesses and strong points. Lena Hadey has that permanent evil scheming face that makes her perfect as a villain – and her character is interesting, she has motivations and the viewer can sympathize with her as well. Costumes are

grittier and less all about that ‘80s shiny, while still keeping the original design.

Great costumes, setting, good special effects (you know, not the ones that aim to distract the public from a poor plot), overall good acting and, most importantly, as I was saying, a nice plot.

It’s a pity that this movie will most likely not see a sequel, because it’s honest

and a pleasure to watch. Probably not the best movie in the world, but still worth a watch.

Racconto: Lunedì Mattina / Short story: Monday Morning

mondaymorning

“Procedo?” chiese Sakura00.

“Procedi.” confermò Lark. I quattro – Sakura00, Lark, Iris e Shadow – si guardarono negli occhi, poi fissarono il prigioniero, già legato mani e piedi al tavolo inclinato. Iris sistemò il bavaglio e la benda sugli occhi, e Sakura00 rovesciò la prima secchiata d’acqua sul volto dell’uomo. Il prigioniero emise un gemito ma tacque.

Lark sedette su una sedia, osservando i parametri del prigioniero sul palmare. C’erano picchi di stress ogni volta che Sakura00 o Shadow rovesciavano altra acqua.

“Parlerai?” chiese Lark senza alzare gli occhi dal palmare.

Shadow attese prima di rovesciare di nuovo l’acqua.

“Mai!”

Lark fece cenno agli altri di proseguire, e lesse un messaggio inviatogli da Iris stessa sul palmare. –Sicuro che sia la procedura giusta?

-Lo abbiamo già fatto altre volte, perché ti preoccupi?

-Perché a volte non funziona.

-Non preoccuparti, serve solo a stancarlo. Le fece cenno di avvicinarsi e le mostrò gli indicatori di stress: ormai avevano superato il livello di guardia anche nei momenti in cui nessuno rovesciava l’acqua. Dal punto di vista fisico aveva sviluppato solo delle lesioni ai polsi nei tentativi di liberarsi dalle cinghie.

Gettò uno sguardo al poster alla parete visibile dietro a Sakura00. The Order of the Sapphire shines and saves. Lark scosse la testa. Splendere sì, quello capitava a volte. Ma non credeva che il suo prigioniero di quel giorno la vedesse allo stesso modo, e nemmeno quelli dei giorni precedenti. Ma non era certo un crimine, i suoi nemici sapevano quello a cui andavano incontro. Era parte del gioco.

“Basta così.” disse con un gesto. Per un attimo si godette la sensazione di potere sulla vita di quel miserabile, poi si alzò e si avvicinò a lui. Shadow gli tolse la stoffa da davanti a naso e bocca. Il prigioniero tossì e sputò acqua.

“Hai cambiato idea?”

“Vaffanculo.”

“Capisco. Però ti conviene parlare adesso. Abbiamo disinnescato tutti i vostri ordigni, e catturato tutti i vostri leader, tranne uno. Dicci dove si trova e vivrai.”

“E se non lo faccio?”

“Usa la tua immaginazione.”

Con un gesto indicò a Sakura00 di farsi avanti.

“Lo vedi questo? Se infilo questo bel cavetto nella tua testa e premo un pulsante, avremo accesso anche al tuo cyberware cerebrale. Non riusciremo a estrarre le informazioni facilmente, però, e ci toccherà usare un programma ariete. Dicono che non è piacevole.”

Il prigioniero tacque ma sbiancò, poi sussurrò un nome.

“Aurelia? La nipote del Leader? Credi davvero che…”

“Giuro che è la verità!”

I quattro si guardarono.

“Cerchiamo di prenderla viva, se possibile.”

Accadde tutto molto in fretta. Loro quattro che circondavano Aurelia senza starle troppo vicino, racchiudendosi intorno a lei senza darle vie di fuga. Aurelia che estraeva la pistola, Sakura00 che si gettava contro di lei per disarmarla, un colpo sparato a vuoto, le grida della folla che Shadow provvedeva a calmare mentre Lark ammanettava la ragazza e le metteva un cappuccio in testa. Sorrise a Sakura00 e estrasse il telefono. Trattenne il respiro e fece il numero del Leader.

“Ben fatto.” disse una voce calda e piacevole. I tre urlarono di gioia e la schermata cambiò, mostrando i quattro in una sala d’onore.

 

Quando il mattino dopo suonò la sveglia, Mike “Lark” Anvers avrebbe preferito restare a letto. Le persiane chiuse da due settimane, l’odore di piatti da lavare e vestiti da pulire lo riportò nel suo mondo. Mondo che era molto lontano dall’onore e dal rispetto che aveva ricevuto assieme ai suoi tre amici su Sapphire Order. Era il modo perfetto per non sentirsi frustrato. Sospirò. Se avesse vinto un campionato sportivo ne avrebbe potuto parlare con i colleghi, ma pochi avrebbero capito il valore che aveva per lui vincere il campionato mondiale di Sapphire Order assieme ai suoi amici. Ripensò a Sakura00, videogiocatrice con 50 anni di esperienza, instancabile pensionata che aveva adottato un po’ tutta la squadra. E c’erano Iris e Shadow, fratello e sorella, studenti universitari dal futuro promettente. Con loro aveva vissuto incredibili avventure, e ora sarebbe dovuto tornare in ufficio ad occuparsi di cose di cui non gliene importava. Si mise la cravatta con aria poco convinta, guardandosi allo specchio. Contavano poco la doccia e la camicia nuova, si sentiva come se gli si leggesse in faccia che era rimasto fuori dal mondo per due settimane. Ripensò alla vittoria epica della serata precedente e si sentì meglio. Sì, ne è decisamente valsa la pena di prendersi due settimane di ferie solo per quello.

Si versò dell’altro caffè e si sedette. Non oso pensare a tutte le email che avrò da leggere appena torno in ufficio. Speriamo non ci siano rogne.

Accese il cellulare e vide tre chiamate senza risposta. Mamma? Che cazzo–

Suonò il citofono. Si alzò per andare ad aprire e per poco non inciampò nelle sue stesse scarpe.

“Va bene, ho capito, arrivo!” borbottò quando suonarono nuovamente.

“Signor Anvers?” disse una voce maschile cortese.

“Sì… sì, sono io.”

“Sono il Capitano Ferretti della polizia del Nuovo Ordine. Avrei bisogno di parlargli, se non le dispiace.”

Mike provò la sgradevole sensazione di non avere alcuna scelta, e fece salire l’uomo. Ma che cazzo sarebbe poi ‘sto Nuovo Ordine? Sarà mica uno scherzo?

Aprì la porta e si trovò davanti tre uomini vestiti con una divisa che non aveva mai visto prima, due dei quali portavano dei fucili d’assalto che sembravano veri.

“Ehm, buongiorno.” salutò Mike. Dovrei offrire del caffè?

“Buongiorno. Lei è Mike “Lark” Anvers.”

Non sembrava una domanda.

“Sì.” Mike andò alla finestra e aprì le persiane. Due persone con una divisa simile a quella dei tre stavano attaccando un manifesto gigante alla parete di fronte. Raffigurava una donna coi capelli scuri raccolti e il volto fissato in un’espressione neutra. La scritta diceva “Nuovo Ordine – Pace e Sicurezza per la Nazione.”

“Abbiamo saputo della sua vittoria di ieri. Il Nuovo Ordine ha bisogno di persone come lei e la sua squadra, Lark.”

 


 

“Shall I start?” asked Sakura00.

“Yes.” replied Lark. The four of them – Sakura00, Lark, Iris and Shadow – looked at each other, then at the prisoner, already with his hands and feet tied to the inclined table. Iris adjusted the piece of cloth that covered his face, and Sakura00 poured the water over his face. The captive groaned, but did not say a word.

Lark sat on a nearby chair and observed the captive’s parameters on his tablet. His stress levels peaked every time Sakura00 or Shadow poured more water.

“Are you going to talk?” asked Lark without raising his gaze.

Shadow waited.

“Never!”

Lark gestured to Shadow, and they continued. He read a message sent by Iris on his tablet: -Are you sure this will work?

-We’ve done this before, why are you concerned?

-Sometimes it doesn’t work.

-Don’t worry, we just need it to make him feel exhausted. He showed Iris the stress levels: they had reached peak level even when no one was pouring water over him. From a strictly physical point of view he was fine, except for a few bruises on his wrists as he struggled against the restraints. Lark looked at a poster behind Sakura00. The Order of the Sapphire shines and saves. He shook his head. Shine, yes, that happened sometimes. But he didn’t think his captive of that day agreed, and the same was for the other captives of the preceding days. But it was not a crime, his enemies knew what they were going to face. It was all part of the game.

“Enough,” he said with a movement of his hand. He appreciated the feeling of power on the life of his captive, then he got up and came closer. Shadow removed the piece of cloth from his nose and mouth. The captive coughed and spit out water.
“Changed your mind?”

“Fuck you.”

“Yeah, I understand. But you better talk now. We have dismantled all your bombs and captured all your leaders, except for one. Tell us where they are and you’ll live.”

“What if I don’t.”

“Use your imagination.”

He made Sakura00 step forward.

“Can you see this? If I stick this nice little cable in your head and press a button, we’ll gain access to your brainware. We will not be able to take out any info easily though, and we’ll need to use a battering ram program. I’ve heard it’s quite unpleasant.”

The captive kept quiet but his face turned white, then he whispered a name.

“Aurelia? The Leader’s niece? Do you really think…”

“It’s the truth, I swear!”

Lark exchanged looks with the others.

“Let’s capture her alive, if we can.”

It all happened very quickly. The four of them surrounding Aurelia from a distance, coming closer to her and trapping them. Aurelia taking out her gun, Sakura00 rushing against her to disarm her, the sound of a gunshot, the cries from the crowd that Shadow was controlling while Lark handcuffed her and covered her face with a hood. He smiled at Sakura00 and took out his phone. He held his breath and called the Leader.

“Well done.” said a warm and pleasing voice. There were screams of joy, then the screen showed Lark and his friends during a splendid ceremony.

 

The day after, when the alarm clock rang, Mike “Lark” Anvers would have preferred to stay in bed. The shutters had been closed for two weeks, and the smell of dishes in the sink and clothes in the laundry brought him back to the real world. A world that was far away from the honor and respect he had received with his team on Sapphire Order. It was such a great way to get rid of the stress in his life. He sighed. If he had won a sport championships he could have talked about it with his colleagues, but not many of them would have understood what it had meant for him winning the Sapphire Order world championships. He thought about Sakura00, a gamer with 50 years of expertise, the team’s grandma who cared for all of them. And there were Iris and Shadow, brother and sister, university students with a promising future. She had lived some amazing adventures with them, and now he would have gone back to office, to work with things he did not give a fuck about. He fixed his tie with an unconvinced look. Thinking about their victory made him feel better. Yeah, I really needed these two weeks. I mean, we won. He poured himself some more coffee and sat on the sofa. I don’t even want to think about all the emails I’ll have to read. I hope there’s nothing too troubling to handle. He turned his phone on and noticed three missed calls from his mom.

The intercom rang and he got up. He nearly tripped in his shoes before he could reach the intercom. “Yeah, yeah, I’m coming, just..” he muttered as it rang again.

“Mister Anvers?” asked a polite male voice.

“Yeah… yes, it’s me.”

“I am captain Ferretti of the New Order police. I need to talk to you, if don’t mind.”

Mike felt as if he didn’t have that much of a choice anyway, and opened the gate. What the fuck is this New Order thing, anyway? Is it a joke?

He opened the door to three men in uniforms he had never seen before, two of which were carrying assault rifles. Real ones, he guessed.

“Ehm, good morning,” he greeted. Should I offer some coffee?

“Good morning. You’re Mike “Lark” Anvers.”

That didn’t sound like a question.

“Yes.” replied Mike, then headed for the window. He opened the shutters and saw two people with similar uniforms attaching a giant poster of a dark-haired woman with a neutral expression. The caption said “New Order – Peace and Security for the Nation.”

“We have heard of your victory. The New Order needs people like you and your team, Lark.”

Recensione / Review: Senza un Cemento di Sangue

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Autore: Anna Feruglio Dal Dan

Genere: space opera

Anno: 2017

Notes: Il titolo è una citazione di W. H. Auden. Finalista al premio Urania nel 2000.


Siamo in una galassia lontana lontana. C’è qualcosa che non va sulla stazione spaziale ARRAS, e il generale Creyna riesce a dare l’allarme prima che sia troppo tardi. Su un pianeta, uno studente universitario di nome Nicolas Degras viene contattato dalla temuta polizia segreta SATO. Se non fosse un membro della ribellione sarebbe molto meno preoccupato della loro visita… Altrove, Thuien Twony, il volto della ribellione contro i Say, cerca di guidare ciò che resta della Dikea, l’alleanza ribelle che ha combattuto e perso.

C’è uno strano clima in quella galassia, un clima di paura, di silenzio, di obbedienza ottenuta grazie al sangue, di fazioni militari e privilegi della nobiltà. Ma ci sono anche tante ragioni per rimanere in vita e continuare a combattere, dal profumo del mare e la bellezza dei tramonti a una pace che tutti vogliono ma tramite metodi diversi. Sia i ribelli della Dikea che i signori dei pianeti interni ed esterni sono pronti a far scorrere sangue per ciò che ritengono giusto. E il sangue scorrerà, e molti soffriranno. Riusciranno Thuien Twony e Nicolas Degras a farcela, o il pugno di ferro del generale Creyna schiaccerà la Dikea per sempre?

Ho deciso di leggere questo romanzo dopo averne letto pareri entusiastici da parte di persone dai gusti più che affidabili, e il titolo mi aveva colpito subito. Suona così bene, non trovate? Così ho deciso di dargli una possibilità. All’inizio non è stata una lettura facile, con i tanti personaggi, luoghi e fazioni da ricordare e, lo ammetto, un po’ troppi spiegoni per i miei gusti. Capisco dover dare informazioni al lettore/lettrice, ma avrei preferito riceverle in altro modo. Avrei quasi preferito leggere pagine di una wikipedia di quel mondo all’inizio di ogni singolo capitolo piuttosto che trovarmi l’azione interrotta da lunghe spiegazioni. Certo, potrebbe essere una scelta di stile, tant’è che in alcuni punti emerge in modo palese il narratore onnisciente, ma devo ammettere che non mi ha agevolato la lettura.

L’azione, in compenso, è a dir poco coinvolgente. I tre personaggi principali – Nicolas, Thuien e Creyna – sono gestiti molto bene, e lo stesso posso dire di altri personaggi secondari, incluse alcune delle navi spaziali stesse. La storia è costruita in un modo infido che adoro, perché fa di tutto per fare si che il lettore/lettrice provi empatia persino per Creyna. E in effetti Hayderad Creyna è uno dei personaggi meglio riusciti (non posso dire “migliori”, è pur sempre una gran brutta persona dopotutto): ha i suoi sogni, le sue paure, i suoi rimpianti, e sindrome da stress post-traumatico da vendere. E lo stesso vale per Thuien, che ha sofferto e affrontato cose terribili ma non intende arrendersi. Ci sono studenti che muoiono sulle scale dell’università, persone che vengono rapite e che scompaiono, famiglie che fanno la fame: Thuien lotta per un mondo migliore, ed è pronta a uccidere. Quasi tutti in realtà lo sono, non c’è molto spazio per la pietà (e quando se ne vedono degli sprazzi diventa sorprendente).

Nel leggerlo ho mentalmente diviso il romanzo in tre parti: la prima con più spiegoni e dove ancora non si sa quali personaggi avranno un ruolo importante o andranno a morire molto presto, la seconda in cui l’azione comincia sul serio e la terza durante la quale proprio non volevo mettere giù il libro.

Tra la dura vita della ribellione, una nobiltà che cerca di fare qualcosa (se non è corrotta) e una specie di impero malvagio è difficile non pensare a Guerre Stellari. E anche se ha degli elementi in comune con la famosa saga, Senza Un Cemento di Sangue è molto più tragico. Ma parecchio tragico. Preparatevi a soffrire.


 

Author: Anna Ferruglio Dal Dan

Genre: space opera

Year: 2017

Notes: Title literally means “Without a Cement of Blood” and it is a quote from W. H. Auden. It has not been translated into english yet.


We’re in a galaxy far, far away. Something weird is happening on the space station called ARRAS, and General Creyna manages to avert a disaster. On a planet, an university student called Nicolas Degras is contacted by the dreaded secret police SATO. He wouldn’t be so afraid if he weren’t a rebel in disguise. Somewhere else, Thuien Twony, the face of the rebellion against the Say, tries to guide what’s left of the Dikea, the rebel alliance which fought terribly and lost. There’s a strange climate in the galaxy, a climate of fear, of silence, of obedience obtained through blood, of military factions, of noble privileges. But there’s many reasons to stay alive and keep fighting, from the scent of the sea and the beauty of sunrises to a peace everyone wants but with different methods. Both the rebels of the Dikea and the rulers of the inner & outer planets are ready to spill blood for what they deem right. And there’s a lot of blood and suffering here. Will Thuien Twony and Nicolas Degras succeed, or will General Creyna’s iron fist crush every attempt at rebellion?

I decided to read this novel after a friend wrote enthusiastically about it, and the title had immediately struck me. It sounds so good, am I right? So I decided to give it a try. At first it wasn’t easy, there’s a lot of characters, places and factions to remember and, I have to admit, a bit too many infodumps for my tastes. I realize the need to tell things to the reader, but I would have preferred a different way. I would have rather read pages of a “space wiki” at the start of every chapter rather than having the action interrupted by explanations. I realize this might be a style choice by the author, since the all-knowing narrator emerges in a very visible way every now and then, but I have to admit it didn’t make the novel any easier to read. But it’s worth the effort, because the action is quite interesting. The three main characters – Nicolas, Thuien and Creyna – are very well handled, and the same is for certain secondary characters, like some spaceships themselves. The story is built in a way that it tempts the reader to feel sympathetic even towards Creyna. And indeed, Hayderad Creyna is one of the best characters of the novel, in terms of writing (he’s an awful human being, after all): he has his dreams, his fears, his raging PTSD, his regrets. And so does Thuien, who has suffered through terrible things but has no intention to surrender. Students get killed on the stairs in front of the university, people get captured and vanish, and hunger is still widespread: Thuien fights for a better world, and will kill for it. And so will everyone else, there is very little mercy in that world. I personally divided the novel in three parts, the first one with most infodumps and when you still don’t know which of the characters will matter more or will die very soon, the second in which the action starts kicking and a third one in which I didn’t want to put the book down.

Between the gritty life of the rebellion, a nobility who tries to do something (if they’re not corrupted) and a form of evil empire it is impossible not to draw parallelisms with Star Wars. And while it does have enough elements in common to please a fan of the saga, it’s also much more tragic. Like, so much more. Prepare to suffer.

 

Recensione / Review: Mad Max Fury Road

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Genere: fantascienza postapocalittica/distopica

Anno: 2015

Diretto da: George Miller

Cast: Charlize Theron,Tom Hardy, Nicholas Hoult, etc.

Note: vincitore di sette premi Oscar.


Quando esce il reboot o un nuovo film di un vecchio franchise di questi tempi non si sa mai cosa pensare. C’è chi non vede l’ora, e chi non ne può più. Ma è difficile ignorarli, e nel caso di questo film non dovreste. Alcuni lo hanno definito un reboot, altri un fanmovie, altri ancora un film che appartiene alla serie e basta, ma poco importa: anche se non avete mai visto un film della saga vi piacerà. All’inizio sembra un classico film di Mad Max: paesaggi aridi e deserti, cattivoni con nomi assurdi e look ancora più assurdi, personaggi solitari, poveracci miserabili e veicoli rombanti ed esagerati. Un mondo deserto che vive dei suoi fluidi: l’acqua, il sangue, il latte delle madri e il petrolio.

Tutto comincia quando Max viene catturato dai Figli di Guerra, una tribù del deserto comandata da Immortan Joe. Nonostante i suoi faticosi (e scenici) tentativi di scappare, viene incatenato e costretto a donare sangue ai Figli di Guerra. Quando Nux, uno degli uomini di Immortan Joe, incatena Max alla sua auto per andare in battaglia e continuare a rubargli sangue, il gioco si fa duro. E i duri cominciano a giocare, perché Max si troverà a collaborare con Imperator Furiosa, e a vedersela con Immortan Joe e i suoi alleati, i quali non gradiscono che Furiosa abbia liberato e portato con sé le mogli di Immortan Joe. Seguono splendide battaglie di rara potenza scenica e simbolica.

Mi è sembrato di guardare una graphic novel con una colonna sonora spettacolare, più che un film: non ci sono lunghe spiegazioni, o preludi di sorta, è un gigantesco show don’t tell, con pochi dialoghi e dove tutto è comunque chiarissimo grazie alla potenza delle immagini.
I personaggi sono straordinari: Max è il Mad Max che conosciamo, ma Imperator Furiosa è una grandissima co-protagonista, un personaggio da una forza psicologica e fisica come non se ne vedevano sullo schermo da un bel po’, e gli altri personaggi (Nux, Immortan Joe, etc) sono gestiti in maniera spettacolare. Altra cosa meravigliosa: siamo in un mondo difficile e violento, eppure ci sono tantissimi personaggi femminili nei ruoli più disparati – e disperati – al punto che se ne muore qualcuno ha un peso diverso, perché non è più “l’unica donna del film che muore”, ma solo uno dei tanti che perde la vita lungo la Fury Road. Le scene di scontri e battaglie mi hanno sorpreso positivamente, perché non sono confusionarie come in molti film, ma una sequenza precisa di eventi e avvenimenti che portano avanti la narrazione in una serie di cause ed effetti. Non sono certo messe lì a riempire un vuoto, ed è merito anche del montaggio effettuato ad opera di una documentarista (e si vede).

Sono passati due anni dalla recensione in inglese che sto traducendo qui, e ancora MM:FR si trova in cima alla mia classifica personale dei film più belli degli ultimi tempi, se non di sempre. In un mare di reboot e ricicli, George Miller ha fatto una cosa meravigliosa: ha preso un franchise ben noto che avrebbe attirato gli spettatori e ha raccontato una storia con personaggi nuovi ed elementi innovativi e spettacolari. Ha preso una storia post-apocalittica e ci ha messo elementi meravigliosamente solarpunk, creando un Mad Max che è davvero figlio dei nostri tempi, condannando una società dove un 1% maschile, bianco ed etero ha il controllo della società con esiti disastrosi per tutti: uomini, donne, il pianeta stesso. E lo sviluppo della trama mi suggerisce un messaggio molto chiaro… ma non ve lo dirò per evitare spoiler. Vi dirò solo: se non lo avete ancora fatto, guardatelo subito.


 

Genre: sci-fi (post-apocalyptic, dystopia)

Year: 2015

Directed by: George Miller

Cast: Charlize Theron,Tom Hardy, Nicholas Hoult


 

A reboot or new movie of a old franchise is always met with mixed reactions. To some it’s awesome, to some more it’s dreadful. But it’s impossible to ignore them, and this is the case with this movie. It could be considered a reboot, or a fanmovie, or a new movie in the series: you’re going to enjoy it even if you’ve never seen a Mad Max movie before.

It has all the characteristics of a classic Mad Max movie: huge desert landscapes, bad guys with crazy names and even crazier outfits, loners, miserable people, and of course gorgeously terrifying vehicles. A desert world that lives on fluids – be it water, blood, mother milk or gasoline.

Now, to the plot: Max gets captured by War Boys, a desert tribe ruled by Immortan Joe, and despite his valiant (and scenic) efforts to escape, he is chained and forced to give his blood to wounded soldiers of Immortan Joe. When Nux, one of his soldiers, chains Max to his car into battle to continue draining his blood, his adventures truly start. He will pair with Imperator Furiosa (Charlize Theron) and help her fight Immortan Joe and the armies from Bullet Farm and Gas Town who didn’t appreciate her efforts to save Immortan’s

wives. Epic battles ensue.

It gave me the impression of watching a graphic novel unfold in front of me, with some added awesome soundtrack: and that because it doesn’t devote time to long explanations, it truly is an example of “show don’t tell”. There aren’t many words spoken in this movie, and yet everything is crystal clear. The power of imagery is used to its full extent, and the effect is wonderful.

The characters are great – Max is, well, the usual Mad Max, but Imperator Furiosa truly stands out, and not ony because she’s a strong (read: well written, not necessarily ass-kicking) female character: in this universe the amount of male/female important characters is surprisingly equal. She stands out because of Charlize Theron’s great acting, too. Action scenes are the backbone of the movie, and they’re not the typical battle mess of many other movies, they feel clear, real, are made of accurate sequences that constitute a narrative in a perfect chain of cause and effect. Action isn’t there to fill a void, but to build a story.
It’s a stunning movie narratively and visually. What more could you ask for?

Racconto breve: Il Debito / Short story: The Debt

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Alan correva da un po’, e ormai le gambe avevano cominciato a fargli male. Si guardò alle spalle: i suoi inseguitori si stavano facendo strada tra la folla del sabato sera. Studiò i passanti. Avrebbero protestato ma si sarebbero spostati, e pochi istanti dopo sarebbero tornati alle loro conversazioni, ai loro bicchieri, al loro shopping. Alan li invidiò per questo.

Voltò a destra attraversando la strada all’ultimo minuto, quando i motori delle auto già rombavano impazienti e il semaforo verde aveva iniziato a lampeggiare. Appena mise piede dall’altro lato della strada le auto partirono, sfrecciandogli a pochi centimetri di distanza. Si concesse un attimo per prendere fiato, lieto del fatto che sembrava nessuno facesse caso a lui. Avrebbe potuto essere coperto di sangue dalla testa ai piedi e lo avrebbero ignorato. Se fosse stato armato e il sangue fosse stato palesemente altrui, lo avrebbero ignorato anche con maggiore intensità. Ma l’unico sangue che Alan vedeva non era certo dei suoi nemici. Si premette una mano contro il ventre e altre gocce caddero a bagnare il marciapiede. Respirò lentamente e si infilò nel vicolo più vicino, conscio che se i suoi inseguitori avevano un minimo di sale in zucca avrebbero potuto benissimo seguire le tracce e raggiungerlo. Non che io abbia scelta, adesso.

Attivò il comunicatore.

“Jas, mi senti? Sono io.”

“Quanti sono?”

“Quattro, credo, se nessuno ha rinunciato.”

“Quattro? Wow, ti sei cacciato in un bel guaio stavolta. Ti stanno seguendo ancora?”

Alan stava per rispondere, quando le sagome dei quattro si affacciarono nel vicolo.

“Sì, decisamente.” riprese a correre.

 

“Jas, comincio a non farcela più!” Alan respirava affannosamente. I quattro non sembravano avere nessuna intenzione di mollarlo, anzi, sembravano più determinati di prima.

“Megamarket, parcheggio sul retro.” disse semplicemente lei.

Alan si guardò intorno in fretta, tenendo una mano premuta sul ventre. Il sangue continuava a scorrere ma si costrinse a farsi forza e a fare il giro dell’isolato.

Il Megamarket era chiuso di notte, ma le sue luci illuminavano quella parte del quartiere più lontana dalla folla. Il rumore delle auto sulla strada principale e quello del locale notturno più vicino arrivavano ormai attutiti. C’erano poche luci accese nei condomini alti e grigi che lo circondavano. Jas, non deludermi.

Alla vista dei quattro inseguitori Alan corse verso il parcheggio posteriore del supermercato, passando attraverso un cancelletto che era stato lasciato aperto, l’unico ingresso possibile. Gli inseguitori entrarono e si piazzarono in modo da non consentirgli di tornare sui suoi passi e fuggire. Fissò le sbarre della cancellata che circondava il parcheggio sentendosi in trappola.

I quattro membri della gang sembravano vederla come lui.

Alan fissò i loro manganelli elettrificati e deglutì. Uno di loro estrasse la pistola.

“Sei in trappola, uccellino.”

Prima che Alan potesse pensare a una risposta, quattro colpi consecutivi di fucile echeggiarono nel parcheggio in rapida successione. Chiuse gli occhi, e quando li riaprì trovò i suoi inseguitori riversi a terra immobili.

“Jas, fanculo, mi hai fatto prendere un infarto.”

“Bel ringraziamento, ti ho appena salvato le chiappe.”

“Pff, se non ci fossi io a fare da esca qui, col cavolo che li prenderesti questi simpaticoni.” Alan estrasse la sacca di sangue finto dall’interno della giacca e sospirò.

“Hai qualcosa da bere?” chiese a Jas appena lo raggiunse.

“Prima il dovere, poi il piacere.” replicò Jas esaminando i quattro bruti addormentati profondamente. “Ho avvertito Tina alla polizia, se li vengono a prendere tra poco.”

“Ottimo.” Alan frugò nella sacca del fucile di Jas alla ricerca di una bottiglia d’acqua. Era calda, ma meglio di niente.

“Poi ti offro da bere, giuro.” disse Jas. “Appena la polizia ci dà le taglie di questi stronzi, come sempre.”

“Come sempre.” replicò Alan fissando il sangue finto che gli macchiava la camicia e i pantaloni, chiedendosi quanto ancora sarebbe dovuto andare avanti con quel gioco assieme a Jas per ripagarsi il debito studentesco, e sperando che nessuno gli avrebbe sparato per davvero prima o poi.


 

Alan had been running for a while now, and his legs had started to hurt. He turned his head to see his pursuers, still behind him and mixed with the saturday evening crowd. He looked at the pedestrians. They would have protested, but they would have moved to let his pursuers pass, and after a few seconds they would have gone back to their talks, their glasses, their shopping. Alan envied them. He quickly turned to the right, crossing the road at the very last second, when the cars’ engines already roared and the green light had started to flicker. As soon as he set foot on the other side of the road the cars set in motion, and darted a few centimeters from him. He allowed himself a moment to breathe, aware of the fact that no one seemed to care about him. He could have been drenched in blood and they still would have ignored him. He could have been armed and drenched with someone else’s blood and they would have ignored him even harder. But the only blood Alan saw did not belong to his enemies. He pressed a hand to his stomach and saw a few drops stain the pavement. He breathed slowly and headed for the small alley nearby, aware that unless his pursuers were really stupid they would have found the blood stains and followed them. Not that I have any choice, do I.

He activated his comm.

“Jas, can you hear me? It’s me.”

“How many of them?”

“Four, I think, if no one left.”

“Four? Wow, you have a talent in getting into trouble. Are they still following you?”

Alan was going to answer when he saw the figures of the four men peering in the alley.

“Yeah, they are.” He ran away.

 

“Jas, I don’t think I can go on much longer!” Alan struggled to breathe. His pursuers looked more determined than ever.

“Megamarket, the parking lot on the back.” she simply replied.

Alan looked around keeping a hand on his stomach. Blood kept dripping, but he forced himself to stay focused and to go on the other side of the block.

The Megamarket was closed at that time of the night, but its lights still lightened up that area so isolated from the evening crowd. The sound of cars on the main road and of the closest night club were distant and muffled. Only a few lights were visible in the tall, grey buildings that surrounded him. Jas, don’t disappoint me.

As soon as his pursuers reached him, Alan ran towards the parking lot, passing through a small gate which had been left opened, the only possible entrance. The men followed him and positioned themselves so that he wouldn’t have been able to leave without passing through them. He felt he had fallen into a trap, and the pursuers seemed to agree with him.

He stared at their electrobatons and swallowed. One of them took his gun out.

“You’re trapped, birdie.”

Before Alan could think of a reply, four rapid gunshots, one after the other, echoed in the parking lot. He closed his eyes, and when he reopened them, he saw the four men lying motionless on the ground.

“Jas, fuck, you scared me to death.”

“That’s how you thank me for saving your ass?”

“Pff, if it weren’t for me out there playing the bait’s part, you wouldn’t even get close to these guys.” He removed his fake blood pouch from his jacked and sighed.

“You got anything to drink?” he asked Jas as soon as she reached him.

“Duty first,” she replied. “I phoned Tina, the police will come to get them soon.”

“Great.” Alan rummaged in her rifle sack, looking for a bottle of water. It was warm, but better than nothing.

“Gonna buy you a drink afterwards,” said Jas, “As soon as they give us the bounty, as usual.”

“As usual.” replied Alan, looking at the fake blood staining his shirt and trousers, wondering how long was he going to need to keep playing that game with Jas to pay off his student debt. He hoped no one would have shot him for real before that.