Racconto breve: L’Incontro / Short story: The Meeting

meeting

Se non fosse stato un ordine diretto del suo capo, Lucy non si sarebbe trovata sul sedile passeggero di un furgone di consegne vestita come se lavorasse davvero per la DeliVery Inc, alle 4 del mattino per giunta. Le venivano in mente una miriade di cose che avrebbe preferito fare a quell’ora, e occuparsi di una consegna di dati così importanti che nessuno si fidava a metterli in rete era in assoluto tra le ultime, più o meno tra “infilarsi degli spilli negli occhi” e “farsi iniettare due o tre malattie incurabili”. Il fatto che il destinatario fosse la fazione del Sole Nero rendeva le cose anche meno piacevoli, se possibile.

Di fianco a lei, alla guida, Kirill guardava la strada e sbuffava, probabilmente perso negli stessi pensieri.

“Il passaggio a livello abbassato! Ci mancava solo questo…” borbottò Kirill.

“Siamo in ritardo!” piagnucolò Takeshi dal retro del furgone.

“Lo so, lo so, ma mica ci possiamo schiantare contro un treno!”

Il treno impiegò dieci minuti ad arrivare, e nel frattempo avevano tutti esaurito il catalogo di bestemmie.

“Dovremmo essere già lì… se quelli si offendono…” borbottò Valérie.

“E non abbiamo modo di contattarli, vero capo?” chiese Kirill.

“No, e non chiamarmi capo.” replicò Lucy sospirando.

“Forse dovrei chiamare mio cugino Hideo, è con la Yakuza e… “

“E piantala con questa storia!” Kirill frenò bruscamente per non finire contro un tir parcheggiato nella stradina già di per sè minuscola. Traslochi alle 4 del mattino? si chiese Lucy, ma non disse niente.

“Non si offenderanno di sicuro per un quarto d’ora di ritardo.” Lucy cercò di essere ragionevole.

“Sono già venti minuti!”

L’idea di quelli del Sole Nero che aspettavano in piazza guardandosi gli orologi era grottesca e inquietante.

Kirill tamburellò le dita sul volante con aria nervosa mentre aspettavano che il ponte sul fiume si abbassasse per permettere loro di passare, mentre Takeshi blaterava qualcosa sul cugino nella Yakuza e Valérie mugugnava qualcosa in francese mentre caricava la pistola.

 

Mentre Kirill parcheggiava gli altri erano appiccicati ai finestrini.

“Non li vedo, non c’è nessuno!” esclamò Takeshi.

“Calmo, Tak, di sicuro non se ne sono andati.” replicò Lucy.

“Vorrei essere altrettanto ottimista.” borbottò lui.

Scesero in tutta fretta e corsero al centro del piazzale. I lampioni erano ancora accesi, anche se le prime luci dell’alba avevano cominciato a farsi strada. Il silenzio avvolgeva il luogo.

“Dove sono?” sussurrò Kirill.

Lucy controllò di nuovo il cellulare. Nessun messaggio. Attivò la scansione termica del suo occhio cibernetico, ma rilevò solo alcuni uccelli sugli alberi e una figura vicina a un albero.

“Seguitemi.” mormorò lei, “fate finta di essere degli onesti cittadini, mi raccomando.”

Takeshi fece una smorfia ma non protestò.

L’uomo che la scansione termica aveva inquadrato portava la divisa della ditta di pulizie impiegata dal comune ed era chinato su un robot pulitore che non sembrava deciso a funzionare.

Sulle prime Lucy si rilassò, poi ricordò delle loro uniformi e si sfiorò il fianco della giacca informe per sentire la presenza della pistola. Fece un passo avanti e il suo piede toccò qualcosa di piccolo e metallico. Un bossolo.

“Siete in ritardo.” disse l’uomo senza alzare lo sguardo dal robot. Lucy sentì il sangue gelarle nelle vene. Che sia lui il nostro contatto?

“Vi siete persi una bella scena, c’è stata una specie di sparatoria. Quando sono arrivato era già finita, ma dev’essere stata una roba da film.”

“Una… una sparatoria?” chiese Takeshi.

“Già. Ho visto che portavano via i corpi, dei gran brutti ceffi. Meno male che la polizia ha avuto la meglio, anche se così hanno svegliato tutto il quartiere. E hanno buttato me giù dal letto per pulire.”

I membri del gruppetto si guardarono senza dire una parola.

“Ah, ma voi siete gente onesta, lavoratori come me,” indicò la loro divisa “ capite cosa si prova a svegliarsi presto e lavorare duro, mica come quei perdigiorno criminali che vengono qui a farsi ammazzare.” l’uomo scosse la testa e tornò a trafficare col suo robot.

“Se quella storia del cugino nella Yakuza è vera, Tak, chiamalo subito.” disse Kirill a Takeshi in un sussurro appena udibile da Lucy. “Ci servirà una mano.”


 

If it hadn’t been for a direct order from her boss, Lucy wouldn’t have found herself on the passenger seat of a delivery van, dressed as if she really worked for DeliVery inc, at 4 o’clock in the morning no less. She could think of at least a thousand things she would have rather been doing at that time of the day, and delivering data so important it couldn’t be put online was pretty much at the end of the list, between “jamming needles in her eyes” and “infecting herself with a couple of incurable illnesses”. The fact that the recipient of the delivery was the Black Sun faction made things even worse.

Next to her, Kirill was driving and taking long deep breaths, probably lost in a similar train of thought.

“The railroad crossing’s down! Oh, come on, not now…” mumbled Kirill.

“We’re late!” protested Takeshi from the van’s back.

“I know, I know, we can’t exactly jump in and crash against a moving train, can we?”

The train took ten minutes to arrive and pass, during which they finished their personal catalogues of profanities.

“We should already be there… if we offend them…” wondered Valérie.

“We don’t have a way to contact them, right boss?” asked Kirill.

“No, and don’t call me boss.” Lucy sighed.

“Maybe I should call my cousin Hideo, he’s with the Yakuza and…”

“Oh, cut with this shit!” Kirill slowed down suddenly to avoid a crash with a truck parked in the already small road. What’s this truck doing here at this time of the day? wondered Lucy, but said nothing.

“They will not be offended for a fifteen minutes delay.” Lucy tried being reasonable.

“It’s twenty minutes already!”

The idea of the Black Sun members waiting in the square checking their watches was grotesque and creepy. Kirill drummed his fingers on the steering wheel while they waited for the bridge to lower down and let them pass. Takeshi was still mumbling something about his cousin in the Yakuza and Valérie loaded her gun speaking to herself in French.

 

Kirill parked, and everyone stuck their heads against the windows.

“I can’t see them, they’re not here!” said Takeshi.

“Calm down, Tak, they sure haven’t left.” replied Lucy.

“I wish I had your optimism.”

They got out and ran to the center of the square. The streetlights were still on, even if the first sunrays were starting to reach the city. Silence clouded the place.

“Where are them?” whispered Kirill.

Lucy checked her phone. No message. She activated the thermal scan of her cybernetic eye, and detected the presence of a few birds and of a single human figure next to a tree.

“Follow me,” she whispered. “Remember to look like honest citizens.”

Takeshi sneered but obeyed.

 

The man highlighted by the thermal scan wore the uniform of the city’s cleaning service and was kneeling on a robot-cleaner which didn’t seem to be working.

At first Lucy relaxed, then she remembered their own fake uniforms and lightly touched the side of her baggy jacket to feel the presence of her gun. She took a step forward and her foot touched something small and metallic. A bullet casing.

“You’re late.” said the man without looking at them. Lucy felt her blood turn into ice. So he’s with the Black sun?

“You missed quite a show here, a nice gunfight. When I got here it was pretty much over, but it must have been like in the movies.”

“A… a gunfight?” asked Takeshi.

“Yeah, I’ve seen the bodies they brought away, some really creepy faces. Oh, I’m glad the police won, it’s just that they woke up everyone. And guess who has to come here and clean up.”

The members of the small group looked at each other and said nothing.

“Ah, but you’re honest people, workers like me,” he pointed at their uniforms, “you know what it means to wake up early and work hard, not like those time-wasting criminals who come here to get killed, of all places.” the man shook his head and went back to his robot.

“If that story about your cousin in the Yakuza is true, Tak, call him as soon as you can.” Lucy heard Kirill’s whisper to Takeshi. “We’re gonna need some help.”

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