Recensione / Review: Snowpiercer

Autori: Jacques Lob, Jean-Marc Rochette, Benjamin Legrand
Genere: fantascienza, post-apocalittico
Titolo originale: Le Transperceneige
Anno: 1982
Note: contiene tre storie, la prima intitolata in seguito La Fuga. Le altre due storie sono state scritte dopo, nel 1999 e nel 2000 quando Legrand ha sostituito Lob. C’è anche un film basato sulla prima storia (ma con parecchie differenze).


Basta vedere il poster del film o la copertina del graphic novel per farsi un’idea: c’è un treno, un treno incredibilmente lungo che attraversa una landa ghiacciata in un mondo postapocalittico. A causa di alcuni avvenimenti (mai chiariti) la Terra è prigioniera di una nuova era glaciale, e le temperature toccano i -90°: morte certa per chi mette piede fuori. Ma lo Snowpiercer continua il suo percorso, girando intorno al globo senza mai fermarsi. Nato prima della catastrofe come treno di lusso, è completamente autosufficiente… ma non solo i ricchi vi hanno trovato rifugio a bordo: c’è chi sta negli ultimi vagoni, e sopravvive in condizioni terribili. Man mano che si va verso la coda del treno, infatti, le condizioni di vita degli abitanti peggiorano, e man mano che si va verso la locomotiva i lussi aumentano fino a diventare leggendari. Nessuno si spinge nei vagoni di coda, ma a volte qualcuno dei loro abitanti cerca di fuggire verso una vita migliore, come nel caso di Proloff, un fuggitivo dei vagoni di coda che riesce a raggiungere gli altri vagoni. Viene immediatamente catturato e messo in quarantena, e viene presto raggiunto da Adeline Belleau, attivista che vuole integrare gli abitanti della coda nel resto del treno. Proloff rifiuta di rispondere a qualunque domanda sulla vita nei vagoni di coda, ma le sue rivelazioni finali sono semplici quanto agghiaccianti. Proloff e Adeline si trovano a percorrere l’intero treno in un viaggio che avrà conseguenze incredibili. Le altre due store, invece, si svolgono a bordo di un altro treno simile, chiamato il Wintercrack. I suoi abitanti vivono nel terrore di una collisione con lo Snowpiercer, e il protagonista qui è Puig Vallès, un esploratore che finirà per portare alla luce scomode verità.

La natura umana al suo meglio e al suo peggio si è condensata sui due treni, e anche se sono cambiate molte cose, tante altre sono rimaste quelle di un tempo. C’è la religione, e sullo Snowpiercer non è raro sentire persone rivolgersi alla Santa Loco, la locomotiva senza la quale sarebbero tutti morti. Finché la locomotiva va, la vita continua. Sul Wintercrack la religione è uno strumento usato per controllare le masse. Ci sono persino dei fanatici convinti che il treno sia in realtà un’astronave nello spazio.

Il Wintercrack è, se possibile, ancora più distopico dello Snowpiercer, grazie all’uso di illusioni e realtà virtuale per controllare la popolazione con la scusa di aiutarli a sfuggire alla noia quotidiana. Le allegorie si sprecano, insomma, e visto che la crisi dei rifugiati si fa più intensa che mai (ed è destinata a peggiorare, se si pensa ai rifugiati climatici), vale la pena darci una letta e riflettere. Si dice che le persone fatichino a immaginare azioni e conseguenze collegate a miliardi di persone ma abbiano bisogno di cifre più piccole per rendersi conto della gravità delle cose, perciò le vicende di questi due treni potrebbero essere perfette. Quanto vale una vita umana, ci sono persone che valgono più di altre, chi vive in miseria dovrebbe restare in quelle condizioni per consentire a pochi di vivere nel lusso? Questi sono solo alcuni dei temi affrontati in questo graphic novel le cui trame vi cattureranno. I disegni sono carini, niente di eccellente ma è bello vedere come grazie allo stile realistico adottato tutti siano tremendamente umani e, in alcuni casi, brutti. La bellezza è per pochi a bordo di questi treni. A volte se il treno è inquadrato dal misero paesaggio esterno ci sono delle didascalie in rima abbinate alla fredda desolazione di quel mondo, come una canzone o una litania, fatta per ricordarci dello Snowpiercer con i suoi mille e uno vagoni. Un interessante studio sulla natura umana e sulla follia post-apocalittica. Da leggere.


 

Author(s): Jacques Lob, Jean-Marc Rochette, Benjamin Legrand
Genre: sci-fi, post-apocalyptic
Original title: Le Transperceneige
Year: 1982
Notes: It contains three stories, the first one later simply renamed “The escape.” The second and third stories were published later, in 1999 and 2000 when Legrand replaced Lob. There’s also a movie based on its first story which I plan to review soon.
If you’ve seen the movie – or at least the poster – you know what I’m talking about: an impossibly long train making its way on a post-apocalyptic landscape covered in snow. And it’s precisely what it is. After some event (the cause is debated) the Earth is trapped into a new Ice Age, with temperatures as low as -90°. Outside, certain death. But the Snowpiercer carries on, circling the globe. Born as a luxury tourist train, it’s completely self-sufficient. The first carriages are reserved to the most rich, and their lifestyle is the stuff of legends. The more you go down the train, the worse it gets. Life in the tail is said to be horrible. And this is why a man named Proloff escapes and manages to reach one of the other carriages. He is immediately captured and put into quarantine, where he is soon joined by an activist, Adeline Belleau, who wants to integrate people living in the tail in the rest of the train. Everyone asks Proloff how life is in the rearmost carriages, but he refuses to answer, telling everyone they couldn’t understand. And when he does, reality is as terrible and as simple you’d imagine. Both will end up travelling through the whole train, a journey that will have consequences. The other two stories, however, are set in another similar train, the Wintercrack. People live in fear of a collision with the Snowpiercer, and the troublemaker here is an explorer named Puig Vallès, who uncovers some horrible truths.
Human nature as its best and worst inhabits both trains, and even if many things have changed, many have remained the same. Religion still exists, and on the Snowpiercer it has the form of a cult of the Saint Locomotor, the only thing that keeps them from dying. As long as the locomotor goes, there is hope. On the Wintercrack, religion is a mean to control the masses. Fanatics still exists, and here they believe the train is a spaceship and everyone is actually in space.
The second train is even more of an orwellian place, with illusions and virtual reality trips offered to the population to control it. Of course this whole graphic novel has allegorical effects, and in the wake of the refugee crisis, please give a it a read and think about it. It’s said that humans have trouble imagining consequences and actions linked to billions of people, our mind needs smaller groups to deal with important facts, and Snowpiercer could be good practice. How much is a human life worth, are there people who are worth more than others, should people who live miserably stay that way to allow a few to live in luxury… these are only some of the topics that are discussed in the graphic novel. And don’t get fooled by this, the stories work, narratively speaking. The art is good, and I love how everyone is extremely human and, well, ugly in certain cases. Everyone is very different, and only certain people get to be beautiful. Sometimes, when the train is drawn from the outside, rhymed captions are paired to the bleak landscape, like a litany or a song that reminds us of the powerful Snowpiercer with its one thousand and one carriages. A careful study on humanity and a good representation of post-apocalyptic crazyness, Snowpiercer is a must read.

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