Racconto breve: Il Debito / Short story: The Debt

debt

Alan correva da un po’, e ormai le gambe avevano cominciato a fargli male. Si guardò alle spalle: i suoi inseguitori si stavano facendo strada tra la folla del sabato sera. Studiò i passanti. Avrebbero protestato ma si sarebbero spostati, e pochi istanti dopo sarebbero tornati alle loro conversazioni, ai loro bicchieri, al loro shopping. Alan li invidiò per questo.

Voltò a destra attraversando la strada all’ultimo minuto, quando i motori delle auto già rombavano impazienti e il semaforo verde aveva iniziato a lampeggiare. Appena mise piede dall’altro lato della strada le auto partirono, sfrecciandogli a pochi centimetri di distanza. Si concesse un attimo per prendere fiato, lieto del fatto che sembrava nessuno facesse caso a lui. Avrebbe potuto essere coperto di sangue dalla testa ai piedi e lo avrebbero ignorato. Se fosse stato armato e il sangue fosse stato palesemente altrui, lo avrebbero ignorato anche con maggiore intensità. Ma l’unico sangue che Alan vedeva non era certo dei suoi nemici. Si premette una mano contro il ventre e altre gocce caddero a bagnare il marciapiede. Respirò lentamente e si infilò nel vicolo più vicino, conscio che se i suoi inseguitori avevano un minimo di sale in zucca avrebbero potuto benissimo seguire le tracce e raggiungerlo. Non che io abbia scelta, adesso.

Attivò il comunicatore.

“Jas, mi senti? Sono io.”

“Quanti sono?”

“Quattro, credo, se nessuno ha rinunciato.”

“Quattro? Wow, ti sei cacciato in un bel guaio stavolta. Ti stanno seguendo ancora?”

Alan stava per rispondere, quando le sagome dei quattro si affacciarono nel vicolo.

“Sì, decisamente.” riprese a correre.

 

“Jas, comincio a non farcela più!” Alan respirava affannosamente. I quattro non sembravano avere nessuna intenzione di mollarlo, anzi, sembravano più determinati di prima.

“Megamarket, parcheggio sul retro.” disse semplicemente lei.

Alan si guardò intorno in fretta, tenendo una mano premuta sul ventre. Il sangue continuava a scorrere ma si costrinse a farsi forza e a fare il giro dell’isolato.

Il Megamarket era chiuso di notte, ma le sue luci illuminavano quella parte del quartiere più lontana dalla folla. Il rumore delle auto sulla strada principale e quello del locale notturno più vicino arrivavano ormai attutiti. C’erano poche luci accese nei condomini alti e grigi che lo circondavano. Jas, non deludermi.

Alla vista dei quattro inseguitori Alan corse verso il parcheggio posteriore del supermercato, passando attraverso un cancelletto che era stato lasciato aperto, l’unico ingresso possibile. Gli inseguitori entrarono e si piazzarono in modo da non consentirgli di tornare sui suoi passi e fuggire. Fissò le sbarre della cancellata che circondava il parcheggio sentendosi in trappola.

I quattro membri della gang sembravano vederla come lui.

Alan fissò i loro manganelli elettrificati e deglutì. Uno di loro estrasse la pistola.

“Sei in trappola, uccellino.”

Prima che Alan potesse pensare a una risposta, quattro colpi consecutivi di fucile echeggiarono nel parcheggio in rapida successione. Chiuse gli occhi, e quando li riaprì trovò i suoi inseguitori riversi a terra immobili.

“Jas, fanculo, mi hai fatto prendere un infarto.”

“Bel ringraziamento, ti ho appena salvato le chiappe.”

“Pff, se non ci fossi io a fare da esca qui, col cavolo che li prenderesti questi simpaticoni.” Alan estrasse la sacca di sangue finto dall’interno della giacca e sospirò.

“Hai qualcosa da bere?” chiese a Jas appena lo raggiunse.

“Prima il dovere, poi il piacere.” replicò Jas esaminando i quattro bruti addormentati profondamente. “Ho avvertito Tina alla polizia, se li vengono a prendere tra poco.”

“Ottimo.” Alan frugò nella sacca del fucile di Jas alla ricerca di una bottiglia d’acqua. Era calda, ma meglio di niente.

“Poi ti offro da bere, giuro.” disse Jas. “Appena la polizia ci dà le taglie di questi stronzi, come sempre.”

“Come sempre.” replicò Alan fissando il sangue finto che gli macchiava la camicia e i pantaloni, chiedendosi quanto ancora sarebbe dovuto andare avanti con quel gioco assieme a Jas per ripagarsi il debito studentesco, e sperando che nessuno gli avrebbe sparato per davvero prima o poi.


 

Alan had been running for a while now, and his legs had started to hurt. He turned his head to see his pursuers, still behind him and mixed with the saturday evening crowd. He looked at the pedestrians. They would have protested, but they would have moved to let his pursuers pass, and after a few seconds they would have gone back to their talks, their glasses, their shopping. Alan envied them. He quickly turned to the right, crossing the road at the very last second, when the cars’ engines already roared and the green light had started to flicker. As soon as he set foot on the other side of the road the cars set in motion, and darted a few centimeters from him. He allowed himself a moment to breathe, aware of the fact that no one seemed to care about him. He could have been drenched in blood and they still would have ignored him. He could have been armed and drenched with someone else’s blood and they would have ignored him even harder. But the only blood Alan saw did not belong to his enemies. He pressed a hand to his stomach and saw a few drops stain the pavement. He breathed slowly and headed for the small alley nearby, aware that unless his pursuers were really stupid they would have found the blood stains and followed them. Not that I have any choice, do I.

He activated his comm.

“Jas, can you hear me? It’s me.”

“How many of them?”

“Four, I think, if no one left.”

“Four? Wow, you have a talent in getting into trouble. Are they still following you?”

Alan was going to answer when he saw the figures of the four men peering in the alley.

“Yeah, they are.” He ran away.

 

“Jas, I don’t think I can go on much longer!” Alan struggled to breathe. His pursuers looked more determined than ever.

“Megamarket, the parking lot on the back.” she simply replied.

Alan looked around keeping a hand on his stomach. Blood kept dripping, but he forced himself to stay focused and to go on the other side of the block.

The Megamarket was closed at that time of the night, but its lights still lightened up that area so isolated from the evening crowd. The sound of cars on the main road and of the closest night club were distant and muffled. Only a few lights were visible in the tall, grey buildings that surrounded him. Jas, don’t disappoint me.

As soon as his pursuers reached him, Alan ran towards the parking lot, passing through a small gate which had been left opened, the only possible entrance. The men followed him and positioned themselves so that he wouldn’t have been able to leave without passing through them. He felt he had fallen into a trap, and the pursuers seemed to agree with him.

He stared at their electrobatons and swallowed. One of them took his gun out.

“You’re trapped, birdie.”

Before Alan could think of a reply, four rapid gunshots, one after the other, echoed in the parking lot. He closed his eyes, and when he reopened them, he saw the four men lying motionless on the ground.

“Jas, fuck, you scared me to death.”

“That’s how you thank me for saving your ass?”

“Pff, if it weren’t for me out there playing the bait’s part, you wouldn’t even get close to these guys.” He removed his fake blood pouch from his jacked and sighed.

“You got anything to drink?” he asked Jas as soon as she reached him.

“Duty first,” she replied. “I phoned Tina, the police will come to get them soon.”

“Great.” Alan rummaged in her rifle sack, looking for a bottle of water. It was warm, but better than nothing.

“Gonna buy you a drink afterwards,” said Jas, “As soon as they give us the bounty, as usual.”

“As usual.” replied Alan, looking at the fake blood staining his shirt and trousers, wondering how long was he going to need to keep playing that game with Jas to pay off his student debt. He hoped no one would have shot him for real before that.

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