Recensione: Pechino Pieghevole / Review: Folding Beijing

Autrice: Hao Jingfang

Genere: sci-fi

Anno: 2015

Note: tradotto in inglese da Ken Liu, vincitore dello Hugo nel 2016. In inglese è uscito su Uncanny (qui), in italiano è uscito sul numero 79 di Robot.


Lao Dao, un uomo che lavora in un impianto di lavorazione rifiuti a Pechino, sta cercando l’amico Peng Li in tutta fretta. Perché? Beh, perché Peng Li ha trovato un modo per raggiungere il Primo Spazio, e Lao Dao deve andarci per consegnare un messaggio. Sarà pericoloso, ma verrà pagato bene e ha bisogno di soldi per la retta dell’asilo della figlia…

Per risolvere il problema della disoccupazione e del poco spazio dove far abitare tante persone, Pechino è stata ricostruita per essere pieghevole. Quando è il turno di uno Spazio essere “sveglio” e spiegato, gli altri due lati dormono grazie a un gas soporifero e aspettano il loro turno. Lao Dao vive nel Terzo Spazio come la maggior parte delle persone, che è “sveglio” in piena notte: vediamo Lao Dao camminare in un mercato alimentare affollato alle 5 di mattina. Il Terzo Spazio è affollato da persone che cercano di arrivare a fine mese, ma le cose vanno un po’ meglio del Secondo Spazio, i cui abitanti possono ancora sperare di ottenere un lavoro nel Primo Spazio: quello abitato dall’elite, come potete intuire. Le avventure di Lao Dao lo portano nel Primo Spazio, ma non sarà un viaggio facile da fare…

La storia è molto semplice e, siamo onesti, Lao Dao è fortunato. Ma alla fine rimane la sensazione che anche se Lao Dao è a posto, è solo uno delle più di 50 milioni di persone che vivono nel Terzo Spazio, le cui vite potrebbero essere in pericolo… L’ambientazione sembra semplice, dato che ci mostra un mondo diviso tra la maggior parte della popolazione, la classe medio alta e il famigerato 1%. Sembra un’allegoria dell’attuale situazione mondiale, e non nego che lo sia, ma la faccenda è più complicata.

Che la divisione di Pechino non sia equa è facile capirlo: il Primo Spazio ha molte più ore di attività a disposizione, pur essendo abitato solo da 5 milioni di persone: robetta rispetto ai 25 milioni del Secondo Spazio e ai 50 milioni del Terzo Spazio. Sembra tutto molto reale, ed è interessante scoprire come vivono le persone nei vari spazi e come percepiscono la vita. Il mio dettaglio preferito è la parte in cui Lao Dao passa dall’altra parte…

Anche se la storia ha i suoi difetti, e ho avuto spesso l’impressione che la vicenda di Lao Dao fosse lì solo per mostrare l’ambientazione, consiglio comunque Pechino Pieghevole, perché si basa su una domanda che ci facciamo tutti di questi tempi: come affrontare l’aumento di popolazione, la necessità di risorse (spazio incluso) e la necessità di dare lavoro a tutte queste persone ora che la tecnologia sta imparando a lavorare benissimo senza aiuto umano.

Una storia interessante per tutti, appassionati di fantascienza o no. L’idea di una città pieghevole è esagerata, persino irrealistica, me ne rendo conto, ma a me quest’idea così audace è piaciuta tanto.


 

Author: Hao Jingfang

Genre: sci-fi

Year: 2015

Notes: translated by Ken Liu. Winner of the Hugo Award for Best Novelette in 2016, you can read it here.


Lao Dao, a man working at a waste processing station in Beijing, is desperately looking for his friend Peng Li. Why? Well, because Peng Li has found a way to reach First Space, and Lao Dao needs to go there to deliver a message. It’s risky, but he’ll be paid nicely and he needs the money for his daughter’s kindergarten tuition…

To solve the problem of lack of jobs and living space, Beijing has been rebuilt to, well, fold itself according to the time of the day. When it’s one side’s turn to be “awake” and unfolded, the two other sides sleep thanks to a soporific gas and wait for their turn. Lao Dao lives in Third Space like most people, where most of its activity is done at night: Lao Dao walks through a bustling food market at 5 am. If Third Space is crowded by people trying to make ends meet, things are slightly better in Second Space, where people can still dream to achieve a place in First Space: the one where only the elite lives, as you can guess. Lao Dao’s journey brings him to First Space, but it’s not an easy trip to make…

 

The story is quite simple and, let’s be fair, Lao Dao gets quite lucky. But in the end, you’re still left with the feeling that while Lao Dao may have solved his problem for now, he’s still one of the more than 50 million people who live in Third Space, and that a great danger looms over the others. The setting may seem deceptively simple: a place inhabited by the most people, one for the upper middle class and another for the 1%… just an allegory of everyday life. And while it definitely is the case, it’s still more complex than that.

The division of Beijing is obviously unfair in certain aspects, like the fact that First Space gets more hours of activity while being inhabited only by 5 million people: a mere village compared to the 25 millions of Second Space and the 50 millions of Third Space. And yet its reality is complex, and it’s definitely interesting to see how people live in the various spaces and how different they are. My favorite detail has to be the part in which Lao Dao actually gets to the other side…

 

While the story has it flaws and sometimes I felt it was just there to show off the setting, I still recommend Folding Beijing, because it starts from a question we all ask ourselves in our days: how to deal with the increase in population, the need of resources (like space) and the need to give jobs to all these people now that technology is becoming better and better at working without human input. To anyone who’s into sci-fi, this story is going to be food for thought. Is the idea of a folding city exaggerate, even unrealistic? Maybe so, but this doesn’t make it for a less interesting story, and in fact I appreciated the bold idea behind it.

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