Recensione / Review: I Creatori di Mostri

Autore: Robert Rainbell (pseudonimo di Roberta Rambelli)

Genere: sci-fi, space opera

Anno: 1959

Note: Roberta Rambelli scrisse usando diversi pseudonimi.


Lo psicologi Krishna è in difficoltà: gli è appena stato portato un altro paziente, un’altra vittima di atroci allucinazioni in cui dice di vedere giganteschi mostri che sputano fiamme purpuree e lo vogliono mangiare, al punto che cerca di uccidersi.

Krishna riesce a salvarlo, ma la sua salvezza ha un costo. Con lui siamo a venti delle centoventi persone che compongono l’equipaggio della spedizione Kappa rimandate indietro a causa di queste crisi terribili. C’è qualcosa di strano da qualche parte nello spazio, qualcosa che fa impazzire scienziati e militari a bordo della Kappa. Per salvare gli altri cento uomini e i futuri esploratori e coloni che si avventureranno da quelle parti, il mistero deve essere svelato a tutti i costi. Dato che l’ultimo paziente di Krishna era anche lo psicologo della spedizione, Krishna acconsente a raggiungere la Kappa. La situazione è delicata, e la missione si prospetta pericolosa…

Sinceramente non ricordo quando ho saputo per la prima volta di questo libro, ma credo di averlo messo in lista perché la trama aveva qualcosa che mi faceva pensare al mio romanzo (quello finalista all’Urania). In realtà i Creatori di Mostri ha poco in comune col mio romanzo (meno male!) e se riuscite a trovarlo – chiaramente è fuori catalogo – in qualche mercatino o su ebay ne vale la pena, è una lettura carina.

Il futuro in cui vive Krishna non è perfetto, ma è di gran lunga migliore del nostro, è un futuro in cui abbiamo colonizzato lo spazio e imparato come usare le nostre risorse… ma è un futuro dove non mancano le rivalità, come quelle tra scienziati e soldati a bordo della Kappa, una rivalità che mette in pericolo la fragile stabilità della spedizione. Sulla nave Krishna incontra il suo vecchio amico Kovacs, che gli fa un ritratto del comandante della spedizione. Quando poi Krishna lo incontra scopriamo quando Kovacs avesse contemporaneamente ragione e torto: quasi tutti questi personaggi sono reali, multisfaccettati, quasi moderni ( di donne neanche a parlarne, ma almeno il protagonista non è il solito John Qualcosa). Nessuno dei personaggi principali ha lo spessore di una sagoma di cartone, e sotto questo aspetto ho letto di peggio in opere più recenti. Il mistero dei creatori di mostri viene svelato lentamente come in un giallo, con false piste e indizi, paure e nuove scoperte. Si legge volentieri perché è difficile indovinare il finale fino alle ultimissime pagine, cosa che adoro. Un difetto può essere dato dal fatto che la voce narrante, quella di Krishna, è quasi “neutro”, un mero specchio per il lettore se comparato a personalità ben costruite come quelle di Kovacs e il Comandante. Di solito adoro saperne di più sui personaggi, ma il romanzo rimane godibile lo stesso.


Author: Robert Rainbell (nom de plume of Roberta Rambelli)

Genre: sci-fi, space opera

Year: 1959

Notes: Roberta Rambelli was very active in the sci-fi field, translating dozens of works and writing several novels and short stories. The title of this novel means literally “The creators of monsters”.


Psychologist Krishna is baffled: another man has been brought to him, another victim of terrible hallucinations in which he claims to see fire breathing purple monsters ready to eat him and tries to commit suicide. Krishna saves his patient, but at a great cost. Now twenty out of the 120 men who were part of the Kappa Expedition have been sent back displaying the exact same symptoms. It’s clear that there is something weird in the corner of space that the Kappa is exploring, something that makes people go mad. To save the other 100 men and the future explorers (and colonists), the mystery needs to be unveiled. Since the expedition’s psychologist also happened to be Krishna’s latest patient, Krishna agrees to join the Kappa. Things aren’t going very smoothly on the Kappa, and many dangers await its crew…

I honestly can’t remember where I found out about this book, but I can imagine I put it in my to-read list because what I knew about the plot vaguely reminded me of the novel I have written. I Creatori di Mostri ended up having very little in common with my novel, luckily, but if you can read in Italian and get the chance to find this in some market (it’s out of print because of course it is) it’s definitely worth your time.

It’s intriguing to see the future in which Krishna lives, a future that is not perfect but is vastly better than our own, a future in which we have colonized space and we have learned how to use our resources better… but that’s far from utopian, after all there is an undeniable rivalry on the Kappa between scientists and soldiers, a rivalry that threatens the already fragile situation of the expedition. On the Kappa, Krishna meets Kovacs, an old friend of his, who gives him a description of the expedition commander. Later Krishna meets the commander and we see how Kovacs was both right and wrong: these multifaceted characters feel real and “modern”, no one of the major characters is a cardboard stereotype (I’ve read worse in more recent novels).

But very little of the adventures happens onboard the Kappa: the mystery of the hallucinations is unraveled slowly, as if it were a detective novel, with hints and new discoveries, with dangers and fears. It’s a pleasing read because you can’t guess how it will end until the very last pages. A minor flaw could be that the main character, Krishna (the story is written in first person) has very little personality if compared to Kovacs, the Commander and other characters: Krishna pretty much acts as a mirror for the reader. Considering the story is full of action and mysteries, I’d say it’s forgivable… even if I personally love knowing more about protagonists.

 

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Recensione Flash / Flash Review: The Engines Imperial

Autore: Sean Bensinger

Genere: fantascienza, space opera

Anno: 2016

Lunghezza: 3047 parole

Dove trovarlo: http://clarkesworldmagazine.com/bensinger_08_16/ (numero 119 of Clarkesworld)


Rook è l’IA di una astronave, costruito per combattere per una dinastia da tempo scomparsa e per combattere nemici che non esistono più. Seguono nuovi padroni, e nuovi nemici. Ha combattuto per tanti anni, sparso tanto sangue, e ha visto la sorella morire. Ha sofferto e ha inflitto sofferenze. E ora stanno venendo per lui.

Al giorno d’oggi è arduo leggere una storia su una IA collegata a una nave senza pensare alla serie di Ancillary Justice di Ann Leckie. Il destino di Rook è molto diverso da quello di Breq, protagonista della trilogia della Leckie. C’è tristezza e malinconia in un’IA che ha fatto ciò per cui è stata costruita e ha visto l’universo cambiare, un’universo che ora è diventato più simile a lui… ma non è pronto ad accettare che Rook abbia sentimenti, o non gli interessa.

Non sarà un’opera originalissima (il tema non è propriamente nuovo), ma il fattore empatia è ben gestito, ed è difficile non affezionarsi almeno un po’ a Rook, cosa notevole vista la brevità del racconto.


 

Author: Sean Bensinger

Genre: sci-fi, space opera

Year: 2016

Length: 3047 words

Where to find it: http://clarkesworldmagazine.com/bensinger_08_16/ (issue 119 of Clarkesworld)

Rook is a ship AI, a warrior built for a dynasty long gone, destined to fight enemies long disappeared. Still, he finds new masters, and new enemies. He has fought for many years, seen a lot of bloodshed, and he has seen his sister die, a moment of genuine grief. Now they’re coming for him.

Nowadays it’s hard to read a story about a spaceship AI without thinking about Ann Leckie’s Ancillary series. Rook’s destiny is far different from Ann Leckie’s main character, Breq. There is sadness and melancholy in an AI who did what was ordered him to do, what he was literally built to do only to see his sister die and the universe change around him, a universe that has become so close to him and yet doesn’t see him as capable of holding any feelings (or just doesn’t care).

Perhaps not a super original work (it’s not the newest theme ever, after all), but the “empathy factor” is very well cared for: it’s hard not to feel sorry for Rook, which is a good achievement considering the length of the story itself.

Recensione / Review: Madre Nostra

Autore: Stefano Paparozzi

Genere: fantascienza

Anno: 2018

Note: pubblicato da Zona 42


 

Madre Nostra è strutturato come un diario, diario che in realtà non è regolare e a volte passano mesi senza che la sua autrice ne scriva una pagina… per motivi molto seri. L’autrice del diario è Miriam Monteforti, una dodicenne che comincia il diario per rivelarci che è incinta. Non ha mai avuto rapporti, nè ha mai avuto il ciclo mestruale; per abortire è troppo tardi. Nè lei nè la famiglia sanno come gestire questo evento assurdo, sopratutto Miriam. Già essere un’adolescente è difficile, figurarsi se ci si mette anche la questione della “madre vergine”. Ed è solo l’inizio delle avventure di Miriam: tramite il suo diario vediamo come il mondo reagisce alla sua situazione: la scienza decide di studiarla per aiutarla (e per aiutare le donne che cercano di avere figli), ma nasce anche una chiesa intorno alla sua figura. Per Miriam è difficile trovare un posto nel mondo, data la sua situazione, ma è destinata ad avere un impatto enorme su chi la circonda, dal fratello Marco alla migliore amica Vanessa, passando per tante altre persone.

Nel corso del suo diario lo stile di Miriam cambia. Cambia la sua grammatica, la struttura delle frasi, la scelta delle parole… ed è uno dei punti di forza che contribuiscono a renderlo un romanzo credibile. Miriam cambia e cresce, e noi vediamo i suoi tormenti interiori ed esteriori mentre la sua vita continua, vediamo i suoi rapporti con gli altri e come le altre persone reagiscono di fronte a lei e alle sue scelte. Complimenti all’autore per essere riuscito a immergersi così bene nella mente di una ragazzina prima e di una donna dopo, la voce è credibile e il libro è scorrevole e si legge velocemente: è un complimento da parte mia, la fluidità di un testo è una dote importante.

Il problema è che, leggendo, diventa piuttosto ovvio per il lettore capire cose accadrà, anche se Miriam ancora non se ne rende conto. Non c’è modo migliore per dire a un lettore “ehi, guarda qui, questo sarà un dettaglio importante che tornerà” che facendo dire a Miriam nel suo diario “oh, e comunque è successa questa cosa ma niente di importante.” È un peccato perché contribuisce a rendere la parte centrale del romanzo meno emozionante: immaginiamo facilmente cosa accadrà e alla fine viene fuori che ci avevamo preso, cosa che non è sempre soddisfacente in fase di lettura. Sì, sono cose che succedono nella vita, lo so, ma… è una delle piccole cose che ci svelano che stiamo leggendo un’opera di finzione e non un diario vero.

Non mancano i momenti strappalacrime nella vita di Miriam, sopratutto verso la fine del diario: prima o poi vi verrà una lacrimuccia, garantito. Miriam cambia molto nel corso degli anni, e se un protagonista non cambia non c’è una versa storia, ma ho dei dubbi sul finale. Anche se siamo abbastanza furbi da accorgerci del “falso messaggio” a cui Miriam è tentata di credere per via della tendenza umana di cercare un senso dietro alle cose e ne è conscia, non posso non chiedermi perché quel certo elemento è stato incluso nella trama. Non fraintendetemi, è un bel romanzo ed è ben scritto. L’autore è riuscito a entrare nella mente di Miriam, ma ci ha raccontato una storia molto semplice, e mi aspettavo più colpi di scena.

Mi ha quasi fatto pensare a Non Lasciarmi di Kazuo Ishiguro: una storia di fantascienza malinconica ambientata in un mondo simile al nostro. Proprio come il romanzo di Ishiguro, Madre Nostra sarebbe stato bene persino in una collana di una grande casa editrice e venduto non come fantascienza: avrebbe raggiunto un grande pubblico, avrebbe avuto articoli di giornale e magari un invito in tv. Ottimo libro da regalare a chi di solito non legge fantascienza.


 

Author: Stefano Paparozzi

Genre: fantascienza

Year: 2018

Notes: pubblicato da Zona 42


The story is shaped like a diary, a diary that has not been kept regularly since sometimes months and years go without entries… for specific reasons. The diary’s owner is Miriam Monteforti, and at the start of her diary she reveals us she’s pregnant. She’s only 12, and has never had sex nor her first period. It’s too late for an abortion anyway, and her family doesn’t know how to deal with it. Neither does Miriam, of course, who is terrified. After all, being a teen is hard enough if you don’t throw in the whole “virgin mother” thing. This is just the beginning of Miriam’s adventures, which we can read in her diary as she sees how the world reacts to her condition, with a team of scientists who wish to study her and help her (and the women around the world who try but can’t get pregnant) and a church who gets founded around her figure. It’s hard for Miriam to find her own place in the world due to her condition, but she will have quite an impact on the world and those around her (from her brother Marco to her best friend Vanessa to many other people).

Through her diary, Miriam’s writing style changes. Her grammar, sentence structure, choice of words is vastly different throughout the years, and this is one of the strengths of this novel. Miriam changes and grows, and we experience the inner (and outer) turmoil of her life as she learns more about her and how to deal with it and with the people around her, who have vastly different reactions to her life and her choices. Also, props to the author who manages to get in the mind of a teenage girl (and later, adult woman) fairly well, writing in a believable voice and delivering a book that flows nicely and is easy to read: this is a great compliment, I appreciate this a lot in a novel.
The main issue is that while reading it becomes obvious for the reader what is going to happen – even if Miriam doesn’t know yet. There isn’t a better way to put something in the spotlight than saying “oh by the way this thing happened, I’m sure it’s not going to be a big deal”. This is a pity because it made the central part of the novel a bit less engaging: we can already guess what is going to happen and we find out we were right all along, which in this case doesn’t work as well as I would have loved to. It happens frequently in life, I’m aware of it, and yet… it’s one of the very few parts in which as readers we can see through the diary structure and realize it’s just fiction all along.

Miriam’s life comes with a few tear-jerking events, especially at the end of her diary, and you’ll probably shed at least one tear. Miriam has changed a lot over the years, and it’s not a real story unless the main character changes, but I am not sure it was the best way to end her story. Even if we are wise enough to understand the “false message”, something even Miriam thinks about but is aware that is just the result of humanity’s tendency to see patterns and messages everywhere, I can’t help but wondering why such a particular element was chosen for the plot. And do not misunderstand me, it is a good book, a well written one. I just got the feeling that the author did a great job getting into Miriam’s mind, but at the same time it told us a very simple story, I expected more plot twists.

It almost made me think of Kazuo Ishiguro’s Never Let Me Go: a melancholic sci-fi story set in a world not too different from our own. And just like Ishiguro’s novel, Madre Nostra wouldn’t have looked out of place among those books that are sci-fi and yet aren’t promoted as such from major publishers and have a wide audience. It would have perhaps even a few newspaper articles and an invitation to a tv program. Hell, this one could be a book to give to someone who isn’t usually into sci-fi.

Recensione Flash / Flash Review: Ancient Engines

Autore: Michael Swanwick

Genere: sci-fi

Anno: 1999

Lunghezza: 2839 parole

Note: disponibile sul numero 127 di Clarkesworld.


Un ubriaco si mette a infastidire il tipo sbagliato al bar. Il tipo in questione, Jack, se ne occupa senza troppi problemi: dopotutto è più forte e veloce di qualunque umano, e in caso di necessità può rimpiazzare le parti del corpo con pezzi nuovi. L’ubriaco lo aveva accusato di essere alla ricerca dell’immortalità, e ora un vecchio vuole discutere con lui proprio di questo…

Un interessante raccontino a operta dell’autore de La Figlia del Drago di Ferro, Ancient Engines è più una conversazione sull’immortalità che una storia in senso stretto, ma essendo breve rimane interessante. Jack e il vecchio hanno idee diverse su come raggiungere l’immortalità, e se valga la pena davvero farlo. Da lettori è interessante vedere cosa tiene in serbo il vecchio, e ha un finale interessante.

Niente di ultra – innovativo, ma è una storiellina piacevole sull’immortalità e l’evolversi della tecnologia.


Author: Michael Swanwick

Genre: sci-fi

Year: 1999

Length: 2839 words

Notes: Available on Clarkesworld issue 127


A drunk guy starts annoying the wrong guy at a bar. The guy in question, Jack, deals with him pretty easily: after all, he’s far stronger and faster than any human. If anything goes wrong in him, he can replace his body parts. The drunk guy had accused him of looking for immortality, and now an old man wants to discuss his desire for unending life with him…

An interesting short story from the author of The Iron Dragon’s Daughter, Ancient Engines is more of a conversation about immortality than a real story, which is still interesting since it’s rather short. The old man and Jack have different ideas on how to achieve immortality, and if it’s really worth achieving it. As a reader it is enjoyable to see which tricks does the old man have up his sleeve, and it has a satisfying ending.

Nothing groundbreaking, but it’s a neat little short story about immortality and the evolution of technology.

Recensione: Annientamento (film) / Review: Annihilation (film)

Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Tuva Novotny, Gina Rodriguez, and Tessa Thompson in Annihilation (2018)

Genere: fantascienza, la Zona

Anno: 2018

Diretto da: Alex Garland

Cast: Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Gina Rodriguez, Tessa Thompson, Tuva Novotny, Oscar Isaac etc.

Note: ispirato dal romanzo di Jeff Vandermeer Annientamento.


Lena, ex militare e ora professoressa universitaria, è incapace di affrontare la scomparsa del marito Kane, anche lui soldato. Non è mai tornato da una missione segreta, e nessuno è autorizzato a rivelarle nulla della natura della missione. Nonostante sia passato più di un anno, per Lena è davvero difficile andare avanti. Un giorno, però, Kane fa ritorno. Se lo ritrova a casa, è strano, malaticcio e non sembra ricordare molto della missione. Kane e Lena non riescono a raggiungere l’ospedale, però: dei militari li bloccano e Lena si risveglia in una struttura particolare dove la aspettano risposte che genereranno altre domande. Come altri prima di lui, Kane è entrato nell’area X, un luogo misterioso circondato da una luminescenza. Chiunque entri non fa ritorno… a parte Kane, appunto. Lena decide di unirsi alla prossima squadra che entrerà, per capire cosa è successo a Kane e se c’è ancora possibilità di salvarlo. Misteri, pericoli e stranezze la attendono nell’Area X.

Vi avverto, se avete letto il romanzo non aspettatevi fedeltà nella trasposizione, a parte alcuni elementi è una storia molto diversa. Persino il concetto di base dietro al titolo, uno dei momenti più agghiaccianti del romanzo, è cambiato. A parte il fatto che la Portman, per quanto sempre brava, non c’entra molto con come veniva descritta la Biologa del romanzo, l’Area X è costruita in maniera interessante: piante lussureggianti ma strane, fenomeni misteriosi, la creatura che caccia nella palude… nonostante la mancanza di tutta la fauna che popola il romanzo (soprattutto pennuti di vario genere, qui assenti), viene garantito quel senso di “terrore naturale”, con quegli elementi strani e pericolosi che hanno comunque qualcosa di bello. Purtroppo alcuni degli elementi fondamentali del romanzo – alcuni dei migliori secondo me – mancano del tutto, e alla fine il film è più che altro “vagamente ispirato a” che “basato su”. Più che Annientamento sembra “Il Colore Venuto dallo Spazio” di Lovecraft con elementi à la Stalker, Il Direttorato e ovviamente Picnic sul Ciglio della Strada, il che diventa un’ulteriore palata di terra nella tomba di un possibile film tratto dal mio libro preferito in assoluto (Picnic, ovvio), cosa su cui non smetterò mai di lamentarmi.

Non posso dire che ci troviamo di fronte a un caso di “era meglio il libro”, perché sono due storie molto diverse e il film è forse più godibile per chi non ha letto il libro.
In questo caso diventa una storia di fantascienza/horror con elementi visivi interessanti e una parte sul finale che è davvero inquietante anche se sembra più performance art che un pezzo di un film. La sua differenza dal libro consente al film di aggiungere elementi interessanti, come una specie di spiegazione sul mistero dell’Area X e su come funziona e cambia ciò che è all’interno, forse una delle idee migliori del film. Il finale alla fine è oserei dire migliore di quello dell’intera trilogia, sotto questo aspetto. Per riassumere: non aspettatevi una trasposizione fedele di Annientamento, ma se il mito della Zona vi affascina dategli una possibilità, non è un film orrendo.


Genre: sci-fi, the Zone

Year: 2018

Directed by: Alex Garland

Cast: Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Gina Rodriguez, Tessa Thompson, Tuva Novotny, Oscar Isaac etc.

Notes: based on Jeff Vandermeer’s novel Annihilation.


Former US army soldier and now university professor Lena is still unable to deal with the disappearance of her husband Kane, also a soldier. He never came back from his last mission, and the nature and location of his mission is classified. It’s been more than a year, and yet she still struggles to come to terms with it. However, one day her husband re-appears at her door. She’s happy at first, but then she notices there’s something wrong with him, he doesn’t seem to remember much about his mission. He’s also visibly sick… but the couple never makes it to the hospital, a military team seizes both and as Lena wakes up, she’s in for some surprising revelations. Like many teams before, Kane’s had entered a mysterious area surrounded by a bright shimmer. No one has ever come back… except him, and even in that case, it’s been a full year. Lena joins a team bound to go inside, desperate to unravel the mystery that took – and is now nearly killing – her beloved Kane. Many dangers and mysteries await her and her team inside Area X.

If you’ve read the novel, be prepared: while it has the title and certain elements, this movie has little to do with Vandermeer’s Annihilation. Even the main concept behind the title, which was one of the most chilling moments in the novel, has been changed.

Apart from the fact that Natalie Portman looks nothing like you’d picture the Biologist in the novel (even if she does a great job as always), I have to say that Area X has been built nicely: the luxurious plants, the weird phenomena, the scary creature hunting in the swamp… despite the lack of birds which are omnipresent in the novel, the Area does convey that weird sense of “natural terror” the novel conveys, with possible dangers which are as beautiful as creepy as they’re supposed to be.

Unfortunately many of the core elements of the novel – arguably the best ones – are missing, and at the end the movie is just a “loosely based / inspired by” story.

It doesn’t feel like an Annihilation movie, it’s more like a Lovecraft’s “The Color Out of Space” novel, with hints of Stalker, The Snail on the Slope and Roadside Picnic (which also contribute to burying even deeper the possibility of a Roadside Picnic movie, something I’ll never stop complaining about).

I can’t effectively say the novel was better in this case, because well, they’re two very different stories. You’d probably appreciate the movie better if your mind wasn’t constantly drawn to compare it with the book. Overall it’s a sci-fi/horror story with interesting visuals – really, there’s some very well crafted stuff over there – with a weirdly creepy part near the ending that feels more like performance art than a movie. Of course, being different from the source work allows the movie for some interesting elements, including a sort of explanation for the mystery behind the area and how it changes what goes inside which is probably one of the best ideas of the movie. The ending definitely deserves praise, because – can I say it? – it’s better than the novel’s. To summarize: do not expect a faithful Annihilation movie, but if if the myth of the Zone attracts you, give it a watch, I can’t genuinely call it an awful movie.

 

Recensione flash / Flash Review: God Decay

Autore: Rich Larson

Genere: sci-fi

Anno: 2018 (la pubblicazione su Clarkesworld)

Lunghezza: 3974 words

Dove trovarlo: http://clarkesworldmagazine.com/larson_03_18_reprint/


Grazie a una nuova tecnologia sperimentale l’atleta di successo Ostap è diventato lo sportivo definitivo. Non solo si è ripreso dall’incidente terribile in cui era finito, ma ha ricevuto delle migliorie corporee ad alta tecnologia che hanno plasmato qualcosa di quasi perfetto… quasi, appunto. C’è un prezzo da pagare, e problemi che sono rimasti irrisolti con Alyce, la dottoressa che si è occupata di lui e ha diretto il progetto delle sue migliorie…

Una storia carina che, comprensibilmente, vira su un tema che fa pensare a Frankenstein, dopotutto Ostap è un prometeo moderno a modo suo. Interessante la relazione tra Ostap e Alyce, anche se prevedibile sotto certi punti di vista. Lascia comunque quel senso di curiosità su cosa possa apparire dopo. Non ci sarà molta azione nel senso rocambolesco del termine, ma succedono molte cose…


 

Author: Rich Larson

Genre: sci-fi

Year: 2018 (the Clarkesworld edition)

Length: 3974 words

Where to find it: http://clarkesworldmagazine.com/larson_03_18_reprint/


Thanks to new, experimental tech, the promising athlete Ostap has become the perfect sportsman. Not only he recovered from a terrible accident, but he was provided with the finest augs to create something close to perfection. But all of this comes to a price, and there are many problems left unsolved with Alyce, the doctor who supervised the project and took care of him…

 

A nice story with an understandable Frankenstein reference, it explores the theme of a “modern prometheus” in an interesting way. The relationship between him and Alyce is somewhat foreseeable, and yet nuanced enough to let us wonder what will happen next. It’s not action packed, as a story, and yet much happens…

Recensione: Corpi Ospiti / Review: HostBods

Autore: Tendai Huchu

Genere: sci-fi,

Anno: 2017 (l’edizione FF)

Note: ho letto la traduzione italiana di Francesca Secci pubblicata da Future Fiction, inclusa anche nell’antologia Storie dal domani 3. (La raccolta Corpi Ospiti di FF contiene anche il racconto Leggere le Nuvole.)


Sono anni che Simon lavora da SyncCorp, e non molti resistono così a lungo. Ma la sua famiglia ha bisogno di soldi, e vederli felici è una motivazione sufficiente a sostenere Simon nel suo duro lavoro: il suo corpo viene preso in affitto e usato per periodi limitati dai clienti della SyncCorp. I suoi capi possono metterlo in pilota automatico e mandarlo dove desiderano, o possono trasferire la coscienza di qualcun altro nel suo corpo, e in quelle ore la mente di Simon non c’è, lascia spazio al cliente.
Ovviamente una situazione del genere può portare a problemi, e ovviamente si troverà in pericolo…

Corpi Ospiti è una storia relativamente breve (sulle 30 pagine), e gioca su un’idea che mi è sempre piaciuta, fortunatamente con un risultato soddisfacente. Vediamo la vita quotidiana di Simon, ed è interessante vedere come si possa passare da “fai incontrare dei parenti dopo tanti anni” a “seduci questa persona” il giorno successivo. Non riesco però a non pensare a come alcuni degli elementi citati avrebbero enfatizzato la storia e la situazione di Simon se usati diversamente, e la storia ne avrebbe certamente giovato. Ho apprezzato il finale e nel complesso è stata una lettura piacevole. Apprezzabile dagli appassionati di cyberpunk e non solo, visto che si spazia verso temi come aziende che possiedono i nostri corpi, trasferimenti di coscienza, i ricchi contro i poveri…


 

Author: Tendai Huchu

Genre: sci-fi

Year: 2017

Notes: I have read the italian translation by Francesca Secci published by Future Fiction.


Simon has been working for years at SyncCorp, and he does so because his family needs money. Seeing his family happy makes it easier for him to do his job, a job in which his body is rented and used for limited periods of time by SyncCorp clients. His employers can put him on autopilot and make him go wherever they want, or they can transfer someone else’s conscience in his mind, and in those hours Simon is gone and whoever rented the body is using it. Of course being used like that can lead to problems, and of course he finds himself in a dangerous situation…

An interesting, relatively short piece of fiction (around 30 pages), CO plays around an idea I’ve always been intrigued by, and it does so in a satisfying way. It’s interesting to see how Simon lives the reality of his job which might mean “let distant relatives meet” one day and “seduce this person” the day after. I can’t help but feel that a couple of elements that are mentioned in the story could have been used better, could have been used to maximize the effect of the situation in which Simon is trapped. Overall it has a satisfying ending and it was a fun read. If you’re into cyberpunk it will be your jam. After all, the themes are all there: corporations who own our bodies, conscience transfer, the poor vs the rich…

Recensione flash / Flash Review: Farewell, Adam

Autore: Xiu Xinyu, tradotto da Blake Stone-Banks

Genere: sci-fi

Anno: 2018

Lunghezza: 4617 words

Dove trovarlo: http://clarkesworldmagazine.com/xiu_03_18/


Il protagonista accetta di diventare tutt’uno con Adam: assieme ad altri giovani come lui diventerà uno dei cento che formano la coscienza collettiva – più o meno – della star Adam. Che si tratti di dipingere o cantare, Adam è il migliore, il più adorato, e ha tantissimi fan, soprattutto ragazzine. La paga è buona, ma non è facile rinunciare al proprio sé per dieci anni….

Non è sempre facilissimo rendersi conto se a parlare è Adam o il protagonista, anche se la storia ce lo segnala… ed è parte del gioco, è bello vedere come fatichi tra il suo ruolo di Adam e la sua personalità, ammesso che gli sia rimasto qualcosa. Dirigere le azioni di una grande star è stressante, e porta a fare scoperte particolari. Mi è piaciuto il modo in cui è stato scritto, e ha un finale interessante.



Author:
Xiu Xinyu, translated by Blake Stone-Banks

Genre: sci-fi

Year: 2018

Length: 4617 words

Where to find it: http://clarkesworldmagazine.com/xiu_03_18/


The main character accepts to become one with Adam: together with other young men like him he become one of the hundreds who form the collective conscience – sort of – of the star Adam. Whether it’s painting or singing there’s no skill Adam is not a master of, and he’s got his legion of fans, especially young girls. The money is good, but it’s not easy to give up one’s own self for ten years…

Sometimes it’s hard to identify when is the main character talking and when it is Adam, even if the story tells it clearly. It’s fascinating to see how he struggles between being Adam and being himself, if he has a self left anyway. Directing the actions of a famous star is not an easy task, and I appreciated the way it was depicted here, and the ending was definitely thought-provoking.

 

 

Recensione / Review: Star Trek Discovery

Immagine correlataCreata da: Bryan Fuller, Alex Kurtzman

Genere: sci-fi

Anno: 2017

Cast: Sonequa Martin-Green, Doug Jones, Shazad Latif, Anthony Rapp, Mary Wiseman, Jason Isaacs, etc.

Stagioni: 1, a second one is in the works

Note: disponibile su Netflix. Ah, e non sono una trekkie, perciò ci sarà da divertirsi.


La USS Shenzhou sta controllando un satellite danneggiato quando si trovano faccia a faccia con qualcosa di inaspettato… qualcosa che sarà la fine della carriera di Michael Burnham, la nostra protagonista. Dopo quell’evento terribile si troverà a bordo di un’altra nave della Federazione, la Discovery. Il suo capitano, Gabriel Lorca, decide che Burnham potrà essere utile alla Federazione nonostante tutto: la guerra infuria, i Klingon non sono famosi per la loro pietà, e c’è bisogno di tutto l’aiuto possibile.

Riassunto super stringato perché non voglio rovinarvi la visione. Non sono mai stata una trekkie, conosco giusto i meme di base e ho visto gli ultimi film che hanno dato al cinema. Mi sono potuta godere la serie lo stesso (anche se di sicuro mi sono persa parecchi inside jokes), perché la storia principale e i conflitti che mette in gioco sono molto promettenti. Riuscirà l’equipaggio ad accettare Burnham dopo quello che ha fatto? E lei, troverà la pace interiore? Usare la tecnologia speciale della Discovery in quel modo è eticamente corretto? Il capitano Lorca non dovrebbe preoccuparsi della sua salute mentale? E ovviamente, come faranno a vincere una guerra del genere? Non c’è bisogno di sapere il klingon per apprezzare certi temi (ma se lo sapete, ci sono i sottotitoli in klingon su Netflix). Notevole anche come ci viene mostrato anche l’altro lato della guerra, seguiamo alcuni personaggi Klingon e tutto sembra meno “noi contro di loro”, meno piatto. Ci sono anche pochi episodi filler, sembra quasi di guardare un lungo film e basta per la maggior parte del tempo: avventure, drammi personali pronti a causare tonnellate di problemi… Ho adorato fin da subito certi personaggi secondari, come Tilly e Stamets; ci sono un sacco di personaggi femminili (non tutti caucasici), ci sono personaggi LGBT, i costumi sono ottimi…

Ma c’è un bel ma. Dall’episodio 10 la trama prende una piega deludente: semplifica, riduce, cancella e “dimentica” un sacco di elementi, rovina dei personaggi promettenti privandoli del loro conflitto e delle loro complessità. Di fatto è una brutta scorciatoia che porta a un finale troppo semplice. Non so se lo consiglierei, il cast e tutti gli altri hanno fatto un lavorone, ma la trama prende quella piega lì… No, non mi pento di averlo visto, ma sono comunque delusa da certe cose.


 

Created by: Bryan Fuller, Alex Kurtzman

Genre: sci-fi

Year: 2017

Cast: Sonequa Martin-Green, Doug Jones, Shazad Latif, Anthony Rapp, Mary Wiseman, Jason Isaacs, etc.

Seasons: 1, a second one is in the works

Notes: available on Netflix. Also, I’m not a trekkie.


The USS Shenzhou is investigating a damaged satellite when they run into something strange, and there’s a surprise waiting for them… a surprise which will be the end for the career for Michael Burnham, our main character. After that terrible event, as she is heading towards her destiny, she runs into another ship of the Federation, the Discovery. Its captain, Gabriel Lorca, decides she may be still useful to the Federation, especially now that war is coming, and the Klingons aren’t known for their mercy.

This is a super short summary, because it’s funnier if you discover yourself what the story has to say. I’ve never been into Star Trek, I’ve only seen a couple of the last popular movies, I know the basic pop culture memes, and that’s it. And let me tell you, even if I’m far from a Star Trek expert I can tell you I have been able to enjoy it, because the main storyline and the other small stories are quite captivating. There’s some interesting issues at stake here. Can her crew accept her for what she has done? Can she find some sort of inner peace? Is is ethical to use the Discovery’s new engine technology that way? Shouldn’t captain Lorca get some therapy? And, of course, what hope do they have of winning that war that’s taking such a great toll on everyone’s lives? You don’t need to speak fluent Klingon to appreciate such themes (but if you do, there’s Klingon subtitles available on Netflix).

It’s also interesting to note how we get to see the other side of the war too, since we follow the adventures of some Klingon characters, which allows us to have a view on the war that’s less black and white, less “us vs them”.

I was even surprised by the small amount of filler episodes, for most of the time I felt as if I was watching a very long movie, full of adventure, personal issues, and everything else a convincing narrative needs. I fell in love with side characters like Tilly and Stamets immediately. The show is full of female characters (of various ethnic backgrounds) doing things, there’s LGBT characters… oh and the costume department did a great job.

And yet, I really don’t like the the direction the plotline took from episode 10… I felt it oversimplified everything, ruining some interesting characters and taking away depth from them and from everything that tormented them. It was a terrible shortcut and made a lot of plot elements feel weird, leading to a vastly oversimplified ending.

I’m unsure whether I’d recommend this, the cast and everyone else on set probably did a great job, but the plot really took a disappointing turn. I still don’t regret the time I spent watching it.