Recensione: Gli Dei di Pegana / Review: The Gods of Pegana

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Autore: Lord Dunsany

Genere: mitologia/fantasy

Anno: 1905

Note: Ho letto la traduzione italiana di Roberto de Angelis. Lo so, non è fantascienza in senso stretto, ma chissene.


 

MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ è il primo dio mai esistito, prima di ogni altro dio da noi conosciuto e adorato venne lui. Creò gli altri dei e cadde in un sonno profondo. Il suo sonno è accompagnato dal tamburo di Skarl, e finché Skarl suonerà il tamburo MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ dormirà. Un giorno il tamburo tacerà, e MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ  si sveglierà, e allora tutto – dagli dei ai mondi che essi hanno creato – cesserà di esistere e verrà sostituito da nuovi dei e nuovi mondi. Gli umani erigono templi per onorare gli dei che conoscono, ma a nessuno è concesso di pregare MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ, solo gli dei possono farlo. Leggiamo di antiche statue poste dopo il settimo di sette deserti che nessun umano riuscirebbe ad attraversare, della Cosa che non è nè uomo nè dio ma siede al polo sud girando pagine di un grande libro, di un sacerdote terrorizzato dalla morte e di un uomo che deride Mung, il dio dei morti, e viene punito in maniera atroce.

Tenete presente che non è un romanzo, ma una specie di testo sacro fantasy. Non che la cosa lo renda meno interessante.
C’è molto da scoprire su Lord Dunsany (questo video riassume tutto divinamente) e gli Dei di Pegana mi ha subito messo curiosità. Probabilmente non avremmo il Silmarillion di Tolkien senza questo libro, e Dunsany fu forse il primo autore moderno occidentale a inventare il suo pantheon e la sua mitologia. Dunsany è famoso soprattutto per aver ispirato Lovecraft, e in effetti certe immagini di deserti desolati, cose che non sono né divinità né umani e sono incomprensibili, e uomini maledetti fanno sicuramente pensare a Lovecraft. Certi elementi mi fanno pensare anche a Dune. Se vi interessa la cosiddetta speculative fiction, vi consiglio di darci un’occhiata, è breve – la mia edizione è lunga circa 100 pagine – e si trova gratuitamente su internet in inglese visto che è un libro vecchio. Vi consiglio comunque di cercare le illustrazioni originali, sono adattissime.

 


 

Author: Lord Dunsany

Genre: mythology/fantasy

Year: 1905

Notes: I’ve read the italian translation by Roberto de Angelis. I know it’s not sci-fi, but bear with me.


MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ is the first god who ever came into being, long before any god we know and praise today. He created the other gods, and then fell asleep. He sleeps accompanied by the sound of Skarl’s drum, as long as Skarl beats his drum MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ will sleep. When his drumming will cease and MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ will wake up, everything – from the gods to the worlds they have created – will be destroyed and replaced by new gods and new worlds. Temples are built by humans to honor the gods they know, but no one is allowed to pray MĀNA-YOOD-SUSHĀĪ, only the other gods can. We learn of ancient statues placed after seven deserts which no one can travel through, of the Thing who is neither man nor god but sits at the south pole and turns the pages of a great book… we learn of the rivers’ rebellion and of man’s interaction with the gods, from a priest scared of death to a man who mocks Mung, the god of death, and receives a terrible punishment.

I feel I should warn you that this is not a novel, but a cosmology/fantasy text. Luckily that doesn’t make it any less interesting.
There is much to learn about Lord Dunsany ( I can’t recommend this video enough), and I was intrigued to find out about Gods of Pegana. Tolkien’s Silmarillion probably wouldn’t exist without Gods of Pegana, and Dunsany was probably the first modern author to invent his own pantheon and mythology. This work is also famous for having inspired Lovecraft: truly, some images of barren deserts, of things that are neither gods nor humans and are impossible for us to understand, and cursed men can be recognized as sources of inspiration for Lovecraft. I even detect echoes of Dune.
If you have an interest in speculative fiction, I definitely suggest you to check this out. It’s rather short – my edition is barely 100 pages long – and can be found for free in english around the internet, since it’s quite old.

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Recensione Flash / Flash Review: Prasetyo Plastics

Autore: D.A. Xiaolin Spires

Genere: fantascienza

Anno: 2018

Parole: 5204

Dove trovarlo: numero 134 di Clarkesworld


Ali Prasetyo è un esperto di plastica e lavora nell’industria delle stampe 3D e della plastica da sempre. Grazie all’industria della plastica ha fatto i soldi, ha trovato moglie ed è diventato un nome importante nel settore, ignorando le lettere d’odio che riceveva spesso. Ma un giorno trova qualcosa di particolare nell’oceano, qualcosa che potrebbe cambiare la sua vita e distruggere il suo impero per sempre…

Mi piace molto l’idea di base della storia, e apprezzo sempre quando si parla di plastica e/o stampa 3D, temi sottovalutati ma con gran potenziale. Però lo stile non facilita la lettura: troppo raccontato al posto del mostrato, al punto che a volte sembra quasi un riassunto più che un vero racconto. Formare un legame con Ali è difficile, un po’ a causa dell’eccessivo raccontato, un po’ perché è uno stronzo. Sarebbe stato carino farne una figura un po’ controversa o più caratterizzata, per permetterci di vedere lontano un miglio che problemi avrà, problemi da cui viene soffocato perché cieco di fronte a certe cose. Idea carina, ma necessita di uno stile più fluido.


 

Author: D.A. Xiaolin Spires

Genre: sci-fi

Year: 2018

Word: 5204

Where to find it: Clarkesworld issue 134


Ali Prasetyo is a plastic expert, and he has been working with plastic and 3D printing since he was a child. Thanks to the plastic industry he made money, found his wife and became a huge name, all while ignoring the hate mail. But one day he finds something unusual in the ocean, something that might shatter his worldview and his empire forever…

I really like the idea behind it and I genuinely enjoy stories that involve plastic and/or 3D printing, which are crucial and yet too often ignore as themes. However, I have issues with the style. There is way too much tell instead of show, and sometimes it reads more like a summary than an actual story. It’s also hard to form any bond with Ali, due to the whole tell-instead-of-show and the fact that he is, essentially, an asshole. It would have been nice to have him as a controversial figure, or at least as a more in deep character so that we can see a mile away how he’s ignoring dangers and being suffocated by them. So, interesting theme and idea, but could have used a more flowing style.

 

Recensione: Laguna / Review: Lagoon

Autrice: Nnedi Okorafor

Genere: fantascienza / fantasy

Anno: 2014

Note: Ho letto la traduzione di Chiara Reali per Zona 42.


Gli alieni sono atterrati a Lagos, Nigeria. Prima incontrano le creature del mare, e poi uno di essi prende la forma di una donna umana. Aiutata dal soldato Agu, dalla biologa marina Adaora e dal musicista Anthony, farà da ambasciatrice per il suo popolo. L’arrivo degli alieni porta il caos a Lagos, e la cambierà per sempre, come vediamo dagli occhi dei tanti personaggi del romanzo. Ma è in questo caos che Agu, Anthony e Adaora devono muoversi per portare Ayodele – così accetta di essere chiamata l’aliena – fino al presidente della Nigeria, così che possa negoziare la situazione della sua gente. Ovviamente non sarà facile, considerando anche tutti gli altri problemi che già i tre protagonisti avevano.

La Okorafor ha scritto questo romanzo come risposta a District 9, ma ha poco a che vedere col film. Mi aspettavo una storia con una premessa simile, una cosa del tipo “una nave aliena in pessime condizioni arriva in Africa, succedono dei casini”, ma non c’è niente del genere. Gli alieni di Laguna sono potenti, sembra che possano fare qualunque cosa. Vengono in Nigeria a chiedere un posto dove vivere, ma non sembrano poveri migranti o creature in una situazione disperata. Probabilmente potrebbero uccidere tutti nel raggio di km e fare ciò che vogliono del Paese. Che insomma, non c’entra niente con District 9.

Non mi aspettavo un romanzo con così tanti elementi fantasy, ma ce ne sono parecchi e alcuni li ho trovati un po’ fuori posto. Lascia l’impressione che la Okorafor avesse troppe idee e avesse messo tutto nel libro anche se aggiungeva poco in termini di valore per la storia. Un problema simile lo si ha con la grande quantità di punti di vista. Di solito non mi dispiacciono i punti di vista usa e getta, ma il romanzo è già caotico e mi sembra che questi personaggi secondari o terziari non aggiungano granché alla storia principale.

Confesso che per me il narratore onnisciente è un problema, perché se tutti questi punti di vista usa e getta fossero stati casi di prima-persona-immersa-nella-storia forse me li sarei goduti di più. Forse la ragione di questa scelta sta nelle radici della Okorafor, ma il narratore onnisciente per me ha poco senso se non sei uno scrittore dell’Ottocento. Per farla breve, non so cosa pensare di questo romanzo. Da un lato, ha un sacco di dettagli interessanti e idee promettenti sparse qua e là, dall’altro ha dei problemi che mi hanno impedito di godermi la storia al meglio, e mi scoccia non poco: mi sembra di perdermi qualcosa di bello.

Parte del mio disappunto viene, credo, dalla mia aspettativa: mi aspettavo della fantascienza e non qualcosa di molto fantasy.

Riassumendo: se cercate una storia urban fantasy con anche gli alieni, leggetelo, probabilmente vi piacerà molto, ma se cercate una storia di fantascienza che risponda a District 9, questo non è il libro che state cercando.


 

Author: Nnedi Okorafor

Genre: sci-fi / fantasy

Year: 2014

Notes: I have read the italian translation by Chiara Reali published by Zona 42


Aliens have landed at Lagos, Nigeria. At first they meet the creatures of the sea and then one of them assumes the shape of a human woman. Helped by the soldier Agu, the marine biologist Adaora and the musician Anthony she will be an ambassador of the aliens. The aliens’ arrival brings chaos and changes Lagos forever, as we see from the eyes of the many characters this novel has… but it is in this chaos that Agu, Anthony and Adaora have to navigate to bring the alien “woman” (who agrees with being called Ayodele) to the president of Nigeria so that she can negotiate the alien’s situation. Many troubles ensue, since the three humans already have their own problems to deal with.

 

This novel was written in response to District 9, but it has very little in common to that movie. I was expecting a story with a similar premise, which is “an alien ship in poor conditions reaches Africa, troubles ensue”, but there is nothing like that. The Aliens in Lagoon are powerful, and it looks like they can do pretty much anything: they come to Nigeria asking for a place to live, but they don’t feel like poor immigrants or people in a desperate situation at all. They could probably kill all humans in a several kms radius and just use the country as they please. Which, you know, has nothing to do with District 9. So don’t expect a District 9 answer in that sense.

I also was not expecting a fantasy novel, but the story has many fantasy elements, some of which feel definitely out of place. It’s as if Okorafor had way too many ideas and just threw everything in, even if it doesn’t benefit the story at all. A similar problem can be seen with the huge amount of povs. I don’t mind disposable povs, but the novel is already chaotic and I felt like many of these side characters add nothing to the main narration. I also have issues with the omniscient narrator, because it all these disposable povs had at least been, you know, first-person-deep-within-the-story povs I would have enjoyed them far more. Maybe it’s tied to Okorafor’s roots or whatnot, but I really don’t understand using omniscient narrator unless you’re a XIX century author. In short, I’m not sure what to think of this novel. On one hand, it has a lot of interesting details and little ideas and themes scattered here and there, on the other it has issues that prevented me from enjoying the story completely and I’m really sorry for this, because I feel that I’m missing out something.

Maybe most of my disappointment comes from expecting a “traditional” sci-fi story, I really wasn’t ready for a fantasy one.

To summarize, if you’re looking for an urban fantasy story which happens to have aliens, go for it, maybe you’re gonna love it, but if you are looking for a sci-fi story answering to District 9, this isn’t the book you are looking for.

 

Recensione flash / Flash Review: Fifth: You Shall Not Waste

Autore: Piero Schiavo Campo
Genere: sci-fi, solarpunk vibes
Anno: 2018
Parole: 713

Dove trovarlo: http://www.akashicbooks.com/fifth-you-shall-not-waste/

In questa storiellina breve Piero Schiavo Campo ci mostra un ragazzo che fatica ad affrontare il dolore della perdita del nonno. Ma l’umanità è cambiata, e presto riuscirà ad abituarsi all’idea.

Anche se si tratta di una storia davvero breve, è un’interessante visione sul futuro dell’umanità e sulle scelte che potremmo trovarci a fare.


Author: Piero Schiavo Campo
Genre: sci-fi, solarpunk vibes
Year: 2018
Word: 713
Where to find it: http://www.akashicbooks.com/fifth-you-shall-not-waste/


In this super short story by Piero Schiavo Campo we see a young man struggling with the death of his beloved grandfather. But humanity has changed, and he will come to terms with his feelings.

Although very short, it is an interesting piece about the future of humanity and the choices we may face in out future.

 

 

 

 

 

Recensione: Morte dell’Erba / Review: The Death of Grass

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Autore: John Christopher

Genere: fantascienza apocalittica

Anno: 1956

Note: Ho letto la traduzione italiana di Marco Galli.


Quando il virus Chung-Li colpisce, inizia dalla lontana Cina. Tutte le piante di riso marciscono, e la carestia colpisce duramente. Arrivano gli aiuti dall’estero, sì, ma non bastano a salvare tutta l’Asia. Il virus migra e muta.
John, moglie e figli vivono in Inghilterra e parlano di queste catastrofi bevendo té, scambiandosi opinioni molto diverse con i loro amici. David, il fratello agricoltore di John, ha un brutto presentimento. E quando il virus comincia ad attaccare il grano e le altre graminacee, è chiaro che il mondo come lo conoscono è al collasso. Così John cerca di salvare la famiglia, di raggiungere la fattoria di David, situata in una valle ben protetta. Che ci riesca o no, alla fine sarà un uomo molto diverso, e anche la sua famiglia sarà cambiata.
Anche se ricorda Il Giorno dei Trifidi e simili storie categorizzate come “cosy catastrophes”, non c’è niente di comodo o piacevole nel mondo di Morte dell’Erba… che comunque piacerà di sicuro a chi sono piaciute le opere di Wyndham. Anche qui dopotutto c’è una famiglia inglese che cerca di sopravvivere a un evento apocalittico.
John comincia da inglese medio e man mano diventa sempre più… spiacevole. Più antipatico, ecco, soprattutto se confrontato con i classici protagonisti di Wyndham. Sorprende la sua freddezza nel compiere certi gesti, al punto che un lettore potrebbe essere tentato dal pensare che abbia nascosto tutti quegli istinti primordiali in lui per tutta la sua vita. Ora che la società civile non esiste più, ed è diventato il capo di quel piccolo gruppo… chi può fermarlo?

Certo, ha le sue buone ragioni per agire in certi modi, e vediamo altri che sono molto peggio, ma c’era davvero bisogno di fare certe cose? Leggendo ci si chiede di continuo come agiremmo noi al suo posto, cosa che rende Morte dell’Erba un romanzo apocalittico molto efficace.
I personaggi secondari, alcuni dei quali sono costantemente in bilico tra eroe e mostro, a volte finiscono per rubare la scena al protagonista e a superarlo in carisma. Non è necessariamente un male, anzi, il gruppo che viene a crearsi intorno a John con tutti i conflitti che ne conseguono è degno di una serie tv moderna ben fatta.

Anche se è un romanzo vecchio – si vede dal livello tecnologico e dal sessismo – è ancora godibile e interessante, perché le carestie non stanno di certo per passare di moda. Avvengono tuttora, e siamo abituati a sentire e vedere queste tragedie lontane proprio come John e la sua famiglia all’inizio della storia, cosa che facilita l’immedesimazione. Ci dispiace per loro, mandiamo degli aiuti, ma lo facciamo protetti dal senso che “non può accadere qui”. Ma potrebbe accadere, e forse accadrà. Forse non per via di un virus, ma come conseguenza del riscaldamento globale. Se e quando succederà, che genere di persone saremo? Faremo piani a sangue freddo come Pirrie, prenderemo il comando come John o difenderemo ciò che abbiamo come David? O saremo qualcuno di completamente diverso?

 


 

Author: John Christopher

Genre: apocalyptic sci-fi

Year: 1956

Notes: I have read the italian translation by Mario Galli.


When the Chung-Li virus strikes first, it is very far away, in distant China. All rice plants start to rot and famine ensues. Foreign aid comes, yes, but never enough to save Asia. And as the virus migrates, it also mutates.
John, his wife and kids live in England and discuss this ongoing tragedy over tea, sharing very different opinions with their friends. John’s brother, David, who is a farmer, has a bad feeling about the virus… and as the virus starts attacking grain as well it’s pretty clear that society as they know it is going to crumble. And so John tries to save his family, to reach David’s farm which is in a well-protected valley. Whether he reaches his goal or not, he will be a different man at the end, and his family will have changed too.

While it is indeed reminiscent of The Day of The Triffids and similar “cosy catastrophe” stories, there is very little cosiness in The Death of Grass. A lover of Wyndham’s stories will definitely like this novel, because again it features an English family trying to survive an apocalyptic event.
John starts as your average Englishman of the time and becomes quite unpleasant. More than your average Wyndham character, that’s for sure. He is suspiciously cold in performing certain actions, to the point that a reader may be tempted to think he had been hiding all those primal instinct in his self all his life. Now that civilization has collapsed, and he has become the leader of that small group… who is going to stop him?
He has his reasons to behave in certain ways, and we see others who are way worse, but did he really have to do these things? The readers constantly asks themselves how they would have acted in his place, and it makes The Death of Grass a very effective apocalyptic novel.
The secondary characters, some of which constantly walk on the thin line between hero and monster, end up stealing the scene more than once. This isn’t a bad thing per se, in fact, the group of people around John wouldn’t look out of place in a modern tv series.
Despite being an old novel – and it shows mostly in tech and sexism levels – it is still relevant and enjoyable today, because famines don’t look like they’re about to go out of fashion. They’re happening today somewhere, and we are used to hear and see of distant catastrophes just like John and his family at the beginning at the novel. We feel sorry for those people, we even send help, but we are constantly sheltered by that feeling that it can’t happen here. Except that it can, and it probably will. Maybe it will not be a virus, but a consequence of global warming. When/If it happens, what kind of people will we be? Will we be the stone-cold planners like Pirrie, the leaders like John, or the defenders like David? Or someone else entirely?

Recensione Flash / Flash Review: Logistics

Visto che è raccontato in forma di podcast c’è un po’ troppo raccontato per i miei gusti, e Enfys a volte spiega cose che ogni ascoltatore di certo saprebbe. A parte questo però la mente di Enfys è un posto interessante, grazie al suo senso dell’umorismo la storia diventa quasi divertente nonostante l’argomento, e la sua ricerca di oggetti che diamo per scontati come assorbenti e tampax ci fa provare empatia immediatamente. Non è una storia perfetta, ma è comunque carina.


Recensione: Il Mondo Perduto / Review: The Lost World

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Autore: Arthur Conan Doyle

Genere: sci-fi, adventure

Anno: 1912


Siamo in un’epoca di esploratori, dibattiti, scoperte scientifiche. Il giovane giornalista Malone viene mandato dal professor Challenger, un esploratore che afferma di aver visto cose incredibili. Nessuno gli crede e tutti lo deridono, così Challenger è diventato estremamente scortese nei confronti di tutti, soprattutto dei giornalisti. Malone riesce a parlargli senza essere cacciato, e si rende conto che potrebbe esserci del vero nelle parole di Challenger. Trova affascinante la personalità dello scienziato e che la sua storia abbia senso. Che ci siano davvero dei dinosauri e chissà che altro su quell’altopiano nel bel mezzo della foresta amazzonica? Beh, c’è un solo modo per scoprirlo. Assieme all’avventuriero Lord John Roxton e al professor Summerlee, Malone e Challenger partiranno per una spedizione che dovrà dimostrare la verità – o la falsità – di quanto sostiene Challenger. Dovranno affrontare molti pericoli per scoprire i segreti di quella terra lontana…

Se si ignorano sessismo & razzismo vecchio stile, è una lettura interessante e per quanto priva di astronavi, riuscirà sicuramente ad attirare l’attenzione di un lettore di fantascienza. I quattro esploratori hanno delle personalità peculiari, da Challenger che è decisamente antipatico a Roxton che sembra quell’avventuriero esagerato che si potrebbe trovare nei film di oggi. Malone, il più giovane, funziona bene come specchio per i/le lettori/lettrici, perché ha una conoscenza limitata di scienza e biologia, ma riesce a essere coraggioso e d’aiuto nella missione. Il suo primo istinto alla vista di un rettile gigante non è curiosità scientifica ma paura. Per quanto sia divertente esplorare le relazioni tra i personaggi, esplorare l’altopiano è ancora meglio. Ci si può immaginare che troveranno un modo per andare in cima e che cosa troveranno, ma rimane piacevole leggere come ci arrivano.

Certo, al giorno d’oggi alcuni elementi sono buffi o addirittura terribile. Per essere dei temibili dinosauri a volte quelle creature si comportano in maniera stupida, e nelle prima pagine del libro c’è una conversazione tra Malone e la tipa per cui ha una cotta che è francamente agghiacciante. I quattro esploratori si comportano in maniera terribile nei confronti di alcuni abitanti dell’altipiano, e anche se è in parte comprensibile, ai nostri occhi è comunque crudele. Almeno Malone mette in dubbio la legittimità delle loro azioni qualche volta nelle sue lettere.
Per fortuna i dinosauri erbivori stupidi sono controbilanciati da dei magnifici pterodattili, e la scena finale con Challenger che prova al pubblico che diceva la verità è di sicuro piacevole.

Vale la pena leggerlo: fa parte delle fondamenta della fantascienza a modo suo (senza non credo avremmo Jurassic Park), e anche se è invecchiato malino, rimane una bella avventura. E poi insomma, ci sono i dinosauri.


Author: Arthur Conan Doyle

Genre: sci-fi, adventure

Year: 1912


It is an age of explorers, of debates, of scientific discoveries.
The young journalist Malone is sent to talk to professor Challenger, an explorer who claims to have seen incredible things. Since no one believes him and everyone mocks his words, Challenger has become incredibly rude towards everyone, especially journalists. Malone finds a way to talk to him without being thrown at the door, and he realizes that there might be truth in Challenger’s story. He is fascinated by the explorer’s personality, and his story makes sense. Are there really dinosaurs and God knows what else on that plateau in the middle of the Amazon forest? Well, there’s only one way to find out.
Together with the adventurer Lord John Roxton, and professor Summerlee, Malone and Challenger leave for a second expedition to prove – or disprove – Challenger’s statements. Many dangers await them as they pierce the secrets of this distant land…

If you ignore the old timey racism and sexism, this is an interesting read and while there are no spaceships, this is sure to interest any sci-fi reader, even if probably it isn’t sci-fi in its strictest sense.
The four explorers have peculiar personalities, from Challenger who is an unpleasant man, yes, but today he feels ridiculous in his behavior, all while Roxton is an exaggerate adventurer who wouldn’t look out of place in certain movies. Malone, the youngest, works perfectly as a mirror for the readers, as his knowledge of science and biology is limited but he discovers he can be brave and useful to the mission too. His primal response to a giant reptile is fear, not scientific curiosity. The relationships between the characters are fun to explore, but not as much as the plateau. Even if you can guess they’ll find a way to climb and what they will find up there, it’s intriguing to read their struggle and their failures.
Sure, some elements look silly at best and terrible at worst now. The dinosaurs may be terrifying predators but they behave in dumb ways, and the conversation you’ll read in the first pages of the book between Malone and the girl he has a crush on, Gladys, is cringeworthy. The four men behave in a terrible way towards certain inhabitants of the plateau, and even if it is partially understandable, it’s still cruel – but at least Malone questions the legitimacy of such actions sometimes in his letters. The herbivore dinosaurs may look dumb, but pterodactyls are a magnificent threat.
Also the way Challenger proves he has been telling the truth about dinosaurs all along near the book’s end is very satisfying.
I’d say it’s worth a read: it’s one of the founding blocks of sci-fi in its own way, and we wouldn’t have works like Jurassic Park without it probably. It hasn’t aged really well, but it’s a cool adventure. Also, did I mention it has dinosaurs?

Recensione Flash / Flash Review: The Baby Eaters

Autore: Ian McHugh

Genere: sci-fi

Anno: 2018 (su Clarkesworld, prima apparizione nel 2016 su Asimov’s Science Fiction)

Parole: 4464

Dove trovarlo: Clarkesworld numero 139


In un futuro in cui l’umanità ha esplorato lo spazio e incontrato altre razze aliene, il/la protagonista deve incontrare Meychezhek, una specie di amministratrice/signora feudale/ufficiale militare di una razza aliena. Il/la protagonista deve stabilire un rapporto commerciale tramite doni e diplomazia, ma non tutte le tradizioni locali sono facili da sopportare…

La storia comincia in medias res mettendoci subito a confronto con questi alieni, ed è ovviamente una cosa positiva: meglio la confusione iniziale delle prime righe che essere imboccati da terribili spiegoni. Certo, purtroppo alcuni piccoli spiegoni ci sono, come se il/la protagonista sentisse la necessità di spiegare certe cose a chi legge, e proprio per questo apprezzo quando alcune cose non vengono spiegate affatto (non ci viene descritto l’animale che cavalcano come noi umani faremmo con un cavallo), e ciò rende tutto più naturale. Certo, sarebbe stato bello se gli alieni fossero stati ancora più “alieni”, ma dall’altro lato è arduo creare ed esporre una civiltà galattica complicata in un racconto così breve.


Author: Ian McHugh

Genre: sci-fi

Year: 2018

Words: 4464

Where to find it: Clarkesworld Issue 139


In a future in which humanity has explored space and met other alien races, our main character has a meeting with Meychezhek, an administrator/feudal lord/military officer of an alien race. The main character is supposed to establish a commercial relationship thanks to gifts and diplomacy, but not all local traditions are easy to bear…

A brief glimpse into the world of an alien race, this story starts in medias res which is an absolutely positive thing: I’d rather take the initial confusion of “what’s going on” than being spoonfed info through terrible infodumps. Granted, there are a few infodumps here and there, as if the main character feels the need to explain what is going on, but I appreciate that these instances are limited and that certain things aren’t explained at all (we do not get a description of the animal this race rides as we ride horses), it makes everything feel more natural. Now, the aliens could be a little more alien on one hand, but on the other, it’s hard to create and expose a complex galactic civilization in such few words.